Con la morte nel cuore - Gianni Biondillo - copertina

Con la morte nel cuore

Gianni Biondillo

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Editore: Guanda
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 17 febbraio 2005
Pagine: 448 p., Brossura
  • EAN: 9788882466558
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Chi ha sparato all'ispettore capo Lanza del commissariato di Quarto Oggiaro? L'ispettore Michele Ferraro è alle prese con uno dei più difficili casi che gli siano mai capitati. Perché, in quella periferia milanese dove tutti si conoscono e dove è quasi impossibile distinguere gli innocenti dai colpevoli, sta succedendo qualcosa di grosso. Cosa c'è dietro? Che parte ha il Baffo, un sognatore finito a fare il barbone? E che strani intrecci si sono formati tra le mafie pugliesi, calabresi e slave? Ferraro indaga, facendo quotidianamente i conti con i suoi malumori, con l'ennesimo tentativo di prendere una laurea, e con il popolo minuto di una città raccontata con durezza sarcastica e simpatia contagiosa.
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    archipic

    31/08/2016 12:52:18

    Più che discreto questo secondo episodio delle indagini di Ferraro. Soffre un po nella parte centrale per un brusco rilassamento del ritmo narrativo, ma per il resto rimane una piacevole lettura. Migliora la caratterizzazione del protagonista che fa presupporre un suo miglio sviluppo nei romanzi successivi.

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    Daniele B.

    17/05/2015 14:10:14

    Secondo estratto dalla serie del Commissario Ferraro che è a mio avviso tra i più belli della serie se non il più bello, non per niente risulta anche premiato anche con il Premio letterario Franco Fedeli e altri riconoscimenti.

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    Chiara

    03/12/2013 11:49:44

    L'ispettore Michele Ferraro sembra, a prima vista, un "medioman": un quarantenne divorziato costretto a far i conti con il frigo vuoto, con una laurea nel cassetto, con la solitudine non certo da numero primo, ma da persona fin troppo comune, a metà fra due universi spesso in conflitto. Cresciuto a Quarto Oggiaro, quartiere popolare alla periferia di Milano, fra contrabbandieri e svitati, si ritrova - per scelte d'emergenza - a dover spesso trasportare in caserma i suoi amici di infanzia. Lui, che si definisce inventore dell'happy hour per aver saccheggiato il buffet di uno dei locali del centro, è un poliziotto che si nutre di una propria, personalissima idea di giustizia e non si tira indietro quando si tratta di danneggiare irrimediabilmente la jeep di un figlio di papà responsabile di aver dato fuoco al giaciglio di un barbone. Nonostante una routine fatta di caffè alle macchinette con il collega Comaschi, di dentiere scippate e risse fra immigrati, si troverà ad indagare su una presunta faida di mafia destinata ad inaugurare una nuova stagione della malavita italiana. Grande attenzione all'ambiente, descritto in modo assolutamente realistico. Lo stereotipo universale si fonde con la particolarità dell'ambientazione. Biondillo è anche molto bravo a descrivere i sentimenti degli oggetti: si prova una sorta di empatia anche per la sveglia che decide di suicidarsi dopo anni e anni di scarpate sulla testa, e per la macchinetta del caffè che si impegna al massimo per elargire una buona bevanda al suo adorato ispettore Ferraro! Insomma: 500 pagine scorrono fra le dita senza nemmeno accorgersene, un romanzo che consiglio a tutti.

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    Emiliano

    02/11/2013 10:26:45

    Non entra in simbiosi con la propria città e con i personaggi di fatto non discostandosi dal genere 'poliziesco' e, dunque, senza avere la dignità di un noir. Vero che Milano non avrà mai il fascino di Marsiglia o di Genova (Izzo e Morchio lo testimoniano) e questo non lo aiuta,ma se penso a Scerbanenco e la 'sua' Milano si poteva certo fare di più. La trama non è avvincente e in alcuni passaggi molto forzata. Lo ritengo un romanzo da 2 stelle, aggiungo una stella perché è scritto veramente molto bene e questo lo rende quasi piacevole.

