Il figlio prediletto

Angela Nanetti

Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 gennaio 2018
Pagine: 232 p., Brossura
  • EAN: 9788854514997
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Recensioni dei clienti

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    Serena

    18/09/2018 21:48:28

    Ho letto quasi tutti i libri candidati al Premio Strega 2018 e quindi ho potuto stabilire una mia personale preferenza a posteriori. Senza ombra di dubbio lo considero uno dei migliori, insieme ad altri 3 o 4 : è una storia di carne e sangue, la storia di una realtà corrotta, di una Calabria dilaniata dalla mafia e di chi ha i mostri in casa senza saperlo, di chi cerca di sfuggire ad un destino prestabilito . Le storie di un uomo e di una donna che si intrecciano, di uno zio e di una nipote che cercano di sottrarsi ad un comune destino a distanza di anni. Londra diventa la città della salvezza per entrambi, la città dove nasceranno nuovi amori e dove dimenticare un passato terribile

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    Jack

    12/07/2018 07:15:37

    Scorrevole ed anche piacevole la lettura del romanzo,l'autrice mette in evidenza la realtà di alcune zone del nostro Sud che nonostante la globalizzazione rimangono ancora arretrate culturalmente e socialmente. Nel racconto il ruolo della famiglia è fondamentale nel bene e nel male,l'unica via d'uscita ancora una volta consiste nella fuga.

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    Bibliofila

    12/06/2018 21:23:04

    Generazione e motivazione sono diverse, ma Nunzio e Annina sono accomunati dal bisogno di allontanarsi dalla propria terra d’origine per trovare sé stessi e sfuggire a quell’ambiente che li discrimina e opprime con la crudeltà di una strega. Particolarmente azzeccata la scelta di inserire nel romanzo frasi in dialetto e in inglese per rendere più realistica l’ambientazione. Da leggere tutto d’un fiato.

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    Mario

    12/06/2018 07:47:27

    Un romanzo piacevole, estremamente attuale anche al giorno d'oggi, il racconto di un uomo di nome Nunzio e del suo percorso di ribellione e afflizione raccontato dalla nipote Annina. Una narrativa piuttosto intensa, carica di patos emozionale, con un inizio duro, che imprime al lettore una carica emotiva tale da suscitare la curiosità di arrivare alla fine. Siamo alla fine del Novecento, in un mondo lacerato dal pregiudizio, sentimento avverso e spietato che pungola come una strega le menti di vecchi padri di famiglia con l'antica idea del dominio. La tematica dell'omosessualità è affrontata da diversi punti di vista, tra l'ordito delle vite parenterali, con l'ottimistica idea finale però che avanti ci sia un mondo migliore, ci sia il progresso culturale e la possibilità di aperture intellettuali. Bel libro. a parte qualche espressione dialettale di difficile comprensione, ho trovato la scrittura attraente e perspicace.

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    MammaLupa - (Ethel Vicard)

    11/06/2018 23:07:28

    “Il figlio prediletto” di Angela Nanetti è un romanzo desideroso di far udire a gran voce la propria storia. Il tema trattato è la libertà in tutte le sue declinazioni, da parte di tutti i personaggi e le comparse presenti nella narrazione. Dai sentimenti alla sessualità, dal pensiero allo stile di vita: tutto ciò che viene descritto nelle pagine di questo romanzo è desideroso di essere riscattato, e di poter essere libero di essere se stesso. Tuttavia l’autrice non sembra voler lasciare spazio alla speranza, all’amore, all’empatia: in una gabbia di preconcetti dovuti alla vita in un paese del sud Italia i protagonisti si ritroveranno ingabbiati nelle loro stesse paure, e con esse concluderanno il loro viaggio. Nel momento in cui bisogna scappare da casa propria, nel momento in cui la famiglia ti rinnega: cosa resta a un uomo, così che si possa definire tale? I personaggi mostrano con semplicità il loro desiderio di appartenere al proprio gruppo familiare, desiderio che viene meno nel momento in cui si ha la dimostrazione di non essere accettati per ciò che si è. Per questo alla fine, l’unica soluzione per i protagonisti è l’esilio, volontario o forzano non importa, perché esso è scaturito dai medesimi sentimenti: l’essere rifiutati dalla propria famiglia, che appare come una strega pronta a imprigionare la vita e il sogno. “Il figlio prediletto” è la storia di una vicenda familiare che va oltre la famiglia stessa, una vicenda che sfiora la politica e mostra con un linguaggio crudo e vivace uno spicchio di società italiana e inglese che molti hanno per anni ignorato o dimenticato, ma le verità, anche le peggiori, prima o poi vengono a galla.

