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Ecco un altro episodio della serie con protagonista Richard Sharpe, il terzo per l’esattezza, l’ultimo di quelli ambientati in India, imperniato sulla conquista della fortezza di Gawilghur, sempre ritenuta imprendibile. Se alle fasi concitate dell’assedio e della battaglia è dedicata la maggior parte delle pagine, altre sono invece riservate ai contrasti esistenti con il crudele sergente Obadiah Hakeswill, che nei primi due episodi il nostro eroe aveva tentato inutilmente di sopprimere. Da semplice soldato promosso a sergente e poi a sottotenente per meriti sul campo Sharpe sembra dare il meglio di sé in battaglia, allorché si trasforma in una vera e propria macchina da guerra, dimostrando anche un acume fuori dal comune e un innato senso tattico. Benché non sia contento per la promozione a ufficiale, poiché i suoi pari grado lo snobbano, tuttavia è un uomo prezioso e di questo è ben consapevole il generale Wellesley, il futuro duca di Wellington, che non esita ad avere un occhio di riguardo nei suoi confronti. Dove un intero battaglione di truppe ben addestrate non riesce a passare interviene lui e decide le sorti dello scontro, insomma Richard Sharpe è un personaggio che potrei definire un Rambo ante litteram, un individuo che è meglio non avere come nemico. L’abilità narrativa di Cornwell è indubbia, sia per la creatività veramente notevole che per la capacità di descrivere cinematograficamente scene di battaglia, in cui il lettore si immerge volentieri. L’autore non cura in modo particolare la psicologia dei personaggi, tutto preso dallo sviluppo della trama, ma in fondo va bene così, perché le opere di Cornwell come romanzi d’evasione sono senz’altro più che riuscite.
Eccoci arrivati all’ultima avventura indiana di Richard Sharpe, ora ufficiale nell’esercito di Sir Arthur Wellesley nella fase finale della guerra contro i maratti. Arrivati a questo punto nessuno dei due può permettersi la sconfitta; dovranno espugnare Gawilghur, la fortezza che non può essere espugnata. Una trama già di per sé avvincente, da adorare. Inizia come finisce: con azioni belliche descritte in modo a dir poco favoloso, combattimenti avvincenti e molto cruenti, tra i quali domina l’assalto alle porte del forte interno. Cornwell fa si che le giubbe rosse, feroci, sanguinanti e dal viso annerito, si materializzano davanti al lettore fin dal primo istante. Continua la caccia a quel serpente di Dodd, la cui ambizione ormai è arrivata al punto da rasentare la follia (nel periodo trattato si sarebbe trovato bene tra i francesi). Hakeswill invece è come un’infestazione, sembra impossibile liberarsene, e più passa il tempo più aumenta l’antipatia capace di suscitare. Non vedi l’ora di arrivare alla fine solo per la speranza di vederli fare la fine che meritano. I capitoli di questi due personaggi sono alle volte interessanti (più che altri quelli di Dodd) ma anche i più pesanti del libro. Al contrario ho adorato il principe Manu Bappu, straordinario e magnifico sotto ogni punto di vista, almeno quanto mi sono piaciuti gli scozzesi ancora leali al loro vero Re. Il protagonista si mantiene eccezionale, anche se in alcune occasioni si dimostra troppo severo con se stesso. A quanto sembra ha una sola debolezza, è un grande soldato, uno straordinario combattente e quasi sicuramente sarà un ottimo ufficiale, è capace di trovare buoni amici e purtroppo eccellenti nemici, ma con le donne è proprio sfortunato. La ricostruzione degli eventi è come sempre impeccabile, anche grazie alla nota storica finale in cui l’autore, tra le altre cose, spiega cosa ha alterato per fini narrativi. Molto bella la copertina dell’edizione rilegata.
Le migliori parti del romanzo sono l'inizio e la fine. La parte centrale è a tratti un po lenta e monotona, ma il personaggio di Sharpe è ottimamente descritto e caratterizzato. Bellissima l'immagine finale dell'entrata dei "boriosi" ufficiali inglesi nella fortezza di Sharpe.
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