La lunga attesa dell'angelo

Melania G. Mazzucco

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 12/11/2008
Pagine: 417 p., Rilegato
  • EAN: 9788817025850
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Recensioni dei clienti

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    Tanja

    19/11/2017 17:53:58

    Un capolavoro di libro! Assolutamente da leggere ..

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    Sunrise

    04/01/2017 08:52:30

    Lei è brava, bravissima, ma questo libro e "La lunga attesa dell'angelo" sono i suoi capolavori!

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    Ruggero55

    06/12/2016 14:23:28

    Mazzucco scrive una biografia intensa ed avvincente. Buona la caratterizzazione dei personaggi. Su tutto, però, campeggia l'affascinante ambientazione storica. Romanzo di buona qualità, lungo ma non più del necessario. Da leggere .

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    barbara

    22/11/2014 08:30:31

    È il terzo suo libro che leggo e la reputo una scrittrice eccezionale:riesce sempre a catturati e appassionar ti alla vicenda.

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    yaury

    13/03/2014 11:20:15

    Bellissimo libro. Lo consiglio assolutamente!

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    Antonella Marcuzzo

    25/07/2011 14:28:40

    Uno tra i libri più belli mai letti, avvincente ricco di dettagli storici appassionanti e scritto benissimo, complimenti all'autrice e grazie per un dono così bello.

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    francesca

    08/04/2011 11:19:34

    Mi è piaciuto moltissimo, mi ha affascinato con le descrizioni così particolareggiate di Venezia, (che voglia di tornarci) dei quadri di Tintoretto e del suo modo di dipingere. Non condivido l'opinione del "troppo lungo": non mi sono mai annoiata anzi i numerosi flashback rendevano sempre più coinvolgente la storia. Bello, non vedo l'ora di incominciare a leggere Vita.

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    Gigliola

    31/08/2010 10:55:50

    Leggendo "La lunga attesa dell'angelo" ho avuto la sensazione di essere completamente catapultata in questo mondo veneziano del 500 e ne sono rimasta strabiliata!La ricchezza di particolari con cui l'autrice descrive luoghi, persone, sentimenti e, soprattutto, colori e odori ha rievocato in me sensazioni particolari..direi quasi magiche!Ci metterò un pò prima di leggere un altro libro perchè ho bisogno di assorbire tutte queste emozioni. L'asse portante del libro, ovvero il rapporto con Marietta, è al limite del surreale e viaggia in modo parallelo a quello più "umano" che Tintoretto prova nei confronti dei figli avuti con Faustina. Mi hanno particolarmente colpito le riflessioni scaturite dal difficilissimo rapporto con il figlio Marco che poi sarà con lui al momento della morte e gli ultimi momenti in cui T. sta vicino a Marietta colta da questa depressione per il figlio perso ancora in tenera età. A mio avviso,l'unica pecca di questo libro è la lunghezza un pò eccessiva dei capitoli, ma questo capisco che è un'opinione molto personale e dipende da quanto tempo una persona dedica alla lettura durante la giornata.

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    lo

    13/05/2010 10:57:51

    Ho finito questo splendido libro 4 giorni fa, e contrariamente alle mie abitudini non ho ne ho ancora cominciato uno nuovo . Perchè? Forse sono troppo impregnata dell'atmosfera di questo romanzo che ancora mi avvolge. Grande intensità emotiva, sentimento non banale, l'arte...Sì dolce il tormento, che in seno mi sta...La rievocazione della Venezia tardo cinquecentesca poi è veramente sublime, nonostante gli "strafalcioni" che sono stati segnalati, anche se a mio parere non sono importanti perchè credo che l'intento della scrittrice non fosse quello di creare un polpettone storico (che in genere io amo) ma di indagare l'animo di un genio e il rapporto con questo personaggio controverso e dimenticato che è stata sua figlia Marietta. Assolutamente da rileggere, imperdibile

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    Michele Ruggieri

    30/01/2010 15:07:49

    Bellissimo romanzo ricco di pathos. Bravissima l'autrice a rendere vivi gli stati d'animo di tutti i protagonisti ed, anche nel parlare di Venezia le parole si fanno immagini. Bellissimo

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    manuel broccardo

    12/01/2010 10:12:08

    C'è del straordinario nel suo modo di scrivere. Una scrittrice piena, carica, divoratrice di immagini, di luoghi, di odori davvero. Quindi un libro completo e sicuramente e assolutamente non banale.Forse troppo pieno. Nel senso che letta una pagina ci si deve fermare a rivivere il pieno e completo dettaglio dell'accaduto in una pagina.

