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Prima edizione. Collana ''Angolo rosso'', 5 - Brossura editoriale di 174 pagine. Esemplare in ottimo stato di conservazione; libro di difficile reperibilità -- L'autore ama e odia Genova. Per lui Genova, crocevia di attentati e brigatisti rossi, è una città stizzita e insopportabile, abitata da gente perbenista e mediocre, che nulla riesce a scuotere dalla posizione a mezz'asta su cui sta perennemente appollaiata. Non c'è dubbio che così, sempre in bilico fra il decoro della metropoli industriale e la chiusura di una città provinciale, se Genova fosse una emittente TV, i suoi cittadini sarebbero tutti mezzibusti, compresi i maestri del pettegolezzo cittadino che ironizzano e trafiggono, ma ritirano subito la spada nel timore di aver ammazzato la vittima, piangendosi e compiacendosi addosso con grande dispendio di flagelli e fustigazioni che colpiscono poco e mai mortalmente. Il nostro Anonimo (o Anonima?), tale non per vigliaccheria ma per ragioni di sopravvivenza poiché, non essendo attore, giornalista o giullare ma, appartenendo invece all'ambiente economico marittimo, una volta individuato verrebbe subito messo alla gogna, fissa in queste pagine una immagine indelebile di personaggi genovesi, collocandoli in una sorta di gironi danteschi. Tra i « fifoni » troviamo Carlo Da Molo, enfant prodige del PSI e della borghesia molto moderatamente progressista che abita sulle balze di Castelletto o tra i pendii di Albaro; tra gli « emmerdeurs » non tardano a distinguersi Antonio Canepa e Gianni Baget Bozzo; tra le « colombe » si nota il cattolico del dissenso e chierichetto part-time Peppino Orlando e, tra i « pavoni », Gelasio Adamoli che quando attraversa la platea rosso granata dello scalcinato « Margherita » si muove con l'incedere d'un indossatore di quelli che « puoi trovare solo tra le pagine sapienti del Postalmarket »: qua e là qualche tocco in categorie affini o e subordinate non manca: fra i « letargici » riconosciamo subito l'ex-sindaco democristiano Giancarlo Piombino che pare una specie di sonnambulo. anche quando prende posto in consiglio comunale e scosta le poltroncine rosse come se fossero guanciali e plaids... Fra i duemila mezzibusti di questa mezzacittà l'Anonimo (o l'Anonima?) sfila delicatamente i genovesi da buttare via, li mette uno accanto all'altro. li coglie quasi fotograficamente con una cattiveria realistica e del tutto priva di passione, col tono freddo e distaccato che ha la satira senza caricatura, quando il ridicolo si sprigiona dalle cose e dai personaggi stessi, facendo di questo Dizionario un pamphlet di feroce e irresistibile humour.
.<p>Prima edizione. Collana ''Angolo rosso'', 5 - Brossura editoriale di 174 pagine. Esemplare in ottimo stato di conservazione; libro di difficile reperibilit&agrave; -- L'autore ama e odia Genova. Per lui Genova, crocevia di attentati e brigatisti rossi, &egrave; una citt&agrave; stizzita e insopportabile, abitata da gente perbenista e mediocre, che nulla riesce a scuotere dalla posizione a mezz'asta su cui sta perennemente appollaiata. Non c'&egrave; dubbio che cos&igrave;, sempre in bilico fra il decoro della metropoli industriale e la chiusura di una citt&agrave; provinciale, se Genova fosse una emittente TV, i suoi cittadini sarebbero tutti mezzibusti, compresi i maestri del pettegolezzo cittadino che ironizzano e trafiggono, ma ritirano subito la spada nel timore di aver ammazzato la vittima, piangendosi e compiacendosi addosso con grande dispendio di flagelli e fustigazioni che colpiscono poco e mai mortalmente. Il nostro Anonimo (o Anonima?), tale non per vigliaccheria ma per ragioni di sopravvivenza poich&eacute;, non essendo attore, giornalista o giullare ma, appartenendo invece all'ambiente economico marittimo, una volta individuato verrebbe subito messo alla gogna, fissa in queste pagine una immagine indelebile di personaggi genovesi, collocandoli in una sorta di gironi danteschi. Tra i &laquo; fifoni &raquo; troviamo Carlo Da Molo, enfant prodige del PSI e della borghesia molto moderatamente progressista che abita sulle balze di Castelletto o tra i pendii di Albaro; tra gli &laquo; emmerdeurs &raquo; non tardano a distinguersi Antonio Canepa e Gianni Baget Bozzo; tra le &laquo; colombe &raquo; si nota il cattolico del dissenso e chierichetto part-time Peppino Orlando e, tra i &laquo; pavoni &raquo;, Gelasio Adamoli che quando attraversa la platea rosso granata dello scalcinato &laquo; Margherita &raquo; si muove con l'incedere d'un indossatore di quelli che &laquo; puoi trovar
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