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    Lucia

    03/10/2013 09:11:18

    Non leggo molti autori italiani e devo dire che anche questo libro mi ha delusa davvero tanto. A cominciare dalla serie infinita di parolacce volgari e utili a cosa? Mah. La storia in sè potrebbe essere anche scorrevole, ma l'ho trovata grigia e con un finale stentato. Assolutante non consigliato

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    ROBIRO

    09/07/2012 14:17:05

    Romanzo leggero e di facile lettura in grado di suscitare una naturale simpatia verso il commissario Ferraro e la sua finta approsimazione nel fare le cose. Utile per rilassarsi!!!

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    andreab

    14/12/2009 10:06:48

    Nel genere "giallo all'italiana" che negli ultimi anni ha fatto conoscere molti nuovi autori, questo libro di Biondillo, secondo romanzo con protagonista il buon Ferraro (dopo il debutto ne "per cosa si uccide") raggiunge il vertice del gradimento. Rispetto al già interessante debutto, qui Biondillo si perfeziona e si migliora, regalando una storia coerente, piena e anche sufficientemente intrigante. Un libro difficile da mollare. Rispetto al debutto l'autore conferma la bravura nello sviluppare una scrittura ricca di verve e ironia ma mai banale, così come sempre riuscito è lo sguardo con cui abbraccia Milano e i suoi tic; non mancano, da bravo architetto, brevi cenni sulla storia di una città che cambia così in fretta da scordare il proprio passato. Si aggiunge però una capacità di approfondire la dimensione umana dei personaggi e soprattutto l'abilità nell'articolare una trama finalmente complessa, che vede nel finale incastrarsi tra loro tutti i pezzi sparsi nel corso del libro. Rimane un romanzo giallo all'italiana (ovverosia un libro in cui il valore è dato sia dall'intreccio narrativo che dai personaggi e dallo sfondo metropolitano), ma qui più che in altri autori anche la parte propriamente "gialla" soddisfa appieno.

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    lalli

    28/10/2008 08:43:02

    TROVO BIONDILLO UNO SCRITTORE MOLTO INTERESSANTE E (NONOSTANTE SIA UN ARCHITETTO COME ME) ANCHE SIMPATICO...MAGARI NON E' UN GIALLISTA DI PRIMORDINE MA IL SUO MODO DI DESCRIVERE LA CITTA CHE SCORRE DIETRO IL ROMANZO E' ESEMPLARE

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    erika

    25/11/2006 18:10:28

    è un libro molto piacevole...lo consiglio a tutti..

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    Cinzia

    19/10/2006 17:52:44

    ... in un periodo della mia vita personale che sto vivendo "con la morte nel cuore", la lettura di questo libro mi ha permesso di ri-sorridere... e di evadere per qualche ora dai miei pensieri tristi, tristi, tristi! Ho trovato il libro bello, avvincente e pieno di scorci di vita comune. La voglia di arrivare all'ultima pagina era tanta, e purtroppo oggi l'ultima pagina é arrivata.... e adesso? Sigh!... Corro a comprare gli altri libri di Gianni Biondillo! Un grazie sincero a Gianni perché il suo modo di scrivere e il suo romanzo mi hanno tenuto una grande compagnia in questo momento "particolare" della mia vita.

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    Francesca

    29/08/2006 11:46:10

    Un libro molto molto piacevole, la trama complicata da molti intrecci e personaggi sa sbrogliarsi arricchita anche dal grande senso dell'umorismo che caratterizza l'autore. Forse qualche pagina in meno avrebbe reso il tutto ancora più scorrevole. Consigliato a tutti gli amanti del giallo e del mistero.

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    Benedetta

    23/05/2006 18:20:04

    Biondillo ha stile: sa divertire, analizzare, convincere. E' un abilissimo macchiettista, dotato di non comune verve comica. Eppure, il libro non mi ha soddisfatto a pieno: troppe storie che si intersecano senza fondersi, troppa superficialità nell'affrontare questioni scottanti come la criminalità internazione. Cento pagine di meno, come diceva Marsala Florio, e il risultato sarebbe stato migliore. Per me, abruzzese, poi, il dialetto strettissimo di Baffo è incomprensibile.