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    M. Cristina Flumiani

    10/11/2009 18:00:47

    E' la biografia di Jacopo Robusti narrata in prima persona dall'autrice che si immedesima felicemente in questo personaggio geniale e vulcanico. La storia è ambientata nella Venezia della fine del '500 ed è centrata sul grande affetto del pittore per la figlia Marietta. Negli ultimi giorni di vita, egli ripercorre le tappe della sua esistenza rivolgendosi a Dio: “Prima che tutto vada disperso come cenere, uno per uno ti nominerò tutti i miei peccati, e ti sorprenderai di quanti ne ho ammessi in me. Parlerò della vanità, dell’ambizione, dell’egoismo, della tentazione, della degradazione, del risentimento. Ma il mio peccato più grande è un altro.” Ricorda la sua infanzia nella tintoria paterna dove è nata la sua passione per i colori (è noto come Tintoretto proprio perchè figlio del tintore); il grande amore della sua vita, una prostituta da cui nascerà la figlia adorata; il matrimonio con Faustina che gli darà figli e figlie e accoglierà in casa Marietta, la preferita di Iacopo, che diventerà pittrice. Le parole sono appassionate così come i sentimenti del protagonista – affetto, emozione, risentimento, gratitudine. Così le sue riflessioni: “Ditemi, quando il giorno del Giudizio riavremo in nostri corpi, riavremo la nostra giovinezza, la nostra bellezza, il nostro fuoco, o saremo condannati a indossare per l’eternità la nostra carogna sfigurata dal tempo? Se sarò salvato, il mio corpo godrà la stessa beatitudine della mia anima? Riavrò il mio sesso per l’eternità?” E ancora: “Non ho avuto paura di morire – in fin dei conti, Signore, tu mi hai già ucciso – ma di qualcosa di più profondo e terribile, nascosto nelle profondità di me stesso, che tu conosci e io ignoro.” È una lettura impegnativa che risulta comunque avvincente e suggestiva per lo stile barocco e la continua lotta tra bene e male del protagonista.

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    Giulietta

    28/09/2009 02:34:55

    Se è vero che "...anche l' ultimo barcaiolo di cui parlo è esistito davvero", non altrettanto si può dire di altre presenze anacronistiche. Amo molto l'autrice per la capacità di immedesimarsi nel contesto storico-culturale, con la ricerca accurata anche dei termini dialettali desueti, per l'ampio respiro della narrazione, per i personaggi vivi, immersi nel loro tempo ma (soprattutto quelli femminili) con un germe di anticipazione del futuro. Questo romanzo appassiona, la ricostruzione della vita di Jacomo segue l'andare dei suoi pensieri sul letto di morte, con divagazioni, salti indietro, reticenze. Purtroppo però alcuni elementi stridono per palese anacronismo: è possibile che Marietta si rapporti informalmente al padre, ma non al punto di rivolgerglisi con il "tu" (l’uso del tu per genitori, anziani etc non esisteva fino al II dopoguerra) o di chiamarlo "papà"; alcuni oggetti e termini sono comuni per noi ma non all'epoca: industria, lusso, moda, batuffoli di cotone (tappi di cera!), cartoni come rifugio per i diseredati (carta e cartoni esistevano, ma di certo non venivano abbandonati per strada: stracci, paglia, non cartone), marsupio (era davvero in uso tale termine a Venezia? Secondo lo Zingarelli è entrato in uso nel 1984. Mi pare più comune “scarzella” o “scarsella”, rimasto anche nell’uso dialettale veneto-friulano attuale), fino ai "bulli" (termine scandinavo, in uso dal 1970 circa), al metronomo (inventato nel 1812), e poi l'abito da nozze bianco (in uso dal XX secolo, in precedenza colorato e ricamato), la danza con la coppia allacciata e volteggiante, non esistente fino all’800, l'uso di "italiani" contrapposto a "svizzeri": all’epoca non credo vi fosse un sentirsi “Italiani”, bensì “Veneziani”, Lombardi”, ... E la ricetta citata è quella delle sarde in saor, non delle sogliole! E ancora "Il cielo era una pozzanghera di petrolio": il petrolio poteva esser noto, ma non al punto da utilizzarlo come metafora. Spero sia solo uno scivolone di una brava autrice!

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    Silvia

    26/08/2009 11:32:01

    Unica pecca: forse un po' troppo lungo. Ma per il resto, una storia interessante, ben scritta, ideata e documentata, in una parola: ben romanzata. L'ho letta d'un fiato e ne sono rimasta colpita. Bel libro. D'altronde, a me Melania Mazzucco piace moltissimo.

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    giannina

    02/07/2009 13:32:35

    Ho appena terminato di leggere questo romanzo e sono rimasta incantata da come l'autrice ha saputo creare un romanzo storico veramente interessante e pieno di spunti da approfondire (per esempio una bella gita a Venezia). Non vedo l'ora che venga pubblicato il libro che raccoglie tutti i documenti che hanno portato la scrittrice a scrivere questa storia. Mi resta anche qui un po' di amaro in bocca come con Vita perchè ci si sente un po' "presi in giro" nel non sapere dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia che si mescolano continuamente.

