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Anno edizione: 2018
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Dopo Il libro di Natale, La leggenda della rosa di Natale, La Notte di Natale, una nuova raccolta di racconti legata alla tradizione nordica di Selma Lagerlöf.
Troll, geni e spiriti della natura sono i protagonisti di questa raccolta di dieci magistrali racconti della grande narratrice svedese Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, «la più grande scrittrice dell'Ottocento», secondo Marguerite Yourcenar. Storie ispirate alla tradizione delle antiche fiabe svedesi, quella dei miti e delle leggende tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche: un giovane cavaliere spaventato cerca di difendersi da un brigante che sembra un troll; un apprendista calzolaio ottiene la terra di un cimitero risvegliando poteri diffcili da controllare per un semplice umano; un troll rapisce il figlio di un uomo e gli dà in cambio il suo; una strana creatura viene a «salvare» un essere umano in modo che possa continuare a gestire il suo maniero... Che metta i suoi indimenticabili personaggi alle prese con l'ignoto e le forze misteriose della natura, o che ci metta a confronto con la nostra intuizione dell'irrazionale, in tutte queste storie Selma Lagerlöf impone il suo magnifco talento di narratrice e un umanesimo che ancora oggi la rende tra gli scrittori più amati e universali della storia della letteratura.
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Avevo qualche resistenza nel dare credito al Nobel Lagerlӧf (all’inizio della storia del premio, vuoi che non l’abbiano dato quasi subito a uno o a una svedese?), anche conoscendo qualche Nobel italiano non eccelso. E invece mi sbagliavo, almeno a giudicare da questi racconti: basta leggerne qualche frase per provare interesse per la storia e già un sottile piacere. Sono sufficienti cioè poche righe a costruirti un mondo, o meglio a fartelo intravedere, e ad avviare una bella storia tesa, che vuoi sapere come va a finire: sarà quella miscela di fantastico e di realistico, in proporzioni variabili ma efficaci; sarà lo stile sobriamente popolaresco, che però conserva una nobiltà tutta ottocentesca - o primonovecentesca -, che per certi versi ricorda qualche racconto della nostra Deledda, non a caso premio Nobel pure lei. Insomma, ci trovi poche chiacchiere, quasi sempre poche descrizioni d’ambiente e psicologiche ma tutte funzionali alla trama, nessun moralismo evidente e una trama che fila veloce. E poi la visione del mondo e della vita di chi ha molto vissuto, lavorato e sofferto, ma non te lo viene certo a ricordare col dito alzato. Nella quale è scontato e naturale pure certo soprannaturale. E infine un’istintiva solidarietà per la povera gente, i lavoratori manuali, a volte indolenti a volte seri e onesti, e per qualche altro disgraziato destinato a finire male, proprietari ubriaconi o dediti al gioco ma anche un brigante da strada; e per le donne, più di una, materna e generosa, oppure laboriosa e forte (fin troppo), senza quell’insistenza fastidiosa e artificiosa dei libri scritti-da-donne-che-parlano-di-donne-per-le-donne. Insomma, mi pare d’intravederci persino le origini della tanto invidiata socialdemocrazia scandinava. Eppure sono favole nere, quasi tutte, in una certa varietà di stile. Un libro breve, agile, e di racconti brevi e agili; e un’altra donna e scrittrice da conoscere e da ammirare, almeno per me e si spera per molti altri uomini, finalmente.
Racconti fantastici e allo stesso tempo molto diversi tra di loro.
Selma Lagerlöf (prima donna a vincere il premio Nobel per la Letteratura, nel 1909) ci mette in contatto col Pantheon nordico, abitato da numerosi spiriti o esseri sovrumani (paurosi perché ingovernabili), insegnandoci l’armonia e il rispetto per la natura e per il mistero dell’esistenza. Veniamo condotti in territori dove lo spazio-tempo ordinario è sospeso, mentre si rinnovano, ammalianti, le narrazioni della tradizione orale scandinava. Toccante la storia dei Troll che scambiano i loro figli con quelli degli umani.
Recensioni
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