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Descrizione


Questo è un libro filosofico, interessato a influenzare niente altro che le riflessioni. Non ambisce a portare a termine l'impossibile cerimonia di seppellire Dio, né vuole assumere un ruolo diretto sul piano politico o giuridico e neanche presentare dogmi nei quali si possano riconoscere gli arei per costituire la chiesa di coloro che sono senza chiesa. Questo libro muove dalla fiducia che la civiltà del nostro paese permetterà di accogliere le idee di coloro che sostengono esplicitamente che la morale e i valori sono qualcosa che non solo può unire credenti e non credenti, ma esige da tutti noi un surplus di indipendenza e di autonomia, da realizzare vivendo come se Dio non esistesse.
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Dettagli

7
2006
21 settembre 2006
XIII-108 p., Brossura
9788842080008

Valutazioni e recensioni

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Riccardo
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Finalmente un libro che in maniera pragmatica e competente smonta l'auto conferito monopolio della moralità da parte della religione. Semplicemente Grazie

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Antonio Casolari
Recensioni: 5/5

Una scoperta. Grazie, professor Lecaldano. Una impostazione del problema straordinariamente chiara e intellettivamente soddisfacente. A mio modestissimo parere, questa 'Etica senza dìo' dovrebbe essere un testo immancabile nelle scuole di qualunque livello. E forse, per tutti i cinque anni delle superiori. Ottimo. Grazie, Prof. Lecaldano.

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Piero Calzona
Recensioni: 5/5

Il libro che aspettavo da tempo: “Un’Etica senza Dio”. Finalmente, attraverso il coraggio di Eugenio Lecaldano, ho letto un libro dove senza mezzi termini viene messo in evidenza con forza che ci può essere un’Etica senza Dio. Non è cosi facile affrontare questo enorme problema, in un mondo, dove la cultura dominante è impregnata di religioni, basti pensare che le religioni riconosciute sono oltre centoventi, per non parlare delle migliaia di sette religiose, che stanno portando questo nostro Pianeta verso la confusione ideologica più totale. Eugenio Lecaldano in questo libro apre le frontiere ad un nuovo pensiero laico, che deriva da una profonda conoscenza della filosofia morale. La cosa più straordinaria che Lecaldano mette in evidenza è che: “non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica, ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale”. In effetti riflettendoci, in questo marasma di religioni e di sette religiose, a quale Dio bisogna credere? Qual è il Credo da seguire? Qual è l’etica giusta? Sono delle domande che non trovano risposta, perché in una situazione così articolata non avremmo mai un’etica uguale per tutti. Il libro spiega molto chiaramente che solo attraverso un processo laico si può uscire da questo labirinto. L’Etica Laica è la sola disciplina della filosofia morale che ci può far uscire da questo paradosso culturale, basato ancora su paradigmi di stampo medievali.

