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Traduttore: L. Declich, D. Mascitelli
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 364 p., Brossura
  • EAN: 9788865590553
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    marco d'aviano

    10/09/2017 22.30.17

    Dal punto di vista letterario, il romanzo mescola gli ingredienti che spesso assicurano un buon successo internazionale: intrighi religiosi, sesso, violenza, colloqui col demonio. La trama, la costruzione dei personaggi, lo stile della narrazione sono dozzinali e prevedibili. Dal punto di vista storico, il romanzo contiene una serie di errori: non è vero che sant’Agostino abbia fatto il soldato; nel V secolo non esistono icone dell’Immacolata concezione né statue di Cristo né un’iconografia cruenta della crocifissione; Abacuc non parla della fine del mondo; Ipazia non poteva leggere libri di chimica (!); Tatiano, autore del Diatessaron, non era pagano; il papa di Roma non partecipò al concilio di Efeso del 431; non è vero che a Efeso furono fatte aggiunte al Credo di Nicea; ecc. Tali errori sono marginali rispetto al filo principale della storia, ma dimostrano sciatteria nella documentazione. Per quanto riguarda invece il nocciolo storico, cioè le vicende della chiesa di Alessandria al tempo del vescovo Cirillo, Ziedan conosce le fonti, ma le manipola con un preciso scopo. Quando c’è divergenza tra le fonti, sceglie sempre quella più sfavorevole alla chiesa alessandrina, anche se non è la più attendibile; quando le fonti sono oscure, le interpreta sempre nel modo più sfavorevole alla chiesa alessandrina; quando mancano le fonti, inventa in modo radicalmente sfavorevole alla chiesa alessandrina. Lo scopo del libro è evidentemente quello di gettare infamia sulla chiesa di Alessandria del V secolo, madre della chiesa copta monofisita che arriva fino a oggi, e su san Cirillo, patriarca e grande figura di riferimento per i copti di tutti i tempi. Considerato che oggi i copti sono una minoranza religiosa gravemente perseguitata, possiamo chiederci se Ziedan non fornisca agli islamici anticristiani di oggi, presenti in abbondanza nel suo paese, qualche giustificazione pseudo-storica alla violenza religiosa che insanguina le chiese di casa sua.

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    Riccardo Banchi

    11/10/2016 13.56.18

    Ottimo romanzo, in cui i temi possono risultare imbarazzanti per chi si immagina nel V sec. una Chiesa immacolata, responsabile invece della tragica uccisione della filosofa Ipazia di Alessandria da parte dei violenti cristiani istigati dal vescovo Cirillo: e il protagonista, il monaco Ipa, nel suo peregrinare, vive e descrive anche questi eventi (negli occhi mi scorrono le toccanti immagini del bel film "Agorà"). I dubbi che vestono i panni di Azazel assalgono Ipa per tutta la storia, che in due occasioni conosce l'amore delle donne. Non è un romanzo d'azione, ma si legge molto volentieri, facendo conoscere al lettore un quadro storico scomodo e purtroppo finora poco esplorato. L'autore si dimostra molto preparato in materia e il suo modo di scrivere è di qualità.

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    Riccardo Banchi

    11/10/2016 13.53.56

    Mi cadde per caso l'occhio su questo libro e lo acquistai. A volte il meglio capita proprio per caso. La lettura è scorrevole, i temi possono risultare imbarazzanti per chi si immagina nel V sec. una Chiesa immacolata, responsabile invece della tragica uccisione della filosofa Ipazia di Alessandria da parte dei violenti cristiani istigati dal vescovo Cirillo: e il protagonista, il monaco Ipa, nel suo peregrinare, vive e descrive anche questi eventi (negli occhi mi scorrono le toccanti immagini del bel film "Agorà"). I dubbi che vestono i panni di Azazel assalgono Ipa per tutta la storia, che in due occasioni conosce l'amore delle donne. Non è un romanzo d'azione, ma si legge molto volentieri, facendo conoscere al lettore un quadro storico scomodo e purtroppo finora poco esplorato. L'autore si dimostra molto preparato in materia e il suo modo di scrivere è di qualità.

