Io no. Memorie d'infanzia e gioventù

Joachim C. Fest

Traduttore: U. Gandini
Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 15 febbraio 2007
Pagine: 378 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788811740643
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Descrizione
Nessun altro come Joachim Fest ha dato un contributo altrettanto importante per la comprensione della storia del Terzo Reich. La sua fondamentale biografia di Hitler, quella di Albert Speer e la descrizione degli ultimi giorni del Führer nel bunker di Berlino nella Disfatta, hanno raggiunto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma come ha vissuto lui stesso quegli anni terribili dominati dal nazismo e dalla guerra? Con questa autobiografia della propria giovinezza Fest offre per la prima volta un quadro personale della sua vita durante quel periodo oscuro. Descrive la casa paterna nei sobborghi di Berlino; racconta l'ostracismo nei confronti di suo padre, importante uomo politico e oppositore del nazismo; narra l'incontro con l'ambiente operistico della capitale tedesca; illustra le proprie letture durante il servizio militare; ricorda il tentativo di fuga da un campo di prigionia americano dentro una cassa di legno. In "Io no", che già nel titolo segnala inequivocabilmente la propria posizione e quella della sua famiglia nei confronti del nazismo, Fest racconta sé stesso e mostra così l'ambiente di quella borghesia liberale della Germania degli anni Trenta e Quaranta che ha saputo coraggiosamente offrire resistenza alla barbarie dilagante.

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    Cristina

    13/07/2018 09:50:50

    Ho letto questo libro molti anni fa, quando uscì, di conseguenza non ricordo nei dettagli la trama... ma ricordo vari dettagli. Ciò significa che mi ha veramente toccato. Chi vive in una democrazia e non ha mai dovuto subire una dittatura, di qualsiasi tipo, forse (mia modesta opinione) dovrebbe astenersi dal dire come combatterla, come ci si dovrebbe comportare... in certe situazioni mantenere la propria dignità anche solo vivendo la propria personale quotidianità è qualcosa di eroico perché si rischia la vita costantemente. Spesso ci si è chiesti come è stato possibile che in quel periodo in Germania sia potuto accadere tutto ciò che è accaduto. Spesso ci si è chiesti se e come qualcuno si fosse opposto a quella follia. Qualcuno lo ha fatto,ciascuno in modi diversi, ma lo ha fatto. Ha detto "no". La bellezza del libro parte proprio dal titolo: "Io no".

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    giuseppe scanzio

    16/10/2007 22:05:36

    Sto leggendo "io no": lo trovo molto interessante e, dopo qualche pagina, mi coinvolge al punto tale che mi pare di vivere insieme all'autore le sue sensazioni e le sue ansie, immerso nell'atmosfera di quel tempo che così bene descrive! Ma quando richiudo il libro e torno a vivere la realtà di oggi riscontro una inquietante continuità fra "quei" tempi e l'attualità, fra "quella" società e la nostra, quella in cui viviamo. Troppi uomini retti, allora - come il padre dell'autore - peccarono di omertà. Non sono un letterato e non so esprimere meglio ciò che sento, ma questa sorta di continuità fra queste due epoche così lontane ma, forse, così vicine mi inquieta. Sbaglio se penso che allora l'assordante silenzio di chi aveva mantenuto lucidità ed onestà di giudizio ma non ha avuto il coraggio di dare voce alle proprie idee ha favorito la rovina di "quel" mondo? Allora si trattò di una guerra devastante combattuta con le armi, ma le guerre moderne sono soprattutto economiche! Fanno meno rumore, ma più morti! Vorrei che qualcuno comprendesse le mie sensazioni e cancellasse dalle mia mente gli scenari apocalittici che vado immaginando, giorno dopo giorno! Dio sa quanto vorrei sbagliare! So che questa non è una vera e propria recensione nè un commento, ma se qualcun altro, leggendo questo libro, è colto dalle mie stesse ansie, forse significa che l'autore è così bravo da saper scuotere le coscienze! Grazie per l'ospitalità e l'eventuale risposta.

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    pamela

    03/06/2007 02:58:05

    un libro drammatico e struggente riesce a ridar forma e vita alle vicissitudini occorse al massimo storico mondiale del nazismo e alla sua familia sotto la dittatura di Hitler. Degno succedaneo delle memorie di Stefan Zweig "Il mondo di ieri". E' un peccato che la dipartita di Fest impedisca di dare un seguito a questi palpitanti ricordi: speriamo almeno che l'Editore Garzanti si impegni a tradurre altri libri di Fest non ancora disponibili in italiano.

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    GIUSI67

    25/03/2007 11:39:12

    E' una lezione di vita: racconta come si può sopravvivere in un periodo oscuro senza rinunciare ai propri principi, mantenendo intatta la dignità e soprattutto il senso critico. Il tono non indulge mai al sentimentalismo e lascia intendere la drammaticità senza mai accentuarla. Lo consiglio a tutti.

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Etiam si omnes – ego non!:con questa breve formula latina, tratta dal vangelo di Matteo, Joachim Fest raccoglie l'eredità spirituale del padre, ostinato oppositore del nazismo, e la rideclina in chiave polemica nei confronti di coloro che – il riferimento a Günter Grass è esplicito – sono rimasti vittime più o meno consapevoli del fanatismo ideologico. Alla ricerca di una difficile sintesi tra memoria personale e collettiva, il celebre giornalista tedesco, scomparso di recente, ricostruisce quindi un segmento cruciale della storia tedesca del Novecento, dalla crisi della Repubblica di Weimar alla tragica conclusione del conflitto mondiale, prestando attenzione non tanto all'effettiva verità storica, quanto ai suoi riflessi nel contesto familiare. In questo senso, rivisita gli eventi attraverso il caleidoscopio emotivo della propria gioventù, la severità morale del padre, l'insoddisfazione della madre, l'ingenuità delle sorelle e la vociante presenza di un numero straordinario di amici e conoscenti. Sullo sfondo di un latente rimando al Fidelio di Ludwig van Beeethoven e ai Buddenbrook di Thomas Mann, Fest interpreta poi il proprio percorso di acquisizione del mondo alla luce della lotta contro l'illibertà da un lato, del tramonto della civiltà borghese dall'altro. In questo quadro, la difesa ideologica di un preciso canone socio-culturale si accompagna a riflessioni piuttosto banali sulle ragioni del successo politico di Hitler – spiegato nei termini di un indifferenziato opportunismo e di un altrettanto generico tradimento verso la tradizione tedesca – e a un'aspra denuncia del nazismo e del comunismo quali ideologie disumane, responsabili in ultima analisi del tramonto di un mondo abitato, nella fantasia di Fest, da personaggi di statura morale incommensurabilmente maggiore. Federico Trocini