Traduttore: A. Shomroni
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 23 gennaio 2018
Pagine: 183 p., Rilegato
  • EAN: 9788804685616
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Descrizione

Chi è Elsa Weiss? Una donna dal passato indecifrabile, di cui lei stessa lascia trapelare pochissimo.

«Nessuno conosceva la storia di Elsa Weiss. Pochi la chiamavano per nome. Ci rivolgevamo a lei come ci si rivolge a un generale, a uno sceriffo, o a un dignitario del quale occorre preannunciare l'arrivo. La professoressa Weiss era l'enigma irrisolto della nostra vita.»

L'infanzia in Ungheria, il legame con il fratello Jan che la fa ridere e infila dolcetti sotto il suo materasso, poi la fuga a Parigi come un momento felice di cui è vietato parlare, il matrimonio con Eric. Ma non sono altro che accenni fugaci di una memoria caparbiamente protetta e piena di buchi neri. Elsa Weiss è soprattutto l'insegnante. La professoressa d'inglese autoritaria come un generale, animata da un fervore quasi religioso per il suo lavoro, impenetrabile e rigorosa in tutto quello che fa: pagare le bollette, nuotare in piscina, insegnare. Poi un giorno, senza avvisaglie e con lo stesso lucido rigore delle sue lezioni, Elsa Weiss si toglie la vita lanciandosi nel vuoto dal palazzo dove abita a Tel Aviv. Un gesto che rimane inspiegabile e nasconde segreti angoscianti. Anni dopo, Michal Ben-Naftali decide di indagare la vita della sua insegnante, cercando di capire perché una donna così riservata e schiva a un certo punto si sia suicidata senza lasciare spiegazioni. Un'indagine a ritroso che fa luce su una delle storie più controverse della Shoah: il treno di Rudolf Kastner che avrebbe dovuto portare in salvo in Svizzera quasi duemila ebrei ungheresi, in cambio di denaro e preziosi. Su quel treno erano saliti Elsa e il marito, ma un cambiamento di percorso fa dirottare i trentacinque vagoni verso Bergen-Belsen, e solo mesi dopo i prigionieri riusciranno a essere liberati e a raggiungere la Svizzera. La salvezza e l'arrivo in Israele per Elsa si intrecciano con la tragica vicenda di Kastner, accusato di collaborazionismo e di essere moralmente partecipe delle colpe dei nazisti oltre ad aver favorito, in quella fuga disperata, i suoi concittadini. La storia di Elsa diventa così, tragicamente, lo specchio di quella di Kastner in una vertigine dove il senso di colpa dei sopravvissuti si mescola con il desiderio di vendetta, il Male con l'urgenza di fare giustizia. E la morte di Elsa e di Kastner sembra diventare il simbolo di un'ultima silenziosa richiesta: non che le loro vite vengano ricordate, quello no, ma piuttosto che siano lette altrimenti.

Periodo/Luogo/Soggetto: XX sec., Israele, Shoah

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Il marciapiede fu lavato dal sangue. Scrosci di pioggia, getti d'acqua e spazzolini si coalizzarono per ripulire le mattonelle anche dopo che l'ultimo minuzzolo fu rimosso. Docile, la stretta via riprese ad accogliere orde di persone, cartacce, mozziconi di sigaretta gettati distrattamente a terra, carrozzine, biciclette. Bambini che giocavano cadevano faccia a terra, animali facevano i loro bisogni, bidoni della spazzatura venivano rimessi vuoti al loro posto. Di tanto in tanto un'ambulanza passava a sirene spiegate. Foglie cadute venivano spazzate e ammucchiate. Chi ricordava che in una notte di tempesta di trent'anni fa l'inquilina di un attico di uno dei vecchi palazzi ancora in piedi si era lanciata nel vuoto? A mente lucida, con l'inflessibile rigore con il quale era solita fare tutto – pagare le bollette, nuotare in piscina, insegnare l'inglese –, con la stessa gelida brutalità con la quale raschiava la lavagna con le unghie per farci stare zitti, la professoressa d'inglese si era tolta la vita.