E l'uomo incontrò il cane

Konrad Lorenz

Traduttore: A. Pandolfi
Editore: Adelphi
Edizione: 35
Anno edizione: 1973
In commercio dal: 25 gennaio 1977
Pagine: 124 p., Brossura
  • EAN: 9788845901638

21° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Biologia, scienze della vita - Zoologia e scienze degli animali - Comportamento degli animali

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Recensioni dei clienti

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    Luigi

    08/03/2015 14:53:02

    Una cosa dovrebbe spaventarci: l'uomo non merita la lealtà e la fedeltà del cane, ma il fatto che i cani abbiano sentimenti molto forti e densi dimostra che nutrono non solo amore ma compassione per noi, ora confusi, ora smarriti, e sembra quasi dicano "prendimi e seguimi, non hai nulla da temere perchè sarò qui con te" restituendoci quella forza che avevamo perso prima. Il libro di Lorenz è poesia, magnifico il modo in cui parla dei nostri splendidi cuccioli, delle sue esperienze...è da leggere!

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    Andrea

    20/10/2014 16:16:11

    Libro molto interessante, sia per quanto dice riguardo all'etologia canina e all'evoluzione della specie sia per l'amore sconfinato per i cani, e più in generale per gli animali, che è in grado di trasmettere. Devo ammettere che però mi aspettavo qualcosa di meglio, di più profondo. Segnalo anche che in un punto il libro dice che il cane domestico discende dallo sciacallo dorato, questo non è vero perché, come ammise più tardi lo stesso Lorenz, il cane discende quasi esclusivamente dal lupo. Comunque, se avete o volete un cane, leggetelo!

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    Anna

    27/12/2011 10:24:33

    Imprescindibile lettura per chiunque ami i cani

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    gecogeco

    15/07/2009 00:40:55

    Il miglior libro mai scritto sulla relazione uomo-cane

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    Simonetta

    20/05/2009 15:51:36

    Scritto in un linguaggio semplice e adatto ad ogni lettore. Non potrete che innamorarvene.

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    Claudio

    14/01/2009 15:34:01

    E' un libro che si dovrebbe IMPORRE per legge a chiunque abbia gia' o voglia avere in futuro un cane. Essendo un libro di quasi quarant'anni fa' in certi momenti denuncia qualche datazione, ma non e' per quello che lo si DEVE leggere. Tra l'altro al mio cane, che per motivi della mia eta' sara' purtroppo l'ultimo, ho dato il nome di un cane citato nel libro.

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    Fabio

    19/06/2008 13:44:30

    Cosa dire.. Hanno gia' detto tutto dal '73 ad oggi,sia del libro che di Lorenz. Solo poche parole: Genio,Nobel,Lorenz,Amici,Perfetto.

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    Pablo

    12/11/2006 10:32:23

    E'un libro da leggere semplicemente perchè fa capire che il cane non è un essere da tenere solo prchè la moda del momento lo impone,ma perchè nel cane si può trovare realmente un compagno di vita.

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    daniela

    15/07/2005 12:50:17

    Un libro da leggere, per tutti.A me ha aiutato a capire il senso della vita di un amico scomparso e a rispettare i cani in quanto tali non come surrogato di un affetto umano mancato.Per chi ha un cane significa comprendere e avvicinarsi ad un mondo bellissimo perche' puro, senza ipocrisie.Ai ragazzi potrebbe far venir voglia di intraprendere gli stessi studi dell'autore.Rispetto per tutte le forme di vita, amore consapevole ma allo stesso tempo passione per la ricerca scientifica fanno di questo testo uno strumento di comprensione per l'ambiente in cui viviamo.

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    fabiana

    20/09/2004 12:50:02

    Non posso far altro che sostenere quanto detto dai precedenti lettori. Vorrei soffermarmi sulla grande capacità di quest'uomo di osservare e sperimentare. Ho letto questo libro qualche anno fa e da allora non ho fatto altro che testare quanto egli dice sui miei cani. E' inutile dire che è stata una grande gioia riuscire finalmente a 'capire' alcuni atteggiamenti che fino ad allora rappresentavano un 'buco nero'. Grazie Lorenz

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    Ferdinando Zanini

    25/09/2002 14:15:48

    Un bel libro, ben scritto i cui contenuti sono di facile comprensione a tutti. Ciò che traspare è un animo gentile verso tutti gli animali poichè , necessario alla comprensione del loro comportamento . La fine del libro puo strappare qualche lacrima a chi ha posseduto e possiede cani.... da non perdere!

