Causa di forza maggiore

Amélie Nothomb

Traduttore: M. Capuani
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2009
Pagine: 128 p., Brossura
  • EAN: 9788862430234
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Recensioni dei clienti

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    Recensire un libro della Voland è sempre piacevole. Si tratta, infatti, di una delle mie case editrici preferite. Amelie Nothomb è un’autrice che apprezzo moltissimo, romanzi brevi, eccentrici, graffianti. La sua scrittura mi spiazza. Mi avvicino a ogni nuova lettura con scetticismo e curiosità: sono certa che sarò stupita e che quando meno me lo aspetto mischierà le carte per spiazzarmi. Anche questa volta è andata così. Mi piace innanzitutto la sua penna asciutta, senza fronzoli, che non vuole girare attorno alle cose ma è sempre molto diretta. Si tratta di un romanzo di 130 pagine o poco più, che analizza il rapporto con le bugie, con l’imprevisto, la coincidenza, con il destino che prima o poi presenta il conto. “Le menzogne hanno curiosi poteri: chi le inventa gli obbedisce” L’incipit è già di per sé una buona ragione per ritrovarsi: quante volte ci è capitato che dopo aver parlato di un argomento così per caso, tutto attorno a noi ce lo riproponesse? C’è quasi da credere di essere osservati… Ecco, al protagonista accade questo: una sera chiacchiera con un tizio che vuole spiegargli come evitare di finire indagato se mai gli morisse qualcuno in casa. E il giorno dopo il protagonista si ritroverà nei guai proprio per essersi fidato dell’idea di quello sconosciuto della sera prima e compirà azioni dissennate che lo condurranno a desiderare di vestire i panni di un’altra persona. Si può sparire e cambiare vita senza che i nodi prima o poi vengano al pettine?

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    Ale

    06/05/2016 12:41:34

    Difficile dare un voto, ma nel complesso non riesco a dare un giudizio positivo a una storia che parte intrigante e finisce grottesca. Si lascia leggere volentieri sia per la brevità sia per lo stile efficace, ma la trama è talmente surreale da lasciare alla fine un ricordo non positivo.

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    cristina

    16/10/2013 09:14:44

    Da tanto non leggevo un libro della Nothomb, che amo molto e di cui prendo tutto, anche senza sapere di cosa parlerà il libro che ho tra le mani. Credo sia un'autrice che o si ama o si odia, non ci sono mezze misure. In questo romanzo abbandona le proprie vicende autobiografiche (che a quanto pare sono quasi sempre fonte di ispirazione per i suoi romanzi) e inventa una storia apparentemente poco plausibile ma che coinvolge sempre più il lettore. "Le menzogne hanno curiosi poteri: chi le inventa gli obbedisce". Un po' Mattia Pascal, il protagonista, in seguito ad un evento casuale, decide di inventarsi una nuova vita e trova una compagna disposta ad assecondarlo... causa bollicine, molto probabilmente. "... Il corpo umano possiede una linea di demarcazione dello champagne, geografia ancora più misteriosa, a partire dalla quale il vino dorato smette di scorrere verso l'intelligenza per refluire in direzione del grande caos". Il finale me lo sarei aspettato un po' più cinico e metaforico, meno... bianco.

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    Lady Libro

    08/08/2012 13:44:59

    Ormai sono abituata alle assurdità e alle stranezze di Amelie Nothomb e non mi stupisco più di nulla. Ma questo romanzo l'ho trovato talmente strano e reale al tempo stesso e questa combinazione non me l'ha fatto apprezzare in pieno. E recensirlo non è facile. L'assurdo comincia fin dalle prime pagine: il protagonista "ruba" e assume l'identità dell'uomo che gli muore in casa per un attacco cardiaco e da quel momento in poi il fu Baptiste Bordave, che da ora in poi sarà Olaf Sildur, si stabilisce a casa del morto godendo della compagnia della sua moglie vedova, ozio, riposo, abbuffate e tanto, tantissimo champagne. I motivi di questa scelta sono tanti: paura, desiderio di cominciare una nuova vita.... A mio parere, però, "Causa di forza maggiore" non ha una vera e propria trama. Anche altri romanzi della Nothomb sono così, ma questo non mi è piaciuto granchè. Più della metà del libro è costituito da dialoghi, dialoghi che non coinvolgono e non appassionano per il semplice fatto che sono troppo mondani. Annullano l'aura di mistero e suspense che uno si aspetta e deludono per la loro semplicità. Tipici discorsi da amici al bar, insomma, che sembrano scritti apposta come riempitivo. Da parte mia, in queste parole mi aspettavo qualche piccola perla di filosofia, ironia e sarcasmo di cui la Nothomb è maestra, e invece niente. A tutto questo si aggiunge il forte senso di immobilità e staticità che crea una sensazione di noia e oppressione. Poche pagine, ma la lettura è stata lenta. C'è da dire però che mi è piaciuto tanto il finale, anche se terribilmente irreale, che mi ha perfino commossa per la sua ingenua dolcezza. Che dire? Non lo considero fra i migliori libri dell'autrice e il mio consiglio è di lasciarlo fra gli ultimi in ordine di lettura.

