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Marcel Reich Ranicki

Anno edizione: 2003
Pagine: 470 p.
  • EAN: 9788838918131

«Che romanzo avrebbe potuto mettere insieme con questa storia!», ha scritto Mario Vargas Llosa della autobiografia del grande critico tedesco, forse il più influente e ascoltato, al suo apparire in Germania accompagnata da controversie e polemiche. E in effetti sono tante le svolte le crisi e le rinascite di una vita attraverso il Novecento, che la materia del romanzo, storia di un uomo e affresco corale di un'epoca contemporaneamente, ci sarebbe stata tutta: ebreo nato in Polonia in una antica città sulla Vistola e trasferitosi a nove anni a Berlino, in seguito al fallimento del padre, studente vide vincere il Nazismo, fu rinchiuso nel Ghetto di Varsavia e sopravvisse con la moglie a Treblinka, tornato in Polonia fu funzionario del partito comunista e lavorò come spia al servizio del governo, fuggì in Germania nel 1958 e qui divenne quello che è oggi: un signore delle lettere, con un diario di incontri da pari a pari, severo e incorruttibile nel giudizio, con tutti i grandi della letteratura mitteleuropea: Brecht, Canetti, i Mann, Frish, Böll, Günter Grass, per ricordarne alcuni. Ma in questa materia romanzesca, Reich-Ranicki si muove senza orrore e senza eccesso, senza autocommiserazione e senza vanità, come se scrivesse di un altro, come se seguisse peripezie il cui esito è sconosciuto al protagonista e quindi anche all'autore. E in questo guardare al fatto nella sua innocenza, in questo sobrio nascondere nel racconto la mano di chi scrive, sta la differenza con la mera biografia e il romanzo c'è tutto. Il romanzo di un uomo nato dalla sua civiltà di parole e subito rapito da due amori: i libri e il mondo germanico, al punto da accettare di entrambi a ciglio asciutto anche la sorprendente, nascosta, barbarie.

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    gianluca guidomei

    24/08/2009 22.23.24

    "La mia vita" di Marcel Reich-Ranicki, il più noto critico letterario tedesco vivente, è un omaggio alla memoria, alla storia, all'amore per la letteratura.L' autore, ebreo, rievoca la sua vita concentrandosi su un periodo tanto crudele quanto appassionante. Negli anni dell'ascesa al potere di Hitler e del precipitare dell'antisemitismo, Marcel si ritrova a fuggire da Berlino per Varsavia, finendo inevitabilmente nel ghetto. Qui incontra Tosia, qui la sposa ergendola così a protagonista indiscussa, anche se silenziosa, della loro vita. In effetti in un primo momento il libro potrebbe sembrare un'ode alla letteratura tedesca; in realtà il filo conduttore è un grande sentimento che lega due persone che in un momento storico tragico riescono a salvarsi grazie alla forza d'animo, al loro amore, aggrappandosi alla vita con le unghie. Ad alleggerire la tensione del momento storico concorre la scrittura asciutta e serena dell'autore, che, forse per la lontananza del ricordo, riesce a storicizzare il contesto e a farci appassionare a una vita, due vite, vissute pericolosamente, ma intensamente, perennemente circondate dall'orrore di una fine sempre in agguato. Per chi ama la storia e la letteratura, credo che questo libro sia un'occasione imperdibile per rivivere, attraverso i ricordi di Marcel Reich-Ranicki, momenti fondamentali del nostro passato prossimo e per partecipare allo scorrere di due vite vissute fino in fondo, ferocemente unite in un amore che ognuno di noi, a lettura ultimata, invidierà loro.Chapeau!

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