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La banda dei brocchi - Jonathan Coe - copertina

La banda dei brocchi

Jonathan Coe

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Traduttore: Roberto Serrai
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 380 p., Brossura
  • EAN: 9788807817748

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Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi.
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    angelo

    14/11/2013 12:14:30

    Ingredienti: quattro teenager inglesi alle prese con scuola, musica e ragazze, inseriti in famiglie alle prese con lavoro, scioperi e scappatelle, inseriti in uno stato alle prese con crisi, attentati e trasformazioni sociali. Consigliato: a chi vuol assaggiare atmosfere tipiche dell'età giovanile (paure, speranze, distrazioni e interessi), a chi vuol respirare suoni ed emozioni tipiche dell'Inghilterra anni '70.

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    Silvia

    26/06/2013 20:15:58

    bello...bello come tutti i libri di Coe...quando si legge qualcosa di questo scrittore si sa in partenza che non si può rimanere delusi!!!

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    giorgio zorzenon

    02/04/2013 23:37:59

    Bellissimo romanzo. Ritratto finemente disegnato di un'inghilterra anni 70 in piena lotta di classe, la freschezza dell'adolescenza e le difficoltà della vita del mondo. Amo la scrittura di Coe e trovo questo tra i suoi migliori romanzi, ma assolutamente dopo (in ordine) a "la famiglia winshaw" e soprattutto "la casa del sonno". Consigliato (ma dopo aver letto i due sopracitati).

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    Andrea

    22/04/2012 10:41:44

    Divertente ma riflessivo, dinamico e pieno di riferimenti musicali e letterari molto interessanti, nonchè di episodi storici molto significativi (es. lo sciopero di Grunswick). Il 5 è per le ultime 30 pagine in stile Joyce, la vera chicca del libro. Consigliatissimo.

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    Ago

    09/02/2012 16:22:58

    Tante storie che si intrecciano in una sola: bellissimo. E dopo averlo letto, non ho potuto fare a meno di ascoltare le opere di Waugan Williams, il compositore inglese di cui il protagonista parla da "innamorato" della musica...

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    fata ignorante

    13/01/2012 20:02:38

    Un vero capolavoro di umanità, un affresco preciso dell'Inghilterra degli anni '70. Molte citazioni musicali prelibate: unici grandi assenti i Black Sabbath, band, per l'appunto, di Birmingham. Mi tuffo subito nel sequel.

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    Paolo

    01/07/2011 17:26:16

    Tanto avevo apprezzato "La famiglia Winshaw", altrettanto ho trovato indigesto questo. Non lo consiglio affatto. Una volta terminato rimane solo la buona scrittura di Coe. Troppo poco.

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    rain

    16/05/2011 17:23:12

    Devo dire che a questo giro di Coe sono rimasta abbastanza delusa, il libro suddetto mi è sembrato un romanzo adolescenziale, abbastanza scontato e poco interessante (tolto qualche passaggio), anche se ben scritto come gli altri suoi; però non c'è lo spessore de "la casa del sonno" ad esempio, non c'è il pathos, la voglia di sapere cosa succede poi. Assolutamente, a parer mio, da non paragonare ad alcuni altri suoi. Non consigliato.

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    Jex

    14/03/2011 11:56:23

    Libro scorrevole ben scritto, che ha come sfondo l'Inghilterra degli anni '70, sarà che sono di parte perchè apprezzo questo periodo storico..unico appunto negativo: prolisso quando si racconta delle vicende politiche, ma per il resto ottimo stile di scrittura.

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    massimo

    19/10/2010 11:50:35

    La banda dei brocchi mi è stato caldamente consigliato, ma ho veramente faticato a terminarlo. L'ho trovato noioso, dispersivo, difficile da seguire, a tratti incomprensibile. Il finale cerca di salvare la storia con un effetto a sorpresa, ma in complesso non si capisce il libro dove va a parare. Ogni tanto qualche spunto carino nella descrizione delle abitudini della middle class britannica, per il resto tempo perso. In conclusione, trovo Coe molto sopravvalutato.

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    rosita

    09/10/2010 11:12:03

    Questo libro mi ha un po' delusa. Ero partita con apettative molto alte, dato che avevo già letto "la casa del sonno", che secondo me è un libro bellissimo sotto ogni punto di vista. Questo libro è un po' noioso, mal costruito, dalla trama poco avvincente. No, non mi è piaciuto.