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    Hit_Man

    19/07/2010 12:07:33

    Rispetto alla produzione con forti connotazioni autobiografiche a cui mi ero assuefatto, ancora una volta l'autrice mi ha sorpreso con questo romanzo con forti connotazioni hammettiane o chandleriane. Mantenendo il suo stile con buona parte di interazioni inclini all'assurdo e all'inspiegabile, il romanzo si dipana partendo da un assunto credibile solo nel macroverso letterario della Nothomb, per la quale, a quanto pare, ogni evento per quanto iperbolico può considerarsi realizzabile, a prescindere da dove porterà. Una mirabile indifferenza per l'effetto che la causa che orchestra produce, le permette di costruire trame ingegnose e senz'altro plausibili: infatti questo romanzo non perde mai la bussola, anche se il finale non è all'altezza del resto della storia raccontata. Non sapere dove condurrà una storia fino allo scioglimento finale è una buona "fetta" di quanto si chiede a un romanzo, per cui nonostante la leggera insipienza della conclusione posso riconoscere a "Causa di forza maggiore" una buona valutazione, in virtù del principio citato. Ed ora... champagne!!!

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    marco

    01/09/2009 09:20:18

    semplicemente geniale! La Nothombe riesce con maestria a costruire e reggere una storia che è assurda e fantastica, ma con delle immagini e delle pagine che escono fuori prepotenti, vivide e bellissime. Per gli amanti dello champagne poi è assolutamente da non perdere. Lo consiglio

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    Pierpaolo

    01/07/2009 00:52:18

    L'idea iniziale del libro è geniale, degnia dei migliori romanzi della Nothomb. Poi però a mano a mano che si sfogliano le pagine la carica iniziale si perde e si giunge ad un finale quasi buttato li....tanto per chiudere. Lo stile mantiene la leggerezza ma perde totalmente la "cattiveria" tipica dell'autrice.

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    Kate

    19/06/2009 17:42:47

    Libro interessante. Offre spunti infiniti alla fantasia che non tutti possono cogliere. Lei ha una finezza ed un'audacia nello scrivere favolosa. Grintoso l'argomento, forse poco approfondito alla fine ma credo che la scelta sia voluta per dare maggior sfogo alla fantasia del lettore. Scrittura scorrevole e vivace. Brava Amélie!!

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    Francesca

    06/06/2009 16:41:34

    D'accordissimo con chi ha dato il voto così basso. Dove sei finita Amelie!?!????????????? Forse ti si persa tra i doveri editoriali??? Spero nel prossimo.

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    rosario

    03/06/2009 21:08:24

    concordo con biscotto1951: c'è di meglio al mondo e la nothomb ha scritto altro che vale la pena di approfondire. nessuno ci restituisce indietro il tempo speso per leggere un libro, nè ci sogneremmo mai di dire no ad un buon libro... ma questo? senza senso, senza sangue nelle vene. dov'è finita la sana cattiveria de "le catilinarie" o di "acido solforico"? mah....

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    dado

    15/05/2009 11:15:53

    primo libro che leggo della nothomb. una piacevole sorpresa: si legge d'un fiato, scritto bene, storia divertente e intrigante il giusto

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    biscotto1951

    21/04/2009 15:37:30

    Ciofecata solenne. Cosa c'entri poi il titolo con una storia così bislacca, assurda e sconclusionata, è una cosa che va al di là della mia intelligenza. 1/5 è già un voto troppo alto. Non sciupate un'ora della vostra breve vita per una scamorza simile, quando al mondo ci sono libri di ben altro valore.

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    alexia

    18/04/2009 23:43:52

    Adoro i libri di questa scrittrice e anche quest'ultimo si rivela avvincente e ti avvolge fino all'ultima pagina nel suo vortice onirico. Consiglio vivamente ai lettori del genere!

