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Pensieri lenti e veloci - Daniel Kahneman - copertina

Descrizione


Siamo stati abituati a ritenere che all'uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l'istinto e l'emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti - magari da parte del nostro stesso modo di pensare - che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente. Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un'esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all'attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l'intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
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Informazioni:

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Immagini:

Pensieri lenti e veloci

Dettagli

2013
Tascabile
550 p., Brossura
9788804627920

Valutazioni e recensioni

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Tiktaalik
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Alcune affermazioni: in una riunione di condominio è più persuasivo chi parla per primo - se si è fatto qualcosa che ci siamo imposto, successivamente la presa su un dinamometro è più scarsa - quando si è di buon umore , è più facile ragionare bene - se vuoi trasmettere un messaggio, stampa il testo in verde sfumato e sarai più convincente - riguardando una lastra del torace lo stesso radiologo emette eguale referto - dopo letto questo libro, sarete più attenti a non farvi ingannare - se vi dicessi che l'autore del libro ha vinto un importante premio, questo non influenzerebbe il vostro giudizio sul testo. Sono vere queste affermazioni? Lo scoprirete solo leggendo.Per comodità al termine di ogni capitolo ci sono osservazioni riassuntive del tema trattato. Il titolo si riferisce ai sistemi di pensiero 1 e 2 descritti da Kahnemann e mutuati da altri autori citati.Il pensiero 1 è quello intuitivo,rapido e con scarso dispendio energetico. Il sistema 2 richiede attenzione e sforzo,quindi è lento.E' una convenzione ovviamente, come chiarisce l'autore.A mio parere vale sempre ciò che è assodato da tempo, che in noi ci sono vie nervose arcaiche e vie più recenti,che ha fatto dire a qualcuno che in noi ci sono anche un serpente ed un mammifero, oltre alla componente tipicamente umana. Viene citato anche un altro eminente autore,Gigiringer, che ha mosso critiche su alcuni aspetti del lavoro svolto, per cui ritengo utile non accettare automaticamente per giuste tutte le conclusioni. Forse è utile cercare da sè nella propria esperienza quotidiana esempi di situazioni standard narrate nel libro, io proverò a farlo, ma intanto consiglio senz'altro la lettura a chi è interessato a capire come opera la nostra mente.

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dublino80
Recensioni: 5/5

Testo veramente ottimo. L'autore su basi scientifiche analizza i comportamenti dei consumatori che sono principalmente guidati da aspetti emotivi e non razionali. Ottimo testo lo consiglio. Piccola nota negativa un po' ridondante e lunghetto.

