Quello che rimane - Paula Fox - copertina

Quello che rimane

Paula Fox

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Traduttore: Alessandro Cogolo
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 8 febbraio 2018
Pagine: 206 p., Brossura
  • EAN: 9788893253239
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Gaia la libraia

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A distanza di anni torna un clamoroso caso editoriale, il capolavoro di quella che è stata definita da scrittori come Jonathan Franzen, David Foster Wallace e Jonathan Lethem una delle grandi voci del Novecento americano.

«La prima volta che ho letto Quello che rimane me ne sono immediatamente innamorato… mi sembrava assolutamente superiore a qualsiasi romanzo di scrittori come John Updike, Philip Roth e Saul Bellow, contemporanei a Paula Fox. A più di dieci anni di distanza, e dopo averlo letto ormai decine di volte, lo amo ancora di più» - dall’introduzione di Jonathan Franzen

New York, fine anni Sessanta. Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi. Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l’innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita. Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita. Un incidente all’apparenza insignificante, che però innesca una strana reazione a catena: nell’arco di un weekend, mentre la ferita di Sophie si fa sempre più preoccupante, si succedono una serie di fatti spiacevoli e si dipana quella che minuto dopo minuto, pagina dopo pagina, diventerà per i Bentwood una sorta di piccola e misteriosa tragedia, costringendoli a rimettere in discussione non solo il loro matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza. Come scrive nell’introduzione Jonathan Franzen, al quale si deve la riscoperta in America del grandissimo talento narrativo e stilistico di Paula Fox, a una prima lettura Quello che rimane è un romanzo di suspense, che però si trasforma in altro a ogni successiva lettura, riuscendo sempre a sorprendere il lettore. A distanza di anni torna un clamoroso caso editoriale, il capolavoro di quella che è stata definita da scrittori come Jonathan Franzen, David Foster Wallace e Jonathan Lethem una delle grandi voci del Novecento americano.
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    myo

    16/05/2020 12:51:04

    Un libro molto dolce, che ho letto in pochissimo tempo. Sicuramente non un testo che ti lascia incollato alle pagine, ma comunque molto bello, specie in alcuni passaggi. Personalmente apprezzo molto le storie di vita quotidiana e questa lo è.

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    Kelly

    10/05/2020 12:57:06

    Grandissima scritrice, ancora troppo poco nota

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    valeria71

    28/11/2019 07:36:12

    Questo è il terzo libro della Fox che leggo e di tutti è quello che mi è piaciuto di più, forse perché si allontana dal tema strettamente personale che aveva contraddistinto gli altri (il vestito della festa e il silenzio di Laura). Qui, finalmente, si libera di qualche fantasma e la penna scivola sulla carta per creare una scrittura attenta al più piccolo dettaglio, spesso evocativa, ed originale. È brava, come già aveva dimostrato, piaccia o no quello che sta raccontando.

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    rapettolo

    20/11/2019 17:38:26

    Questo è uno dei romanzi più strani che abbia mai letto. La stranezza è difficile da illustrare, per quanto mi riguarda non ha quasi mai una connotazione negativa. Io generalmente adoro le stranezze, ma quella di Paula Fox non sono riuscita ad amarla, ad apprezzarla sino in fondo.

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    C. Matar

    27/09/2019 10:11:17

    Non v’è dubbio che questo secondo romanzo della Fox rappresenti un esercizio, riuscito, di quello che corrisponderà alla sua impostazione di autrice “esistenzialista” come non se ne sono mai trovate, guardando al passato ed al presente, negli Stati Uniti. Saranno infatti i successivi romanzi a trasmettere, senza dubbio più di questo, la profondità condivisa delle emozioni e delle sensazioni che dalla sua scrittura si riesce ad “assorbire”. È difficile spiegarlo ma, per meglio comprendere questo libro, bisognerebbe aver prima letto buona parte della (ben più copiosa) letteratura per ragazzi, concepita e scritta da questa ineguagliata autrice; peraltro opera scritta e fatta leggere da genitori premurosi, quasi come didattica dal risvolto civico, a nuove generazioni di bambini americani. La vita quotidiana di una coppia che, sposata da venti anni e senza figli, si sente accerchiare, soffocare e minacciare dalle evoluzioni che la consociazione sociale, volenti o nolenti, ci impone, è qui ben riprodotta nelle principali sfumature di ansia ed angoscia. Un testo breve, chiaro e scorrevole, dove l’immagine della precarietà umana, tanto nel confronto con gli altri quanto nel rapporto con se stessi, si rende motivo di sofferta riflessione. Purtroppo, in questa edizione, la svogliata e banalissima introduzione di Franzen ne pregiudica la miglior lettura. C. Matar

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    Alex

    12/01/2019 16:45:44

    Difficile da valutare, ma cercherò di dare la mia opinione; libro che ti crea cmq suspance anche se non ci sono colpi di scena. Quotidianita' che con piccoli accadimenti si stravolge e scopre lati oscuri, debolezze, pecche dei personaggi. Credo che questa lettura alla fine sia giusta e la scrittura ti faccia assaporare il valore del romanzo vero.

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    Jan Preussen

    04/06/2018 06:34:11

    Per quanto mi riguarda, questo è un libro radical chic, brutto, pretenzioso ed irritante. Preceduto da una lunga e noiosissima introduzione di Jonathan Franzen, con l'intento di spiegare il libro ancora prima di averlo letto e tesserne lodi (il potere dei soldi). Un romanzo insipido, incompleto, superficiale: le note di copertina descrivono un altro libro. Qui, gli avvenimenti raccontati, non solo non legano tra di loro ma risultano estremamente forzati. Quando il marketing supera il contenuto, rimane solo una bella copertina.