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    Luca

    03/02/2006 20:15:13

    Libro davvero divertente,oltre ad essere un buon giallo.La forza del racconto peroò sta nei personaggi,in particolare nel protagonista, l'ispettore Ferraro.Esilaranti i dialogi tra Ferraro e Lanza o le battute di Comaschi

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    maurizio codogno

    02/02/2006 14:19:19

    Seconda opera di Gianni Biondillo, giallista che invece del Bronx preferisce parlare di Quarto Oggiaro e dell'ispettore di polizia Michele Ferraro. Probabilmente come giallo non vale molto, ma non essendo un genere che frequento non saprei cosa dire. Sicuramente le descrizioni della periferia di Milano sono molto belle, e la prosa di Biondillo è scorrevole e divertente, con una serie di battute fulminanti, il che lo rende di piacevole lettura per un lettore casuale come me. L'unico appunto che mi sento di fare è che a volte tende a volere giocare troppo agli esercizi di stile, inserendo capitoli che scimmiottano vari modi di scrittura; in questo modo però la storia viene brutalmente spezzata.

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    claudio

    01/02/2006 15:17:40

    Molto gradevole; situazioni normali diventano strane grazie alla precisa descrizione dei particolari fatta dall'autore. Anche la trama non delude. Ecco un libro carino da regalare.

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    Alessandra

    10/01/2006 16:44:51

    E' un libro che si legge proprio volentieri dalla prima all'ultima pagina: divertente, avvincente, simpatico... Biondillo ha creato un nuovo personaggio: i'ispettore Ferraro, molto ben definito e molto umano con tutti i suoi limiti e le sue debolezze ma anche molto generoso, che si fa voler bene fin da subito, e ti sembra di conoscerlo da anni, che sia un amico di vecchia data! Attendo la prossima avventura di Ferraro, nel frattempo mi vado a comprare il romanzo precedente.

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    rob

    09/01/2006 11:23:07

    Lo sto leggendo, fa venire voglia di scrivere. Il che per me significa voto ottimo, ottimo. Sa intrattenere benissimo ma con un quid che scava più giù. Sa dosare i personaggi, sa farli muovere e parlare, sa raccontare una faccia senza descriverla. Gliene importa il giusto delle trame, com'è giusto. È toccato troppo spesso dall'ambizione di straripare, di dire tutto il dicibile: forse mancanza di controllo, forse caratteristica e basta, del resto di marca non scadente, piuttosto F&L se non Gadda -che anche l'Ingegnere, quando dice di straripare, ti fa cascare le braccia. Sicché, in fin dei conti, roba veniale rispetto alla generosità prepotente (qualche volta potente) del resto. Anvedi sto Biondillo.

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    Paola

    06/01/2006 10:59:55

    Bello, bello, bello!!!! Una scoperta .. Avvincente, surreale, non scontato. Personaggi palpabili, soprattutto nei dialoghi che ho trovato fra i migliori che abbia mai letto! Non condivido proprio l'opinione dei detrattori, che sembrano voler cercare il classico pelo nell'uovo pur di avere qualcosa da ridire. Da semplice lettrice (e non da addetta ai lavori), posso dire che questo libro mi ha affascinato in tutti i suoi aspetti. Per cui, Gianni Biondillo, avanti tutta! Siamo in molti ad aspettare il prossimo libro.

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    Nicola

    19/12/2005 16:58:38

    Dopo aver letto su IBS ila mio commento a Per cosa si uccide(non negativo ma neppure prodigo di elogi)è stato proprio Biondillo a consigliarmi di leggere Con la morte nel cuore...un consiglio che ho fatto bene a seguire!Per prima cosa stavolta siamo di fronte a un romanzo poliziesco vero e proprio(anche abbastanza intricato e con tanto di colpo di scena finale)e in generale Biondillo mostra una maggior maturità e compattezza che emerge soprattutto nella caratterizzazione di Lanza e Comaschi,non più due semplici macchiette ma personaggi profondi e con un ruolo ben preciso.Apprezzabile,secondo me,anche il mancato ricorso all'espediente fin troppo sfruttato della storia d'amore tra il protagonista e la bonazza di turno(qui la collega Anna Fusco). La comicità poi(e questa è una conferma)raggiunge momenti sublimi:la conversazione tra Ferraro e il docente universitario e il collegamento TV sulla scena della strage valgono quasi da soli il prezzo del libro.Abbiamo un nuovo Faletti,allora? Direi piuttosto un nuovo Macchiavelli...A quando il prossimo libro?

