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Anno edizione: 2026
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Luca Ricci torna al romanzo con una narrazione magica dove ogni frase è al tempo stesso uno schiaffo e una carezza, la storia autentica di una vita inventata.
«Di tutti gli esseri umani, sono certo che i più felici siano gli innamorati delle panchine. Al loro amore nuovo, appena nato, la panchina regala un argine fisiologico, di modo che i desideri non si compiano mai del tutto, non vengano mai completamente appagati: garanzia dell'estasi perfetta!»
«Il canto del disincanto di un accattone per scelta.» - Chiara Fenoglio, La Lettura
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Gioco di prestigio di Luca Ricci è un libro, certo, ma somiglia a un riff di chitarra scordata suonato alle tre di mattina sotto i ponti di una Roma che puzza di asfalto bollente, risate di scherno dei gabbiani e disperazione sincera. È un romanzo che non è che lo leggi; è lui che si siede nella tua testa con una bottiglia di gin scadente e ti racconta quanto sia fottutamente poetico fallire. Il nostro narratore non è l'eroe che salva la damigella, ma un uomo con la "pancetta alcolica" e una maglietta di Jeffrey Lebowski che ha passato la vita a farsi prendere a musate dalla realtà. La sua tragedia? È un poeta che non scrive, un artista della nullafacenza che ha preferito il veleno della bottiglia alla precisione morale della parola. La vita stessa è il vero gioco di prestigio. Siamo tutti spettatori di un trucco che non capiamo, intrappolati tra il desiderio di tornare infanti per eccesso di paranoia e la realtà di un mondo che ci vuole identità azzerate dentro i telefonini. In questa storia autentica di una vita inventata non c'è redenzione nel senso classico. C'è solo il coraggio di ammettere che siamo tutti dei buoni a nulla e che l'unico modo per non impazzire è, forse, impugnare un ramo caduto e scrivere una poesia sulla terra, sapendo che il vento la cancellerà, ma che per un istante siamo stati noi a comandare il gioco. È una lettura rock perché non cerca di compiacere. È malinconica perché sa che l'amore serve a odiare meglio. Non è banale perché, in un mondo di fotocopie, sceglie di essere un originale pezzo di sporcizia sotto il sole di Roma.
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