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Thomas Pynchon

Traduttore: G. Natale
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 697 p. , Brossura
  • EAN: 9788817866903

Romanzo apocalittico e grottesco al tempo stesso, L'arcobaleno della gravità si sviluppa di scena in scena spostando nello spazio e nel tempo - dalla Betlemme di Cristo alla Londra colpita dalle V-2 alla Los Angeles di Nixon - il "presente" della narrazione. Oltre quattrocento personaggi interpretano una trama formata dai frammenti più svariati della cultura, avvolgendo il lettore/spettatore in una ragnatela fitta di significati e coinvolgendolo in uno spettacolo unico e indimenticabile.

Recensioni dei clienti

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    marco

    16/04/2016 21.07.56

    Non basta che un libro accumuli concetti, nozioni tecniche, lingue diverse, metariferimenti a tutte le culture possibili e quant'altro per essere bello. Bisogna anche disporre tutto questo armamentario in modo che il lettore possa fruirne senza tenere in mano il manuale di istruzioni. Invece Pynchon il lettore lo maltratta, infliggendogli cambi di tempo e luogo senza avvisarlo, personaggi stralunati che si muovono con la logica dei pesci in un acquario, interminabili discussioni su argomenti che compaiono senza un senso definito. Questo sadismo joyciano consistente nel rendere faticosa la lettura e misterioso il senso di un'opera per esaltare la propria cultura e la propria tecnica è senz'altro uno dei caratteri più irritanti della modernità o postmodernità, e non ce libereremo mai troppo presto. Pynchon è uno che sa scrivere, e il soggetto del romanzo è geniale, ma mentre, tanto per dire, un David Foster Wallace riesce a renderci interessante anche la vernice che si asciuga, qui sembra che si faccia apposta a scoraggiare il lettore dall'andare avanti a leggere. Alla fine della seconda parte incontriamo questo angoscioso interrogativo: "Quante possibilità ha una persona di essere una sintesi, Pointsman?": a quel punto ho deciso che potevo vivere anche senza sapere la risposta, ed ho interrotto la lettura.

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    gianluca

    22/11/2014 18.37.30

    Fossero mille pagine di nulla, come scrive un recensore. Sono mille pagine di qualcosa: chissà cosa.

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    Simone Bachechi

    04/08/2013 22.16.47

    Finire la lettura di questo enorme libro deve già essere un motivo di soddisfazione. Il contenuto e i suoi echi forse non sono fondamentali nella messa a terra del tomo, che adesso a lettura ultimata, a opera conclusa ma si può dire conclusa nella lettura un opera del genere? (forse sarebbe meglio considerarla una lettura ininterrotta, una sorta di nastro magnetico continuo) rivendica una azione che ha nella simultaneità un effetto di incontrollabile nausea da sovraccarico come se lo spazio debordante del testo nel suo investire lo spazio mondo del creato e dello scibile letterario nella sua nemesi e dove l'humus narrativo e storico è solo accidente, un accenno di gravida luce che svanisce, personaggio dopo personaggio, trama dopo trama, traccia dopo traccia, avventura dopo avventura. Appoggiando queste quasi mille pagine sul tavolo o sulla mia scrivania da lavoro, dove ho combattuto strenuamente per un mese con la sfida a me stesso se continuare sì e ancora una sola pagina di lettura e di disturbo oppure sbatterlo nel primo angolo libero della mia libreria, ho il sentore che questo strano cubo si possa animare, tutte le facce, le formule e funzioni, tutti gli eventi e tutta la storia, potesse iniziare a sobbalzare e magari che il tomo si potesse spostare di un niente rispetto al piano solido del mio tavolo, determinando un niente che non avrebbe mai cambiato di nuovo niente in questo mio mondo (la letteratura ha un senso?) . Ho come il sentore che come scuotendolo il tomo possa generare tante bolle come quando si agita una bottiglia di acqua gassata, quando l'anidride carbonica per la pressione esistente libera verso l'alto le sue inconsistenti creature. L'arcobaleno della gravità è un mondo che quasi non esiste, o esiste solo in una unica mente, in un universo lontano dai nostri porti sicuri, in una bottiglia, eppure i suoi riverberi sono qui che creano fibrillazioni assiali o semplici spostamenti di un volume su un tavolo, questa è la letteratura.

