Io sono un gatto

Natsume Soseki

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Traduttore: Antonietta Pastore
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 novembre 2010
Pagine: 476 p., Brossura
  • EAN: 9788865590225
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Gaia la libraia

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Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l'era Meiji sta per concludersi dopo aver realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, e l'esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico. Per Nero, il gatto di un vetturino che spadroneggia nel quartiere in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell'epoca moderna non sono per niente malvagi: ha un pelo lucido e un'aria spavalda impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il protagonista di queste pagine, invece, un gatto dal pelo giallo e grigio, che i suoi simili sbeffeggiano chiamandolo "Senza nome", le cose non stanno così: dinanzi ai suoi occhi si dispiega tutta l'oscura follia che aleggia in Giappone all'alba del XX secolo. Il nostro eroe vive a casa di un professore che si atteggia a grande studioso e che, quando torna a casa, si chiude nello studio. Di tanto in tanto il gatto va a sbirciarlo e puntualmente lo vede dormire. Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese. Compone haiku, scrive prosa inglese infarcita di errori, si esercita maldestramente nel tiro con l'arco, recita canti no nel gabinetto, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati... Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna...
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    Sergio

    28/03/2019 22:51:59

    Come era la vita dei nostri bisnonni a fine 1800-inizio 1900? Dobbiamo, con l'immaginazione, visualizzare una società prevalentemente contadina, con un livello di analfabetismo altissimo. Ora facciamo uno sforzo ulteriore e proviamo a immaginare come doveva essere la vita in Oriente, in Giappone. Un Giappone uscito da poco dall'epoca dei samurai, un Giappone in cui l'orgoglio nazionale fa disprezzare i barbari occidentali ... che pure tocca studiare perché potenti. Immaginiamo di essere un giapponese. Il 5* figlio di un piccolo funzionario statale. Studiamo inglese e poi, dopo la laurea, partiamo per la Gran Bretagna. Dopo 3 anni torniamo e cominciamo ad insegnare inglese nella prestigiosa Università Imperiale di Tokyo. E, poiché ci piace scrivere, scriviamo il nostro primo libro, un romanzo su un gatto, il gatto di un professore di inglese. Un gatto, si sa, si intrufola dappertutto, osserva tutto. Ed esprimere liberamente i suoi pensieri: critici verso il professore, perplessi verso i suoi amici che alternano la più pura tradizione giapponese con le nuove mode occidentali, ironici verso se stesso (esilarante il capitolo dedicato alla caccia ai topi). Un gatto attento alle conversazioni che evidenziano le differenze tra la cultura occidentale (mai soddisfatta, sempre proiettata all'esterno verso nuovi confini) e quella orientale (che accetta i vincoli esterni e cerca una armonia interiore) e che sa esprimersi in modo struggentemente poetico. Questo il romanzo. Cosa ne penso? Onestamente ho fatto fatica per il primo centinaio di pagine, un po' lente per i miei gusti. Poi ho invece scoperto un autore sensibile, con una vastissima cultura, saggio (checché ne dica il gatto!). Bello!

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    gilberto

    09/03/2019 14:46:37

    "Io sono gatto" è sopravvissuto come uno dei classici della letteratura giapponese moderna. Tutti quelli che ho incontrato dal Giappone lo sanno, e ha un posto meritato tra i migliori per venire da qualsiasi autore giapponese in qualsiasi momento. Detto questo, non è un libro leggero, sia fisicamente che mentalmente. Una satira gentile e ridicola sul Giappone di fine secolo. Mi ricorda la serie di E.F. Benson 'Lucia' con tutti i piccoli intrighi, pettegolezzi e ridicolezza. La prospettiva di un gatto è molto interessante, credo meriti almeno un paio di letture, anche se con calma.

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    Elasia

    08/03/2019 06:45:24

    Commovente, dolce, divertente e molto arguto. Chi ha letto Hoffmann troverà in questo libro il fratello piccolo del Gatto Murr in versione giapponese. Un gatto filosofo che ci accompagna attraverso i suoi occhi e la sua voce per mostrarci quello che gli uomini non vedono, una prospettiva estraniante che tocca il riso come la tragedia ed emoziona sempre. Non è necessario amare i gatti per apprezzare la storia, ma se siete gattofili come me ne sarete sicuramente conquistati!

