Editore: Guanda
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,22 MB
  • Pagine della versione a stampa: 666 p.
    • EAN: 9788823516489
    Disponibile anche in altri formati:

    € 9,99

    Venduto e spedito da IBS

    7 punti Premium

    Scaricabile subito

    Aggiungi al carrello Regala

    non è possibile acquistare ebook su dispositivi Apple. Puoi comunque aggiungerli alla wishlist

    Recensioni dei clienti

    Ordina per
    • User Icon

      nelly61

      09/01/2018 07:42:24

      l'ho trovato geniale. C'è veramente tutto. Magari può risultare pesante ma è veramente scritto in maniera intelligente. Scava nell'intimo delle persone e ha il coraggio di raccontare i sentimenti più intimi. Ti costringe a interrogarti sul tuo matrimonio, sulle tue aspettative, i desideri più nascosti. Cosa significa essere ebreo in America? Non vivi solo la tua vita ma devi vivere anche per chi non è sopravvissuto

    • User Icon

      Federica

      08/09/2017 06:47:08

      Queste 600 pagine sono state l'ottava fatica di Ercole... libro lungo, prolisso, verboso e noioso. Ho voluto terminarlo perché ero comunque incuriosita dal finale ma ho la netta sensazione che questo sarà l'ultimo libro di Safran Foer per me.

    • User Icon

      Laura

      03/08/2017 09:57:25

      In questo libro c'è tutto: l'amore, il matrimonio, i figli, la famiglia, la guerra, la vita, la storia. La scrittura è eccellente: ogni passaggio rimane scolpito nella mente ed sembra la risposta a qualcosa che ti sei sempre chiesto. E' un libro che consola delle proprie mancanze e dei propri limiti. "Non ci sono miracoli. Non più. E non ci sono rimedi per le ferite che feriscono di più. C'è solo la medicina di credere nel dolore dell'altro e esserci"

    • User Icon

      Stepan

      06/06/2017 13:57:57

      Beh, alla fine non l'ho trovato noioso come dice qualcuno, ma dispersivo e, soprattutto trovo molto falso che tutti nei dialoghi siano così civili e intelligenti e facciano discorsi complessi, parlano "come libri stampati". Non voglio il naturalismo a tutti i costi, ma credo che nella vita nessuno parli così, ribattendo sempre o con arguzia o con complessi ragionamenti e deduzioni psicologiche

    • User Icon

      tiziana

      17/04/2017 09:48:39

      ho pensato più volte di abbandonare la lettura di questo libro, poi mi sono imposta di finirlo perchè non amo lasciare le cose a metà, ma ho impiegato davvero tanto ma tanto tempo e non mi ha lasciato niente nessun bel ricordo solo l'amarezza di aver perso tempo dietro alla lettura noiosa e pesante. l' unico respiro di sollievo nella lettura l'ho avuto quando il protagonista ha ucciso l'avatar del gioco del figlio e ha poi cercato di rimediare.

    • User Icon

      Pessimo

      19/03/2017 19:27:21

      Uno dei libri più brutti della letteratura contemporanea. Mi sono obbligata a leggerlo, ma è stato faticosissimo. Una storia senza senso, a tratti irreale, dei bambini che parlano e pensano come adulti, un incedere lentissimo e prolisso. Pagibe e pagine sulle tradizioni religiose ebraiche nelle quali la famiglia protagonista neanche crede. Non credo che leggerò mai più quest'autore. È così difficile ritagliarmi degli spazi per dedicarmi alla lettura e non li sprecherò per Foer.

    • User Icon

      chiara

      24/02/2017 20:21:29

      "Forse nella prossima vita i sentimenti non l'avrebbero risucchiato in modo così totale e gli sarebbe rimasta una parte di sè per capire" Jonathan Safran Foer "Eccomi" Famiglia ebrea borghese che vive negli Stati Uniti. Mamma, papà e tre figli maschi minorenni. Quindici anni di matrimonio, di un amore serio e profondo che sta per finire nella malinconia dei ricordi e delle routine, nei dubbi del fare la cosa giusta. Tutte scelte permeate dalla cultura ebraica (laica se possibile), dalla storia e dall'attualità di un popolo da sempre in lotta con il mondo e con se stesso. E' un librone denso di significati (persino il cane Argo, incontinente alle feci, lascia il dubbio all'umile lettore di aver compreso la sua funzione narrativa), una lettura impegnativa; scritto da un radical chic per i suoi pari, possibilmente di cultura ebraica. Tenere e delicate le pagine dedicare all'amore peri figli.