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    Cinzia Murolo

    10/10/2016 21.18.21

    Un romanzo costruito attorno ad un periodo storico poco conosciuto e pieno di contraddizioni, che mette in luce le discordie interne e la ferocità del fanatismo religioso cristiano ai suoi esordi, tra IV e V secolo. I fatti storici narrati sono ben documentati, anche se la storia personale del monaco Ipa in alcuni momenti appare troppo sdolcinata. Nel complesso un buon romanzo storico, che si fa leggere fino in fondo.

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    Cinzia Murolo

    10/10/2016 21.17.14

    Un romanzo costruito attorno ad un periodo storico poco conosciuto e pieno di contraddizioni, che mette in luce le discordie interne e la ferocità del fanatismo religioso cristiano ai suoi esordi, tra IV e V secolo. I fatti storici narrati sono ben documentati, anche se la storia personale del monaco Ipa in alcuni momenti appare troppo sdolcinata. Nel complesso un buon romanzo storico, che si fa leggere fino in fondo.

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    ALEX

    17/12/2015 14.35.09

    libro puerile, scontato e baldanzoso. l'ho comprato un anno fa usato a due soldi in un mercatino delle pulci e l'ho letto solo ora. trovo banale la storia e il susseguirsi dei fatti; banale il monaco Ipa, il quale non riesce neanche a decidere per sé il proprio destino (ci deve pensare il piccolo demone Azazel), "ma è stato lui a convincermi di cose nelle quali dubitavo" si legge alla fine. troppo poco approfondite le pochissime teorie filosofiche/teologiche che si esprimono nello scritto, con la pena di essere banale anche qui perchè non tratta nulla di nuovo. tralascio infine il tratteggio dei cristiani del tempo, non sarei per nulla lusinghiero nei confronti dell'autore "rinomato studioso egiziano specializzato in studi arabi e musulmani". se questa è la migliore letteratura che la cultura araba riesce a fornire consiglio vivamente di tenersela per sé.

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    giancarlo

    07/11/2014 21.48.13

    Sono approdato a questo libro dopo aver letto in una recensione che "Azazel" di Y. Ziedan è considerato l'omologo del "Nome della rosa" di U. Eco nel mondo arabo.Viviamo veramente in anni oscuri! Azazel è un tentativo maldestro di romanzare vicende storiche e filosofiche più grandi dell'autore. Come romanzo ci troviamo di fronte all'opera di un dilettante che fatica a tenere il ritmo della narrazione, molto spesso noiosa, ripetitiva, soporifera in molti punti. Le descrizioni raggiungono la sufficienza quando si vestono dei toni orientaleggianti tipo "Le mille ed una notte". Il protagonista risulta inconsistente, spesso patetico, il suo massimo lo dà nei momenti critici del romanzo con manifestazioni somatiche di tipo isterico. La parte migliore del libro è la descrizione della triste vicenda di Ipazia. Qui il ritmo narrativo è buono e ben delineata è la figura della filosofa. La sostanza storico-filosofica del romanzo si esaurisce in brevi accenni alla disputa cristologica tra Cirillo e Nestorio. Dato che l'autore è un noto storico egiziano mi sarei aspettato qualcosa di più su questo versante che è trattato in modo superficiale per non dire da impreparato (secondo l'autore il concilio di Nicea si sarebbe tenuto nel 331 d.C. ma nei nostri testi di storia la data è quella del 325 d.C.). Quanto poi alla posizione filosofica del protagonista Ipa, questa è quasi incomprensibile nel senso che oscilla da un manicheismo di fondo a posizioni di tipo gnostico. Il monaco Ipa è talmente mediocre dal punto di vista umano che non solo è incapace di amare una donna ma non riesce nemmeno ad approdare ad un pensiero filosofico decente. Povero Umberto Eco in quale compagnia ti hanno messo!

