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"Seguiterò a raccontare finché avrò vita. Per questo, credo, sono tornata". Così Settimia Spizzichino, unica donna superstite di quel rastrellamento che nell'ottobre del 1943 condusse più di mille ebrei romani verso Auschwitz. Pubblicata nel 1996, la sua testimonianza si accompagna all'ampia e variegata ricerca femminile sulla shoah che caratterizza l'Europa degli ultimi decenni. Ma possiamo parlare di una prospettiva diversa, derivata da una doppia differenza, di donna e di ebrea? Quattordici studiose di varia nazionalità dimostrano che i processi di salvaguardia e trasmissione della memoria si articolano in effetti secondo registri narrativi e poetici specifici, connessi col genere. Se è vero che gli ebrei furono perseguitati in quanto tali, e non in quanto uomini o donne, appare tuttavia chiaro che lo sguardo di genere completa e integra la rievocazione di quei tragici anni in quanto, come afferma S. Lillian Kremer, la differenza incide sul modo in cui la memoria di fatti traumatici viene assimilata e richiamata. D'altra parte è noto come le stesse modalità della persecuzione antisemita variassero in base al sesso, colpendo le donne nella loro identità biologica. Dalle varie testimonianze emergono inoltre nuove osservazioni fattuali relative ai primi rastrellamenti: più vulnerabili gli uomini, perché contrassegnati da elementi sociali caratterizzanti come la barba, le peot e la circoncisione; mimetiche le donne, e quindi più capaci di resistenza e di rivolta. Anche dalla memoria del lager affiora la differenza, documentata nella tendenza femminile a sanare l'orfanità creando famiglie putative - obbligato resta in questo senso il riferimento a Vivere oltre di Ruth Klüger. Pur nella sua eterogeneità, questo è un libro di zolla europea che ha nell'insieme un carattere corale. Un libro di conoscenza che, illuminando zone inesplorate, rintraccia voci sparse nel mondo. Come quella di Anne Michaels, giovane poeta canadese che rivive lo sgomento di un passato familiare mormorando versi nel suo vascello di memoria, tra lievi conchiglie e "morti affamati, con la bocca piena d'amore".
Anna Chiarloni
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