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Voce della critica

  Quando ricevette il premio Nobel per le scienze economiche nel 2002 per aver dimostrato che il comportamento umano non rispetta i canoni della scelta razionale ipotizzati dagli economisti tradizionali, Daniel Kahneman non poté condividerlo con Amos Tversky, collega prediletto e coautore di tutti i suoi studi più rilevanti, che era mancato appena sei anni prima, e a cui è dedicato il libro. Lo condivise invece con Vernon Smith, il padre del metodo sperimentale in economia. La concomitanza del premio fu certamente curiosa, perché Smith aveva dedicato la sua carriera a dimostrare che, a determinate condizioni, il comportamento umano si avvicina invece moltissimo a quanto previsto dalla scelta economica razionale e a sviluppare una metodologia sperimentale molto rigorosa, basata su concreti incentivi economici e non soltanto su "sondaggi di opinione" come è tipico degli psicologi e quindi anche di Kahneman. Che Kahneman non sia e non si consideri un economista lo si capisce dalla sua lectio magistralis di accettazione del Nobel, in cui richiama uno solo dei suoi predecessori, Herbert Simon, un altro psicologo, se così si può dire, prestato all'economia. Ma tutti questi sono soltanto pettegolezzi accademici, dettati da piccole o grandi gelosie. Economista o no, infatti, Kahneman ha avuto un effetto dirompente sulla scena dell'ortodossia economica. Le sue ricerche hanno spinto sempre più economisti ad abbandonare le teorie tradizionali, avventurandosi nella direzione di modelli di comportamento più realistici che hanno via via trovato sbocco sulle riviste scientifiche più influenti e nelle aule delle università più prestigiose. Questo nuovo modo di studiare le scelte economiche oggi si chiama economia comportamentale (behavioral economics) e ha ben presto conquistato tutte le scienze sociali, dal management alle scienze politiche. L'impatto dell'economia comportamentale non si è fermato all'interno della torre d'avorio dove si rinchiudono spesso i ricercatori: l'amministrazione del presidente Obama si è dotata di un cosiddetto behavioral dream team e il primo ministro inglese Cameron ha nominato un behavioral insight team. Il famosissimo economista Paul Samuelson (Nobel per l'Economia 1970) un giorno ebbe a dire: "Non importa chi scrive le leggi del mio paese, purché io possa scriverne i libri universitari". Anche se l'economia comportamentale contemporanea si è ormai delineata come una disciplina a sé stante e riflette solo indirettamente i fondamenti psicologici da lui studiati, Kahneman può sostenere a buon diritto di scrivere entrambi. Come spesso accade con le idee più recenti, la maggior parte dei lettori, anche laureati, non ha mai avuto l'opportunità di studiare molte delle lezioni di Kahneman, perché non erano ancora state elaborate da Kahneman stesso o perché non erano ancora state recepite sui manuali come stato dell'arte nella psicologia delle decisioni. Questo libro costituisce pertanto un'occasione unica per rimediare. Le sua oltre cinquecento pagine sono infatti un vero e proprio "best of" di quarant'anni di carriera. La colonna portante del pensiero di Kahneman è un modello bisistemico del giudizio e della scelta. In poche parole, la lettura della penultima frase, in cui si parlava del "best of" di Kahneman, vi è passata sotto gli occhi in maniera naturale e quasi inconscia ma non il "modello bisistemico". Quasi certamente avete rallentato e vi siete chiesti cosa volesse dire. Il cosiddetto Sistema 1 filtra le informazioni in maniera automatica e rapidissima e consente, per esempio, di leggere una frase semplice o riconoscere il volto di una persona nota. Di fronte a un termine desueto oppure a una persona conosciuta in maniera superficiale, si deve invece compiere uno sforzo per comprenderne il significato oppure per ricordare dove la sia conosciuta. Queste attività impegnative sono compito del Sistema 2. Sono proprio questi i pensieri lenti (Sistema 2) e veloci (Sistema 1) del titolo a cui è dedicata la prima parte del libro. Il Sistema 1, con la sua rapidità, ci permette di affrontare molte situazioni di routine senza sforzo e con un discreto successo, grazie a delle scorciatoie mentali, dette euristiche. A volte, però, il Sistema 1 sbaglia. La seconda sezione del libro parla proprio delle euristiche e dei suoi biases (distorsioni dovute a pregiudizi), ovvero di quei fallimenti prevedibili e sistematici. Per esempio, un gruppo di giudici tedeschi, con almeno quindici anni di esperienza professionale, fu coinvolto in un esperimento sconcertante. Dopo aver letto la descrizione di una donna che era stata sorpresa a rubare, lanciarono due dadi. A insaputa dei giudici, i dadi erano truccati e davano come risultato tre oppure nove. Infine, ai giudici fu chiesto di comminare una pena detentiva alla donna. In media, chi aveva ottenuto tre nel lancio dei dadi propose una pena di cinque mesi, gli altri di otto mesi. Benché il numero osservato nel lancio dei dadi non abbia alcuna rilevanza rispetto