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    Rebecca

    11/06/2018 17:07:09

    Giugno 1970, piccolo paese della Calabria. Tutto comincia dentro una macchina, dove Nunzio e Antonio, giovani promesse del calcio, consumano il loro amore segreto. Improvvisamente alcuni uomini incappucciati e armati tirano fuori i due giovani dal veicolo e li colpiscono violentemente, uccidendo Antonio. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio, dolorante nel corpo ma soprattutto nell’anima, viene fatto salire su un treno con destinazione Londra. Il padre e i fratelli hanno voluto tutto questo e ora Nunzio dovrà trovare da solo la forza per andare avanti e costruirsi una nuova vita. Anni dopo a ripensare a questa storia è la nipote di Nunzio, Annina, giovane donna anche lei in fuga da una realtà nella quale gli uomini comandano e le donne ubbidiscono, approdata in una Londra dalle mille possibilità con sempre in mente il pensiero della madre e della nonna rimaste a casa. “Il figlio prediletto” è una storia straziante e davvero forte. Da una parte la ribellione nei confronti di una realtà assurda, dall’altra la mancanza di fiducia nell’umanità. Nunzio e Annina sono legati da un filo rosso che non può essere spezzato, nonostante le differenze di età. Entrambi lottano per una libertà della quale sono stati privati, ma qualcosa di forte li riporta alle origini, verso madri enigmatiche e sofferenti e padri da cancellare. A fare da cornice il contesto storico, quello dell’Italia con i suoi immigrati verso il nord dell’Europa e quella dell’Inghilterra che vedeva una donna, Margaret Thatcher, imporsi al governo, nel bene e nel male. “Il figlio prediletto” colpisce dritto al cuore, il lettore soffre con Nunzio, con Antonio, con Annina, e non li dimentica, mai, neppure dopo aver lasciato quelle pagine così importanti e grevi. Un romanzo inquieto, una scrittura, quella di Angela Nanetti, che si mostra con tutta la sua forza e prepotenza e chissà che non riesca ad aggiudicarsi, lo meriterebbe davvero, l’ambito Premio Strega 2018.

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    Diana

    11/06/2018 12:37:38

    “Il figlio prediletto” porta in primo piano i pregiudizi e l’ignoranza che dal 1970 imperversano ancora oggi sulla nostra società. Come se l’uomo non avesse il diritto di decidere chi essere, costretto e incatenato alle imposizioni sociali. Sia mai macchiare l’onore della famiglia... Da ciò ne scaturisce una assurda caccia alla strega verso chiunque osi ripudiare il conformismo e ribellarsi a queste regole insensate. Notevole anche la padronanza delle descrizioni: il lettore viene come catapultato in una Calabria tanto intrisa di odio e indignazione, quanto pittoresca e paesaggisticamente bella. Quasi a farne da contrasto.

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    Emanuela

    10/06/2018 16:16:20

    Il figlio prediletto, candidato al premio Strega, è un romanzo di forte impatto emotivo per gli argomenti trattati e anche se con protagonisti di diversa tipologia, tempi e modalità di svolgimento lontani tra loro, dimostra la sentita necessità di un cambiamento. Due vite legate da parentela ed accomunate da difficili situazioni in cerca di metamorfosi e di riscatto. Una piacevole lettura che ci avvicina a situazioni di grande attualità ed estrema drammaticità.

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    MARIANNA

    10/06/2018 11:01:53

    Nel libro in oggetto della Nanetti, il passato e il presente, si intrecciano come non mai. La storia ha inizio raccontando l'amore acerbo di due giovani ragazzi, in una Calabria degli anni 70', chiusa, retrograda e ignorante, che non ammette e non concepisce il diverso, che non ammette che il proprio figlio possa macchiare di un onta cosi grave la propria famiglia. I ragazzi si ritrovano a essere puniti da una società che ghettizza il diverso, come da secoli avviene, cosi come dai tempi della persecuzione della Strega; e mentre uno dei ragazzi muore, l'altro è costretto a fuggire lontano. Ma dopo anni e anni la nipote di quello zio scappato lontano, si ritrova a lottare per diventare un attrice, contro gli stessi pregiudizi e scappa anche lei lontana sentendosi vicina a quello zio nella ricerca disperata ella tanto agognata libertà. Spero che vinca il premio Strega