    • User Icon

      Arrigo

      13/02/2017 15:20:42

      Il talento senza maturità genera libri come questo: belle pagine perdute in un mare di incontinenza. Si è perduta la generazione degli editor che sapevano imporre i tagli agli scrittori incapaci di farsi adulti.

    • User Icon

      Sonia

      08/02/2017 13:11:28

      Libro prolisso. Andrebbero eliminate pagine e pagine di dialoghi inconcludenti. Noioso e pesante. Dove è finito l'autore dei primi tempi?

    • User Icon

      adele m

      11/01/2017 09:30:48

      Eccomi: la vita è preziosa e io vivo nel mondo...sono pronto. Come sottrarsi? A che serve pensare non è giusto! Non voglio che succeda. Non sono pronto perchè succeda. Non Puo' succedere...non puoi impedire alle cose di succedere . Puoi solo scegliere di non esserci, come ha fatto il nonno Isaac, oppure scegliere la dedizione completa, come Jacob. O forse è Jacob che sceglie di non esserci, e il bisnonno che ha scelto la dedizione completa. Essere e non essere, questa è la risposta. Ammettere “questo sono io” e accettare che è diverso da “quello che vorrei essere”...la distanza che li separa è la depressione e il non avere il coraggio o la motivazione che spinge ad agire. Il Bar mitzvah di Sam non è che il passaggio alla vita adulta di Foer: non piu' ogni cosa è illuminata, ogni cosa nella vita reale è solitudine, sofferenza e incomprensione. “Alla fine riesci a tenerti solo quello che ti rifiuti di lasciare andare”; “Anche non avere scelta è una scelta” ; “Inseguendo la felicità, smarriamo la soddisfazione”; “Vivere la vita sbagliata è molto peggio che morire della morte sbagliata”. “Qual è l'epitome della vita? (Essenza della)”. Interrogativi esistenziali che si intrecciano con quelli della storia del popolo ebraico e che costringono chi riflette su tali tematiche a portare un fardello pesante e carico di responsabilità; tanti “chiodi che trafiggono le mani, cioè Aspettative. Doveri. Comandamenti. Voglia di compiacere tutti. E tutto il resto (puoi ritenerti fortunato: non piangere per me, vivi per me...)”. E se tutto questo pensare e trovare significati non trovasse alcuna alcuna spiegazione? Aqua seafoam shame. Foer ci costringe a leggere tutto d'un fiato il suo romanzo nella speranza di riuscire finalmente a scoprire la parola che inizia con n...è la nostra speranza migliore! Che buffo! Che buffo! Che buffo!

    • User Icon

      carlo

      23/12/2016 19:46:07

      il libro mi ha lasciato perplesso. Ci sono dei pezzi molto belli soprattutto i dialoghi, ma la storia mi é risultata di difficile comprensione. Non all'altezza dei precedenti.

    • User Icon

      mara

      17/12/2016 17:12:30

      trama senza senso, personaggi senza spessore. in una parola: sconclusionato.

    • User Icon

      as

      21/10/2016 15:25:46

      voto medio perchè rappresenta bene gli alti e bassi che ho vissuto in questo libro momneti emozionanti, momenti ben scritti, momneti noiosi e talora incomprensibili

    • User Icon

      Stefano

      17/10/2016 13:29:39

      Fino a qualche anno fa, quando mi imbattevo in certe opere mi sforzavo di capire, di mettermi dalla parte dell'autore. Ora non più. Ora rivendico il diritto di abbandonare un libro e di non terminarne la lettura. Non devo essere sempre io a capire: il primo requisito di un autore, secondo me, è proprio quello di farsi comprendere. Per questo, dopo aver sopportato questa storia improbabile e inutilmente verbosa per circa 180 pagine, ho deciso di riporre questo libro e di metterci una pietra sopra. Fra le tante cose sballate, la più fastidiosa è il ragazzino saccente che a 12 anni parla come se ne avesse 120. Per me, non ci siamo proprio. Giudizio: illeggibile.

