Il dio delle piccole cose - Arundhati Roy - copertina

Il dio delle piccole cose

Arundhati Roy

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Traduttore: Chiara Gabutti
Editore: TEA
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 settembre 2010
Pagine: 360 p., Brossura
  • EAN: 9788850222605
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Vincitore del Man Booker Prize 1997

India, fine anni Sessanta: Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l'innaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, il libro ci racconta una grande storia d'amore che entra in conflitto con le convenzioni.
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    Anna

    17/05/2020 10:04:33

    Libro bellissimo. La storia è acuto dolore, le ingiustizie, i soprusi feriscono. La scrittrice sa però sfruttare magistralmente nei giusti momenti un linguaggio d'effetto, volontariamente ingenuo come quello dei bambini così che affiorano grandi sorrisi. e forti emozioni. Storia che narra di prepotenza, egoismo e superbia e di azioni malvagie e crudeli. Ma che narra anche di amore, quello vero. Di autentica amicizia, amore fraterno, materno, ma anche di quell'amore che nasce dall'intensa attrazione, irresistibile. Cit: "Ammu si rigirò verso Estha e Rahel, e i suoi occhi erano gioielli annebbiati. -Tutti dicono che i bambini hanno bisogno di un Baba. E io dico di no. Non i miei bambini. E lo sapete perchè?- Due teste annuirono. -Avanti ditemelo.- disse Ammu. - Perché tu sei la nostra Ammu e il nostro Baba e ci vuoi bene il doppio. -Più del doppio- disse Ammu. "

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    Luba

    15/05/2020 23:11:52

    un libro deludente per la pesantezza dello sviluppo della trama, fatta di continui rimandi, e per l'artificiosa ed ossessiva giustapposizione di termini per descrivere qualsiasi cosa anche quello che sarebbe forse più giusto evocare; è evidente la ricerca di una originalità linguistica e stilistica che rende il tutto ridondante; sono una assidua lettrice aperta alle novità ma di certo non posso consigliarne la lettura.

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    simocec

    15/05/2020 19:54:17

    bellissimo, appassionante, commovente, toccante. Lo consiglio e l'ho consigliato molte volte.

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    PB

    15/05/2020 07:41:58

    Libro toccante, ma anche molto triste. Ti catapulta in quella che era la realtà politica e sociale dell'india della fine degli anni sessanta, tra le rigide convenzioni sociali e i pregiudizi di sesso e di casta. La storia è interessante e viene raccontata con poetica leggerezza anche nei momenti drammatici, non manca di un pizzico di realismo magico. Non ho capito fino in fondo alcune scelte dell'autrice, ma ne consiglio la lettura.

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    Enza

    12/05/2020 09:47:14

    Libro da leggere assolutamente. Lo stile di Arundhati Roy vale l'intero lavoro. Molto bello

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    Sabrina

    24/04/2020 20:25:36

    Un libro che tiene sospesi fino alla fine. Forse non è la trama a coinvolgere così tanto, ma sicuramente lo stile e la capacità dell'autrice di rendere vivi e spietatamente sinceri i suoi personaggi. Una narrazione che procede per salti temporali, con termini e frasi che ricoronno come indizi della memoria, come guide per arrivare alla fine di un triste viaggio.

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    Veronica

    24/12/2019 09:30:43

    Forte, duro ed emozionante al tempo stessa. Da leggere assolutamente.

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    n.d.

    14/10/2019 10:46:19

    Io ho adorato questo libro che è forse il mio libro preferito. La storia vive attraverso i dettagli più insignificanti che grazie alla magistrale sensibilità e maestria dell'autrice divengono memorabili. Un libro non leggero e non semplice da leggere ma in cui ciascuna pagina, ciascuna frase, ciascuna parola detengono qualcosa da dire. La vicenda narrativa si dipana lenta, su diverse linee temporali con numerosi flashback e flashforward, fino ad una conclusione di una delicatezza e bellezza unica. Un libro indimenticabile.