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    Mirko

    09/06/2018 15:13:25

    La disperazione, la voglia di rivincita, il viaggio come modo per dimenticare e scappare da un mondo che collassa nel suo immobilismo e nella sua ferocia, il marciume che viene fuori dalle tradizioni popolari e da una sub-cultura dominata dalla violenza e da un totale dominio dell’uomo sulla donna. Questo è lo specchio in cui si riflette l’immagine di Nunzio ed Annina, senza dubbio, i veri protagonisti di questo romanzo. L’autrice riesce a tratteggiare, con leggere ed intense pennellate, lo schiudersi di due personalità che, pian piano, riescono a conoscere il fondo del proprio animo. La ferocia ed il volto disumano della prevaricazione contraddistingue il destino di Nunzio ed Annina: il bellissimo e promettente giocatore, innamorato del suo Antonio, viene inchiodato, come un Cristo in croce, alla dura ed amara realtà che assume le sembianze di una mano assassina la quale, con brutale violenza, annienta e sfigura per sempre il volto divino del suo amore segreto. Irrompe, sin da subito, la logica criminale e sopraffatrice della delinquenza tipica di un paese sprofondato negli abissi dell'Aspromonte calabrese la quale trova vitale nutrimento in una dimensione a-culturale dominata dall'ignoranza popolare. Straziante il dialogo tra la nipote e la nonna nell'ultima parte del romanzo che, come un cerchio che trova la sua perfezione, fa ritornare Annina alla sua terra, tanto odiata e temuta, per un abbraccio finale con il suo passato. La fotografia unisce idealmente zio e nipote: Nunzio, che scopre il talento per la fotografia sociale finalizzata a catturare la disperazione umana, ed Annina che proietta le sue speranze di rinascita e di riscatto nella organizzazione di una mostra nel ricordo dello zio che, per un momento di felicità vissuto, viene punito ancora una volta da un destino dal volto matrigno. Il romanzo, finalista del premio Strega, è un caleidoscopio dell'animo umano: l'autrice scende in profondità e porta il lettore a conoscere più se stesso.

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    Giovanna

    08/06/2018 14:18:19

    Due tempi diversi, due luoghi diversi, un uomo degli anni ‘70 e una donna dei giorni nostri, legati da un filo sottile: lui è Nunzio, giovane promessa del calcio, calabrese, condannato poiché ama Antonio (si amavano da due mesi e, prima non lo sapevano...) lei è Annina, sua nipote, figlia di un padre-padrone, strega moderna che si ribella alla società, poiché a suo modo anche lei come lo zio mai conosciuto, è diversa. Una storia toccante, malinconica, che fa commuovere per la selvaggia speranza con cui i personaggi lottano, un inno al coraggio della ribellione, in cui la Nanetti conferma il suo talento di ispezionare, attraverso la forma di scrittura, i meandri più nascosti dell’animo umano.

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    Elisa

    08/06/2018 12:20:36

    Una storia molto attuale in un luogo geografico per preciso. Scopriamo la Calabria con i suoi gusti e i suoi profumi e viviamo nelle stanze dei personaggi accanto a loro seguendo direttamente le loro vicende da spettatori.Gli argomenti trattati toccano nel profondo, sono molto vicini a noi come la voglia di cambiamento necessaria per modificare situazioni, costruzioni mentali ormai obsolete. Si rinasce, come colpiti dall'incantesimo di una strega, che non vuole cedere alla prigionia.

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    Lucrezia

    07/06/2018 13:59:17

    La storia narrata da Angela Nanetti, in gara al concorso Caccia allo Strega, tratta uno dei temi più rilevanti nella nostra quotidianità. Mi ha toccata molto, sul personale, su vari aspetti. In primis l'ambientazione, ovvero la Calabria, mia regione di origine, descrivendo una realtà ricca di pregiudizi e di ignoranza che purtroppo conosco bene. Nel 1970, come oggi, ci sono temi che non sono stati ancora superati, ed è solo grazie a libri e denunce come queste che se ne può parlare e si può rendere giustizia a chi ancora oggi soffre per colpa dell'ignoranza altrui. L'accettazione e il riscatto non sono altro che due facce della stessa medaglia, perché chi non viene accettato porta dentro di sé un bisogno di riscatto che lo caratterizzerà per tutta la vita. Proprio come accade al protagonista del racconto, che a distanza di anni si troverà a confrontarsi con un'altra generazione, ancora sofferte. Libro quindi degno di nota, per la scrittura e per il tema emozionante.

