Vanagloria - Hans Tuzzi - copertina

Vanagloria

Hans Tuzzi

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Collana: Varianti
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 29 marzo 2012
Pagine: 462 p., Brossura
  • EAN: 9788833922300
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Vanagloria

Hans Tuzzi

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Gaia la libraia

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Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panerà, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate d'amore, di potere, di sesso - in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata "la campana dell'ultimo round"; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock'n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Un romanzo talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico - che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori "alti" - amore e morte, e l'arte, nelle loro varie declinazioni - che soli possono dare un senso alla vita.
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    sergio bettini

    15/04/2015 09:11:34

    Come direbbe Flaiano perde cultura da tutte le parti (veramente lui non parlava di cultura) e questo è sufficiente per un voto alto. In questo deserto culturale in cui sono più quelli che scrivono che quelli che leggono Tuzzi è un gigante da questo punto di vista. Che poi non ci sia trama o piuttosto nascosta da un horror vacui di citazioni fa parte del suo stile. Forse non il massimo voto ma certamente non il minimo: margaritas ante porcos e povero anche il maiale (cit.) Le caratterizzazioni del mondo universitario, purtoppo reali, meritano da sole la lettura.

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    Democritus Jr. Jr.

    08/01/2013 19:44:21

    Da molto tempo non leggevo un romanzo così potente, per forma e contenuti. La prosa è assolutamente degna di nota: raffinata, intelligente ed efficace come poche (chi ha detto Fruttero & Lucentini?). Emerge, ferocissima, la descrizione dello sfacelo morale di una società - la nostra - prigioniera delle proprie vacue ambizioni e delle proprie illusioni, destinata quindi a non sopravvivere a se stessa, come lo spietato finale profetizza. La perfetta caratterizzazione dei personaggi, il moltiplicarsi dei punti di vista e l'affascinante contrappunto di citazioni e rimandi letterari più o meno nascosti contribuiscono a dare spessore e respiro ad un'opera davvero notevole.

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    Elena Rossi

    18/10/2012 09:32:05

    Il libro più borioso, pomposo, fastidioso ed inutile che abbia letto in vita mia. Spocchioso ed inutile sfoggio di onniscenza trasversale, citazioni in dialetto, in latino, e in altre lingue, giusto per fare bella mostra di "quante ne so", infilate ovunque, che non aggiungono assolutamente nulla, ne alla storia, ne ai personaggi. Infarcito di riferimenti, citazioni, allusioni, a qualsiasi conoscenza "culturale" di cui si possa far sfoggio. L'ho odiato con tutte le mie forze. La storia è noiosa, i personaggi banali e stereotipati, l'ambientazione inutile e farlocca, le descrizioni prolisse, lo sviluppo inesistente e prevedibile. 455 pagine di tedio assoluto. Eppure l'ho finito. Per poterlo odiare fino in fondo e poterne parlar male fino alla fine dei secoli.

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    alberto genovese

    26/07/2012 19:23:16

    Curioso il titolo: icastico, costituito da un solo sostantivo polisemico, sembra prefigurare un romanzo a tesi. Scopriremo che si tratta dell'affresco dell'odierna generazione che ha superato la soglia dei cinquant'anni, il cui tratto caratteristico è appunto la vanagloria. Il libro, ambientato in una Milano celata da distopica "Paneropoli", ne sviluppa almeno due significati: il biblico vanitas vanitatum, e boria, meneghina accezione di bauscia. Nel primo dei due significati, l'ammonimento di Qohelet non è saggia memoria del limite del senso che si può dare alla vita, bensì abdicazione di qualsiasi ricerca di senso: i personaggi abbracciano il nulla sotto le vesti illusorie di ogni sorta di crapula (dal sesso al possesso). In quanto alla boria, si tratta della frenesia del successo, declinato come vacuo piedistallo del sé. Insomma, le tre esse del diavolo: sesso, soldi, successo. Sapidi e non disprezzabili ingredienti della vita (soprattutto il primo), diventano i sintomi del declino di una società quando vengono perseguiti come scopi ultimi, naufragio dell'essere che si aggrappa all'avere. Alla fine, che cos'è la vanagloria se non l'abbraccio mortale dell'anima con il nulla, la cifra del disfacimento di ogni ideale? Non si poteva effettivamente trovare un titolo più adatto e omnicomprensivo di questo - Vanagloria - quale fuggevole cronaca, malinconica e crudele, del declino morale della società italiana. Commedia umana imparentata più con i quadri di Bosch che con le opere di Balzac. Come in tutte i libri di Hans Tuzzi, anche in Vanagloria non mancano la prosa elegante, gli squarci di conversazione colta, i bagliori di erudizione, la nascosta pietà per la condizione umana. Solo la mano sapiente di un grande scrittore può essere capace di tessere un arazzo minuzioso ed elegante usando i fili caotici e talora sudici della realtà. Vanagloria appartiene alla rara schiera di quei libri dai quali non si esce indenni né senza un bottino di bellezza e di riflessione.