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    mara

    10/03/2009 23:45:36

    già, "piacevolmente sconclusionato" è una qualificazione che calza a pennello. si viene catapuntati in una storia ke si suppone verrà chiarificata, in una serie di dialoghi sapientemente focalizzati su paure, incertezze o semplicemente simpatici confronti. il tutto è inserito in un contesto inverosimile, di cui la visione dello champagne risulta l'emblema. ho avuto anch'io voglia di quella polvere di diamanti in calici ancora coperti di brina. nn si sa mai cosa aspettarsi qnd si apre un libro della nothomb...

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    Silvia

    10/03/2009 15:31:23

    Sono una grande fan della Nothomb e avevo letto ad agosto questo romanzo in lingua originale. L'idea è molto originale e la narrazione promette bene inizialmente per poi delidere le aspettative. Peccato... Lo stile comunque è sempre perfetto.

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    Lorena

    09/03/2009 22:32:59

    Si legge velocemente: interessante l'idea. Tre ore per leggerlo e cinque minuti per dimenticarlo.

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    Benedetta

    20/02/2009 10:13:22

    Piacevolmente sconclusionato, "Causa di forza maggiore", con i dialoghi serrati e le preziose pillole di savoir vivre, ci proietta in un'esistenza lussuosa e satura di nulla, effervescente come lo champagne che in questo romanzo si consuma a ettolitri. Tutte le congetture del protagonista per giustificare la sua prodigiosa condizione si arenano di fronte a questo sublime trionfo del vacuo e dell'effimero

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A chi potrebbe interessare una serie di consigli pratici per disfarsi del cadavere di un uomo morto accidentalmente nel proprio salotto? Certamente a nessuno, men che meno a Baptiste, un uomo normale, un anonimo impiegato, che guarda sgomento il suo commensale, conosciuto per caso durante una cena, mentre gli consiglia caldamente, in caso appunto di decesso inaspettato, di evitare assolutamente la polizia o l'ambulanza, e di chiamare subito un taxi, se non vuole essere sospettato di omicidio.
Una conversazione che sfiora l'assurdo. Lo sfiora, appunto, visto che a poche ore di distanza uno sconosciuto suona alla porta di Baptiste Bordave, chiedendo di poter fare una telefonata e subito dopo cade ai suoi piedi stroncato da un infarto. Che fare? Chiamare un'ambulanza, oppure la polizia, o non sarebbe meglio, forse, chiamare un taxi?…
Davvero una strana coincidenza. Poche ore prima qualcuno gli suggerisce tutto quello che bisognerebbe fare in una circostanza simile, e poi tutto succede realmente. Forse quell'uomo sapeva cosa gli sarebbe successo da lì a poco, forse è stato lui ad architettare la finta panne, la telefonata, il malore. Mentre mille dubbi si insinuano nella sua mente, Baptiste si immerge nel suo nuovo ruolo di investigatore e scopre che l'uomo supino sul pavimento di casa sua è un cittadino svedese, Olaf Sildur, di trentanove anni. Ha indosso i documenti e mille euro in contanti, vive a Versailles e guida una Porsche. Un uomo ricco, alto, moro e corpulento che, a pensarci bene, gli somiglia un po'; una persona che, se venisse trovata nel suo salotto tra sei mesi, potrebbe facilmente essere scambiata per lui.
Allora perché non rischiare? Perché non cogliere l'occasione per cambiare vita, lasciare il monotono lavoro d'ufficio e andare via con una nuova identità, con i soldi e la macchina di questo sconosciuto, magari entrare nella villa di Versailles dove vive con una meravigliosa giovane donna, e condurre la vita di ozio e piaceri che ha sempre desiderato? Forse perché sarebbe assurdo, surreale. Forse perché nella vita della gente comune queste cose non succedono. Ma se il corpulento svedese fosse un agente segreto, e se il suo capo lo avesse indirizzato nella sua casa solo per reclutare una nuova spia in grado di prendere il suo posto? Allora molte coincidenze si spiegherebbero, allora la vicenda non sarebbe poi così assurda.
è questa linea sottile che separa l'impossibile dal probabile, è questo gioco di specchi deformanti la caratteristica di ogni romanzo di Amélie Nothomb. Che si tratti dei libri ispirati alla sua vicenda autobiografica, o come in questo caso, di racconti di fantasia, in ogni caso l'elemento onirico pervade ogni opera di questa brillante autrice belga. La sua scrittura è fresca, dissacrante, i dialoghi snelli, il fraseggio rapido, quasi cinematografico, una scrittura godibilissima che però non tralascia una serie di considerazioni colte sul mondo dell'arte, sul cibo e sull'esistenza borghese. La trama anche in questo caso ricalca una casualità che sfiora l'assurdo senza mai interrompere il patto di verosimiglianza con il lettore, che continua a pensare, fino alla fine, "forse, sì, potrebbe succedere".