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    FABRIZIO VALSECCHI

    07/06/2018 13:28:55

    Ferocia. Apparenza. E rispetto ossessivo delle convenzioni arcaiche. Tutto questo è l’ ’Ndrangheta in Calabria, un regime criminale che, sfruttando la connivenza e la complicità di chi, in un silenzio che non è mai lo stesso, sceglie di girar la testa o finge di non vedere, come in “Il figlio prediletto”, anche quando non uccide, sine strepitu miete vittime come le guerre o le epidemie. In questo libro cupo e impietoso, infatti, protagonista è una famiglia oppressiva di stampo malavitoso che nel giro di 20 anni, sine cura, mina e spegne ab imis le vite di Nunzio e Annina, rei di essere diversi e non allineati al credo del clan. Nel 1970, Nunzio paga in toto la sua omosessualità segreta e proibita, vedendo dapprima tre uomini (suo padre e i suoi fratelli, horribile dictu!) trucidare il suo Antonio e poi tutti i suoi sogni gettati in un oblio più gramo della morte stessa. Così, dopo essere stato denudato e abbandonato in un luogo isolato, Nunzio deve lasciare il paese per Londra, dove si mischia con i migranti e vive precario e emarginato, senza più fiducia negli altri e nel domani, deluso da se stesso e dalla propria identità, finché non vi torna in un funerale pro forma e in pompa magna in cui emerge sua nipote Annina, spirito libero che chiede di lui e della sua sorte simile a quella di Anna Goldi, l’ultima strega a essere mandata al rogo in Europa nel 1782. Annina vuole un futuro diverso da quello che sua nonna, legata a un tragico immobilismo e alle tradizioni più restrittive, non vuole che brami e, dunque, appena maggiorenne, per non essere una “femmina obbediente” forzata a un matrimonio combinato, a feste coram populo e a odiose bugie, come lo zio, fugge a Londra e chiude il cerchio, esiliandosi in cerca di una vita dignitosa e del riscatto di chi è stanco di subir il silenzio, l’ultima arma del potere omertoso. Ed è in questa malia surreale che si consuma la tragedia, un deserto di dolore immane in cui urla solo l’assenza di chi ci lascia un vuoto enorme.

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    alessandro

    07/06/2018 10:23:06

    Annina e Nunzio, la nipote "puttana" e lo zio "frocio e comunista", tra la ricerca della libertà e la constatazione della difficoltà di sfuggire al proprio passato. Per affrancarsi dalle opprimenti maglie della rete di regole e convenzioni sociali del paese in Aspromonte, per cancellare i traumi subiti, non è sufficiente la fuga: bisogna tagliare il filo dei trascorsi con il quale la strega tesse il futuro. E l'esorcismo può essere una corsa felice o una benedizione rubata alla nonna, impartita da dietro il vetro umido della foto sulla lapide. Così il vecchio, adesso, può cedere il passo al nuovo.

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    rosannad

    06/06/2018 07:55:13

    Un romanzo intenso che mette in luce il tema molto attuale dell'omosessualità di Nunzio e Antonio: ancora purtroppo un tabù. Questo libro parla di una storia d’amore travagliata, fatta di passione ma anche di problemi. Il libro è a tratti molto triste. I concittadini di Nunzio e la famiglia di Nunzio si comportano come una strega cattiva ostacolando questa relazione.

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    Alessandra

    05/06/2018 17:47:58

    Molto triste, narrazione lenta e un finale che non mi ha convinto. Credevo fosse più bello.

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    Ciro D'Onofrio

    04/06/2018 21:13:08

    Il figlio prediletto è una storia di arroganza, sopraffazione e pregiudizi che vede protagonisti i due personaggi, vicinissimi per legami di sangue e temperamento ma che non si conosceranno mai. Due vite vittime della mentalità oscurantista nella Calabria della ndrine che cercheranno, con fatica e contraddizioni, la forza ed il coraggio non solo di reagire ma di affrancarsi da questo buio che non consente loro di poter scegliere le vite da vivere: Nunzio colpevole di essere omosessuale, Annina di essere donna, e di essere donna non allineata. Con una scrittura semplice e spietata la scrittrice regala un libro orgoglioso, coraggioso e scomodo che si legge con grande semplicità affondando nei meandri delle coscienze umane, sporche e pulite, in una malinconia che non troverà mai davvero pace.