    • User Icon

      Agata

      17/10/2016 12:34:53

      L'ho atteso e atteso e atteso. Alla fine è arrivato l'ultimo romanzo di Foer. L'ho letteralmente "divorato" perché volevo comunque vedere dove andava a parare e per capire se alla fine potevo dire che mi era piaciuto. Ma non mi è piaciuto, escludendo qualche pagina qua e là dove Foer c'era ancora. Le pagine che descrivono la scoperta del sesso del ragazzino di 10/12 anni sono poi di un tale squallore e cattivo gusto da far riflettere sulla legalità di esporre anche solo in letteratura e con tale crudezza ciò che sta coinvolgendo un bambino!!! E in quelle righe c'è un autocompiacimento assurdo da parte dello scrittore: all'inizio le prodezze erotiche del ragazzino sembrava facessero ridere, ma alla fine si resta molto molto perplessi.

    • User Icon

      marcello

      12/10/2016 14:21:31

      E' rarissimo che mi capiti di non finire un libro, in questo caso ho resistito fino a pag.200 e poi ho ceduto le armi. Ritmo incalzante per una trama lentissima, l'interesse per la psicologia dei personaggi è affogato in una ripetitività di azioni e reazioni esasperante. Il tutto intriso di religiosità e consuetudine ebraica considerate ma anche ignorate se non derise. Una vera palla ! Meglio passare ad altro. Non so come possa aver fatto chi ha finito le oltre 700 pagine, me lo faccia sapere.

    • User Icon

      TONY CLIFTON

      12/10/2016 11:47:02

      Insopportabile, prolisso, minestrone da cui emerge un'irrefrenabile autocompiacimento. Professore di scrittura creativa, salutato come ragazzo prodigio in passato, Foer ingaggia una gara con se stesso per dimostrare ad ogni riga la sua bravura. Il risultato è stucchevole e deludente. La scrittura è vista come il fine e non il mezzo; oceanici dialoghi impossibili e fanta-politica kosher soffocano un romanzo senza cuore e senza anima. L'incontinente scrittore sembra voler assurgere al ruolo di paladino radical-chic. Mi spiace, bocciato.

    • User Icon

      Lorenza

      11/10/2016 08:15:41

      Il ragazzo è tornato e si è fatto uomo. Quando si cresce si cambia, si perde la magia e il disincanto e questo succede anche in Eccomi, sicuramente non è all'altezza dei suoi predecessori (Ogni cosa è illuminata, Molto forte incredibilmente vicino) è un libro più ostico. Incentrato molto sulla religione ebraica, uno dei fulcri su cui ruota buona parte del racconto è il Bar Mitzvah di Sam, e sulla crisi dell'identità ebraica "essere ebrei è più difficile", è un mattone di 600 pagine dove ogni tanto torna la delicatezza e la poesia di Foer che conoscevo e torna l'importanza delle parole e del loro significato "mio padre diceva sempre che non esistono brutte parole, solo un cattivo uso". Mi è piaciuto? Si. Mi aspettavo di più? Si, perché ero legata al ricordo del giovane Foer, ma le aspettative ci fregano sempre, se fossi in grado di fare tabula rasa lo consiglierei!

    • User Icon

      giana

      10/10/2016 18:56:29

      No mi esprimo sul voto perché sono ancora a metà, ma mi sembra un incrocio tra Philip Roth e Woody Allen. Troppo incentrato sulla morale e sulla religione ebraica, torah, hannuka, bar mitzwah, ecc. Con sprazzi di umorismo alla Woody Allen e troppi dialoghi e ragionamenti contorti da parte di un bambino di 12 anni, che non so se proprio siano realistici. Aspetto di arrivare alla fine per esprimere un giudizio, spero che sia all'altezza degli altri due romanzi di Foer che ho apprezzato tanto.

    • User Icon

      ulisse

      07/10/2016 09:32:26

      abbandonato dopo venti pagine (costo : un euro a pagina). Non ne potevo più della linea narrativa sconclusionata e caotica e dello stile ampolloso di questo acclamato scrittore. Passo volentieri ad altro.

    Vedi tutte le 24 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


    L’attesa è finita: a dieci anni dal suo straordinario best seller «Molto forte, incredibilmente vicino», il ritorno di uno dei maggiori talenti della narrativa americana con una storia eccezionale.