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    rosaria

    24/09/2019 19:15:49

    Nel complesso questo romanzo non mi è piaciuto, troppo fisico e "sporco", nonostante le descrizioni siano molto vivide e tattili. Apprezzo la capacità di scrittura della Roy, potente e senza dubbio evocativa... ma non è il mio genere. Abilissima nel cucire incroci di trame, sfruttando continui effetti di flashback, nel complesso però, a mio parere, pecca nella direzione dell'approfondimento sui personaggi: non nel senso che non li approfondisca abbastanza, ma per me lo fa in modo "fastidioso". Lettura comunque interessante ma a mio parere tutt'altro che imperdibile.

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    Paola

    13/08/2019 10:06:52

    Sono rimasta delusa sia dalla storia che dalla scrittura a cui si aggiungono errori di “battitura” mai trovati in altri libri. Indisponente poi il proliferare di parole con lettere maiuscole all’interno di una stessa frase. Peccato.

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    Fra

    10/08/2019 08:20:27

    Pessimo libro. Stile appesantito da continue allitterazioni che invece di abbellire il testo innervosiscono nel loro tentativo di sembrare colte. Trama pervasa da un dolore e una cattiveria che non lasciano spazio ad alcuna speranza. La tragedia si respira dalla prima all’ultima pagina. Momento finale tra i gemelli gratuitamente inutile. Buona la descrizione della società indiana ma nel complesso un libro cupo e disperato.

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    Daniela

    29/07/2019 08:45:12

    Poesia pura

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    SIL

    08/06/2019 16:49:53

    Un libro toccante, che porta il lettore in terre lontane, gli fa respirare l'atmosfera di quei luoghi. Un romanzo d'amore, un amore affatto semplice, incompreso, estremamente pericoloso e sofferto tra una donna divorziata con due figli ed un Paria, un Intoccabile. Un amore impossibile che però esiste ed è, quindi, possibile.

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    G.M.

    31/03/2019 15:53:21

    Stile prezioso e accattivante, mette in scena l'amore e i sentimenti familiari con delicatezza.

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    Sam

    11/03/2019 09:21:42

    "Il Dio Delle Piccole Cose" è un caos. È un caos non solo nella scrittura, che segue il mondo interiore dei personaggi, ma anche nella struttura, che presenta salti temporali continui, dove i ricordi si mischiano al presente. È il caos del Kerala, il caos dell'India. Sembra di esserci tra quelle strada, di sentirne gli odori, di viverne i pregiudizi e le ingiustizie. ⠀ Arundhati Roy scrive un libro sull'amore anticonvenzionale e impossibile, quello tra una donna divorziata e un Paria, un Intoccabile, ma non fa solo questo, perché "Il Dio Delle Piccole Cose" è molto di più, è la ricreazione su carta di un mondo, quello dell'autrice, che porta alla vita dei personaggi reali, complessi, in grado di far arrabbiare ed emozionare. Riporta i colori, le voci, luci e ombre di una società che ci sembra così lontana e che, in effetti, lo è. ⠀ È un libro pieno, che tratta argomenti davvero delicati (che potrebbero non essere graditi a qualcuno) perciò mi rendo conto che non sia facile. Io stessa ho avuto dei problemi all'inizio, ma sono davvero contenta di averlo concluso, perché mi ha regalato tante emozioni e alla fine mi sono ritrovata col cuore spezzato, cosa che non succede spesso. Quindi consiglio questo libro a chi non si fa impressionare facilmente e a chi non ha paura di ricevere più di un pugno nello stomaco (perché è così che ci si sente, fidatevi): non fermatevi alle prime difficoltà e date un'opportunità a questo libro, perché saprà conquistarvi, come ha fatto con me.

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    dama

    10/03/2019 16:23:18

    Libro poco scorrevole e di difficile lettura. Letto per obbligo.