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    marcello

    03/12/2005 18:46:17

    In un tipo di storia un pò abusata - il poliziotto sfigato ed ironico è un dejà vu assoluto- Biondillo si padroneggia nella narrazione con abilità e maestria. In questa opera seconda il risultato è migliore che nella prima prova e adesso aspetto il seguito con grande curiosità per decidere se può essere immesso nel ristretto novero dei giallisti d'autore (da Camilleri in giù).

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“Il suo probabile relatore di tesi lo odiava, Zeni lo aveva incastrato per benino, in commissariato ridevano di lui, De Matteis gli passava casi da neurodeliri, la sua ex moglie lo umiliava e lui stesso aveva una paura fottuta di non riuscire neppure a fare il primo degli esami necessari per raggiungere la laurea. Cosa mancava? Iniziò a piovere, grandine.”

Aveva deciso di dimettersi, di lasciare il commissariato di Quarto Oggiaro, e di riprendere a studiare. Ma Michele Ferraro, chiodo o ciòd per gli amici, non ha fatto i conti con il vicequestore Zeni e la sua mente machiavellica. Quindi, poche storie, che studi pure, che dia esami, ma di dimissioni neanche a parlarne. Ed ecco allora il commissario “con la patente di quartoggiarese” ancora alle prese con la varia umanità di uno dei quartieri più malfamati (e malconosciuti) di Milano: un quartiere che il protagonista – e l’autore – vive, cerca di comprendere; un quartiere nel quale è nato, cresciuto, ha fatto amicizie, ha trovato l’amore, lo ha perso; un quartiere nel quale esiste una socialità, una sua etica, talvolta distorta, talvolta molto più sana di quella che appartiene a certi giovani della Milano bene.

Ma il quartiere è solo “l’interno” nel quale si svolge questa rappresentazione. “L’esterno” è – come nel romanzo d’esordio Per cosa si uccide – l’intera città di Milano: la Stazione Centrale, le zone circostanti popolate di slavi, cingalesi, senegalesi, il silenzio della basilica di Sant’Ambrogio, la folla vociante dell’happy hour, le aree industriali dismesse, abbandonate dai milanesi e dominate da bande di extracomunitari… Vie, palazzi, case che danno corpo e interpretano la mentalità di chi li ha costruiti e di chi ora li vive.

Non fraintendete: la trama, noir, c’è ed è di tutto rispetto, tra tentati stupri, omicidi, pire sacrificali, pareggiamenti di conti, colpi di scena. E sta al lettore scoprirla passo passo e gustarla appieno. Ma è innegabile che la vera forza di questo libro stia nei personaggi: a partire dal protagonista, il commissario Ferraro, un po’ sfigato, un po’ imbranato, alle prese con assistenti universitari vendicativi, una ex moglie sempre perfetta, una figlia cui propone solo pizza, poliziotte che la prolungata astinenza sessuale (di Ferraro) trasforma in sensuali ammaliatrici… e poi i colleghi, già presenti nel romanzo precedente: dallo “sbirro d’avanspettacolo”, Comaschi, cui il Signore ha donato tutto il senso dell’umorismo sottratto al povero Lanza, geniale e surreale insieme, fino a De Matteis, “forte con i deboli, debole con i forti”. E poi le tante persone incontrate, umanissime nelle loro contraddizioni: barboni dal passato glorioso, giovani leoni che si trasformano in timidoni appena fuori dal quartiere, vecchiette cui hanno rubato la dentiera, ex mafiosi, professori preoccupati per i “loro ragazzi”.

Bella la storia, belli i personaggi, e bella la scrittura. Una prosa varia, che sa essere elaborata, allusiva, ammiccante (da Dante a Leopardi, da Elio e le storie tese a Vasco…), o secca, pungente, caustica, e soprattutto autoironica. Una scrittura che scorre, che appassiona, che diverte. Per capire, arrivate alla scena tragico-comico-epica del tiro alla fune: riuscite a immaginarvi (senza ridere) quei sedentari papà milanesi impegnati in una lotta all’ultimo sangue per primeggiare di fronte a pargoletti ed ex mogli?

