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Anno edizione: 2014
«Chi ha roba in mare non ha nulla.»
Nel suo capolavoro, I Malavoglia (1881), Verga racconta la sventurata storia di un gruppo di poveri pescatori siciliani, ponendosi ai vertici della letteratura italiana, senza incorrere nel folklore populista che caratterizzava, e caratterizzerà, molte opere ambientate tra le classi più umili. La vicenda dei Toscano, detti "Malavoglia", di Acitrezza è emblematica della dissoluzione di un mondo che sta per essere cancellato dall'epoca moderna. Lo scrittore siciliano guarda con un velo di nostalgia e compassione all'affannoso dibattersi degli abitanti della "casa del nespolo", ma descrive con estrema crudezza la violenza dei loro rapporti e la loro vulnerabilità di fronte alla Natura e alla Storia.
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La cosa che colpisce di più è il modo in cui Verga costruisce un mondo che sembra già deciso, come se i personaggi non avessero davvero margine di scelta e lo scoprissero mentre vanno avanti. I temi di Giovanni Verga sono quelli del Verismo, e nella storia si sentono. La fatalità soprattutto, questa cosa del destino contro cui è inutile combattere, perché più provi a reagire e più la situazione peggiora. Poi c’è il contrasto tra fuori e dentro. Fuori c’è il progresso, dentro, Aci Trezza è ferma, quasi chiusa nel suo mondo. È un sistema, e chi prova a uscirne, paga. Il paese guarda, commenta e giudica, e il giudizio del paese pesa di più della verità. La famiglia è centrale: la casa del nespolo è un’ancora, un'identità. I personaggi sono tanti, ma Padron ‘Ntoni e ‘Ntoni sono il centro: tradizione e rottura. Nessuno dei due trova una via d’uscita. Gli altri sono semplicemente pezzi del sistema, c'è chi resta, chi si adatta, chi si spezza. Lo stile è la chiave di quest'opera: Verga sparisce come autore, cosa che all’inizio disorienta, poi ci si abitua. Il discorso indiretto libero, il dialetto, i proverbi… l'autore lascia che sia il paese a parlare. Il messaggio è scomodo: migliorare il proprio destino non è un diritto, ma un rischio, e ogni tentativo ha un prezzo, e alla fine resta il mondo va avanti comunque. Sempre.
Mi è stato piuttosto fastidioso da leggere ! Un libro istruttivo ma pieno di dettagli e chiacchierate noiose per il lettore.
Nel suo capolavoro, I Malavoglia (1881), Verga racconta la sventurata storia di un gruppo di poveri pescatori siciliani, ponendosi ai vertici della letteratura italiana, senza incorrere nel folklore populista che caratterizzava, e caratterizzerà, molte opere ambientate tra le classi più umili. La vicenda dei Toscano, detti "Malavoglia", di Acitrezza è emblematica della dissoluzione di un mondo che sta per essere cancellato dall'epoca moderna. Lo scrittore siciliano guarda con un velo di nostalgia e compassione all'affannoso dibattersi degli abitanti della "casa del nespolo", ma descrive con estrema crudezza la violenza dei loro rapporti e la loro vulnerabilità di fronte alla Natura e alla Storia. Incipit: Un tempo, i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchio di Trezza (oggi Aci Trezza); ce n’erano persino ad Ognina e ad Aci Castello; tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dl nomignolo. Nel libro della parrocchia si chiamavano toscano. Avevano sempre avuto barche sull’acqua e tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malvoglia di padron ‘Ntoni, quelli della casa del nespolo e della Provvidenza, ammarata sul greto. Accanto alla paranza di Padron Cipolla. Ecco una sequela di nomignoli: Padron Cipolla, Padron ‘NtoniComare Grazia Piedipapera, Brasi Cipolla, Zio Crocifisso, Compare Tino, Alfio Mosca, Comare Venera la Zuppidda e Turi, Manezza la Longa, Comare Mena la Locca, Pizzuto Rocco Spatu, Campana di Legno, Comare Mangia Carrube, la Santuzza, Rocco Spatu, Cinghialenta Bastianazzo, Comare la Longa, Mastro Turi Zuppiddu il Calafato. E il triste commento: «Chi ha roba in mare non ha nulla.»
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