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Anno edizione: 2026
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Il peso della terra di Francesco Vecchi è un libro coraggioso, anticonformista e provocatorio che ragiona senza vezzi ideologici sul nostro presente e sul nostro futuro. Un viaggio affascinante dentro il mondo "materiale" per capire quali sono e saranno le ricchezze su cui si gioca il potere economico e geopolitico degli Stati e delle grandi multinazionali e perché alcuni Paesi sono in vantaggio rispetto ad altri.
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Due fenomeni che stiamo vivendo in questi anni stanno profondamente alterando la nostra percezione della realtà: da un lato, "la fede nella transizione green e l'utopia di un'economia circolare che non richieda altra materia al di fuori di quella che è già in giro, hanno completamente fatto perdere di vista la realtà delle cose, e cioè che sarà proprio la transizione energetica a richiedere ancora più materie prime e ancora più scavi rispetto al passato"; dall'altro, "aumentare la realtà attraverso un processo digitale non significa smaterializzarla. Il mondo virtuale non è per nulla un mondo immateriale. Anzi, tutto il contrario". Questi i due presupposti dai quali Vecchi parte per spiegarci, con uno stile fluido, veloce e di sicuro impatto, che la rivoluzione digitale e la transizione energetica sono molto più materiali di quanto l'illusione di essere sempre più sostenibili, immateriali e green ci faccia percepire, e che l'Europa si sta giocando la propria libertà: "non si può ignorare la grande ipocrisia che regna a casa nostra: noi europei vogliamo le auto elettriche ma lasciamo che siano altri a fare il lavoro sporco. Il risultato non è un pianeta meno inquinato. Il risultato è una dipendenza molto maggiore dai paesi che non si fanno scrupoli" e che inquinano più di noi nel produrre quelle materie prime (acciaio, rame, litio, terre rare, etc.) sempre più necessarie alla realizzazione del Green Deal e all'incremento della digitalizzazione. "È questo il danno principale di una politica miope: spingere sull'acceleratore della transizione energetica senza rendersi conto che la fretta è proprio il contrario della soluzione che serve. A noi serve un'innovazione tecnologica che consenta di fare più cose con la stessa tonnellata di rame. La transizione a tutti i costi invece richiederà semplicemente più rame".
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