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    Libricciola

    12/04/2010 13:12:43

    Letto rapidamente, perché molto scorrevole, divertente, ben scritto, con una bella dose di umorismo e belle ricostruzioni del contesto storico e della mentalità degli anni Settanta. Come non ridere leggendo degli scherzi di Harding? Mi ha lasciata un po’ perplessa la “scusa” che apre il romanzo: due ragazzi che casualmente si incontrano e raccontano una serie di eventi che hanno visto protagonisti i genitori in gioventù. Non lo so, non mi è sembrata un’idea brillante, mi semba un pretesto molto forzato per raccontare la storia... Perchè non raccontarla e basta? Nel complesso però mi è piaciuto molto ed è una lettura che consiglierei.

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    Alberto

    19/03/2010 17:07:45

    Consigliato da un amico amante di tutto ciò che è Inghilterra, ho letto con piacevole disinteresse le avventure di questi peronaggi della Birmingham anni 70. A pagine ben scritte e di fulminate divertimento si alternano descrizioni un po' noiose che rallentano il fluire della narrazione. La pletora di peronaggi iniziali si perde durante la lettura per concentrarsi quasi esclusivamente alla fine su Benjamin.Ma rimane comunque il piacere delle scrittura sempre di ottimo livello,cosa rara di questi tempi, e il salto temporale in un periodo così torbulento come sono stati gli anni 70.

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    by Ax

    24/08/2009 12:23:30

    Primo romanzo che leggo di Coe, è riuscito a catturarmi senza adottare particolari tecniche di seduzione, lasciando fluire con naturalezza i protagonisti e le loro esperienze, dove la semplicità — grazie al cielo — ha regnato sovrana. Ragazzi come tanti (come chiunque di noi), con le loro speranze e incertezze, che tentano di dare un senso al futuro sapendo di arrancare ancora nel presente. La leggerezza usata dall’autore, anche negli squarci politici, riesce a rendere partecipi in modo vivo e si appropria di un appassionato distacco in grado di acquisire sostanza in ogni situazione. Il protagonista (Ben) della fine, quando si concede un soliloquio da primato per esprimere la gioia che prova, mi ha ricordato, nei modi, l’Holden di Salinger.

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    enomis78

    19/05/2009 11:50:35

    Non mi è piaciuto moltissimo. Forse visto da come ne hanno parlato diverse persone del forum mi aspettavo molto. L'ho trovato molto lento, descrizioni lunghe e noiose; all'inizio segue le vicende di alcuni personaggi, alla fine tralascia tutti per centrarsi solo su una figura, lasciando in sospeso tutte gli altri personaggi del libro che sono molti ed alcune figure molto interessanti. Invece si limita negli ultimi capitoli a dare brevi spiegazioni su come sono finite alcune situazioni, altre lasciandole sospese che vengono riprese a quanto ho capito in altri due romanzi.La descrizione della società inglese degli anni '70 è fatto molto bene e accurata, però in alcune circostanze della narrazione sembrano buttate li a caso senza seguire, a mio avviso, un filo logico della narrazione.

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    Barbara

    02/04/2009 18:49:04

    Bello, bello, bello, bello! Secondo me Coe è uno dei pochi bravi scrittori rimasti: originale, divertente, sorprendente, emozionante, commovente... tutto questo senza bisogno di scrivere mattoni da oltre 500 pagine. Questo libro merita di essere letto!

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    Giuseppe

    10/09/2008 16:01:37

    Questo libro mi ha fatto venire i brividi,mi ha fatto emozionare come non mai,sarà per sempre nel mio cuore.sei un grande jonathan

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    Martina

    01/09/2008 11:07:47

    La banda dei brocchi è una storia piena di speranze come di piccole meschinità quotidiane. Coe incarica i giovani protagonisti di trasmettere al lettore l'atmosfera dell'Inghilterra anni '70: i ragazzi e i loro genitori incarnano differenti classi sociali e ne esprimono le convinzioni politiche e non. La storia non ha un momento clou vero e proprio ma ha il fascino delle prime volte: Coe mette da parte l'ironia con cui ci ha fatto sognare ne La famiglia Winshaw e mette in piazza le fragilità della gioventù, con le sue ambizioni e i suoi fallimenti. è tutto così genuino, così umano, così palpabile, che il lettore si ritrova immerso nelle ultime pagine a sognare un amore felice, come quello nato tra benjamin e cicely. Forse il momento clou è nell'ultima pagina, quando l'autore ci svela che la storia non è ancora finita e c'è ancora una speranza di incontrare nuovamente la banda dei brocchi. Spero che anche il seguito, Circolo Chiuso, non ci deluderà!