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    Manuela

    07/03/2019 19:19:21

    Un gatto senza nome descrive la società giapponese di inizio novecento, a cavallo tra tradizione e apertura alla cultura occidentale. Il romanzo sembra come spezzato in due, anche se in maniera fluida. Nella prima parte, decisamente più fresca ed ironica, la narrazione è centrata sulle vicende del gatto e sulla sua visione del mondo. Man mano che si avanza coi capitoli, tuttavia, il baricentro dell'opera si sposta sulle vicissitudini della cerchia di amici del padrone. Circostanze pressochè di nessun conto, giustificate solo in parte dall'interesse antropologico della voce (felina) narrante. Il finale lascia perplessi: sembra che l'autore, quasi stanco, abbia voluto tagliar corto. Anche se con le perplessità suddette il romanzo presenta una buona dose di ironia sulla società umana ed è un'ottima occasione per farsi un'idea del Giappone di un tempo.

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    vale

    23/09/2018 10:01:31

    Chi pensasse che questo è il solito zuccheroso libretto per gattofili in cui a suon di miagolii e strusciate vengono raccontate in modo melenso le vicissitudini di un cosiddetto “amico a quattro zampe” si sta sbagliano di grosso. Si tratta in realtà di un libro particolarissimo, del primo '900, che a ragione può essere considerato un classico della letteratura giapponese. È incontrovertibile, d’altra parte, che essere un po’ gattofili è un buon prerequisito per una lettura divertita e appagante di questo romanzo decisamente fuori dal comune. L'io narrante, come si è già capito, è un gatto capitato per caso (e mal sopportato dai più) nella famiglia di un docente di lingua inglese, il nevrotico professor Kushami, che riunisce intorno a sé una piccola folla di intellettuali ognuno a suo modo un po’ balordo, avvezzi a chiacchierare di storia e filosofia, nonchè delle proprie piccole vicissitudini quotidiane. È così che il gatto viene a conoscenza dei problemi di Kangetsu, un fisico ex studente del professor Kushami, della sua stravagante storia d'amore con Tomiko, la viziata figlia degli arroganti vicini di casa, i ricchi coniugi Kaneda, e delle vicende personali di altri visitatori che si avvicendano senza sosta nella casa di Kangetsu: il buontempone Meitei, l'uomo d'affari Sanpei, il poeta Tōfū ed altri personaggi minori.

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    Gaia

    03/04/2018 14:19:24

    Un gatto senza nome si aggira per la casa di un professore denigrato dagli alunni, dai familiari, dai vicini e dagli amici e grazie alla scarsa considerazione di cui gode può osservare senza contaminare in alcun modo il comportamento e i discorsi di chi lo circonda. Nessuno lo sa, ma è un insospettato e insospettabile pensatore estremamente ironico e divertente, portatore di un pensiero vagamente pessimista in un Giappone che transita da una mentalità zen orientale ad un pensiero positivista capitalista, in cui l'individuo prende il sopravvento sulla collettività. Il messaggio a cui giunge il gatto sostanzialmente è : non si può cavare sangue dalle pietre, è inutile intestardirsi in imprese che non fanno per noi, il padrone del gatto, il professor Kuschami ne è la prova vivente. Il gatto stesso incapace di dare la caccia ai topi, lo dimostra. In occidente dove vige il mito del self made man non si è più felici, in Europa la depressione, probabilmente largamente sottodiagnosticata è la malattia più diffusa, ciò significa che il modello occidentale non porta felicità. Il testo richiede molta attenzione, ogni pagina è ricca di concetti che non si prestano ad una lettura superficiale o di un lettore assonnato, pena la noia o la pesantezza, le stesse sperimentate nelle situazioni in cui non ci sentiamo coinvolti. Concordo con la definizione moderno, nonostante i centovent'anni e roti è giovanissimo. La densità dei concetti e il pessimismo sono compensati dall'ironia e il divertimento, mi sono sorpresa parecchie volte a ridere da sola.

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    Lorenza

    13/03/2018 09:46:26

    Molto divertente vedere il mondo attraverso gli occhi di un gatto. Ho trovato invece noiosi i dialoghi tra i vari personaggi. Troppo lunghi! Le storie nascoste dietro a questi lunghi dialoghi sarebbero state più vere. Però è anche scritto in un’epoca lontana dalla mia, non solo cronologicamente ma anche culturalmente.

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    Cristina

    02/03/2017 17:17:29

    Un vero e proprio saggio filosofico espresso in maniera garbata e poetica dal gatto di casa , acuto osservatore degli umani , interessante anche il confronto tra occidente e oriente , finale struggente e malinconico .