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    Lorenzo Adduci

    04/06/2018 19:50:01

    Il desiderio di riprendere in mano la propria vita, di liberarsi dal peso dei ricordi che continuano a tormentare o di allontanarsi dai condizionamenti familiari per ritrovare la propria identità, con Londra meta ideale, punto di separazione dalla precedente vita, pur se con un percorso interiore complesso. Sono questi i temi che costituiscono il nucleo essenziale de "Il figlio prediletto", di Angela Nanetti, candidato allo Strega di quest'anno. Tutto ha inizio in una terribile e spietata notte di inizio giugno del 1970, in cui Nunzio assiste all'uccisione di Antonio, il suo amante, per mano della sua famiglia. Questo episodio è il prologo di un romanzo particolare, composto da due storie distinte, collocate su piani temporali diversi, che all'inizio si svolgono parallelamente, per poi intrecciarsi. Ma il dolore e il desiderio di ribellione e rivalsa dei due protagonisti, Nunzio e Annina, hanno la stessa origine, quella famiglia spietata che non ammette che qualcuno possa infrangere le proprie regole. Entrambi i protagonisti sono, quindi, alla ricerca di un riscatto rispetto alla loro precedente esistenza per allontanarsi dai condizionamenti familiari, pur seguendo un percorso completamente diverso. Nunzio subisce l'allontanamento dal suo paese, ma coglie tale occasione per rinascere e buttar via l'orrore che si porta dietro, grazie anche alle persone in cui si imbatte. Annina, invece, ha bisogno di uno strappo, di un gesto di ribellione per avviarsi verso quel riscatto, che sembra finalmente concretizzarsi solo quando deciderà di capire meglio chi era suo zio Nunzio. "Il figlio prediletto" è un romanzo denso di malinconia e speranza, con personaggi ben caratterizzati, in bilico tra coraggiamento e desiderio di rivincita, con una narrazione non sempre lineare, fatta di anticipazioni, strappi, immagini forti, visioni sconsolate o luminose, in cui appare chiaro che la ferocia dei prepotenti non sempre riesce a piegare l'animo di chi ha voglia di vivere.

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    Luisa Musto

    04/06/2018 14:42:27

    Questo libro parla di due storie di esilio, di uno zio e di una nipote,legati da una famiglia opprimente che in tempi diversi distrugge o tenta di farlo le loro aspirazioni. Nunzio ama il calcio e ama Antonio,suo compagno di squadra.Si vedono in segreto,non c’è posto per la loro relazione in un piccolo paese dell’Aspromonte,in una famiglia arcaica e tradizionale,nel senso brutto e costrittivo del termine,che forse appartiene addirittura alla mafia calabrese.Una sera si appartano,ma vengono raggiunti da tre individui che massacrano Antonio e segregano Nunzio in un luogo solitario,nudo e inerme.Sono suo padre e i suoi fratelli,che dopo averlo tenuto nascosto per giorni lo costringono a trasferirsi a Londra,lontano dagli occhi del paese. Nunzio torna morto e ha un funerale in pompa magna,con la madre Carmela che piange e una moglie finta che si fa vedere dai paesani.Nessuno deve sospettare. Sulla tomba di Nunzio sua nipote Annina e la nonna Carmela portano fiori e parlano di futuro.Quello sognato di Annina,quello che la famiglia vorrebbe imporle,perché una donna non può scegliere né parlare né avere una sua idea.Non è una persona,è una femmina. Sulla scia di Nunzio Annina trama per anni di fuggire lontano, via da tutto ciò che la opprime e la costringe,da matrimoni combinati e feste organizzate perché il paese parli,da scelte che non le appartengono,da nonna Carmela, strega dalle mani nodose e dallo sguardo indagatore,che incarna tutto ciò che non le apparterrà mai.Vivrà a Londra e chiuderà il cerchio,alzando il velo di bugie e apparenze,a beneficio di quella società che non avrebbe mai potuto capire l’amore di Antonio e Nunzio e le aspirazioni di sua nipote. La storia è bella,ma mi resta una sensazione di incompiuto, ha tratti intensi ma altri un po’ stanchi. Come se ci fosse una parte inesplosa,trattenuta. Me ne dispiace molto, lo avevo scelto puntando sull’argomento e sull’idea di questa vita a due voci raccontata da Annina.Resta una storia intensa e interessante

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Chi conosce la Calabria sa che è la terra dei contrasti. Non solo la geografia dei luoghi, mari profondi e agitati e montagne arse si rincorrono nello spazio di pochi chilometri, ma anche sentimenti contrastanti si possono annidare nella stessa persona: onore e rinuncia, possesso e repulsione, attaccamento alle radici e desiderio di fuga.

