Traduttore: G. Girimonti Greco
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
Pagine: 187 p., Brossura
  • EAN: 9788845932120
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Descrizione
In questo libro c'è tutto il sulfureo universo klossowskiano, in cui si mescolano erotismo e sacralità, perversione e trascendenza.

Tra le accuse infamanti rivolte ai Cavalieri Templari nel corso del processo a loro intentato dall'Inquisizione nei primi anni del Trecento c'erano quelle di sodomia, eresia e idolatria; veneravano, si disse (e li si costrinse a confessare sotto tortura), un idolo oscuramente legato alla tradizione gnostica e a pratiche alchemiche, nonché alla simbologia del Graal e al Femminino Sacro: il Bafometto. Da allora, questa figura alata e munita di corna, dai tratti somatici bestiali e androgini (il cui nome ha un'origine quanto mai incerta), è stata ripresa, usata e sfruttata da occultisti di ogni tipo e, come le storie dei Templari in genere, ha dato origine a una proliferante letteratura romanzesca. Agli antipodi di tutto ciò, Klossowski ci regala, con l'ultimo romanzo da lui scritto, un'opera che è un azzardo visionario, dove i personaggi, prima ancora di avere un nome, sono «soffi», ovvero potenze invisibili che occasionalmente diventano corpi tangibili e abitano un Medioevo fantasmatico - per poi spostarsi, con un capovolgimento del tutto inatteso, nel 1964, sulle rive della Senna, in una stanza destinata a strani rituali, dove li ritroviamo di nuovo sotto forma di «soffi». Ciò che avviene nel Bafometto è l'abbandono al mondo ridivenuto favola, dove il passato è intercambiabile con l'attuale - e dove forse la storia dei Templari è il massimo di attualità possibile. E c'è tutto il sulfureo universo klossowskiano, in cui si mescolano erotismo e sacralità, perversione e trascendenza: perché ciò che rende «stupefacente» l'opera di Klossowski, ha scritto Deleuze, è proprio «l'unità di teologia e pornografìa... qualcosa che chiamerei pornologia superiore».

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    Alberto Abissina

    20/09/2018 18:08:50

    Una santa si appropria del corpo di un ragazzetto quattordicenne e fa di lui il bafometto, il principe delle modificazioni, colui che insulta e vanifica l’illusione umana dell’Unico Sé regalando all’uomo l’oblio e che per far ciò deve essere a sua volta insultato diventando oggetto di meravigliose turpitudini. L’illusione dell’unico sé è spezzata e l’essere umano, in perpetuo oblio, si reincarna in numerosi corpi e sempiternamente cede alla seduzione del bafometto. Così condannato ad un eterno ritorno nietzschiano (il nostro fa anche una comparsa “travestito” da formichiere), l’uomo non fa che esplorare ogni volta e con piacere e angoscia a un tempo le essenze più basse della propria natura umana. Meravigliosamente arcaico, sono convinto che dietro questo libro ci sia ancora di più quel che non appaia all’istante. L’unico neo è purtroppo lo stile, il linguaggio usato sembra quello di una chanson de geste e la lettura è faticosa Ma non lasciatevi scoraggiare, se superate questo ostacolo i vostri sforzi saranno ricompensati oltre ogni misura.

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Non appena queste parole diventano uguali al silenzio, all'altro capo della sala si leva un clamore. I viandanti e i pellegrini che poco prima banchettavano vicino ai pilastri dell'entrata adesso si accalcano concitatamente nei pressi del vestibolo. Il drappello delle guardie fa allontanare la folla e poi forma un cordone, ed ecco che, a cavallo di un mostro villoso, usando una catena come briglia, Ogier incede lentamente fra le mense del refettorio; non c'è un solo convitato che non lo fermi a ogni passo per esaminare più da vicino la bestia, la cui testa minuscola, dal lungo muso che perlustra una per una le lastre del pavimento, contrasta con l'enorme corpo dalle zampe munite di lunghi artigli; e i cinquanta paggi di Gauvain contribuiscono con zelo a intralciare il suo penoso incedere, visto che non sanno trattenersi dal tirare a loro capriccio i lunghi crini della sua coda ritta. Allora il mostro si serve di quest'ultima come di una scopa per fustigare, passando, i fanciulli dispettosi che scappano fra mille gridolini.