(Weil der Stadt, Württemberg, 1412 - Ulma 1478) scrittore tedesco. Frequentate le università di Vienna e Padova, fu medico a Esslingen, e dal 1450 protofisico a Ulma, alla corte del conte Eberardo del Württemberg. La sua attività letteraria, concretatasi soprattutto in traduzioni dal latino medievale e protorinascimentale, gli conferisce un ruolo chiave nella nascente cultura umanistica di Germania. Tra le sue versioni, spesso creative sino al limite della vera e propria rielaborazione, spiccano quelle da Roberto Monaco (Historia Hierosolymitana, sulla I crociata), da Boccaccio (De mulieribus claris e la novella di «Griselda» latinizzata da Petrarca), dal romanzo greco-bizantino di Apollonio di Tiro, dallo Speculum vitae humanae del vescovo spagnolo Rodríguez Sánchez de Arevala. Capolavoro di S. è però l’Esopus, condotto su vari testi antichi e medievali della tradizione esopica, e arricchito da sette Facetiae dell’italiano P. Bracciolini: libro fortunatissimo, ma che doveva incontrare, per certe descrizioni scurrili, la drastica riprovazione di Lutero. L’azione divulgativa di S., favorita anche dalla recente invenzione della stampa, fu vastissima, e contribuì in modo decisivo alla formazione di un pubblico tedesco, aperto alle forme della cultura europea allora egemone.