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    aranbanjo

    16/01/2002 16:08:50

    Questo libro è semplicemente meraviglioso da un punto di vista di puro e semplice amore nei confronti degli animali ed in particolare dei nostri amici cani...Non solo però. Da un punto di vista scientifico, per ciò che riguarda l'etologia naturalmente, credo che tutti i miei colleghi cinofili e chiunque abbia intenzione di diventarlo dovrebbero prendere,leggere e assorbire questo libricino di Lorenz e tenerselo caro come un piccolo manuale che custodisce la "verità". Concludo ricordandovi che i BASTARDI non sono cani, ma chi li abbandona o maltratta.

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MARSHALL THOMAS, ELISABETH, La vita segreta dei cani

LORENZ, KONRAD, E l'uomo incontrò il cane

ADRIAN, CHRISTINE, Atlante delle razze canine
recensione di Mannucci, A., L'Indice 1994, n.10

Da gennaio a marzo 1994 la traduzione italiana de "La vita segreta dei cani" ha avuto ben tre edizioni. Negli Stati Uniti l'originale ha riscosso un grande successo, che si è ripetuto in vari altri paesi. Quali sono i motivi dell'entusiasmo che ha accolto questo libro? Forse il giusto equilibrio tra "storie di vita vissuta", che piacciono tanto, e analisi scientifica o perlomeno colta. Sicuramente, tra le cause del successo, c'è l'affetto con cui l'autrice parla dei cani, dei suoi cani. Non c'è il tentativo di essere oggettivi, nel senso di distaccati ed estranei. Elisabeth Marshall Thomas applica (consciamente?) il criterio che Konrad Lorenz dichiarava nella premessa al suo libro "L'anello di re Salomone": "Per scrivere sugli animali bisogna essere ispirati da un affetto caldo e genuino per le creature viventi", continuando: "Le verità dell'universo organico si impongono infatti sempre più al nostro amore e alla nostra ammirazione e divengono sempre più belle quanto più profondamente si penetra in ogni loro peculiarità". Argomento del libro è la coscienza del cane, dice l'autrice nella prima riga. Un tema solitamente affrontato con cautele e distinguo, col timore di cadere nel peggiore dei peccati: l'antropomorfismo. La Marshall prende di petto questo pericolo, senza esitazioni. Credere che "soltanto gli esseri umani sono capaci di pensieri e emozioni" è assolutamente lontano dalla verità, "un mero strascico della dottrina cristiana sulla Creazione". Non solo. È questa nozione, rifiutare la coscienza agli animali, che è antiscientifica, e non il suo opposto, perché "noi esseri umani abbiamo sviluppato la coscienza - se non vogliamo spiegare tutto con i miracoli - grazie alla nostra lunga evoluzione come mammiferi... Dopo tutto, pensieri ed emozioni hanno un valore evoluzionistico". Così viene liquidato, semplicemente ma con argomenti forti e seri, questo timore. La Marshall non si vergogna di dichiarare il suo affetto, le relazioni che ha con i cani. Questo libro infatti parla proprio del legame che coinvolge osservatore e osservato; qualcosa in più, nel caso degli animali e di quelli d'affezione in particolare, della ricomposizione tra soggetto e oggetto. Oltretutto, ricorda la Marshall, i cani "dividono la nostra vita da ventimila anni,... il nostro mondo è il loro habitat naturale, e lo è sempre stato. Inoltre, poiché i loro antenati non erano affatto cani bensì lupi, i cani non sono mai esistiti in quanto specie selvatica. L'autrice comunque non si limita a raccontare fatterelli o episodi; il suo tentativo è stato quello di registrare la vita di un gruppo di undici cani, cinque maschi e sei femmine, dieci dei quali sono rimasti con lei per tutto l'arco della loro vita, per un totale di oltre centomila ore di osservazione. Il suo intento è "sapere cosa fanno i cani quando sono lasciati a sé stessi". Certo questi animali non potevano comportarsi in modo del tutto naturale, dato che la loro padrona, e i lettori ne sono subito avvertiti, controllava spostamenti e riproduzione. Le femmine, dopo una o due cucciolate o anche subito, venivano sterilizzate. Questo potrebbe essere un buon insegnamento per la Lega del cane italiana, che riceve una quota dalle vendite del libro, e che non ha mai fatto una campagna per la sterilizzazione dei cani. Affascinano le avventure di Misha, il bell'husky ospite della famiglia dell'autrice, che da solo percorre tutta la città, attraversando con attenzione gli incroci ed evitando macchine e accalappiacani; impietosisce la difficile maternità di Koki, traumatizzata dai maltrattamenti subiti durante il suo lavoro come cagna da slitta; commuove la morte di Zooey, malato di reni. Lasciano un po' perplessi invece il "matrimonio" tra Misha e la bella Maria, o il "miracolo" di Maria (con questo nome!) che riesce ad allattare un cucciolo adottato senza aver partorito. In certi momenti questo libro appare un po' ingenuo, quasi racconto edificante e un po' compiacente verso i cinofili. I cani sorridono, scrive la Marshall, con il loro sorriso specifico e anche imitando gli esseri umani. Tutti i padroni di cane acconsentiranno, entusiasti di aver trovato conferma a una loro impressione, per molti inconfessabile.