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    Alex

    27/10/2016 22:59:45

    Lessi il libro nella ormai lontana estate del 2007, con accanto il mio adorato felino domestico. Ricordo d'avergli dedicato alcuni mesi di lettura, e particolare dedizione: non è un libro da leggere a cuor leggero, ma con pazienza si deve ascoltare, ed osservare con occhi attenti e sornioni, tutta l'amarezza di un mondo che cambia, troppo in fretta, quello dei primi del '900, e ahimè il nostro, ora più che mai. Ma di sì rapidi cambiamenti non è facile accorgersi se non attraverso lo sguardo di una creatura altra che, come si sa, accompagna le civiltà dalla notte dei tempi, nella consapevolezza, inconscia e innata tipica dei gatti, di sapere quando è giunta l'ora di allontanarsi. Il gatto che nel libro è anche la voce della saggezza antica e remota di cui l'essere umano ha tanto bisogno, per non affogare nell'acqua. Da leggere, con amore.

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    stefano

    27/05/2014 16:56:25

    Un romanzo triste e malinconico. Un atto d'accusa contro l'uomo, la società, le abitudini e la mentalità giapponese. Lo stile è meticoloso, la prosa lenta e bisogna entrare in sintonia con l'autore per comprendere il suo punto di vista. Il gatto osserva, guarda, specula, analizza, i membri di una tipica famiglia del sol levante ai primi anni del novecento, con i suoi riti e le sue particolarità, dubbi, ma è una creature in balia degli eventi e delle situazioni nonostante si sforzi di essere sempre se stesso. Il finale, l'unico possibile, del resto, lascia l'amaro in bocca.

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    roberto

    22/01/2013 15:11:55

    Uno scrittore straordinario, capace di grandi profondita' nella descrizione di eventi e personaggi comuni, banali, modesti, ma occorre un atteggiamento Zen per apprezzarlo come merita e entrare nello spirito della psicologia giapponese.

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    FabioMit

    13/01/2012 17:59:09

    Stucchevole, prolisso, irritante, noioso, frammentario, terribilmente vuoto. In poche parole un'autentica voragine di 510 pagine. Trama inesistente, dialoghi insulsi, personaggi sbiaditi senza arte nè parte. Talmente esasperante da farmi sentire sulla pelle i prodromi dell'orticaria. Mente-gatto chi ha raccontato. Mentecatto (io) che ho letto.

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    Maunakea

    10/06/2011 15:01:17

    Strano, aveva tutti gli ingredienti per piacermi ed anche le recensioni erano tutte positive, è piaciuto a molti... e invece, noia... mah sarà un periodo in cui non trovo nessun libro che mi coinvolga granchè. Non sono riuscita ad appassionarmi alla pseudo sotia od a divertirmi alle chiacchere ironiche degli pseudo intellettuali del tempo, quel che rimaneva è, appunto sonno profondo... non finito.

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    Maunakea

    10/06/2011 15:00:55

    Strano, aveva tutti gli ingredienti per piacermi ed anche le recensioni erano tutte positive, è piaciuto a molti... e invece, noia... mah sarà un periodo in cui non trovo nessun libro che mi coinvolga granchè. Non sono riuscita ad appassionarmi alla pseudo sotia od a divertirmi alle chiacchere ironiche degli pseudo intellettuali del tempo, quel che rimaneva è, appunto sonno profondo... non finito.

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    diablo

    16/11/2010 17:52:37

    Un libro con alti e bassi. folgorante in alcuni periodi, piuttosto noioso in altre. comunque un libro da leggere per capire un periodo storico chiave per il giappone moderno.

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    renza

    11/11/2010 15:36:10

    Ho letto "io sono un gatto" lo scorso anno. Naturalmente per me che sono un'appassionata gattofila l'immagine della copertina é stata folgorante, lo scrittore giapponese e la trama hanno fatto il resto. L'ho letto nel giro di una settimana; una meraviglia scritto benissimo e in maniera scorrevole.L'io narrante, è un gatto senza nome, che ci raconta il giappone e la sua cultura, i giapponesi con le lore peculiarità e i gatti giapponesi. Lo scittore ha fatto una cosa per me sorprendente, tutto quello che ci viene raccontato é accaduto sotto gli occhi del gatto, non c'è un solo episodio al quale non è stato presente il gatto. Tutto il romanzo è scritto con un'ironia che (forse sbaglio visto che non avevo mai letto altri romanzi di Soseki Natsume e credo fosse peculiare della sua personalità )rende leggera la lettura di oltre 500 pagine. Un libro che consiglio a tutti i lettori che, oltre che amare la scittura con la s maiuscola, amano le altre culture fuori da noi ma dentro di noi, perché sono le diversità che ci rendono ricchi .