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    Roberto

    04/07/2012 16:32:43

    Normalmente Hans Tuzzi mi piace. Ma, a differenza di tutte le ottime votazioni che mi hanno preceduto, devo dire che questo libro è una vera delusione. Sembra un mero esercizio di stile, dove ogno frase sembra pensata e ripensata per apparire strabiliante ed originale. Tutto questo ha reso la storia (che non c'è) molto lenta, ma sopratutto ha reso i personaggi molto, troppo simili. Sono tutti culturalmente preparatissimi, molto snob, superiori ai fatti umani, in poche parole, insopportabili. Rendendo alla fine insopportabile tutto il romanzo. Voto 1 perche è Tuzzi, ma forse si meritava meno.

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    Tommaso Ferrini

    15/05/2012 18:11:50

    Un romanzo colto, una scrittura raffinata e variegata, piena di lingue e di linguaggi; un romanzo difficile, ma che si legge d'un fiato, quasi il lettore volesse conoscere il destino che lo attende come spettatore di un mondo senza eroi e senza possibilità di sopravvivenza.

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    ottavia niccoli

    29/04/2012 22:18:09

    Ho letto, anzi divorato, Vanagloria in tre giorni; questo può far comprendere quanto sia stata presa e conquistata. Bella e crudele la fine con la remota citazione proustiana, ricchissimo il ventaglio dei personaggi: insomma proprio un bel libro.

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    Maria Gregorio

    28/04/2012 12:40:25

    Sono un'affezionata lettrice di Hans Tuzzi, e amo il saggista tanto quanto il romanziere. Qui al suo meglio. Trama densa (anzi: trame dense), densi anche i tanti personaggi, un susseguirsi di scene che trovano compimento soltanto all'ultima pagina. La suspense non manca, ma è inappariscente, come un rivolo sotterraneo a irrorare l'ampia distesa delle pagine. Una lunga, godibile, mai faticosa camminata nella storia di oggi, un romanzo di fatti e di idee, sorretto da una lingua mirabile. Eccellente. Lo consiglio a chiunque ami le ampie strutture narrative.

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    franco doria

    26/04/2012 16:58:09

    Un romanzo di classe, con una scrittura piacevole, finalmente ricca nel lessico e nei contenuti, nel contempo ironica e mai stucchevole. Un interessante giudizio sulla nostra società, posto in nome di una "cultura" che forse si sta smarrendo.

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    laura agalbato

    26/04/2012 16:52:34

    Amo molto i libri di Tuzzi, questo poi è bellissimo . Leggerlo è proprio un piacere che mi riservo ogni sera nel silenzio della mia camera.

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  • Hans Tuzzi Cover

    Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bon, è l’apprezzato autore – oltre che di saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario – dei celebri gialli ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Melis: Il Maestro della Testa sfondata (2002), Perché Yellow non correrà (2003), Tre delitti un’estate (2005). Gli ultimi tre: La morte segue i magi (2009), L’ora incerta fra il cane e il lupo (2010), Un posto sbagliato per morire (2011) sono pubblicati da Bollati Boringhieri.Con Vanagloria (2012), Tuzzi ci regala una nuova, sorprendente prova narrativa fuori dal genere giallo e con Morte di un magnate americano (2013) arriva finalista al Premio Commisso. Altri suoi libri pubblicati da Bollati Boringhieri sono: La figlia... Approfondisci
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