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Anno edizione: 2026
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Prendete una sorta de “La tribù del calcio”, il saggio famosissimo di Desmond Morris che è un’impietosa analisi sociologica delle tifoserie becere e violente che ruotano attorno al rito domenicale, o giù di lì, dei moderni giochi gladiatori nell’arena. Scritto però, e ampliato a tutto il territorio circostante, da un esperto del ramo, un giornalista sportivo, comprendendo nel novero le stesse società di calcio, finanche quelle più blasonate, nonché dirigenti, manager, calciatori. Uniamo il tutto con un’altra significativa perla sull’agire di certi sistemi di potere economico, detentrici di enorme fortune, che non esitano, all’occorrenza, a ricorrere al potere di dissuasione della politica o comunque a forze occulte o misconosciute usi a modi disonesti e criminali, di fronte ai quali anche l’integrità di un organismo indagatore benemerito deve farsi da parte: ricordiamo qui al proposito il celebre “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia. In sintesi allora, unendoli, se ne potrebbe trarre fuori un giallo, protagonista un giovane calciatore di colore, idolo di una squadra di calcio il dove i colori sociali sono viola. Giallo più viola, ne viene fuori un nero: perché è nero nel senso di bacato, immorale e indecente il meccanismo che sottende questa storia. Dove due colori complementari come il giallo ed il viola, uniti si trasformano in marrone o grigio polvere, rendendo perciò un risultato escatologico, oppure stendendo un velo di polvere a nascondere lo sporco che trapela. “Giallo Viola” è l’ultimo, direi ottimo lavoro, di Stefano Prizio, descrittivo nei particolari, seppure in poche righe, descrive anche il rosso dell’amore con il verde della speranza di un’altra vita, sono colori complementari, come il giallo ed il viola. Stanno male, insieme. Questo Stefano Prizio lo sa, e lo scrive: molto bene, in verità.
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