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    Elisa

    09/03/2019 10:41:27

    La lettura a volte è faticosa e non si riesce sempre a seguire il susseguirsi degli eventi. Molti nomi ed episodi mescolati però, presa confidenza con il testo, si svela al lettore il messaggio del racconto. I racconti famigliari si intrecciano a quelli del contesto storico che condizionano il pensiero e le azioni dei personaggi. Gli ostacoli sociali che impediscono ad un uomo e una donna di amarsi svelano un messaggio valido per ogni aspetto della vita. Sullo sfondo l'India, tradizioni e colore.

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    MariaCarlotta

    23/09/2018 16:02:52

    Quando un romanzo tratta temi di quotidianità e di realtà esce sicuramente fuori dalle pagine del libro e rimane attaccato dentro, nell'anima. Così è successo anche per questo libro che narra le vicende di Ammu, una donna indiana che agisce alla fine degli anni Sessanta, seguendo la sua coscienza, nonostante i duri pregiudizi.

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    Lara

    21/09/2018 13:17:21

    Scrittura complessa, ma non faticosa, per una storia che ti entra sottopelle e ricordi a distanza di decenni.

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    Carmela

    18/09/2018 10:11:13

    Libri come questi lasciano dei solchi nell'anima. Riesci a vedere come vedono i protagonisti, a sentire quello che sentono. Ed infine ami, soffri, lotti e ti arrendi come loro. La prosa è scorrevole, pur nella difficoltà di seguire i salti temporali. La fine arriva tutta di un fiato. Lo consiglio a chi sa ancora commuoversi, a chi non teme la dolorosa malinconia degli affetti traditi.

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«Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
Non lasciava impronte sulla sabbia, né increspature nell'acqua, né la sua immagine nello specchio.»


Un'India diversa, meno nota, non turistica, né drammaticamente dominata dalla miseria e dalla morte, è quella che appare dal romanzo di Arundhati Roy, terra descritta da una scrittrice allora esordiente, che ha l'orgoglio di vivere in India e di parlare di una realtà che quotidianamente vive.

La trama, che non ha un andamento strettamente cronologico, ma si svolge lungo vari periodi della vita dei personaggi, ha dei nuclei portanti intorno ai quali muovono gli innumerevoli piccoli eventi quotidiani, che, pur scorrendo quasi insignificanti, sono in grado di cambiare radicalmente e drammaticamente le esistenze. Ma ciò che avviene non è descritto, è filtrato dall'immaginario di chi ne è protagonista, soprattutto dalla psicologia dei due "gemelli dizigotici" che sono il nucleo principale della storia. Per un bambino ogni parola, ogni gesto ha un significato assoluto, l'amore è un sentimento perennemente a rischio e la morte è una realtà che la fantasia può ignorare (Sophia Moll, la cuginetta morta, in realtà sta facendo le capriole dentro la sua bara, e sorride e gioca...). Più crudele è la vita per Ammu, madre di Estha e Rahel, i due gemelli: il matrimonio con un uomo alcolizzato e violento, il rifugiarsi nella casa paterna del piccolo paese in cui marxismo e pregiudizi di casta convivono, la relazione con un Paravan, un Intoccabile, che la farà scacciare come indegna di vivere in una famiglia abbiente e rispettata. La sua solitaria morte, a un'età in cui non è né giovane, né vecchia, la sua cremazione a cui assistono, in un'atmosfera di alienazione, la figlia e il fratello, sono in un certo senso la conclusione logica di una vita, che vuole rompere certi canoni, ma non sa farlo fino in fondo.