In questo romanzo i contrasti emergono sin dal titolo, in cui scopriamo che Nunzio, il giovane protagonista di questa storia ambientata in un paesino della locride negli anni Settanta, è Il figlio prediletto. Per sua madre Carmela, matrona di una famiglia della locale ‘ndrina, donna che sa e giudica tutto, che detta le regole del comportamento, quel figlio è un’ossessione. Nunzio, bello come il dio greco Antinoo, viene brutalmente cacciato via dal suo paese quando ha appena vent’anni a causa della relazione omosessuale con il suo compagno di squadra Antonio. Uno scandalo inaccettabile nella Calabria di allora, e forse anche in quella di oggi, tanto che Antonio verrà ammazzato di botte e Nunzio, graziato dal Pater familias, verrà buttato su un treno per Londra e fatto sparire.

Mentre Nunzio rimette insieme i pezzi della sua vita in una Londra faticosa ma viva, entrando in contatto con le rivolte operaie e con gli artisti reduci dalla Swinging London, Carmela vive la distanza come una vedovanza. Il canto della prèfica che echeggia nelle stradine del paese, quello che si sente ai funerali e nei cimiteri, è la voce degli avi che tormentano la giovanissima Annina, nipote prediletta di Carmela, figlia di quel fratello maggiore che mise lo zio Nunzio sul treno a forza di botte.

Annina, occhi verdissimi e spirito libero, ascolta sua nonna, le sue sentenze e le sue maledizioni, e cresce con il mito di questo zio partito per Londra. Per Annina lo zio Nunzio è il mistero, la fuga e la ribellione. È il nodo cruciale con cui fare i conti, ma anche il segnale inequivocabile che suo padre e la sua famiglia sono stati e sono la briglia che tira il suo morso. Annina mal sopporta le imposizioni di suo padre, varie volte tenta la fuga per inseguire il sogno di diventare attrice, ma tutte le volte il padre che vede e prevede ogni sua mossa la riporta a casa. Fino allo strappo.

Quando crolla la finzione la vita inizia a fluire e le esperienze pian piano iniziano a plasmare questa giovanissima donna. Nel giorno della fuga inizia un nuovo romanzo di formazione che porterà fatalmente Annina sulle tracce di suo zio, dove il cerchio si chiude.

Ricco di spunti e splendidamente scritto, anche attraverso l’uso di un dialetto che inasprisce i dialoghi, Il figlio prediletto è un romanzo dalle mille facce e dai forti contrasti. Nel giro di poche pagine assistiamo a trasformazioni radicali della trama, delle ambientazioni e dei personaggi e nell’arco di qualche anno l’autrice riesce a descrivere tutto il progresso culturale e sociale del mondo, usando Nunzio, Annina e Carmela come archetipi. Un romanzo intenso, feroce e malinconico.

Recensione di Annalisa Veraldi


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Mirko
- Recensione stregata scelta da Angela Nanetti


La disperazione, la voglia di rivincita, il viaggio come modo per dimenticare e scappare da un mondo che collassa nel suo immobilismo e nella sua ferocia, il marciume che viene fuori dalle tradizioni popolari e da una sub-cultura dominata dalla violenza e da un totale dominio dell’uomo sulla donna. Questo è lo specchio in cui si riflette l’immagine di Nunzio ed Annina, senza dubbio, i veri protagonisti di questo romanzo. L’autrice riesce a tratteggiare, con leggere ed intense pennellate, lo schiudersi di due personalità che, pian piano, riescono a conoscere il fondo del proprio animo. La ferocia ed il volto disumano della prevaricazione contraddistingue il destino di Nunzio ed Annina: il bellissimo e promettente giocatore, innamorato del suo Antonio, viene inchiodato, come un Cristo in croce, alla dura ed amara realtà che assume le sembianze di una mano assassina la quale, con brutale violenza, annienta e sfigura per sempre il volto divino del suo amore segreto. Irrompe, sin da subito, la logica criminale e sopraffattrice della delinquenza tipica di un paese sprofondato negli abissi dell'Aspromonte calabrese la quale trova vitale nutrimento in una dimensione a-culturale dominata dall'ignoranza popolare. Straziante il dialogo tra la nipote e la nonna nell'ultima parte del romanzo che, come un cerchio che trova la sua perfezione, fa ritornare Annina alla sua terra, tanto odiata e temuta, per un abbraccio finale con il suo passato. La fotografia unisce idealmente zio e nipote: Nunzio, che scopre il talento per la fotografia sociale finalizzata a catturare la disperazione umana, ed Annina che proietta le sue speranze di rinascita e di riscatto nella organizzazione di una mostra nel ricordo dello zio che, per un momento di felicità vissuto, viene punito ancora una volta da un destino dal volto matrigno. Il romanzo, finalista del premio Strega, è un caleidoscopio dell'animo umano: l'autrice scende in profondità e porta il lettore a conoscere più se stesso.


