Categorie

William Faulkner

Curatore: M. Materassi
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 425 p., Brossura
  • EAN: 9788845928178
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    rupert

    17/08/2016 13.29.49

    lessi il romanzo nei Meridiani Mondadori e mi affascinò anche se la traduzione obsoleta di Vittorini lo rendeva "faticoso". oggi negli Adelphi è decisamente più "fruibile"

  • User Icon

    clarissa

    11/01/2016 12.16.33

    se ci fosse la possibilità di dare un voto anche più alto del 5/5 lo darei. Faulkner non è come nessun altro. I suoi libri mi procurano dipendenza. Luce d'agosto è un mondo nel quale sprofondare, un tempo da scoprire, tanta polvere e tanta America.

  • User Icon

    Nicola59

    01/09/2014 11.05.29

    La storia, i personaggi e le atmosfere sono belle e il libro ti affascina. Il voto relativamente 'basso' che ho dato è per la difficoltà, incontrata più volte rispetto ad altri libri di Faulfner, a seguire la sua scrittura che è sicuramente impegnativa. In ogni caso non sarà l'ultimo libro di Faulkner che leggerò perchè, lo riconosco, è un grande della letteratura.

  • User Icon

    ALBI

    04/01/2014 10.53.16

    mi stupisce adriano e la sua recensione. Consiglerei la lettura pensando all'epoca in cui venne scritto , e alla sua collocazione nella letteratura americana dell ' epoca. concordo con tutti gli altri. libro e scrittura bellissimi. (questo e' il secondo libro dell'autore che leggo , adriano , non demordere )

  • User Icon

    guglielmo aprile

    13/02/2012 14.23.01

    Si presta a diversi livelli di lettura. Il personaggio principale è vittima della furia razzista di una società imbevuta dell'ipocrita connubio tra fanatrismo religioso e bestialità omicida; non che lui non abbia fatto cose brutte nella vita, ma la ferocia disumana che lo circonda lo ha esasperato, ha portato i suoi istinti a esplodere. Sempre solo, ramingo, senza un destino, abbandonato a quel che la strada offre, maltrattato e preso a calci dal mondo da quando è nato. Rimangono il suo volto scuro, indurito, lo sguardo sprezzante e chiuso. Non è portatore di alcuna ideologia, non si erge a correttore della società: è solo un emarginato, uno che subisce, e se reagisce è perchè è costretto a difendersi, e perciò è punito. La società lo vuole cogliere in fallo, lo induce a sbagliare: c'è come un complotto a suo danno, avallato dai custodi della Legge e della Morale, per fare di lui l'agnello sacrificale, secondo un piano macchinato da una volontà demoniaca, anche se travestita da fini religiosi, di cui tutti si fanno complici; il rovescio della provvidenza invocata dai bigotti, in realtà solo una montatura nata dall'ignoranza e dalla mancanza di umanità. Intorno a lui, una schiera di deboli, sconfitti, anime avvelenate, rancorose, che sfogano la frustrazione in rabbia, o in rassegnazione, o in velleità di dare una svolta alla propria vita. Visionaria la forza dello stile: le immagini si accavallano in furore rapsodico, si rapprendono in quadri tormentati e allucinati, come nella descrizione di un lungo incubo. Il paesaggio è ampio, spoglio, sconfinato, la sua grandiosità amplifica la solitudine degli uomini, che battono strade violente e selvagge e assolate; vagabondi, contrabbandieri, ragazze-madri (ma la gente perbene è anche peggio). Scrittura introspettiva, che indaga i processi mentali, anche inconsci, che presiedono alle azioni, e che mostrano il sottobosco di ansie e paure e desideri che agiscono nella personalità profonda sfuggendo al controllo della ragione

  • User Icon

    Edoardo Elisei

    18/02/2011 13.26.31

    Bellissimo

  • User Icon

    Adriano

    03/10/2009 21.58.13

    E' il primo libro di Faulkner che leggo (non è detto che sia l'ultimo perché quest'uomo ha vinto il nobel e qualcosa di buono l'avrà our fatto, proverò a leggere qualcos'altro). Non sono riuscito a superare la metà del libro, lo stile è presuntuoso, artificiale, pseudopoetico, nel complesso illeggibile, e la storia è degna del peggior Baricco. Temo proprio (ma lungi da me la tentazione di affermarlo con certezza prima di averne conosciuto meglio l'opera) che Faulkner sia un altro appartenente a quella masnada di autori vuoti "avanguardisti" che scimmiottano lo stile di Joyce e le tematiche di una fiction della Rai. Appartenenti certi a tale schiatta sono ad esempio Baricco, Fante, Vonnegut, Cunningham

  • User Icon

    Roberto

    01/07/2009 22.07.33

    I due commenti di chi mi precede sono assolutamente esaustivi: mi limiterò a dire che leggere Faulkner è masticare pietra, una scrittura legnosa, dura, vibrante, potentissima. Che ri ripaga lasciandoti tantissimo. Che altro dire? Mi associo anch'io: imperdibile.

  • User Icon

    alessia

    29/08/2008 10.23.59

    Faulkner innesca con Luce d'Agosto una macchina infallibile, un moto perpetuo potenzialmente inarrestabile, bloccato da un finale che, naturalmente, finale non è. Attraverso il caleidoscopico susseguirsi di punti di vista (già splendidamente esemplificato due anni prima in As I lay dying), lo straordinario scrittore statunitense mette in scena una comedie humaine calata, come sempre, nell'arido sud degli Stati Uniti e popolata da tragici burattini nelle mani del fato: all'apparenza in cerca di riscatto, in realtà nient'altro che identità fisse, deterministiche, destinate a incontrarsi proprio in quanto immutabili (non a caso torna più volte durante il testo l'espressione "birds of a feather flock together"). Ribadisco ciò che è stato scritto nella bellissima opinione che mi precede: imperdibile.

  • User Icon

    Daniele Gentili

    24/02/2008 14.16.06

    Se non fosse per le due colonne di fuoco che si levano minacciose dalla casa incendiata nel bosco, in “Luce d’Agosto” la natura non appare feroce e dirompente come in altre opere di Faulkner. Ma è da quell’incendio che il male, la disperazione, la violenza, inquinano e spazzano le vite dei personaggi di questo libro. Joe Christmas è una specie di orfano dickensiano, ma privo di riscatto e di redenzione, che fugge da tutto e da tutti per dimenticare le inquietudini delle sue origini razziali; Lena insegue il padre del bambino che ha in grembo, ma forse senza nessuna intenzione di trovarlo; Hightower non ha nessuno da inseguire e niente da cui fuggire, perché la sua vita stagnante era già finita molti anni prima che nascesse, risucchiata dalla morte miserabile del nonno in una guerra priva di coraggio e di eroismo. La vita fiorisce e scorre dalla disperazione e nessuna prosa come quella di Faulkner è in grado di evocarla in pochi gesti ripetitivi, di una tremenda fatalità, e in parole secche e insostituibili anche quando sembrano più lussuose. È un personaggio anche la strada, indomita nelle sue fughe, furiosa e insistente come la polvere che si solleva e la ricopre ogni volta, inarrestabile nella sua incapacità di rendere definitivo ogni ritorno. Insieme a “Mentre Morivo” è forse la vetta della grandezza faulkneriana. Imperdibile.

Vedi tutte le 10 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione