Luce d'agosto - William Faulkner - copertina

Luce d'agosto

William Faulkner

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Curatore: Mario Materassi
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 24 ottobre 2007
Pagine: 425 p., Brossura
  • EAN: 9788845922008
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"Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall'oggi ma dall'età classica". Così William Faulkner spiegò il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come uno dei suoi capolavori. Ed è tra i riverberi crudeli di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, armata solo di "una riserva di paziente e tenace lealtà", che si avventura dall'Alabama al Mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, Joe Christmas, "con un'inclinazione arrogante e malevola sul viso immobile", che l'isteria razziale del Sud getta nell'abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue; un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua Chiesa per l'antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne "dal volto di pietra", chi "definitivamente dannato", chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi.
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    Daniela M

    12/05/2020 11:37:31

    Al primo impatto può sembrare un romanzo difficile, per via del suo linguaggio denso, labirintico nel suo svilupparsi per salti temporali e per le frasi a volte lunghissime, ma poi si rivela proprio questo uno dei suoi pregi: l'incisività delle parole, che ti avvolgono con la loro preziosità e la loro pregnanza lessicale. Una narrazione che attraversa la tragedia e la tenerezza con uno sguardo implacabile, lucido. Un libro indimenticabile

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    Salvatore Nannarone

    23/09/2019 08:08:35

    Questo romanzo lo reputo favoloso. Lo comprai per caso attratto dalla copertina, dal titolo e dalla fama dell’autore, ma non mi ero mai deciso di leggerlo, poi scopro su internet che luce d’agosto di William Faulkner è uno dei romanzi preferiti da Stephen king e, incuriosito, l'ho finalmente iniziato. In questo libro ho trovato tutto quello che normalmente cerco in un romanzo: una grande scrittura, una grande storia, dei personaggi che ti entrano nel cervello e, qualora questo non bastasse, in esso viene da un lato ridicolizzata alle fondamenta ogni forma di razzismo e dall'altro ne viene mostrata tutta la ferocia. Il protagonista è un uomo di carnagione bianca dalle origini “negre”, almeno questo è quello che gli hanno fatto sempre credere pur non essendoci prove visto che è un orfano di genitori ignoti, e per questo diviene vittima di questa furia razzista in una società che ne è imbevuta in connubio con un terribile fanatismo religioso. Non è sicuramente un personaggio positivo ma è il grande sud dei primi del novecento, razzista e bigotto, ad averlo reso quello che è, una terra in cui alla schiavitù si è sostituita la segregazione razziale. Le vicende, anche grazie a una scrittura che non dà tregua, si susseguono vertiginosamente con salti temporali e il paesaggio, altro grande protagonista, fatto di strade violente, polverose e assolate è il teatro in cui si muovono i tanti personaggi che affollano queste pagine: vagabondi, contrabbandieri, prostitute, preti spretati e ragazze madri sedotte e abbandonate. Insomma un grande romanzo del novecento e un grazie a Stephen king per il suggerimento.

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    GIANCARLO

    10/04/2019 14:28:17

    Esiste un filo conduttore nella letteratura americana che inizia con William Faulkner passa per Flannery O'Connor ed arriva fino a Cormac McCerthy. E' quella stessa letteratura che ci racconta il profondo sud degli States, dove persistono le contraddizioni della guerra civile e dei conflitti razziali. Questo romanzo in particolare appare come il capolavoro nascosto nella produzione dell'autore che viene ricordato soprattutto per "L'urlo e il furore". Attraverso strade polverose e vetri rotti di casupole in rovina filtra la "luce d'agosto" e si dipanano le storie di personaggi miserabili e indimenticabili. Sono in molti a considerare W.Faulkner il più grande romanziere americano del suo tempo.

