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Giuseppe Pederiali

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 308 p. , Brossura
  • EAN: 9788811687740


«Occorre un rancore profondo, di quelli cresciuti dentro, come un seme, all'inizio un bruscolino insignificante, che adagio feconda il ventre, e la mostruosa bestia cresce, s'ingrossa, marcisce, puzza, fa male, e appesta il corpo e l'anima, fino a trasformare tutto in odio freddo...»

Che bisogno abbiamo di dipendere dai thriller d'oltreoceano, quando il giallo all'italiana sta vivendo un momento di vigorosa fioritura? Adesso agli specialisti nostrani del genere, da Camilleri a Lucarelli, si aggiunge un'affermata firma della narrativa come Giuseppe Pederiali che, pur dovendo l'inizio della sua fama al genere del fantasy padano da lui inventato (dal Tesoro del Bigatto a Donna di spade) ha felicemente attraversato tutti i territori del romanzo (il suo fortunato Marinai è stato anche ristampato) per approdare ora al giallo classico, con un'indagine condotta da una nuova figura di detective, l'ispettrice Camilla Cagliostri, spregiudicata quanto basta, ma forte anche di valori autentici. Camilla nella nebbia si svolge a Modena, nel cui territorio è nato l'autore: i riti e i costumi della città di provincia, resistenti alle pur inevitabili trasformazioni operate dalla globalizzazione degli stili di vita, sono descritti da Pederiali con il consueto occhio penetrante e ironico, e costituiscono un elemento integrante dei truci omicidi che l'intraprendente poliziotta si troverà a sbrogliare.

Donne dell'alta borghesia vengono uccise e poi travestite da prostitute: è la follia di un serial killer a deturpare i cadaveri, o un'implacabile sete di vendetta? Seguendo una sua pista nonostante la disapprovazione dei superiori, Camilla durante l'inchiesta incrocia personaggi che la coinvolgeranno anche personalmente, come un affascinante ma sposato play boy e un'ambigua top model, ma senza lasciarsi distrarre da indizi fuorvianti arriverà alla verità, facendo anche giustizia, sebbene in modo non proprio ortodosso. L'incalzante scansione dei colpi di scena non è l'unica attrattiva del libro, godibile anche come romanzo di costume e come ritratto di donna: Camilla ha tutte le carte in regola per diventare protagonista di una serie, e perché no, di una fiction televisiva.


Le prime frasi

1.

Nessuna sorpresa, all'inizio, abituata come tutti alla figura di una giovane donna in piedi sotto un albero, dentro la notte, vestita con l'uniforme del mestiere, tacchi alti, calze scure, gonna poco sotto l'inguine, tee-shirt aderente e piccola borsa a tracolla. Qualcuna, specie dalle parti della Bruciata, esibisce addirittura gli indumenti intimi, estate e inverno, le nere in tessuto chiaro, le bianche in tessuto scuro. Costei è bianca, bionda e immobile, per niente infastidita dal fascio di luce.
Camilla distolse la torcia elettrica, stupita che la donna non si allontanasse e non protestasse. Inusuale il luogo: il punto meno illuminato del Parco Novi Sad, dove si muovono soltanto ombre clandestine, le meno adatte a fare da clienti a una prostituta.
Si avvicinò, con la torcia elettrica puntata sulle scarpe della donna.
«Cosa ci fai qui?»
Come parlare all'albero. Sollevò la torcia fino alla minuscola gonna che lasciava intravedere il candido triangolo delle mutandine. Teneva le braccia parallele al corpo, penzoloni.
«Donato!» chiamò Camilla, senza avvicinarsi di più.
L'agente Donato Barleri sembrava che aspettasse soltanto la sua voce per uscire da dietro le gradinate.
«Agli ordini.»
Vide la donna illuminata a metà dalla torcia elettrica e disse:
«Mi sembrava strano che questa notte non ci fosse anima viva in tutto il parco!»
Soltanto quando sentì l'agente alle proprie spalle, Camilla trovò il coraggio di alzare la luce fino al viso della donna.
«Un'anima morta» precisò.
Al posto di una collana o di un collarino di velluto, la donna aveva una cintura di cuoio che la legava alla pianta e penetrava nella carne tanto da segnarla con un profondo solco.
«Strangolata all'albero» disse Camilla. Allungò la mano, esitò prima di posarla sulla pelle della donna, poco sotto la gola. Non percepì pulsazioni, e comunque non dubitò che fosse morta. Si sforzò a guardarla meglio in faccia, mentre l'agente Barleri esprimeva ad alta voce il suo medesimo pensiero: «Sembra che ci stia facendo una boccaccia.» Gli occhi sbarrati sporgevano in maniera esagerata, e due dita di lingua spuntavano dalle labbra. Camilla pensò che la morte a volte tentava di apparire perfino buffa. Senza riuscirci.
«Chiama la polizia.»
«La polizia siamo noi» rispose l'agente Donato Barleri.
«Chiama in questura, che vengano subito.»
Mentre aspettavano, l'agente andò a sedersi sul primo gradino della tribuna. Non fece caso al cemento bagnato. All'alba erano passati i vigili e gli spazzini con le autopompe. Mentre i vigili sgombravano i nordafricani accampati sulle gradinate, gli idranti spazzavano la sporcizia accumulata nel corso dei bivacchi notturni: cartacce, lattine, mozziconi, residui di cibo, merda, pisciature e qualche effetto personale lasciato da quelli che si erano affrettati a scappare.
«Le grandi pulizie e poi, nella notte, un delitto. Ecco perché i marocchini del Novi Sad sono spariti» commentò l'agente Barleri.
Tutto doveva essere pronto, pulito e libero di clandestini entro la sera dopo, quando il pubblico italiano e gli ospiti stranieri avrebbero assistito nel Parco Novi Sad allo spettacolo Pavarotti & Friends in mondovisione, una bella maniera per mostrare l'immagine di una città ricca, felice e generosa, grazie al più famoso dei suoi figli. Si sarebbero esibiti, soli o in duetto con Lucianone, i più bei nomi della musica pop internazionale. In forse la presenza di Michael Jackson.
«Domani sera mi metterò dietro il palco. Voglio vedere da vicino Renato Zero» disse Barleri. «Vieni anche tu al concerto? Ma cosa cerchi, cosa guardi?»
Camilla non rispose, neppure lo ascoltava. Con la torcia esplorò il terreno tutto attorno all'albero, senza trovare niente, neppure un mozzicone o il coperchietto di una bibita. Gli spazzini avevano lavorato bene, e anche l'assassino. Osservò con la medesima meticolosità la donna strozzata contro la pianta, un giovane tiglio. La cintura era femminile, con la fibbia rotonda, azzurra, laccata, allacciata sulla corteccia. La lampo sulla sinistra della gonna, chiusa a metà, mostrava due dita di carne bianca e nuda che un poco tracimava, costretta nel tessuto. Illuminandola da sotto, scoprì un reggicalze color carne, slacciato. Si domandò come facessero queste disgraziate ad andarsene in giro conciate come donnine da barzelletta sconcia, e come potessero i clienti trovare gradevole un simile trovarobato.