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    Wentworth

    26/06/2008 15:41:14

    Bello, il migliore dei tre che ho letto di Coe. Che nostalgia! Niente cellulari, internet, tv, ma tanta creatività. Nonostante questo il senso di fallimento nei libri di Coe è sempre dietro l'angolo, giustamente. Non vedo l'ora di leggere il seguito.

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    Marvy

    15/05/2008 21:11:29

    Come al solito Coe è un maestro nell'intrecciare le trame dei diversi personaggi. In alcuni tratti l'ho trovato coinvolgente e pieno di sorprese, in altri un po' troppo introspettivo, come ad esempio nel finale. Comunque nulla a che vedere con la meravigliosa "la casa del sonno"!

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Jonathan Coe, già critico cinematografico e saggista del "Guardian", è ormai un personaggio di culto per le giovani generazioni. Nella recentissima tournée di presentazione del suo ultimo libro tradotto in italiano, La banda dei brocchi, è stato ricevuto da un pubblico femminile giovanissimo come fosse una rockstar. Quarantenne, alto, serio, riservato, Coe è naturalmente ben lungi dall'essere un eroe pop: è il suo pubblico che lo vede così.

Perché? Forse perché Coe sa scrivere di cose molto serie con un'ironia, un distacco formale che non possono non renderlo caro a una generazione irrimediabilmente stanca di sorrisi televisivi, di volgarità istituzionali, di ambiguità politiche; e forse perché sa affrontare la recente storia britannica come la conosce chi l'ha vissuta nella quotidianità del suo farsi, e dunque da semplice cittadino, senza la pretesa di capirla e giudicarla, ma pagandone ogni scotto in prima persona. Non saranno delle adolescenti ad aver vissuto la stagione prethatcheriana degli anni settanta, ma i loro genitori sì. Ed è forse per questo che la sua narrativa trova consenso fra numerosi rappresentanti delle più diverse generazioni.

Come che sia, Coe si è da anni messo al lavoro per stilare una sua piccola grande recherche nel tentativo di recuperare e descrivere la fin de siècle britannica. In La banda dei brocchi, appunto, gli anni settanta, in La famiglia Winshaw (1994; Feltrinelli, 1995) gli anni ottanta, e presto - ha avvertito Coe - rivedremo i protagonisti della "banda" ormai adulti negli anni novanta.

Per l'esattezza, come dice lui stesso, La banda dei brocchi è solo metà del libro che avrebbe voluto scrivere. Per ragioni editoriali si è limitato al decennio che si diceva, ma ha chiesto al suo editore (e ottenuto) che nell'ultima pagina venisse annunciato il seguito delle avventure dei suoi personaggi. Non è una pratica molto comune (ricordiamo una dozzina d'anni fa quel Texasville che riprendeva la storia dei protagonisti di L'ultimo spettacolo trent'anni dopo nella splendida scrittura di Larry McMurtry) in una civiltà che ha perso il senso del fluire e della continuità della storia. Ma Coe non è certo un rétro: la costruzione del suo ultimo romanzo rende il dovuto omaggio al crollo non solo delle regolari strutture temporali ma anche dei tutto sommato ben educati rallentamenti e accelerazioni degli scrittori modernisti, attingendo peraltro al ricchissimo magazzino fornito proprio dal cinema: zeppo di jump cuts, di improvvisi salti cronologici, di formidabili montaggi alternati (addirittura nella costruzione dei dialoghi), il romanzo è idealmente pensato come una sceneggiatura. Non nella forma, evidentemente, ma nella perfetta struttura a richiami, dove quel che accade - poniamo - a taluno nelle prime cinquanta pagine trova riscontro in ciò che accade ad altri in situazioni analoghe nelle ultime cinquanta.

La capacità di Coe nel combinare tecniche aggiornatissime con espedienti della narrativa più classica è sorprendente. Le innumerevoli volte che abbandona un qualche suo personaggio nel momento di maggior tensione e aspettativa assomigliano non poco alla tradizione cinematografica del cliffhanger, del film che tronca la sua narrazione mentre l'eroina è aggrappata a strapiombo a una roccia sotto la quale attendono famelici venti coccodrilli mentre verso di lei si sta affrettando urlante un'intera tribù di cannibali. Ma d'altro canto, si tratta di una tecnica che il cinema ha imparato dal feuilleton ottocentesco, quando nel porto di New York la gente si assiepava per comprare la copia del giornale appena giunto da Londra, nel quale finalmente si sarebbe potuto leggere come la piccola Dorritt si era cavata d'impaccio ancora una volta (e del resto l'ombra di Dickens si incunea volentieri nel testo: il linguaggio del professore che corteggia la madre di un allievo non è lontano dagli accenti di Mr. Micawber).