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Voce della critica

Ci sono situazioni in cui basta pronunciare una parola perché immediatamente si spalanchino orizzonti nuovi: come nella fiaba è bastato che il bambino pronunciasse le celebri parole "Ma… il re è nudo!" per svelare la realtà occultata dai cortigiani, così il libro di Lecaldano svela l'insostenibilità delle tesi propagandate con insistenza oggi in Italia da molti organi d'informazione, ossia che la morale dipende dalla religione e che senza religione crolla la moralità: contro questo luogo comune, Lecaldano mostra che l'etica non ha affatto bisogno della religione, e che anzi la religione può corrompere una morale autentica: invece di essere fonte di progresso morale, la morale religiosa spesso alimenta valori negativi e socialmente nocivi quali l'eterodirezione, una concezione ristretta della libertà personale, il fanatismo e l'intolleranza, l'uso della forza (della legge) per affermare la propria posizione, ecc. E questi aspetti negativi non sono solo una sorta di "corruzione" dell'ideale, ma appartengono alla teoria stessa.
Quest'ultima tesi circa la superiorità della morale senza Dio rispetto a quella religiosa costituisce uno degli aspetti più originali e nuovi del volume. Sin da quando, negli anni sessanta, la secolarizzazione ha cominciato a farsi sentire con forza a livello di massa, molti si chiesero se ci fosse una "specificità" della morale cristiana (e dove risiedesse). L'interrogativo non ebbe alcuna risposta solida su piano teorico, ma, a detta di alcuni, l'avrebbe avuta dalla storia stessa. Dagli anni novanta, infatti, la storia avrebbe portato alla luce la cosiddetta "rivincita di Dio", ossia un nuovo diffuso interesse per la religione vista come il fondamento indispensabile e imprescindibile della moralità. Lecaldano reagisce con semplicità, quasi con candore, alla martellante diffusione di questa tesi, ricordando non solo che la dipendenza della morale dalla religione è "una concezione fallace e inestricabilmente impregnata di errori e illusioni", ma anche che "privilegia un tipo di personalità e carattere che, ben lungi dal potere essere apprezzato come virtuoso, risulta incompatibile con la possibilità stessa di una vita morale".
La dipendenza della morale dalla religione non vale per molte ragioni, la prima delle quali è che i suoi sostenitori devono dare una solida dimostrazione dell'esistenza di Dio. Ma questo tentativo crolla, perché l'argomento principe – quello del progetto o del disegno, secondo cui l'ordine del mondo rimanda a un architetto del mondo – è del tutto inconsistente. Lecaldano non considera neanche le cinque (o sei) prove tradizionali dell'esistenza di Dio, fissando l'attenzione quasi solamente su quella del finalismo. Questo è un segno della rilevanza assunta dai problemi biologici, sia perché in tale settore è in atto una vera e propria rivoluzione scientifica che ha aperto orizzonti nuovi, sia perché in esso si giocano le controversie etiche stridenti.
Polverizzata la pietra angolare (l'argomento del disegno) che fonda la tesi della dipendenza della morale dalla religione, Lecaldano ha buon gioco a criticare tutti gli altri argomenti e non solo sostenere le tesi già presentate – aspetto che comporta un'impostazione del tutto nuova della controversia tra laici e cattolici –, ma anche proporre una tesi nuova e originale: contrariamente al luogo comune secondo cui chi crede avrebbe "una marcia in più", Lecaldano afferma che l'etica laica è migliore di quella religiosa, come minimo perché i laici sono "portatori di ulteriori diritti, per esempio quello di riconoscere agli atei la possibilità di esprimere il loro punto di vista etico e farlo valere concretamente, uscendo dalla condizione subalterna in cui sono attualmente confinati dai saldi fedeli di Dio".
Altro aspetto di grande interesse è l'impegno teso a elaborare in positivo i lineamenti di un'etica senza Dio. Scritto con uno stile piano, pacato e misurato, ma mai noioso e talvolta anche brioso, senza le citazioni dotte che intimoriscono il lettore, senza divagazioni su questioni marginali, il libro dispiega una straordinaria capacità di stare sui problemi, cogliendo l'essenziale attraverso un mix particolarmente efficace di argomentazione teorica sviluppata in proprio e di riferimenti ad autori del passato – riferimenti che trovano un immediato riscontro nella raccolta di testi classici riportata nella seconda parte del volume che completa efficacemente la prima.
È un libro che si legge d'un fiato, come un romanzo, perché le tesi presentate sono il frutto di una lunga riflessione condotta con profondità di pensiero e con ampiezza di respiro culturale. Ha tutti gli ingredienti per essere un contributo destinato a lasciare un segno, anche se l'autore sottolinea fin dall'inizio che non pretende di influenzare le masse o intaccare equilibri politici, ma solamente offrire argomenti a coloro che intendono fermarsi a riflettere. L'auspicio è che siano in molti a farlo: sarebbe una crescita civile per tutti.
  Maurizio Mori

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Eugenio Lecaldano

Eugenio Lecaldano è professore di Storia delle dottrine morali presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

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