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    Marwa Ghonim

    28/12/2013 17.43.36

    Il romanzo è strutturato in forma autobiografica, è Ipa stesso a raccontarsi sotto la pressione costante di Azazel, ovvero satana, che in continuazione tenta il già fragile monaco portandolo a stendere un resoconto della sua vita, delle sue peripezie e delle vicende che l'hanno spinto ogni volta come la prima a titubare nelle sue certezze di uomo religioso. Il monaco viene descritto in tutta la sua debolezza di semplice uomo, la sua fede vacilla continuamente, sempre si allontana e sempre ritorna tra le braccia del Signore. La sua sofferenza è attentamente studiata con occhio psicologico e il tormento del protagonista si ripete e si ripropone in ogni situazione diventando un elemento che dà quasi unità al romanzo. Con un linguaggio semplice ma preciso l'autore descrive una vicenda originale che tocca varie tematiche ponendo al centro la figura dell'individuo analizzato facendo riferimento alle sue sofferenze e alle passioni che gli si presentano davanti e verso cui viene spinto dall'oscura ma costante presenza di Azazel; in questo l'autore vuole, forse, rappresentare la tendenza dell'uomo a dirigersi sempre e con fermezza verso ciò che gli procura piacere fisico mettendo in secondo luogo l'elemento spirituale, ma nel momento in cui si rende conto di quanto il piacere concreto e materiale, una volta consumato, diventi effimero e transeunte, si volge immediatamente alla ricerca dell'equilibrio e della pace interiore, che trova in Dio.

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    Irene

    06/02/2012 12.15.32

    Sono rimasta perplessa da questo libro. Avevo grandi aspettative, visto che era stato presentato come un romanzo storico, grandissimo successo nel mondo arabo. Poi, poco a poco, si è rivelato un romanzo a tema, e questo mi ha un po' infastidito. A mio parere infatti la disputa sulla divinità di Gesù, che è sottesa a tutto il romanzo, è letta dal punto di vista musulmano: i "buoni" sono quelli che sostengono le tesi più affini all'Islam (Gesù non è Dio, Dio non si può descrivere ecc.), i "cattivi" (anzi, cattivissimi) tutti gli altri, la cui dottrina si è affermata nel cristianesimo. Sapendo che l'autore è musulmano, la cosa in fondo non stupisce, ma non mi sembra corretto presentarlo "solo" come un romanzo storico. Per il resto, è un romanzo abbastanza gradevole, anche se a tratti un po' lento e non sempre scorrevole - ma considerando l'argomento è normale...

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    Serena

    06/06/2011 20.28.04

    Sono a metà e non riesco a proseguire. Libro scontato e insipido, protagonista insopportabile oltre ogni dire. Un mammalucco che pensa di fare grandi cose e in realtà non combina nulla. Pur essendo monaco pecca con tutte quelle che lo fanno peccare. Speravo di ritrovare un po' dell'atmosfera e dell'erudizione de Il nome della rosa, invece ho sprecato tempo e soldi. E il famoso Azazel? Un'ombra inutile in un racconto tedioso. Se questo è il miglior romanzo in lingua araba del 2008 gli altri cos'erano? La lista della spesa?

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    luca

    12/11/2010 10.30.00

    Sconsiglio fortemente questo libro. La storia è scontata nella trama, tranne per il fatto che il co-protagonista è il vescovo Nestorio e la sua eresia sulla natura di Gesù. L'io narrante è il monaco Ipa, che si chiama così in onore di Ipazia, la filosofa di Alessandria di Egitto uccisa sotto i suoi occhi dai fanatici cristiani. Ovviamente il nostro monaco pecca lussuriosamente con due donne Ottavia (che sarà uccisa anche lei mentre tenta di salvare Ipazia) e Marta (una bellissima pezzente già sposa bambina di un mercante arabo). Azazel, il mitico demone che compare qua e là nel romanzo altro non è che la coscienza del monaco. La trama sciapa si sposa con una prosa noiosa, ripetitiva, incapace di dare piacevolezza. Evitate se potete.