MammaLupa - (Ethel Vicard)

“Il figlio prediletto” di Angela Nanetti è un romanzo desideroso di far udire a gran voce la propria storia. Il tema trattato è la libertà in tutte le sue declinazioni, da parte di tutti i personaggi e le comparse presenti nella narrazione. Dai sentimenti alla sessualità, dal pensiero allo stile di vita: tutto ciò che viene descritto nelle pagine di questo romanzo è desideroso di essere riscattato, e di poter essere libero di essere se stesso. Tuttavia l’autrice non sembra voler lasciare spazio alla speranza, all’amore, all’empatia: in una gabbia di preconcetti dovuti alla vita in un paese del sud Italia i protagonisti si ritroveranno ingabbiati nelle loro stesse paure, e con esse concluderanno il loro viaggio. Nel momento in cui bisogna scappare da casa propria, nel momento in cui la famiglia ti rinnega: cosa resta a un uomo, così che si possa definire tale? I personaggi mostrano con semplicità il loro desiderio di appartenere al proprio gruppo familiare, desiderio che viene meno nel momento in cui si ha la dimostrazione di non essere accettati per ciò che si è. Per questo alla fine, l’unica soluzione per i protagonisti è l’esilio, volontario o forzano non importa, perché esso è scaturito dai medesimi sentimenti: l’essere rifiutati dalla propria famiglia, che appare come una strega pronta a imprigionare la vita e il sogno. “Il figlio prediletto” è la storia di una vicenda familiare che va oltre la famiglia stessa, una vicenda che sfiora la politica e mostra con un linguaggio crudo e vivace uno spicchio di società italiana e inglese che molti hanno per anni ignorato o dimenticato, ma le verità, anche le peggiori, prima o poi vengono a galla.


Francesco Colombrita

Schiaffi, colpi forti e a mani nude, calci, graffi: questo è l'impatto delle prime pagine del romanzo. Il prologo ti trascina verso una realtà cruda ma fin troppo familiare, perché è quella stessa realtà che emerge dalle pagine di cronaca e dai tg. Nunzio è la vittima di un turbine di violenza che non lascia scampo e lo segnerà per tutta la vita. La sua storia emergerà piano piano, tra le sue memorie e quelle della nipote, in un divario temporale che sembra riallacciarsi solo nella figura di quella strega della nonna di Annina (nonché madre di Nunzio). La schiettezza e l'inesorabilità della vita si fanno carne in questo libro di Angela Nanetti prendendo le parti di un Dio assente, che guarda da lontano e non interviene; forse non giudica nemmeno.


Serena Germani

Ho iniziato a leggere “Il figlio prediletto” un po’ per caso e un po’ perché mi era stato consigliato. Non amante del genere mi sono aperta alla lettura con un sentimento di scetticismo che, di lì a poco, si è trasformato in una vera e propria esaltazione tale da portarmi a finirlo in breve tempo con un certo trasporto. La storia di Nunzio, ventenne costretto ad allontanarsi dalla sua vita per nascondere il suo vero essere, e di Annina, sua nipote, scappata per inseguire un sogno fin troppo disapprovato, si intrecciano in questo favoloso romanzo di Angela Nanetti. È una vicenda dai tratti forti, crudeli, così trasparente da farti vedere la tristezza e l'alienazione attraverso gli occhi, le orecchie e il dialetto siciliano dei protagonisti. È una vicenda che sullo sfondo di questa realtà fin troppo feroce ci racconta dell’amicizia, del senso di ribellione, di politica, del desiderio di fuggire da una realtà fin troppo stretta, dell’amore perduto. Due storie che corrono parallele attraverso un salto temporale di venticinque anni, che si stagliano tra la realtà fin troppo cieca e bigotta del Sud Italia ed il cielo grigio e cupo dell'immensa metropoli londinese. Un mix di personaggi apparentemente tanto forti quanto deboli proprio come nonna Carmela, con i suoi “povero figghjio mio”, a volte confidente e a volte vera e propria strega, vi accompagneranno nel corso fin troppo avvincente degli eventi. Una storia da leggere tutta d'un fiato!