    «Un ritorno forte, che mescola tradizione e sperimentazione, dedicato all’amore e alla sua dissoluzione.»Antonio Monda, la Repubblica

    «Opera-mondo che si insinua nelle fondamenta della società, e nei nostri amori.»Marco Missiroli, Corriere della Sera

    «Foer agguanta il tema del confronto fra tradizione americana, ebraismo e intolleranza armata… con scrittura millimetrica dove ogni particolare è in primo piano, come in una tela di Seraut.»Gianni Riotta, La Stampa

    «A chi chiederà come eravamo nel 2016, dovremmo far leggere Eccomi di Joanthan Safran Foer.»Elena Stancanelli, D la Repubblica

    Le distanze sono fattori di identità. Segmenti evanescenti, eppure onnipresenti, capaci di tracciare i contorni della tua esistenza. Uno spazio definito da quei precari confini marcati dalla eco della tua percezione, quella scomposta presenza che chiami vita, e il suono del tempo che ti piomba addosso, trascinandoti sempre più lontano da te stesso, dalla tua famiglia, dal tuo popolo, dal tuo Dio.
    Rispondere “Eccomi” alla chiamata di ognuno di essi significa azzerare le distanze, ovverosia amare o avere fede, ma esserci per qualcun altro comporta una scelta, cioè la rinuncia a parte della propria identità.

    Il libro di Foer è l’esplorazione di questo sacrificio, dell’impossibilità di esserci per tutti e del quotidiano tentativo di porvi rimedio, uno sforzo spesso vano, ma che rivela quanto un individuo è disposto a perdere del proprio io pur di amare. Nel capitolo più importante, Sam, il figlio del protagonista, spiega che il reale sacrificio chiesto ad Abramo non è stata la richiesta di uccidere Isacco, ma la risposta immediata alla chiamata divina, quell’Eccomi pronunciato nella Bibbia solo in quel frangente. Abramo si rendeva presente a qualcuno che non fosse egli stesso, abiurando in quel preciso istante ogni altra possibile identità che non corrispondesse a quella di uomo di fede.
    L’indagine di Foer non si nutre solamente di presenze e assenze affettive, riuscendo a lambire i territori già battuti, ma raramente con una tale intensità, dell’identità ebraica attraverso un ritratto famigliare.
    Isaac, Irving, Jacob e Sam. Quattro generazioni che riassumono il cammino del popolo ebraico negli Stati Uniti nel corso di un secolo. Da Isaac, il bisnonno, matusalemme scampato ai campi di concentramento, fino al pronipote Sam, il dodicenne secolarizzato obbligato al Bar Mitzvah, immerso nei social e in una seconda vita virtuale. Tra questi estremi il nonno Irv, sionista disilluso che lotta per difendere le proprie radici e papà Jacob, il vero protagonista, l’alter ego di Foer, l’intellettuale nevrotico che deve conciliare il ruolo di pater familias con le proprie ambizioni, senza dimenticare le responsabilità etiche nei confronti del proprio popolo, un fardello che persino un ebreo praticamente ateo avverte.
    “Epitome” è un termine che leggerete spesso. Compare svariate volte, nei dialoghi e come titolo di diversi capitoli. Una parola regolarmente pronunciata dai protagonisti, come se fosse una chiave di lettura delle proprie vite. Una parola messa in bocca a bambini troppo precoci e intelligenti per perdonare lo sfaldamento del legame dei genitori e pronunciata da adulti compiaciuti ma debolissimi, frastornati dal diradarsi degli affetti, messi alla prova dalle distanze azzerate, dalle identità negate.
    Si può essere un’epitome di sé stessi? Una versione abbreviata ma fedele di ciò che si deve essere? Foer prova a rispondere a questa domanda esistenziale, dando vita a un romanzo che fagocita ogni aspetto della contemporaneità, dalla famiglia alla società, passando ovviamente per la religione. La sua opera è un compendio di cosa è significato e tuttora significa essere degli ebrei negli Stati Uniti, gettando uno sguardo sul futuro, immaginandosi la distruzione dello stato di Israele e il senso di spaesamento di una stirpe predestinata alla sofferenza e alla distanza.

    A quello spazio che ha definito l’identità di un popolo rispetto al luogo di appartenenza, a quella distanza che lo unisce ad un Dio imperscrutabile, a cui rispondere “Eccomi” diventa la sfida più intensa che un uomo possa vivere nel presente.