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    franca

    06/06/2009 15:40:27

    pessimo! Un delirio, anzi due deliri: quello di Tintoretto moribondo e quello dell'autrice che affastella un'infinita sequenza di banalità e luoghi comuni... Onore al merito della Melania, le banalità le condisce bene: la pruderie dell'incesto sempre sotteso e mai dichiarato è l'arma vincente del pessimo manufatto! Che brutto libro!

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    paola

    07/05/2009 19:44:52

    bellissimo libro ambientato bene in una cornice artistica, degna di un artista di calibro numero uno la Mazzucco si conferma un'eccezionale scrittrice che ti coinvolege in una descrizione mizuziosa del rapporto tra Marietta e jacomo bellissimo, contesto famigliare buonissimo

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    Marvy

    05/04/2009 11:46:17

    Nulla da dire riguardo l'accuratezza della documentazione storica, ma ho la netta sensazione che questo libro non sia stato scritto dalla Mazzucco, in quanto differisce notevolmente dal suo classico stile...non mi ha entusiasmato più di tanto e lo ritengo troppo lungo!

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    Simonetta

    29/03/2009 17:31:22

    Bel romanzo, molto ben scritto, curatissimo nei dettagli, ma troppo lungo. Se l'Autrice non si fosse lasciata prendere troppo dalla ricerca storica e avesse tagliato un centinaio di pagine, il libro ne avrebbe guadagnato moltissimo. Comunque interessante e da leggere.

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    ant

    06/03/2009 23:11:11

    Il pittore Tintoretto sul letto di morte ripercorre tutta la sua vita come in un film, ed estrapola da questo lungometraggio le cose basilari che hanno caratterizzato la sua esistenza, una su tutte: la figlia illegittima Marietta. Questo testo, che si parla in modo minuzioso e preciso della Venezia di fine 500, che narra del mondo della pittura e dell'arte nell'ambito della Serenissima; è pregno dell'amore incondizionato di Jacomo verso sua figlia, un sentimento però che non è espresso come si dovrebbe, ma malcelato, e quindi causa di continui turbinii di pensieri e di elucubrazioni mentali Testo interessante

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Sprofondato in un letto di sudore, avvolto dai ricordi di una vita intensa e folle, Jacomo Robusti, detto il Tintoretto, vive gli ultimi istanti della sua vita nel ricordo struggente di Marietta, la sua figlia prediletta e suo alter ego femminile.
Melania G. Mazzucco, vincitrice del Premio Strega nel 2003 con Vita e autrice acclamata dal pubblico e dalla critica anche grazie alla riduzione cinematografica da parte di Ferzan Ozpeteck del suo precedente romanzo Un giorno perfetto, torna con un romanzo ricco di poesia e di fascino. Ambientato nella Venezia rinascimentale, una città carica di suggestioni e di mistero, il racconto è una lunga confessione che Tintoretto rivolge a Dio prima di morire. Quindici lunghe notti in preda alla febbre costringono l'ormai vecchio pittore a riflettere sulla vita, nell'attesa che l'angelo della morte lo riconduca al cospetto di colei che ha attirato le sue passioni e le sue attenzioni per tutta la vita.
Scintilla era il nomignolo con cui il Maestro l'aveva ribattezzata, e lei, Marietta, era davvero la scintilla in grado di innescare la fiamma della creatività nell'animo dell'estroso pittore. Una bambina nata fuori dal matrimonio e cresciuta fuori dalle regole. Mentre i numerosi altri figli di Jacomo e Faustina vengono instradati alla professione (i maschi) o al convento (le femmine), Marietta cresce respirando il sapore della libertà e dell'arte. Vive in simbiosi con suo padre, che la introduce tra i fermenti artistici di quegli anni e le insegna le tecniche pittoriche. Vestita da uomo, tra i pennelli, la polvere e il turpiloquio della bottega, Marietta sarà la musa e il fauno del Tintoretto, capace di suscitargli i più alti slanci ma anche le più grandi delusioni.
Melania Mazzucco ci offre in queste pagine il ritratto di uno dei personaggi femminili più affascinanti del nostro Rinascimento, una donna che ha saputo liberarsi ed emanciparsi pur restando legata all'enorme figura carismatica di suo padre. Un uomo al quale si è data totalmente, ma a cui, a sua volta, è riuscita a trasmettere il senso di un'intera esistenza.
Una storia intensa e struggente, descritta con profonda abilità linguistica. Una scrittrice capace di tessere un intreccio complesso, sontuoso, ma anche di orchestrare tra loro una serie di registri narrativi presi in prestito dall'arte, dal cinema, dal teatro. Forse una lettura di genere, ma capace di penetrare all'interno di un mondo in cui i generi, inevitabilmente, finiscono per sovrapporsi.