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    rupert

    17/08/2016 13:29:49

    lessi il romanzo nei Meridiani Mondadori e mi affascinò anche se la traduzione obsoleta di Vittorini lo rendeva "faticoso". oggi negli Adelphi è decisamente più "fruibile"

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    clarissa

    11/01/2016 12:16:33

    se ci fosse la possibilità di dare un voto anche più alto del 5/5 lo darei. Faulkner non è come nessun altro. I suoi libri mi procurano dipendenza. Luce d'agosto è un mondo nel quale sprofondare, un tempo da scoprire, tanta polvere e tanta America.

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    Nicola59

    01/09/2014 11:05:29

    La storia, i personaggi e le atmosfere sono belle e il libro ti affascina. Il voto relativamente 'basso' che ho dato è per la difficoltà, incontrata più volte rispetto ad altri libri di Faulfner, a seguire la sua scrittura che è sicuramente impegnativa. In ogni caso non sarà l'ultimo libro di Faulkner che leggerò perchè, lo riconosco, è un grande della letteratura.

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    ALBI

    04/01/2014 10:53:16

    mi stupisce adriano e la sua recensione. Consiglerei la lettura pensando all'epoca in cui venne scritto , e alla sua collocazione nella letteratura americana dell ' epoca. concordo con tutti gli altri. libro e scrittura bellissimi. (questo e' il secondo libro dell'autore che leggo , adriano , non demordere )

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    guglielmo aprile

    13/02/2012 14:23:01

    Si presta a diversi livelli di lettura. Il personaggio principale è vittima della furia razzista di una società imbevuta dell'ipocrita connubio tra fanatrismo religioso e bestialità omicida; non che lui non abbia fatto cose brutte nella vita, ma la ferocia disumana che lo circonda lo ha esasperato, ha portato i suoi istinti a esplodere. Sempre solo, ramingo, senza un destino, abbandonato a quel che la strada offre, maltrattato e preso a calci dal mondo da quando è nato. Rimangono il suo volto scuro, indurito, lo sguardo sprezzante e chiuso. Non è portatore di alcuna ideologia, non si erge a correttore della società: è solo un emarginato, uno che subisce, e se reagisce è perchè è costretto a difendersi, e perciò è punito. La società lo vuole cogliere in fallo, lo induce a sbagliare: c'è come un complotto a suo danno, avallato dai custodi della Legge e della Morale, per fare di lui l'agnello sacrificale, secondo un piano macchinato da una volontà demoniaca, anche se travestita da fini religiosi, di cui tutti si fanno complici; il rovescio della provvidenza invocata dai bigotti, in realtà solo una montatura nata dall'ignoranza e dalla mancanza di umanità. Intorno a lui, una schiera di deboli, sconfitti, anime avvelenate, rancorose, che sfogano la frustrazione in rabbia, o in rassegnazione, o in velleità di dare una svolta alla propria vita. Visionaria la forza dello stile: le immagini si accavallano in furore rapsodico, si rapprendono in quadri tormentati e allucinati, come nella descrizione di un lungo incubo. Il paesaggio è ampio, spoglio, sconfinato, la sua grandiosità amplifica la solitudine degli uomini, che battono strade violente e selvagge e assolate; vagabondi, contrabbandieri, ragazze-madri (ma la gente perbene è anche peggio). Scrittura introspettiva, che indaga i processi mentali, anche inconsci, che presiedono alle azioni, e che mostrano il sottobosco di ansie e paure e desideri che agiscono nella personalità profonda sfuggendo al controllo della ragione

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    Edoardo Elisei

    18/02/2011 13:26:31

    Bellissimo

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    Adriano

    03/10/2009 21:58:13

    E' il primo libro di Faulkner che leggo (non è detto che sia l'ultimo perché quest'uomo ha vinto il nobel e qualcosa di buono l'avrà our fatto, proverò a leggere qualcos'altro). Non sono riuscito a superare la metà del libro, lo stile è presuntuoso, artificiale, pseudopoetico, nel complesso illeggibile, e la storia è degna del peggior Baricco. Temo proprio (ma lungi da me la tentazione di affermarlo con certezza prima di averne conosciuto meglio l'opera) che Faulkner sia un altro appartenente a quella masnada di autori vuoti "avanguardisti" che scimmiottano lo stile di Joyce e le tematiche di una fiction della Rai. Appartenenti certi a tale schiatta sono ad esempio Baricco, Fante, Vonnegut, Cunningham