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    gianni

    18/10/2010 09:49:14

    Curioso e bellissimo romanzo giapponese dell’inizio del secolo scorso. Per me è stato una vera e propria scoperta. Il libro mi è stato regalato recentemente per il mio compleanno, e con entusiasmo mi sono, dopo qualche giorno dato che dovevo finire prima il libro che stavo leggendo al momento, dedicato alla lettura di questo libro. La costruzione del romanzo è molto particolare in quanto la storia viene narrata da un gatto, dal punto di vista con cui un gatto vede gli esseri umani. La particolarità del romanzo non finisce però qui dato che la storia è formata quasi esclusivamente da dialoghi tra i vari protagonisti umani del romanzo, intervallati ogni tanto dalle riflessioni sempre argute del gatto del titolo. La società che viene presentata nel libro è forse un po’ lontana dall’attuale società occidentale, tenendo conto che agli inizi del secolo scorso il Giappone aveva interrotto da poco il suo isolamento ed iniziato quindi un periodo di apertura alla cultura occidentale. Alcune cose e situazioni descritte nel libro possono quindi sembrare cose molto lontane da noi, ma proprio per questo forse possono risultare ancora più interessanti. Nel complesso il libro è estremamente interessante (ad esempio nelle riflessioni sulle diverse concezioni del mondo e della vita che sono prevalenti nella cultura occidentale od in quella orientale). Ne consiglio la lettura a tutti.

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    maupes

    30/08/2010 16:06:48

    Kinnosuke (questo il suo vero nome) Soseki è uno scrittore che le note biografiche narrano essere vissuto fra il 1867 ed il 1916. Uno spirito innovativo per una nazione, il Giappone, che proprio in quegli anni tentava di uscire dal suo ‘splendido’ isolamento. Soseki ha vissuto 3 anni a Londra ed in seguito ha insegnato letteratura inglese all’università Imperiale. Chi non conosce in anticipo queste brevi note farà fatica a comprendere l’originalità di ‘Io sono un gatto’, già a partire dal titolo e dall’idea che in questo racconto l’io narrante è proprio un… gatto, che osserva il suo padrone (chiaramente riconoscibile nello scrittore stesso) con distacco, ironia e spirito critico, nell’ambito della sua vita quotidiana ed i rapporti con alcuni amici e conoscenti che consuma all’interno della sua misera casa. Una trama quindi interamente costruita su una serie di aneddoti e metafore, spesso spiazzanti per il lettore occidentale, di dialoghi a volte surreali e citazioni di personaggi storici e della letteratura del Giappone, che permettono però di conoscere alcuni aspetti delle abitudini e cultura di quel paese, punteggiata da una serie infinita di ere, che prendono il nome dalle dinastie che si sono succedute nel tempo. Nonostante l’inevitabile staticità, il racconto però procede fluido ed anche se a volte ci si chiede cosa ci possa essere di interessante in vicende tutto sommato insulse, bisogna riconoscere che l’autore, lasciando al gatto il ruolo del super partes anche un po’ filosofo, abbia trovato una formula perlomeno curiosa, per comporre una sorta di saggio sui pregi e difetti della natura umana. Man mano che il racconto procede però, il ruolo della terza ‘persona’ affidato al gatto viene sostituito da quello dello scrittore con stringenti ed accorate considerazioni su vari argomenti dell’essere ed i mutamenti del tempo. Nel finale torna alla ribalta, ironicamente, il proverbio ‘tanto va la gatta al lardo…’, a conferma che in termini di presunzione non siamo poi così diversi ad ogni latitudine e natura.

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    AGT

    25/02/2010 17:35:41

    E' un libro stupendo.Mi ha isegnato tantissimo:sul Giappone,si,ma anche e soprattutto sugli uomini,su quanto possono diventare ridicoli... E' straordinaria la capacità di Soseki nel catturare l'attenzione del lettore per cosi' tante pagine e con un argomento che in apparenza può sembrare strano:un gatto che racconta ciò che vede attorno a sé e ne trae le sue 'filosofiche' conclusioni,il tutto nel Giappone del 1905.Un velo di amarezza avvolge le ultime pagine e da' un senso ancora più profondo a tutta l'opera.L'ottima traduzione rende ancora più piacevole la lettura.

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    Lucia

    06/01/2010 14:52:40

    E' un libro anomalo, non solo perchè la voce narrante è quella di un gatto o perchè siamo agli inizi del XX secolo in Giappone ma soprattutto perchè non c'è praticamente azione ma quasi solo conversazione. E come ha fatto Natsume Soseki a far combinare tutti questi elementi ed a scrivere l'intero racconto (tra l'altro molto lungo) senza mai annoiare o rimanere "pesante" per me rimane un piacevolissimo mistero!!!

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  • Natsume Soseki Cover

    Viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Soseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli. Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006). Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni.Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e altri grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba, Il cuore delle cose, E poi.Sotto: Natsume Soseki al lavoro in due momenti della sua vita.  Approfondisci
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