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Claudio Piersanti

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2010
Pagine: 210 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018084
Il nocciolo duro della storia raccontata da Claudio Piersanti in I giorni nudi è racchiuso nel disegno posto sulla copertina del volume: su uno sfondo di un colore liquido e uniforme si stagliano due figure, una donna piacente tiene per mano e guarda negli occhi un uomo che appare informe, senza volto. È la storia d'amore di Alberto, sceneggiatore di successo cinquantenne che sente improvvisamente di non essersi ancora mai messo in gioco, e Lucia, una bellissima e giovane ragazza incontrata per caso durante una banale convalescenza in ospedale in seguito alla rottura di una gamba. Ma è di una malattia ben più grave che soffre il protagonista del romanzo: il non riuscire ad abbandonarsi pienamente a un sentimento sincero e senza calcoli. Lavoratore accanito, Alberto è da un lato immerso nel mondo pieno di invidie e compromessi del cinema, dall'altro ne è disgustato e sente dentro di lui "la sgradevole sensazione di stare macinando soltanto acqua". L'ambivalenza del rapporto con il mondo lavorativo si riverbera anche nel suo modo di relazionarsi al mondo femminile: Alberto vive infatti nell'idealizzazione della madre morta e prova disprezzo per le donne con cui ha avuto delle storie; dalla ex moglie Marta, ora sposata con il suo socio in affari Guido, all'amante occasionale Alessia. L'arrivo inaspettato di Lucia cambia tutto: non senza farsi le consuete domande legate alla differenza di età, il protagonista si butta senza riserve nella storia con la ragazza, la prima donna della sua vita dotata di viva intelligenza e capace di donarsi.
Piersanti declina il racconto in tre tempi cinematografici (non a caso lavora tuttora come sceneggiatore per il cinema e la televisione) e, per la prima volta nel suo percorso creativo, concentra tutte le sue energie narrative nella descrizione minuziosa dello sviluppo "biologico" del rapporto tra i due protagonisti. Dopo un inizio quasi idilliaco, fatto di chiacchierate appassionate, cene, premiazioni cinematografiche, il lettore assiste al declino della storia, dovuto soltanto all'incapacità di amare di Alberto che lentamente emerge dal susseguirsi delle pagine. Di particolare efficacia risultano i dialoghi, che spaziano da riflessioni sull'amore dal tono quasi sapienziale a toni da commedia dell'assurdo. Essi non riescono però a nascondere uno dei principali difetti di fondo del romanzo: pur essendo ben scritto e ben strutturato, i personaggi sembrano muoversi su uno sfondo indefinito e a volte la complessità del reale sembra essere impoverita, depotenziata solo per far funzionare l'oliato congegno narrativo.
Nella terza parte del romanzo, intitolata La malattia della verità, l'autore affronta corpo a corpo lo spettro che aleggia sul racconto fin dalle prime pagine: la depressione di un uomo maturo che deve confrontarsi con i nodi irrisolti del passato in seguito alla fine di una storia d'amore. Come un (post)moderno Zeno Cosini, Alberto è costretto a intraprendere una terapia e un processo di autoanalisi che non riesce a intaccare il suo cinismo beffardo. Le conversazioni con il dottor Valentini sembrano riuscire a portare una finale serenità, che agli occhi del lettore appare però quasi irreale e precaria ("Voleva dormire ancora per rivederla, tutto il giorno e tutta la notte. Era stato così bello. Era stato così felice").
Piersanti si mantiene sulla linea del racconto intimista già iniziata con Casa di nessuno (Feltrinelli 1981, Sestante 1993) e Luisa e il silenzio (Feltrinelli, 1997) e la approfondisce, alternando efficacemente da un lato i punti di vista dei protagonisti, dall'altro i piani della realtà e della finzione cinematografica. Dell'ambiente gravitante attorno all'industria del cinema e delle fiction lo scrittore traccia un ritratto duro e impietoso (del resto ha affermato recentemente in un'intervista che grazie al libro "si sarebbe tolto qualche sassolino dalla scarpa"): emerge un mondo cinico, corrotto e in piena decadenza che assomiglia in maniera preoccupante a quello che siamo abituati a vedere nella vita politica di tutti i giorni.
Eloisa Morra

Recensioni dei clienti

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    luigi

    30/10/2011 22.21.16

    Claudio Piersanti firma uno dei suoi libri migliori, uno scatto sopra, addirittura, a Luisa e il silenzio. I giorni nudi torna sui temi classici dell'autore e dipana una trama di dissoluzione, che culmina nella malattia della verità. Depressione, disamore, solipsismo e afasia sono gli ingredienti. Il garbo crudo di Piersanti non risparmia niente e se si può non condividere il nichilismo di fondo, si riconosce una forza ammirevole nella sua letteratura. A me I giorni nudi ha ricordato la nudità severa e malinconica dei versi di Maurizio Cucchi e Piersanti rimane uno degli italiani da leggere sempre.

