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Mi son trovato a leggere queste pagine con la curiosità di un siciliano trapiantato da molti decenni nel fiorentino ed ormai caratterialmente ed affettivamente legato alla città del fiore. Sapevo delle difficoltà che aveva avuto il viceprocuratore Chelazzi nella sua ricerca della verità, ma trovarselo scritto davanti è stato una specie di shock. Ringrazio quindi lo sconosciuto scrittore (perché lo pseudonimo?) per avermi fatto tornare alla mente fatti che nessuno dovrebbe mai dimenticare e per la scena convitale a casa del maestro Brunelleschi, degna di un grande scrittore.
Tre personaggi di tre autori fiorentini che si muovono sotto i cieli di Firenze. Sto parlando del commissario Bordelli nei numerosi romanzi di Marco Vichi, del giornalista Carlo Alberto Marchi in quelli di Gigi Paoli e dell’ingegner Guido Peruzzi che si muove nel recente romanzo con titolo in latino AEQUINOCTIA un pochino inquietante. Tre personaggi che si muovono ai confini del crimine: Bordelli è il Commissario Capo della Mobile di Firenze negli anni ‘60, Marchi è un giornalista di cronaca giudiziaria ai giorni nostri e Peruzzi è il perito della Procura Nazionale Antimafia quando erano in carica sia Vigna che Chelazzi cioè a cavallo della fine del secolo. Tre personaggi diversissimi fra loro: Bordelli combatte sia il crimine che le ingiustizie ed ha un occhio di riguardo per gli sfortunati; Marchi single con figlia a carico deve combattere con la quotidianità e le banalità; Peruzzi si muove in un orizzonte senza né tempo né spazio, come un cavaliere o meglio come un saggio d’altri tempi. Compatibili con i loro autori: Vichi ha ali da vero scrittore, Paoli penna da giornalista e l’autore di AEQUINOCTIA (ma perché lo pseudonimo?) passo da letterato, anche per le scene ambientate nella Firenze medievale (fra l’altro notevoli). Sono affezionato a Bordelli per la sua umanità, per la sua estrazione di ex-partigiano, per il suo amore per la buona tavola e la letteratura. Altrettanto a Marchi, perché è la copia di tutti noi: quelli che combattiamo quotidianamente con il tran-tran sempre in attesa di qualche rarissima positività. Per quanto riguarda Guido Peruzzi, che credo non solo sia il protagonista di AEQUINOCTIA ma anche l’autore, è quello che tutti noi, nei rari momenti di lucida pazzia, vorremmo fare ed essere: contro tutto e contro tutti senza aver paura dei rischi né dei pericoli. Insomma uno che finirà senz’altro male, ma forse degustando un Vinsanto Avignonesi del 1990.
Ho sempre ipotizzato che le ragioni per le quali un autore usa uno pseudonimo in luogo del suo nome vero, siano due. La più importante è che voglia prendere le distanze dal libro perché il contenuto è lontano dalla sua vita reale, oppure perché l’autore è conosciuto per tutt’altro, oppure semplicemente perché si vergogna. Ma c’è un altro motivo che , a mio parere, si applica all’autore di AEQUINOCTIA ed è proprio l’opposto della ragione precedente: che alcune od anche una buona parte delle cose narrate od accennate siano ispirate a fatti reali. Questo l’ho dedotto da alcune considerazioni riguardanti il rapporto uomo-donna com’è descritto nel libro. Nel romanzo il protagonista incontra due figure femminili, entrambe caratterizzate da grande bellezza. Ma, notate bene, il nostro “eroe” mentre con la prima si mette a dialogare in fiorentino antico, con la seconda disquisisce su tematiche della Somma Teologica di Tommaso d’Aquino. Visioni letterarie entrambe, totalmente inverosimili nella vita reale. Desiderio di perfezione od odio del quotidiano cioè della banalità? In ogni caso un libro onesto, che è una rarità oggi.
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