L'aspetto più affascinante del romanzo è il linguaggio, che la traduzione di Chiara Gabutti rende efficacemente: parole che si fanno immagini e cose, anzi piccole cose, piccoli dei. Si è circondati da realtà vive, basta nominarle o pensarle e assumono una loro autonomia e una forza condizionante con cui è possibile dialogare o scontrarsi. Il silenzio e l'isolamento in cui si chiude Estha, che nemmeno la sorella osa spezzare, è forse l'unica risposta possibile, almeno fino ad oggi, a questa società così impermeabile, pur nell'apparente rapida evoluzione del costume.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.
La casa sembrava vuota. Porte e finestre serrate. La veranda anteriore nuda. Senza mobili. Ma la Plymouth azzurrocielo con gli alettoni cromati era ancora parcheggiata lì fuori e, dentro casa, Baby Kochamma era ancora viva.
Era la baby-prozia di Rahel, la sorella più giovane di suo nonno. Il suo vero nome era Navomi, Navomi Ipe, ma tutti la chiamavano Baby. Diventò Baby Kochamma quando fu grande abbastanza per essere zia. Rahel non era tornata a trovare lei, però. Né la nipote, né la prozia si facevano illusioni al riguardo. Rahel era venuta per vedere suo fratello, Estha. Erano gemelli nati da due ovuli diversi. "Dizigotici", dicevano i dottori. Nati da ovuli separati, ma fecondati contemporaneamente. Estha - Esthappen - era più vecchio di diciotto minuti. Non si erano mai assomigliati in modo particolare, Estha e Rahel, e nemmeno quando erano bimbetti dalle braccia magroline, il petto piatto e i ciuffi alla Elvis Presley,... c'erano mai stati i classici "Chi è Rahel?" e "Qual è Estha?" da parte di parenti tutti sorrisi o dei vescovi siriano-ortodossi che visitavano spesso la casa di Ayemenem per le offerte.
La confusione stava in un posto più profondo, più segreto.
In quei primi anni amorfi, in cui la memoria cominciava appena a esistere, in cui la vita era piena di Inizi e non conosceva Fine, e Tutto era Per Sempre, Esthappen e Rahel pensavano a loro due insieme come Io, e separati, individualmente, come Noi. Quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi, separati nel corpo ma con identità fuse insieme.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, Rahel ricorda di essersi svegliata una notte ridendo per un sogno buffo fatto da Estha.
Rahel ricorda anche altre cose che non ha il diritto di ricordare.
Per esempio, ricorda (anche se non era presente) che cosa fece a Estha l'Uomo delle Aranciate e delle Limonate, quella volta al Cinema Abilash. Ricorda il sapore dei sandwich al pomodoro - i sandwich di Estha, quelli che Estha stava mangiando - sul postale per Madras.
E queste sono solo le piccole cose.

Ad ogni modo, lei adesso pensa a Estha e Rahel come Loro, perché separatamente loro due non sono più quello che Loro sono stati o quello che Loro pensavano sarebbero stati.
No
Le loro vite hanno forma e dimensione, adesso. Estha ha la sua e Rahel pure.
Margini, Bordi, Orli, Confini, Frontiere e Limiti sono comparsi ai loro orizzonti separati come una banda di folletti maligni. Creature piccole dalle lunghe ombre, che pattugliano un Limitare Sfocato. Sotto i loro occhi sono sorte delicate mezzelune e hanno la stessa età di Ammu quando morì. Trentuno.
Non vecchi.
Non giovani.
Ma vitalmente morituri.
  • Arundhati Roy Cover

    (Assam 1961) scrittrice, saggista e attivista indiana. Ha esordito sulla scena letteraria nel 1997 con il romanzo d’ispirazione autobiografica Il dio delle piccole cose (The god of small things, vincitore del Booker Prize), ambientato nel Kerala degli anni ’70, dove convivono intoccabili, comunisti, indù, cattolici, intellettuali, turisti e imprenditori; attraverso le vicende di una famiglia la narrazione ricostruisce quelle più generali di una nazione, le tradizioni culturali e i cambiamenti portati dal contatto con l’Occidente, e spostandosi di continuo dal presente al passato assume tratti epici. Il suo secondo romanzo è Il mistero della suprema felicità, edito nel 2017.Indirizzatasi all’attivismo politico e pacifista, è diventata... Approfondisci
Note legali