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    Giuseppe Russo

    23/11/2012 11.46.04

    A 40 anni dalla sua pubblicazione, l'aggettivo che viene spontaneo associare all'opus major di Pynchon è: "enorme"! In questa opera immensa tutto è enorme, ipertrofico, eccessivo. Enormi sono le sue ambizioni, il suo progetto, la sua simbologia, i suoi assetti linguistici, perfino la sua acida ironia. «Gravity's Rainbow» va considerato come una storia alternativa dell'Occidente nelle fasi cruciali del XX secolo, con particolare insistenza su quella «Europa cristiana [che] è stata sempre sinonimo di morte e di repressione» (p. 410), animata soprattutto dal desiderio di mostrare le radici stesse di questa strana pulsione di morte collettiva confluita nel nazismo. È vero che per leggerlo occorrono nozioni di fisica teorica, di balistica, di etnologia, e bisogna conoscere quanto basta il tedesco, l'olandese e il russo. Ma questo accade perché la parabola delineata dal missile-feticcio pynchoniano rappresenta una curva storica alternativa a quella conosciuta, e non mi sembra poco. A proposito, la frase in olandese antico non tradotta a p. 147 significa «Preferirei di gran lunga un maiale d'oro puro ad un porco d'allevamento», e questa massima è per l'autore la carta d'identità del vecchio mondo nell'epoca dei totalitarismi.

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    marcobaschi

    15/06/2011 15.14.05

    mirabolanti escursioni storico psichedeliche, pagine di densità accattivante amate da intellettuali con gli occhialetti fini ed enciclopedia alla mano; straordinarie digressioni descrittive sulla miriade di oggetti e sulle storie ad esso collegate; sicuramente un capolavoro di "qualcosa". Ma a me, sinceramente, fa schifo. Adesso mi toccherà leggere Hemingway per disintossicarmi. Rivoglio i 12 euro.

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    V.

    19/07/2010 16.38.24

    Esperienza letteraria unica. Segnalo l'uscita del primo saggio in lingua italiana sul romanzo: Trainini Marco - A silent extinction. Saggio su «L'arcobaleno della gravità».

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    lucioluc

    03/04/2010 10.33.25

    Non faticavo così a portare a termine la lettura dai vecchi tempi dell'Ulisse di Joyce! Libro assurdo, scritto benissimo ma enormemente dispersivo. Ad ogni pagina decidi di chiuderlo ma una forza misteriosa e affascinante ti porta a continuare. Misterioso ed estenuante. Dopo questo ho letto Le benevole di Littell, scritto peggio ma probabilmente più potente.

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    Carlo

    09/09/2009 09.17.45

    Ho faticato tantissimo a finire questo romanzo, devo ammetterlo. Ma al contempo devo ammettere che è uno dei più grandi capolavori contemporanei. Questa è Letteratura, con la L maiuscola, come ormai è difficile trovare in giro.

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    Mimmo

    28/06/2007 11.26.54

    Posso capire, posso capire chi è rimasto sconcertato davanti ad un'opera del genere.Ricordo che anch'io quando l'anno scorso lessi per la prima volta Pynchon("V") mi sentivo confuso.Il problema, secondo me,non è Thomas Pynchon, il suo stile,la sua scrittura,il problema è COME si legge Pynchon.Signori miei questo è uno scrittore immenso,non può essere letto di sfuggita o in maniera superficiale,va approfondito, bisogna leggerlo con la consapevolezza che ogni tanto bisogna alzarsi e consultare l'enciclopedia,internet o altro,bisogna dedicarvisi completamente.Dietro ogni frase, ogni periodo sono nascoste gemme che anche un uomo con una buona cultura non può cogliere se non fermandosi e approfondendo, e d'altronde qual è lo scopo della letteratura se non quello di far crescere il lettore.Leggetevi la storia degli Herero,leggetevi la parte in cui Slothrop e Geli sono sul monte Brochen,o fermatevi alle prime pagine dove "Pirata" Prentice entra in contatto con il rumeno;Pynchon ha una conoscenza della storia e delle cose del mondo ineguagliabile.

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    Matteo

    11/02/2007 14.49.48

    Come si fa a dare un voto a un'esperienza che ti cambia la vita? Come si fa a valutare in termini esclusivamente letterari un'entità logica così densa, complessa, organica, che travalica non solo i limiti dei generi, ma ogni possibile classificazione? Come raccontare lo smarrimento, l'apparente mancanza di un senso, l'evidente e inquietante sottotesto che attraversa questo romanzo? Come poter formulare un giudizio sintetico e razionale di fronte a un mandala / labirinto di queste proporzioni? E come si può avere la faccia tosta di permettersi di disprezzare quello che oggi viene largamente considerato come un grande capolavoro della letteratura mondiale?

