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Joachim C. Fest

Traduttore: U. Gandini
Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
Pagine: 378 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788811740643
Etiam si omnes – ego non!:con questa breve formula latina, tratta dal vangelo di Matteo, Joachim Fest raccoglie l'eredità spirituale del padre, ostinato oppositore del nazismo, e la rideclina in chiave polemica nei confronti di coloro che – il riferimento a Günter Grass è esplicito – sono rimasti vittime più o meno consapevoli del fanatismo ideologico. Alla ricerca di una difficile sintesi tra memoria personale e collettiva, il celebre giornalista tedesco, scomparso di recente, ricostruisce quindi un segmento cruciale della storia tedesca del Novecento, dalla crisi della Repubblica di Weimar alla tragica conclusione del conflitto mondiale, prestando attenzione non tanto all'effettiva verità storica, quanto ai suoi riflessi nel contesto familiare. In questo senso, rivisita gli eventi attraverso il caleidoscopio emotivo della propria gioventù, la severità morale del padre, l'insoddisfazione della madre, l'ingenuità delle sorelle e la vociante presenza di un numero straordinario di amici e conoscenti. Sullo sfondo di un latente rimando al Fidelio di Ludwig van Beeethoven e ai Buddenbrook di Thomas Mann, Fest interpreta poi il proprio percorso di acquisizione del mondo alla luce della lotta contro l'illibertà da un lato, del tramonto della civiltà borghese dall'altro. In questo quadro, la difesa ideologica di un preciso canone socio-culturale si accompagna a riflessioni piuttosto banali sulle ragioni del successo politico di Hitler – spiegato nei termini di un indifferenziato opportunismo e di un altrettanto generico tradimento verso la tradizione tedesca – e a un'aspra denuncia del nazismo e del comunismo quali ideologie disumane, responsabili in ultima analisi del tramonto di un mondo abitato, nella fantasia di Fest, da personaggi di statura morale incommensurabilmente maggiore. Federico Trocini

Recensioni dei clienti

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    giuseppe scanzio

    16/10/2007 22.05.36

    Sto leggendo "io no": lo trovo molto interessante e, dopo qualche pagina, mi coinvolge al punto tale che mi pare di vivere insieme all'autore le sue sensazioni e le sue ansie, immerso nell'atmosfera di quel tempo che così bene descrive! Ma quando richiudo il libro e torno a vivere la realtà di oggi riscontro una inquietante continuità fra "quei" tempi e l'attualità, fra "quella" società e la nostra, quella in cui viviamo. Troppi uomini retti, allora - come il padre dell'autore - peccarono di omertà. Non sono un letterato e non so esprimere meglio ciò che sento, ma questa sorta di continuità fra queste due epoche così lontane ma, forse, così vicine mi inquieta. Sbaglio se penso che allora l'assordante silenzio di chi aveva mantenuto lucidità ed onestà di giudizio ma non ha avuto il coraggio di dare voce alle proprie idee ha favorito la rovina di "quel" mondo? Allora si trattò di una guerra devastante combattuta con le armi, ma le guerre moderne sono soprattutto economiche! Fanno meno rumore, ma più morti! Vorrei che qualcuno comprendesse le mie sensazioni e cancellasse dalle mia mente gli scenari apocalittici che vado immaginando, giorno dopo giorno! Dio sa quanto vorrei sbagliare! So che questa non è una vera e propria recensione nè un commento, ma se qualcun altro, leggendo questo libro, è colto dalle mie stesse ansie, forse significa che l'autore è così bravo da saper scuotere le coscienze! Grazie per l'ospitalità e l'eventuale risposta.

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    pamela

    03/06/2007 02.58.05

    un libro drammatico e struggente riesce a ridar forma e vita alle vicissitudini occorse al massimo storico mondiale del nazismo e alla sua familia sotto la dittatura di Hitler. Degno succedaneo delle memorie di Stefan Zweig "Il mondo di ieri". E' un peccato che la dipartita di Fest impedisca di dare un seguito a questi palpitanti ricordi: speriamo almeno che l'Editore Garzanti si impegni a tradurre altri libri di Fest non ancora disponibili in italiano.

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    GIUSI67

    25/03/2007 11.39.12

    E' una lezione di vita: racconta come si può sopravvivere in un periodo oscuro senza rinunciare ai propri principi, mantenendo intatta la dignità e soprattutto il senso critico. Il tono non indulge mai al sentimentalismo e lascia intendere la drammaticità senza mai accentuarla. Lo consiglio a tutti.

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