(Mosca 1814 - Pjatigorsk, Caucaso, 1841) scrittore russo. Iscrittosi a sedici anni all’università di Mosca, abbandonò gli studi per abbracciare la carriera militare. Si gettò con entusiasmo nella vita mondana di Pietroburgo, ostentando pose di scherno sprezzante per la società del tempo, nell’ansia di emulare il suo modello ideale, Byron, del quale condivideva lo spirito di anticonformismo e di orgogliosa, «demoniaca» ribellione. Morì giovanissimo, ucciso in duello da Martinov, un suo vecchio compagno di scuola.Le sue prime opere di rilievo sono alcuni poemetti licenziosi (Saška, 1836; La tesoriera di Tambov, 1838) i cui soggetti derivano dall’esperienza militare e che, rinnegando i modi retorici delle prime esercitazioni poetiche, anticipano il realismo della maturità. Nel 1837 la lirica In morte di Puškin, colma di sdegno contro i cortigiani che avevano permesso la morte del più grande poeta russo, gli provocò l’ostilità degli ambienti di corte e l’esilio nel Caucaso. Il paesaggio di questa terra fa da sfondo ai suoi poemi più importanti: Il demone (di cui esistono molte stesure ma che fu pubblicato solo dopo la sua morte) e Il novizio (1840). Intorno alla figura del demone, creatura del male esiliata da una favolosa contrada di beatitudine, essere indocile che brama l’assoluto e rifiuta di mischiarsi alla gente, si impernia gran parte della produzione poetica di L., caratterizzata dal ricorrere di alcune immagini-chiave (oltre al demone, la Spagna, la Scozia di Ossian, l’Oriente mitico) che solo nelle sue ultime opere trovarono espressione definitiva. Anche nel romanzo Un eroe del nostro tempo (1840) L. riprese, sia pure nell’ambito di un realismo che anticipa il grande romanzo russo dell’Ottocento, la tematica demonica: Pecorin (il protagonista dei cinque racconti che formano il romanzo), uomo nobile e generoso, si autocondanna all’incomprensione e alla solitudine con il suo insopprimibile disprezzo per la massa. Le sue vicende avventurose e i suoi tragici amori portano il segno di una sorta di cinico, aristocratico sperimentalismo che s’esercita, con risultati disastrosi, contro le già corrotte strutture della società russa. L. scrisse anche per il teatro: il suo dramma più famoso, Un ballo in maschera (1835), propone nella vicenda di Arbenin, un ex dongiovanni che, tormentato dai ricordi, uccide per gelosia la giovane moglie, il motivo dell’impossibilità di redenzione e di fuga per l’uomo, prigioniero senza scampo del proprio passato.L’opera di L., tolte alcune scorie di eloquenza retorica e di indulgenza al patetico, costituisce l’espressione più pura e significativa del romanticismo russo. Se Un eroe del nostro tempo influenzò grandemente, nella vita oltre che in letteratura, la generazione contemporanea a L., la figura del demone, anticipatrice di una tematica ricorrente sia in Dostoevskij sia in tutta la letteratura russa moderna (l’insopprimibile urgenza della ribellione e, insieme, la sua disperata inutilità), ha ispirato poeti come Blok, Majakovskij e Pasternak.