Giulia Castelli

Nunzio e Annina. Zio e nipote. Londra e l'Aspromonte, due anime divise dal tempo e dallo spazio, eppure straordinariamente simili: il desiderio di ribellione, il sentimento di estraneità e la ricerca di un posto nel mondo costituiscono il fil rouge del nuovo romanzo di Angela Nanetti, candidato al Premio Strega 2018. La storia prende avvio nell'entroterra calabro degli anni Sessanta, caratterizzato da una società chiusa, maschilista e refrattaria a qualsiasi tipo di cambiamento. Nunzio è una giovane promessa del calcio e porta su di sè una macchia vergognosa: essere ricchijiune. A distanza di anni, Annina si ritrova a capire troppo presto cosa significa essere femmena dalle sue parti, avere un padre autoritario e violento e una madre colpevole di troppa debolezza. Entrambi, chi per costrizione, chi per scelta, cercheranno un futuro lontano dalla propria terra, in una Londra scossa dalle proteste dei lavoratori e prostrata dalla politica tatcheriana. Sarà il desiderio di un affetto sincero, spesso carnale, a spingerli verso conoscenze che cambieranno per sempre le loro vite. La prosa schietta, a tratti anticipatrice, e il ricercato plurilinguismo contribuiscono a rendere questo romanzo un'interessante testimonianza di crescita e liberazione, di sofferenza imposta e felicità conquistata.



La motivazione di Carla Ida Salviati per la candidatura al Premio Strega

«La vicenda narrata si dipana nell'arco di circa un ventennio a principiare dal 1970 e ha come poli geografici la Calabria e Londra nei turbolenti anni dei governi Callaghan e Thatcher. Nunzio Lo Cascio, ventenne omosessuale appartenente a una famiglia ‘ndranghetista, viene scoperto dal fratello maggiore in compagnia dell'amante che viene subito ucciso. Il comportamento sessuale risulta inaccettabile per il protocollo valoriale mafioso e quindi Nunzio viene espulso dal clan: messo su un treno per il Nord, senza mezzi economici né culturali, raggiunge infine Londra dove si confonderà tra i migranti, ne condividerà la precarietà e l'emarginazione. Il dolore profondo per la perdita del compagno amato lo segue nelle vicissitudini quotidiane dalle quali sembra uscire dapprima manifestando un certo talento calcistico (presto azzerato da un incidente invalidante) e poi entrando in contatto con il mondo artistico londinese. Ma il destino di Nunzio è contrassegnato dalla sventura: rientrerà al paese natale solo per essere sepolto con una cerimonia – farsa che la famiglia ha allestito per salvare l'onore. Da questo funerale principia il racconto – in soggettiva – di Annina, la nipote di otto anni, che sembra destinata a ripercorrere la via dello zio: appena maggiorenne fugge dalla famiglia e dalla logica della ‘ndrina raggiungendo infine quella stessa Londra dove tenterà un inserimento nel modo dello spettacolo. Tornerà al paese per visitare la tomba della nonna Carmela, arcaica figura di vecchia che ha assistito allo sfacelo della famiglia restando graniticamente attaccata ai valori tradizionali. La struttura del racconto, parte in terza persona e parte in soggettiva, consente di attivare sguardi diversi sulla vicenda, che è densa di drammaticità, a volte persino cupa, attraversata da un dolore palpabile che l'autrice preferisce non mitigare. Anche la surreale agnizione conclusiva – che scioglie solo parzialmente nodi misteriosi – lascia molti interrogativi aperti sulla sorte di Annina. I personaggi sono tratteggiati con maestria: se su tutti si staglia nonna Carmela, vera eroina tragica appartenente ad una società immobile, assai credibile è Nunzio, «bello come un dio greco» che si inceppa nel confronto diretto con il mondo contemporaneo. Meno drammatica è Annina che forse possiede qualche chance per farcela; molto interessante è la figura di sua madre, ignorata da tutti, disprezzata dalla suocera come «una santa Rosalia», ma che cova una ribellione tutta interiore e in totale solitudine. Più di maniera mi sembra la figura dell'aristocratico sognatore marxista che diviene il mentore di Nunzio a Londra: serve peraltro all'economia della vicenda per accennare ai movimenti utopisti che sopravvivevano nell'Inghilterra degli anni settanta.»