alla vicenda analizzata, anche dei giudici esperti vengono influenzati nel loro giudizio dalla presenza di tale numero. Questo è un esempio del bias chiamato "ancora causale". La terza parte del libro discute dell'eccesso di sicurezza per cui crediamo di sapere ciò che in realtà non sappiamo. Ad esempio, in un esperimento basato su fatti realmente accaduti, si chiese ai partecipanti se il comune di Duluth (Minnesota, Stati Uniti) avrebbe dovuto noleggiare un costoso sistema anti-allagamento per proteggere la città dal rischio che i detriti ostruissero il corso del fiume locale, provocando un'esondazione. Il 76 per cento disse di no. Tuttavia, nella realtà il fiume era in seguito straripato allagando la città. Diversamente dagli altri, la maggioranza dei partecipanti all'esperimento a cui fu rivelata questa informazione dichiararono che il comune avrebbe dovuto investire nel sistema anti-allagamento. Questo è il "senno di poi" all'opera: sapendo come si svolgono i fatti, ci illudiamo di averlo sempre saputo. La prospect theory, ovvero la motivazione per cui Kahneman è stato insignito del Nobel, è protagonista della quarta parte del libro. In questa sezione vengono sistematicamente demolite le ipotesi di comportamento razionale tipiche dell'economia ortodossa. È una teoria della scelta umana piuttosto elaborata, ma che grazie alla scrittura accessibile e ricca di esempi di Kahneman è molto facile da comprendere. Si parla di come preferiamo evitare una perdita piuttosto che ottenere una vincita di identico valore (avversione alla perdita); di come spesso non ci interroghiamo sul vero significato del contesto decisionale, ma ne subiamo la descrizione in maniera acritica (framing) a causa del nostro Sistema 1; e di come falliamo nell'assegnare le probabilità a certi eventi (anche a causa dei biases illustrati nei capitoli precedenti). Queste nuove ipotesi, come accennato, sembrano estremamente ragionevoli, eppure nell'economia tradizionale si è sempre dato per scontato che non fossero vere o, più semplicemente, che non facessero alcuna differenza perché, in un libero mercato, le forze della concorrenza avrebbero comunque garantito la sopravvivenza del più forte, e il più forte è per definizione immune a biases e framings. Il libro si conclude con una provocatoria e affascinante sezione sulla differenza tra come percepiamo le sensazioni e come le ricordiamo, e quindi di come perseguiamo il benessere e la felicità nel modo sbagliato. Evidentemente si tratta di un libro che si presta a molti modi di lettura. Kahneman propone come proprio personale obiettivo che il suo libro sia in grado di influenzare i pettegolezzi tra colleghi, davanti al distributore di caffè in ufficio, trasformandoli da critiche superficiali a vere e proprie analisi psicologiche delle euristiche e dei biases altrui. A un primo sguardo, sembra un eccesso di modestia da parte di un premio Nobel. In realtà è l'obiettivo più ambizioso per qualunque autore, e più ancora per un professore universitario. Spesso, infatti, l'avanzamento del sapere accademico diventa un rituale fine a se stesso, condotto soprattutto per acquisire prestigio professionale e per impressionare i colleghi. Risulta difficile per chi lo osserva dall'esterno non soltanto comprenderne il funzionamento, ma soprattutto apprezzarne i risultati. Per esempio, intervistato dai giornalisti in merito alle idee che gli erano valse il premio Nobel, Modigliani dichiarò: "Ho avuto l'intuizione che le persone risparmiano in vista del futuro". Quando fu il turno di Tobin, il Nobel gli fu attribuito, nelle sue parole, perché le persone investono denaro ma "non mettono tutte le uova nello stesso cestino". Che dire: tutto qua? Kahneman è consapevole del rischio di banalità e, nel riportare in appendice i due lavori che gli sono valsi il Nobel, ne ammette la "semplicità", ma enfatizza anche gli avanzamenti nello studio delle decisioni che quei due "semplici" articoli hanno reso possibile. Del resto, una grande virtù di Pensieri lenti e veloci è la sua accessibilità a un vasto pubblico, senza mai diventare irrilevante o scontato.   Alessandro Lanteri

 

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Conosci l'autore

Daniel Kahneman

1934, Tel Aviv

Titolare della cattedra Eugene Higgins di psicologia all'Università di Princeton e professore emerito di psicologia e affari pubblici alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs di Princeton. Nel 2002 ha ricevuto il premio Nobel per l'Economia per le ricerche pionieristiche condotte con Amos Tversky sul processo decisionale. Le ricerche di Daniel Kahneman permisero di applicare la ricerca scientifica nell'ambito della psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche. Collaborò per anni assieme con Amos Tversky, dimostrando tramite brillanti esperimenti che i processi decisionali umani violavano sistematicamente alcuni principi di razionalità, mentre le teorie microeconomiche assumono che il comportamento degli agenti decisionali siano...

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