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    Patroclo

    24/01/2011 10.51.14

    Piersanti continua a modo suo - con la sua scrittura piana e che trovo vagamente "pontiggiana" - la sua galleria di solitudini e allontanamenti. rispetto a "Enrico Metz", viene aggiunto un tocco della arida disperazione di Houllebecq nel tratteggiare il personaggio principale. il libro peró funzionana meno rispetto al "Metz", in sostanza perché i personaggi risultano tutti indifferentemente abbastanza odiosi. potenti peró le ultime pagine dedicate al tema della depressione, insomma Piersanti scrittore di valore SI, dovrebbe forse cambiare un pó temi e scenari.

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    Gianluca

    02/12/2010 20.18.49

    Mi ha colpito questo romanzo perché descrive bene come l'essere troppo concentrati su sé stessi mette a rischio la condivisione della vita con chi si ama.Bravo Piersanti

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    stefano

    17/10/2010 17.51.10

    Diffidare delle recensioni!! Avevo letto una breve positiva recensione di questo romanzo e, spinto da curiosità letteraria per l'autore, ho commesso l'errore di comprare il libro (ma comprare un libro non è mai un errore, in verità). Da tempo non leggevo un romanzo cosi banalmente scontato, pieno di luoghi comuni e di una enfasi spesso sopra le righe (l'astice è "freschissino", il cuscino è "morbidissimo", ...). Il tema, anche se ipertrattato, poteva tuttavia essere interessante, se affrontato con profondità o per lo meno con maggior originalità, ma Piersanti non coglie nè l'una nè l'altra e si limita ad un repertorio di personaggi senza spessore, al di sotto del livello di qualsiasi soap opera televisiva. Peccato, avevo intenzione di leggere altre cose di questo autore, dopo la delusione di questo libro penso di starne alla larga. Meglio leggere gli americani, se la letteratura italiana contemporanea è questa, siamo messi bene !!

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    massimo r.

    16/10/2010 09.28.18

    Ho l'impressione che Piersanti, dopo aver scritto uno dei libri più belli e originali del '900 italiano (Luisa e il silenzio), non riesca più a ripetersi e insegua in altri ambiti la stessa profondità e lo stesso lirismo, ma con risultati spesso banali. Speriamo, per il suo e nostro bene, che prima o poi si ritrovi.

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    Giovanni Galeone

    09/09/2010 23.30.23

    A distanza di qualche anno, trovo conferma della validità di questo autore. Indubbia la continuità con "Il ritorno a casa di Enrico Metz". Ne "I giorni nudi" emerge una storia d'amore più intima, descritta con una fine introspezione psicologica, ma sempre ben calata nel contesto della contemporaneità di cui coglie sottilmente gli aspetti più grevi. Scrittura efficace ed essenziale, coraggioso e non banale il tema dell'amore tra un maturo e una giovane. Amo molto i personaggi malinconici di Piersanti, vi trovo una descrizione della maturità quanto mai reale, frutto di un vissuto e/o di una capacità elaborativa accurata. Ottimamente declinata anche la protagonista femminile. Trovo in Piersanti un autore davvero raffinato

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    Andrea

    05/09/2010 10.51.42

    Mi chiedo solo come uno scrittore e critico indubbiamente meritevole come Marco Lodoli abbia potuto tessere a luglio su Repubblica le lodi di una roba simile. Dialoghi elementari, temi scontati e all'insegna della totale prevedibilità, senza un guizzo in grado di redimere la pochezza letteraria e contenutistica che caratterizza la storia fin dalle prime righe. E dentro, naturalmente, non può che trovarvi posto un campionario degli stereotipi contemporanei: il contesto finto e patinato in cui avviene il tutto (perfino l'ospedale all'inizio sembra un resort), il quasi cinquantenne sceneggiatore televisivo, abile declinatore del nulla, prevedibilmente attratto dalla ventenne bella-intelligente-colta-di buona famiglia e, fin troppo facile, consenziente; la ventenne (di cui sopra) dall'intraprendenza direi soprannaturale, istantaneamente recettiva alle mature attenzioni extragenerazionali per ragioni incomprensibili; il domestico-chaffeur-filosofo filippino come non se ne erano mai visti..e via di questo passo.Poi l'inevitabile collasso e quel che ne consegue. Con siffatti ingredienti, lo svolgimento è alla base dell'umana intuizione, senza necessariamente appellarsi a doti di scrittore. Mettendola sul geometrico (o sulla logica), se dallo stesso punto facciamo partire un vettore chiamato Moccia e un altro chiamato Alberoni, quello risultante (per somma o sottrazione, fate voi) è senz'altro questo Piersanti.

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