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    Roberto

    01/07/2009 22:07:33

    I due commenti di chi mi precede sono assolutamente esaustivi: mi limiterò a dire che leggere Faulkner è masticare pietra, una scrittura legnosa, dura, vibrante, potentissima. Che ri ripaga lasciandoti tantissimo. Che altro dire? Mi associo anch'io: imperdibile.

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    alessia

    29/08/2008 10:23:59

    Faulkner innesca con Luce d'Agosto una macchina infallibile, un moto perpetuo potenzialmente inarrestabile, bloccato da un finale che, naturalmente, finale non è. Attraverso il caleidoscopico susseguirsi di punti di vista (già splendidamente esemplificato due anni prima in As I lay dying), lo straordinario scrittore statunitense mette in scena una comedie humaine calata, come sempre, nell'arido sud degli Stati Uniti e popolata da tragici burattini nelle mani del fato: all'apparenza in cerca di riscatto, in realtà nient'altro che identità fisse, deterministiche, destinate a incontrarsi proprio in quanto immutabili (non a caso torna più volte durante il testo l'espressione "birds of a feather flock together"). Ribadisco ciò che è stato scritto nella bellissima opinione che mi precede: imperdibile.

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    Daniele Gentili

    24/02/2008 14:16:06

    Se non fosse per le due colonne di fuoco che si levano minacciose dalla casa incendiata nel bosco, in “Luce d’Agosto” la natura non appare feroce e dirompente come in altre opere di Faulkner. Ma è da quell’incendio che il male, la disperazione, la violenza, inquinano e spazzano le vite dei personaggi di questo libro. Joe Christmas è una specie di orfano dickensiano, ma privo di riscatto e di redenzione, che fugge da tutto e da tutti per dimenticare le inquietudini delle sue origini razziali; Lena insegue il padre del bambino che ha in grembo, ma forse senza nessuna intenzione di trovarlo; Hightower non ha nessuno da inseguire e niente da cui fuggire, perché la sua vita stagnante era già finita molti anni prima che nascesse, risucchiata dalla morte miserabile del nonno in una guerra priva di coraggio e di eroismo. La vita fiorisce e scorre dalla disperazione e nessuna prosa come quella di Faulkner è in grado di evocarla in pochi gesti ripetitivi, di una tremenda fatalità, e in parole secche e insostituibili anche quando sembrano più lussuose. È un personaggio anche la strada, indomita nelle sue fughe, furiosa e insistente come la polvere che si solleva e la ricopre ogni volta, inarrestabile nella sua incapacità di rendere definitivo ogni ritorno. Insieme a “Mentre Morivo” è forse la vetta della grandezza faulkneriana. Imperdibile.

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  • William Faulkner Cover

    William Faulkner nasce a New Albany, nel Mississippi. Tra i suoi romanzi più famosi, ricordiamo L'urlo e il furore (1929), Mentre morivo (1930), Luce d'agosto (1932), Gli invitti (1938) e Assalonne, Assalonne! (1936). Faulkner fu anche uno scrittore prolifico di romanzi brevi: la sua prima raccolta, Queste 13 (1931), comprende alcune delle sue storie più conosciute. Durante gli anni '30, nel tentativo di guadagnare qualche soldo, Faulkner ebbe l'idea di Santuario, un romanzo che oggi verrebbe definito "pulp" (pubblicato per la prima volta nel 1931).Faulkner ricevette il Premio Pulitzer per Una favola, e vinse il National Book Award (postumo) per la sua The collected stories.Faulkner è stato anche un apprezzato autore di romanzi polizieschi.Nei suoi ultimi anni Faulkner... Approfondisci
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