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    Patroclo

    17/12/2006 11.16.36

    fatica immane per finirlo. affascinante in qualche pagina, ma sinceramente incomprensibile (e datato) per la maggior parte del tempo. dello stesso autore avevo apprezzato di piú "V"

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    Vittorio Caffè

    12/11/2005 19.00.19

    Detto semplicemente: la seconda guerra mondiale è stato un evento immenso. Dopo sessant'anni dalla conclusione ancora non ci abbiamo capito tutto, anche perché c'è un forte interesse politico a raccontarla come fa comodo ai potenti di oggi (se uno da retta a Spielberg l'hanno vinta gli americani da soli con lo sbarco di Normandia... sì, e Cappuccetto Rosso, e Zorro!). A quest' evento complesso, labirintico, folle, che ancora oggi raccontiamo a pezzi e bocconi e tra mille contraddizioni, corrisponde questo romanzo complesso, labirintico, folle, pieno di contraddizioni e di trabocchetti. Un romanzo che è come un ottovolante narrativo: inutile resistere, devi lasciarti andare e goderti il viaggio. Anche se ti fa venire le vertigini e il mal di mare. Perché è uno di quei rari libri in grado di trasformare il lettore. E aggiungo: forse il libro non parla solo della seconda guerra mondiale, ma di tutto quello che è venuto dopo. Me e te inclusi.

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    Van Norden

    29/07/2005 10.57.13

    Non riesco proprio a capire l'entusiasmo di qualcuno per queste 1000 pagine di nulla.

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    roby

    23/04/2005 21.43.52

    il libro del secolo.

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    Bernard

    23/03/2005 09.38.54

    "Onanismo letterario"? Già, per gli insoddisfatti la colpa è sempre del partner. La certezza assoluta di essere la misura di come le storie vadano raccontate; questo, è onanismo. Per "una sveltina", caro Paolo, c'è già tanta letteratura mercenaria. E mi raccomando, proteggiti.

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    enrico

    09/09/2004 11.42.34

    Non saprei! Non è stata una sensazione piacevole arrivare fino a pagina seicentoequalcosa, per poi continuare a domandarmi che cosa affettivamente stia leggendo. Il punto è che mille interpretazioni possibili rischiano di lasciare il posto ad un vuoto di significato. Temo che ciò sia proprio il caso di questo libro di Thomas Pynchon. “L’arcobaleno delle gravità” è fuoco d’artificio, gioco letterario, esercizio stilistico…i protagonisti (tantissimi) sono poco raggiungibili e rimangono personaggi astratti di un’interpretazione fantastica del mondo. Un’opera che ha il fascino e l’evanescenza di una bolla di sapone; in un attimo vi si può scorgere tutto e nulla. Sarà anche, come molti dicono, una “grande prova d’autore”, ma non riesco a dare un significato pienamente positivo al senso di smarrimento che mi sta accompagnando fino alla fine della lettura. Resisterò fino ad arrivare alla fine? Nel caso non ci riesca ecco in anticipo la mia valutazione. Positiva! Tanto per incoraggiarmi!

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    Francesco Aloe

    16/11/2003 00.19.19

    Un viaggio psichedelico che t'ingoia e ti tuffa in uno stomaco rarefatto di pura letteratura, forse dopo L'ulisse di Joyce l'ultima grande opera epica del ´900. Una carellata di personaggi grotteschi che ti passano in rassegna bizzarramente e senza dare respiro alla tua fantasia, così come i luoghi, le situazioni. Pura estasi per chi ama leggere. Nonostante le mastodontiche dimensioni si legge tutto d'un fiato, e poi la prosa di Pynchon e di uno stile raffinato e unico, a volte ci si impiglia in periodi che sembrano non avere fine...

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    Paolo

    22/09/2003 16.21.57

    Credo ancora che un romanzo debba essere scritto per raccontare una storia. Sennò è puro onanismo letterario: come questo.

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    tyrone

    05/02/2002 15.59.29

    È un buco nero che ti inghiotte e in cui perdi le coordinate spazio-temporali senza più riuscire a trovare un via d’uscita. Comico, tragico, sensuale, surreale… Forse la più importante opera del Novecento insieme a L’uomo senza qualità.

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    Paolo Di Stefano

    15/10/2001 11.30.58

    Do un voto 4/5 perchè la perfezione non esiste ma questo romanzo E' una perfezione della letteratura degli ultimi trent'anni almeno. Provare per credere. Una prosa che nella sua eccessività incanta, tramortisce, finalmente uno che sa scrivere. Concordo, poi, con chi mi ha preceduto. La storia della lampadina che si trascina per pagine, vale da sola un intero libro.

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