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    Matilde Sciarrino

    15/02/2014 17:33:33

    Ho appena finito di leggere il libro e sono molto incerta sul giudizio da dare, ma sento il bisogno di esprimermi e già questo per me è un segno positivo. Andiamo per gradi: dopo l'iniziale scena del morso,che rapisce il lettore e lo tiene in sospeso nonostante o forse anche grazie alla inesorabile lentezza dello scorrere del tempo fino alle festa a casa degli amici. Dopo, la scrittura scivola in una stancante e munuziosa narrazione che, a tratti, non sa di nulla e fa intorpidire e, a tratti, tiene allerti e sorprende (la cena a casa dell'amica) per la capacità di creare vivide immagini di una realtà grigia, o meglio, in bianco e nero. Dalla scena del pronto soccorso in poi il romanzo mi ha rapito fino alla fine, che lascia l'amaro in bocca. Vite oltraggiate, violate da un mondo verso cui si è fiduciosi, ma che trradisce con un morso di un gatto o con un'invasione di teppisti a casa. Questa realtà che rende fragili e riesce a far sobbalzare consolo uno squillo del telefono? Quello che rimane' può essere l'amore nella coppia fatto di sesso consumato con fredda indifferenza da un lato, ma anche di intima complicità e di profondo e silenzioso affetto. E la rabbia, la malatia trasmessa dagli animali randagi e quella vera dell'essere arrabbiati, è temuta fino alla fine, ma forse, a ben guardare,anche desiderata. 'Dio, se ho la rabbia, sono uguale a tutto quello che c'è fuori' dice la protagonista. E se quello che rimane non fosse altro che un cupio dissolvi?

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    Vincenzo S.

    08/08/2012 11:51:32

    E' un libro irritante e noioso.

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    maria cristina aschieri

    18/01/2009 12:33:08

    Non conosco altri romanzi di questa scrittrice, vorrei solo sperare che siano migliori, ma di certo non mi verrà più la voglia di andarlo a verificare. Se questo lavoro era rimasto sepolto per anni nel dimenticatoio ci sarà pur stata una ragione plausibile: francamente di un libro così non se ne sentiva la necessità. Una verbosità e una sfilza di metafore incongrue che mettono veramente a disagio e non riescono a mascherare l’insignificanza dei contenuti, il pensiero obsoleto e una scrittura sciatta, difettosa e straripante di banalità. La prefazione di Franzen, resosi generosamente disponibile a siglare pagine d’elogi su un romanzo che a mio parere non ha nemmeno letto, è quella che spinge il lettore a tener duro ad oltranza, forse perché insicuro del proprio giudizio, forse speranzoso di veder arrivare prima o poi un capitolo che riesca a riscattare tanta pochezza. Niente! E’ la fine il miglior momento della lettura e per fine si intenda proprio la chiusura del libro. Resta l’amaro di essere caduti in una trappola editoriale ben congeniata e di esserci lasciati scippare l’importo che avremmo utilizzato meglio per scopi benefici. Mi auguro che nessun altro dopo di me ci caschi.

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    lorenzo

    09/09/2007 13:08:15

    Ho trovato questo libro veramente noioso....probabilmente non era un romanzo nelle mie corde e in cui non riuscivo ad identificarmi coi protagonisti.In ogni modo ho fatto fatica ad arrivare alla fine.Personalmente bocciato!

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    Cristiana

    12/11/2005 19:33:19

    Veramente incredibile che fra tante mediocritá ogni tanto si pubblichi un libro cosí: moderna ma di una profonditá e sapienza che non é semplice trovare di questi tempi

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    sara

    26/07/2004 21:57:31

    perfetto. ogni frase è un piccolo miracolo. saggio e sapiente.maturo.

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    chiara

    23/06/2004 10:16:41

    io non ho trovato nessuna somiglianza tra la Fox e Franzen!! che noia questo libro...

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    Libetta

    23/04/2003 13:43:24

    Cercando l'amato Franzen mi sono tempo fa imbattuta nella di lui prefazione per questo libro. L'autrice e' Paula Fox (classe '23), di solito scrittrice per ragazzi ma anche di alcuni appositi per adulti e, la premessa di Franzen e' quanto di piu' entusiastico mi sia capitato leggere (dopo alcune letture ha inserito il romanzo nel suo programma di lezioni universitarie), l'anno della prima pubblicazione e' il 1970 con certo successo seguito da film interpretato dalla Mac Laine l'anno seguente, la ristampa e' del 1999 dopo parecchi anni di dimenticanza. C'e'la crisi di vivere in coppia ed i rapporti con le faccende dell'everydaylife od accadimenti sfortunati un po' speciali, mai invasivo ne' consolatorio, si muove per semplici immagini sulle nostre paure di umani di fronte alle bestie e agli altri uomini rimasti bestie. Questo fra le altre cose. Quei bei libri che non necessitano movimenti particolari o speciali accadimenti, basta la sua semplicita' a prenderti dentro.

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    (New York 1923) scrittrice statunitense. Un’infanzia turbolenta, i trasferimenti in molti paesi e un matrimonio da giovanissima sono la sua biografia. Ha esordito negli anni ’60 con libri per bambini e ragazzi (Il gatto con un solo occhio, One-eyed cat, 1984) e romanzi, tra cui Cercando George (Poor George, 1967), emblema della passività dell’esistenza. Ma è solo negli anni ’90, grazie al sostegno di J. Franzen che l’ha eletta tra le maggiori scrittrici statunitensi, che si è affermata a livello internazionale. Il libro che l’ha segnalata è Quello che rimane (Desperate characters, 1970), racconto della rottura tra due coniugi a causa di un gatto randagio. Il malessere interiore e la fragile ipocrisia dei rapporti familiari caratterizzano... Approfondisci
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