La piccola Dorritt, peraltro, non doveva vedersela con i coccodrilli. E nemmeno i protagonisti di Coe, i cui reiterati pericoli sono di norma inflessibili professori inglesi, adulterii parentali, titubanti corteggiamenti e altra piccola umanità. Ma vi sono anche azzardi di maggiore momento, come la bomba dell'Ira che tronca un amore bellissimo e grava come un'ombra indelebile su una delle famiglie dei giovani protagonisti.

La crudeltà della storia nei confronti della tenerezza del quotidiano, anzi, è uno dei temi più evidenti del romanzo, che non si perita di ritornare indietro al tempo dell'invasione nazista della Scandinavia per ribadire la tesi. E quand'anche non sia la storia a infierire sugli amanti, il caso o il destino o forse Dio ne assumono il ruolo, talché Benjamin, l'esponente più timido, introverso e poetico della banda titolare, modellato sull'autore stesso, verrà falciato (il romanzo lo lascia intendere senza informazioni circostanziali) da una malattia o da un incidente proprio quando, in piena tradizione Bildungsroman, è ormai in grado di voltarsi indietro e sorridere al ricordo delle vicissitudini passate grazie al coronamento di un sogno d'amore coltivato per anni e apparentemente senza speranza.

Ma attenzione, il livello intimistico del racconto è soltanto il filo che lega le vicende individuali dei quattro studentelli di Birmingham, la vita che scorre loro attorno e che troppe volte essi non sanno intendere. La vera interpretazione mancata, tuttavia, è quella del senso storico-sociale di quegli anni, che nella penna di Coe si presentano come puntuali prolegomeni all'arrivo del governo Thatcher. In uno scenario che ricorda in parte certi lungometraggi del Free Cinema fra i cinquanta e i sessanta (Anderson, Reisz, Richardson) - ma con un quadro della classe operaia e piccolo borghese britannica che ce la restituisce ben più consolidata e, ahimé, ben più conservatrice - osserviamo questi anni non più grigi ma " brown ", come dice l'autore stesso. Viene in mente la centrata definizione di un altro intellettuale, Lewis Mumford, per il quale il titolo del suo studio delle arti in America, " brown decades ", alludeva a una condizione dello spirito nella quale "il mondo interiore colorava il mondo esterno. L'atmosfera era a volte men che tragica; ma in fin dei conti, non era felice". Coe infatti stempera ogni occasione di tragedia nel cromatismo marrone della "non felicità". Dopotutto non è una trovata, ma una sorta di costante di tanta narrativa britannica degli ultimi vent'anni (è una suggestione cromatica, ad esempio, non estranea a McEwan) e comunque esprime bene il periodo che preparò l'entrata in scena della Thatcher.

Ma il libro ha a suo modo anche un messaggio di speranza. Chiuso com'è nella cornice che vede i figli di due dei personaggi incontrarsi e parlare a Berlino all'inizio degli anni Duemila (il romanzo, anzi, è in pratica il flashback dovuto al racconto di uno di loro), da quel punto di vista privilegiato - che rispetto al romanzo è quello del futuro - l'era Thatcher sembra lontana un secolo, e il lettore, dopo un bagno di 350 pagine nell'Inghilterra delle lotte sindacali alla Leyland e sapendo che di lì a poco quell'epoca sarebbe finita sotto il tallone della "signora di ferro", si ritrova come Dorothy dopo l'uragano in una terra tranquilla e felice, o comunque moderna. È il modo che Coe ha divisato per esorcizzare lo spettro incombente di quegli anni e per dirci che tutte le Thatcher del mondo alla fine passano. Facciamone tesoro.

  • Jonathan Coe Cover

    Scrittore inglese. Ha svolto molte attività: insegnante di poesia inglese all'università di Warwick, musicista semiprofessionista, correttore di bozze, giornalista e scrittore freelance. E' considerato uno dei più promettenti talenti narrativi inglesi e si distingue per l'originalità dei suoi racconti e l'acuto spirito contro le contraddizioni della società inglese. È stato autore di biografie: di Humphrey Bogart e di James Stewart (pubblicate in Italia da Gremese editore). Ha scritto i romanzi: La famiglia Winshaw (1995), Questa notte mi ha aperto gli occhi (1996), La casa del sonno (1998), L'amore non guasta (2000), La banda dei brocchi (2002), Donna per caso (1985-2003), Caro Bogart (2009), I terribili segreti di Maxwell Sim (Feltrinelli, 2010),... Approfondisci
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