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

I
Prima di tutto

Lo scambio termico fra l'imboccatura metallica della pistola e la tempia sudata di Lanza aveva ormai raggiunto, per il noto principio termodinamico, un punto di equilibrio tale da permettere al malcapitato di evitare pensieri oziosi sull'argomento, offrendogli così l'opportunità di concentrarsi con più rigore sull'imminente stato entropico che avrebbe raggiunto da lì a poco.
In effetti il suo pensiero si era perduto su questioni risibili quali l'alta conducibilità termica del metallo, la composizione chimica delle polveri da sparo, il traffico illegale di armi nel bacino mediterraneo, proprio mentre l'assassino gli passava la canna della pistola sul volto per poi piazzargliela senza indugi sulla tempia che pulsava all'impazzata. Ma ora non aveva senso pensare a queste cose, non c'era proporzione, non era il caso di perdersi in simili quisquilie, non c'era più tempo. La canna aveva raggiunto la temperatura corporea dell'ispettore capo del commissariato di Polizia di Quarto Oggiaro abbastanza in fretta, nonostante avesse sparato poco prima.
Ora toccava a lui.
È evidente che in condizioni diverse sarebbe fuggito a gambe levate. Ma un'altra nota legge, quella dell'impenetrabilità dei corpi, non gli permetteva, come avrebbe voluto, di attraversare i lacci che lo legavano alla sedia come un salame di stagione e di fuggire all'improvviso, lasciando lì pure i vestiti e le scarpe, proprio come nei cartoni animati.
Stava morendo. E gli dava un particolare fastidio. Per la precisione si cagava sotto, ma non sono cose da dirsi di un uomo ormai prossimo alla fine.
Cercò di ripristinare il dialogo interrotto con il suo interlocutore, così, tanto per provarci ancora una volta, ma sapeva che non c'erano speranze. Quello che c'era da dire era stato detto, le carte erano state tutte giocate, era ora di saldare i debiti e lasciare il tavolo da gioco.
Il killer alzò il cane della pistola senza enfasi, non tanto per prolungargli l'agonia ma come un'abitudine che si prende da bambini e che ti porti dietro fino in tarda età.
Lanza cercò di pensare a qualcosa di bello, quasi a voler morire con un pensiero positivo nella testa, in una sorta di estrema resistenza passiva dell'intelligenza nei confronti dell'assurdità dell'accadimento in atto. Gli frullarono per la testa, come in un vortice, il volto di sua moglie, gli origami, la tavola sinottica degli elementi, la cassata siciliana, i numeri primi, il gol di Maradona contro l'Inghilterra al mondiale, i fotoni, il Giudizio Universale nella controfacciata della cattedrale di Torcello, il canto delle megattere, poi ancora sua moglie. Ansimava rumorosamente, era completamente immerso nel suo sudore, il cuore pompava ad un ritmo forsennato, stava per vomitare da un momento all'altro. Non era un bello spettacolo a vedersi.
Poi l'uomo in piedi impresse la forza necessaria al grilletto affinchè il cane ruotasse sulla cerniera per innescare il sistema a percussione tipico delle armi da fuoco.
Un rigo di sangue sporcò le labbra di Lanza mentre la sua testa si accasciava sul petto.
L'artificiere fece un passo indietro bestemmiando parole incomprensibili. Poi si girò verso il suo compare, stupefatto.
«Cazzo. Questo si è pisciato sotto. Che schifo! »
L'altro rise, come se gli avessero appena raccontato una barzelletta. C'era sangue dappertutto, e l'uomo con la pistola sembrava furibondo all'idea di pestare con le sue scarpe il lago patetico che si era formato sotto la sedia di Lanza. Neppure toccasse a lui fare le pulizie di primavera.
Gli assassini sono persone imprevedibili.
  • Gianni Biondillo Cover

    Architetto e saggista scrive per il cinema e per la televisione. Fa parte della redazione di Nazione Indiana. Ha pubblicato per l'Universale di Architettura diretta da Bruno Zevi, Carlo Levi e Elio Vittorini. Scritti di architettura (1997) e Giovanni Michelucci. Brani di città aperti a tutti (1999). Nel 2001 ha pubblicato, per Unicopli: Pasolini. Il corpo della città, con un'introduzione di Vincenzo Consolo. Il suo primo romanzo, nel 2004 per i tipi di Guanda, è Per cosa si uccide, "un tributo di riconoscenza dello scrittore verso la propria città, che viene descritta in tutte le sue molteplici sfaccettature". Sempre per Guanda sono usciti Con la morte nel cuore  (2005), Per sempre giovane (2006), Il giovane sbirro (2007) e nel 2008 la raccolta di saggi... Approfondisci
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