Nello stesso tempo però "La vita segreta dei cani" lascia trasparire, con leggerezza, riflessioni serie e importanti. L'interpretazione dell'importanza del gruppo sociale per i cani, per esempio, è molto interessante. Quando la Marshall racconta degli infanticidi che ogni tanto si verificano tra i suoi cani pensa ai Boscimani Ju/wa del deserto del Kalahari, in Sudafrica, con i quali aveva vissuto da giovane (così, minimizzando, comunica il proprio passato da antropologo). Se tra gli Ju/wa nasce un bambino che non può essere allevato perché in competizione con un fratello o una sorella ancora da svezzare, la madre lo uccide: "Anziché perdere entrambi i figli, la madre uccideva un neonato alla nascita, quasi come aveva fatto Koki". Un paragone che può scandalizzare qualcuno, ma che riporta a un fatto essenziale. L'essere umano non è, non è solo, quello bianco, occidentale, civilizzato, colto, con linguaggio scritto e parlato e magari il computer. La storia della specie umana è molto più antica, e meno luminosa e lineare di quel che piace ricordare.
Tornando ai cani, non si può non parlare di "E l'uomo incontrò il cane", un vecchio libro di Lorenz che ebbe un notevole successo e ancora oggi viene ristampato. Nel titolo originale c'è 'Mensch', che significa essere umano, ma il primo incontro descritto da Lorenz è proprio con l'uomo, maschio e cacciatore. Nel racconto, volutamente un po' romanzato, si narra di quando gli antenati dei cani si accostarono all'uomo, molto e molto tempo fa, seguendolo e aiutandolo nelle battute di caccia. Non sono i lupi, come molti potrebbero pensare, ma gli sciacalli. Secondo il famoso etologo infatti quasi tutte le razze canine derivano dallo sciacallo, e solo alcuni cani nordici (samoiedi, chow-chow, esquimesi e pochi altri) hanno sangue lupino e neanche completamente puro. Lorenz si dilunga su queste diverse origini e sulle differenze di carattere che ne provengono. Tale concezione fu contestata e in seguito Lorenz stesso smussò un po' la sua posizione a riguardo. Ma per il lettore non è questo l'aspetto più importante. Lorenz informa e dà spiegazioni scientifiche, ma nello stesso tempo tesse l'elogio del "miglior amico dell'uomo", del suo affetto e delle sue capacità. Le descrizioni della fedeltà del cane sono tali da smuovere anche il cuore più duro, come gli appelli all'obbligo morale verso questo animale, spesso invece trascurato o abbandonato (l'abbandono non è frutto dei moderni!). Anche alla base di questo libro c'è il rapporto, la familiarità, e non manca una piccola polemica contro gli studi di laboratorio. Lorenz con i suoi animali ci vive e ci passa il tempo; per esempio per studiare il dingo ne fa allevare un cucciolo da una delle cagne di casa, osservandone attentamente il comportamento.
Tra l'altro, Lorenz dice che gli animali domestici non sono meno intelligenti di quelli selvatici e che il linguaggio umano è un mezzo espressivo più rozzo di certe forme di comunicazione tra animali. Egli però non intende sovvertire le gerarchie del mondo e insiste sulla posizione unica e più elevata che, tra tutti gli esseri viventi, occupa l'uomo ('Mann' o 'Mensch'? Dato il non troppo sottile maschilismo dell'autore, il dubbio è legittimo). Per avere una panoramica delle razze canine più diffuse c'è l'"Atlante delle razze canine. Una guida di riconoscimento", chiaro e ben fatto come in genere sono i manuali della Franco Muzzio editore. Nella brevissima introduzione, nove pagine, Alberto Meriggi riesce a dare anche alcuni fondamentali consigli per la "manutenzione" del cane.
E chi non ama i cani? Deve leggere "Il gatto in noi" (vedi alla pagina seguente la recensione di Carlo Lauro), in cui William Burroughs dà un allucinato resoconto di come agisce il fascino felino. E una poco poetica spiegazione di come il cane si avvicin• all'uomo. Niente di eroico, altro che l'amicizia virile elogiata da Lorenz. I cani si avvicinarono agli accampamenti umani per nutrirsi delle feci. "Mangiatori di merda", li chiama infatti con disprezzo Burroughs.