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Descrizione


Ambientato in una Torino malefica e metafisica, "La donna della domenica" è da molti considerato il capostipite del "giallo italiano". La trama si snoda tra i vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchericci che animano la vita della borghesia piemontese.
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Dettagli

2
2001
Tascabile
422 p.
9788804499077

Valutazioni e recensioni

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Cristiano Cant
Recensioni: 5/5

Impossibile trascurare, nel folle e disperato plotone dell'amore libresco ormai incurabile, un romanzo tanto magnifico, opera che trasuda intelligenza, lavoro sul dettaglio, sulla lingua, sugli odori, i dialetti, le calme e malinconiche campagne e il canto delle colline piemontesi come non molti nel paesaggio romanzato che almeno io possa aver sfiorato. Stemma di una città come pochissimi nella nostra letteratura, Torino, e di un coro di personaggi stravaganti e indecisi, matti, viziati, schiavi di timidezze e contraddizioni, salotti raffinati e pomposità meschine, ritratto di una borghesia gonfia di affanni, piccinerie, nelle ossa di strade sinistre e insegne romantiche, portici sabaudi descritti in modo impeccabile e un fiume che raccoglie sguardi avvolti in una riccastra decadenza sognante, flaccida, forse insuperabile. Da questo sfondo sgorga la tragedia, un delitto figlio di rancori e dispetti che finisce per rilegare attorno alla sua trama un corteo di caratteri indimenticabili. Anna Carla, donna bellissima, sfuggente e calda: "Una grande dolcezza, una pacata soavità, rallentavano ogni gesto di Anna Carla. Ne era lei stessa consapevole, e felice in un modo anch'esso attutito, ovattato, come se le fosse appena nevicato dentro". Massimo, uomo smarrito nelle proprie inquietudini, in segreti sempre trattenuti, e Santamaria soprattutto, il commissario che questo universo lo tocca, lo scruta, lo vede nei movimenti più bassi e nelle trame più laide. Ma, senza nessun dubbio, romanzo di e su Torino, sulla poesia misteriosa dei suoi vicoli, dei suoi portoni e dei suoi cortili, delle sue nebbie e dei suoi baveri alti, del Balon, immensa distesa di rigattieri e librai nella quale si può solo affogare con abbandono di contentezza, curiosità, come in un mare di sorprese. Senz'altro un capolavoro, un romanzo che ormai è una statua nel grande museo della narrativa italiana (e giallistica) del secolo scorso. E altrettanto splendido nella resa il film di Comencini.

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Rossella
Recensioni: 4/5

Il talento dei due scrittori giallisti permea l'opera dall'inizio alla fine. Il ritmo è incalzante,i personaggi ben delineati.avrebbe giovato una maggiore chiarezza nelle sequenze dialogicHe (mi è capitato di perdere il filo).affascinante l'affresco del substrato torinese degli anni Sessanta.

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carlotta pucci
Recensioni: 5/5

Anch'io come diversi altri lettori avevo letto il libro alla sua uscita e mi era piaciuto moltissimo. Per anni ho ripetuto battute dei personaggi e frasi simpaticamente ironiche del testo ( mi faceva impazzire per esempio "il gesto di scolare le mani" con cui Massimo reagisce alla scenata di Lello). Allora però trovavo che il plot non fosse proprio da libro giallo. Rileggendo adesso il romanzo, l'ho trovato ancora bellissimo ed estremamente fresco, nonostante gli anni passati. Il plot non mi infastidisce più perchè in fondo è credibile, data la personalità dell'assassino, personalità che ci era stata presentata a tutto tondo. La tecnologia è un po' antiquata: cosa non combinerebbe oggi il Santamaria con il telefonino! Ma la cosa non guasta l'effetto generale. Io trovo che questa sia l'opera più bella e irripetibile di F&L perchè tutti i successivi romanzi e racconti sono magari gradevoli ma non stanno a pari conq questo.

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Carlo Fruttero

1926, Torino

Nato a Torino il 19 settembre 1926, dopo gli studi universitari (in quegli anni conobbe Calvino) Fruttero, nel 1947, andò in Francia, dove fece molti mestieri ma soprattutto iniziò a tradurre per Giulio Einaudi. Ben presto la passione per la scrittura divenne centrale nella sua vita, e nel ’52 avvenne l’incontro più importante: quello con Franco Lucentini, non solo grande amico, ma anche metà della coppia a venire. Lucentini, romano, si trasferì a Torino, ed entrambi vennero assunti da Einaudi come redattori: traducevano Borges e Beckett, ma nel frattempo "scoprivano" la fantascienza. Nel ’61 prima uno poi l’altro passarono alla Mondadori, per dirigere «Urania», la prima collana di fantascienza, rimasta punto di riferimento...

Franco Lucentini

1920, Roma

Scrittore italiano, insieme a Carlo Fruttero nella sigla Fruttero & Lucentini con cui gli scrittori hanno firmato le opere del loro fortunato sodalizio: le collaborazioni giornalistiche, le traduzioni e soprattutto i romanzi, elaborati con un attento dosaggio di vari ingredienti (citazioni, giochi metaletterari, arguta e ironica osservazione del reale) e di immediata presa sul lettore: La donna della domenica (1972), A che punto è la notte (1979), Il palio delle contrade morte (1983), L’amante senza fissa dimora (1986), La verità sul caso D. (1989), Enigma in luogo di mare (1991). Hanno riunito una serie di cronache satiriche in diversi volumi, tra i quali: La prevalenza del cretino (1985), La manutenzione del sorriso (1988), Il ritorno del cretino (1992). Del 1993...

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