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    Carmine

    07/06/2010 13.49.10

    Leggere tutto d'un fiato è questo che succede quando apri il libro di Azazel. Un racconto segnato dai colori del deserto dell'Egitto, dall'oro e dal rosso della sabbia, del sangue dei pagani che scorre, uccisi e perseguitati dai cristiani. E' Ipa il monaco a raccontare, in una specie di testamento, in un dialogo con se stesso, con Azazel e con i ricordi della memoria. Il suo peregrinare in cerca della fede dall'Egitto ad Alessandria fino al monastero sono le tappe di un viaggio interiore che ci portarà a riflettere sul significato della fede, di Dio, della vita, dell'amore e del sesso attraverso le avventure di un monaco che non smette di dubitare, di se stesso, della fede, dei dogmi, di un monaco che non smette mai di sentirsi un uomo con le sue fragilità, le sue paure e i suoi sogni

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    Giuseppe

    23/05/2010 11.06.44

    Per "Azazel", più che di romanzo, bisogna parlare di romanzo storico. Ipa, il monaco egizio, traccia un affresco di quel periodo del cristianesimo in cui le lotte "per la vera codificazione del Verbo" hanno portato a scontri cruenti sia tra le varie confessioni religiosi che tra le fazioni della chiesa cattolica nascente. Un libro quindi da leggere con attenzione, che nel raccontare le vicende del IV secolo dopo Cristo, ci dà lo spunto per ragionare sugli scontri odierni tra civiltà moderna e integralismi religiosi, tra potere temporale della chiesa ed evangelizzazione. Profondo e semplice, intimo ed aperto al mondo, questi i caratteri salienti che escono dalle pagine; una letturatura alta ma da non perdere.

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    ronda

    17/05/2010 20.02.50

    ho finito il libro con un'immensa fatica, speravo mi si svelasse un mondo, una chiave di lettura alla fine, invece è rimasto piatto come tutti gli altri capitoli. non è scritto male, ma fa passare la voglia di leggere, non fa viaggiare con la mente. che delusione!

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    claudio

    09/05/2010 22.25.41

    Ho aspettato un po' di tempo ad acquistare il libro, perchè non mi convincevano le varie recensioni apparse sui giornali che di solito leggo. Poi, in seguito anche ad una serie di lezioni dello scorso anno sulle religioni cristiane d'oriente, ho finalmente deciso di comprarlo e devo confessare che è stato un buon acquisto. Nonostante le quasi 400 pagine, si legge benissimo. La storia di questo monaco egiziano del V secolo, medico, poeta, amante prima di Ottavia e poi di Marta si intreccia con quelle di persone realmente esistite che hanno contribuito molto alla storia del cristianesimo: Nestorio, Cirillo, Giovanni, Teodoro o a quella del paganesimo come Ipazia. Veramente belli poi i colloqui di Ipa con Azazel. L'unica cosa che non ho capito è la preparazione sia cristiana sia ebraica dell'autore che insegna filosofia islamica e sufismo all'Università del Cairo: sembra saperne più lui delle nostre basi cristiane di tantisimi cristiani di oggi.

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    Luke

    29/04/2010 10.31.46

    Ho trovato questo romanzo molto particolare. L'ambientazione orientale è intrigante e ben descritta: si nota l'origine egiziana dell'autore. Mi sono piaciuti soprattutto i dialoghi tra Azazel e il monaco Ipa. Dal punto di vista della scrittura, il testo scorre abbastanza bene ed è ben confezionato, anche se in alcuni punti l'autore si dilunga troppo. Da leggere per scoprire un'epoca poco conosciuta, soprattutto da chi è un pò addentro alle dottrine cristologiche della chiesa del tardo antico. A chi interessato, lettura da abbinare al film recentemente uscito AGORA'

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