Nati l'11 settembre

Giovanna Pajetta

Editore: Manifestolibri
Collana: Underworld
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 1 gennaio 2002
Pagine: 143 p., Brossura
  • EAN: 9788872854945
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Descrizione
Cosa hanno detto i genitori ai propri figli quel giorno, quando le Torri gemelle sono crollate in diretta tv? Cosa hanno risposto gli insegnanti ai mille perché degli alunni che disegnavano palazzi in fiamme, squarciati dagli aerei? Ma soprattutto cosa hanno pensato allora, a cinque o sei anni, e cosa dicono oggi i bambini che si sono affacciati sul mondo per vedere l'esplodere del terrorismo e il ritorno della guerra? Un'inchiesta giornalistica, un viaggio attraverso le paure e le ansie che hanno accompagnato la vita di tutti. Dalla guerra delle bandiere della pace nella lombarda, e cattolicissima Concorezzo, allo spavento di Trepuzzi, da dove era partito per l'Iraq uno dei ragazzi di Nassiryia, fino al rancore per l'invasione islamica di un padre di Pietra Ligure. Con il racconto in prima persona di una sociologa londinese sul terribile 7 luglio del 2005, e le interviste a chi, come le psicologhe dell'infanzia, ha vissuto tra i giochi, i disegni e la parole di chi per l'appunto è "nato l'11 settembre".

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    Maria Teresa Di Sarcina

    27/12/2007 12:43:09

    I bambini ci osservano, e osservano il mondo, anche quando sembra che provino disinteresse. Spesso, come dimostra questo libro-inchiesta di Giovanna Pajetta, gli adulti sottovalutano gli effetti che un’informazione disattenta può avere sui minori. Tra gli effetti devastanti dell’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001 sono da includere i condizionamenti psicologici di tutti coloro che, soprattutto nel mondo occidentale, hanno percepito quel giorno come uno spartiacque tra un prima e un dopo. Interagendo con medici e ricercatori che hanno analizzato i disagi dei minori dal punto di vista clinico, attraverso domande mirate ed osservando i disegni e i racconti dei piccoli, l’autrice racconta le difficoltà che spesso incontrano genitori ed educatori nello spiegare, con linguaggio appropriato, gli orrori dell’attualità, nello specifico la follia del fanatismo religioso e del terrorismo. Le ricerche hanno dimostrato che l’inquietudine non ha confini, e che i casi di “disturbo da stress post-traumatico” si verificano anche in luoghi geograficamente distanti dai paesi direttamente coinvolti; tale fenomeno è imputato alle modalità di comunicazione. Emerge inquietante il ruolo dei mass-media sulla percezione di tali eventi da parte dei più piccoli: come accade spesso in Italia, la televisione non risparmia dettagli macabri e filmati che in altri paesi sono giustamente censurati, interponendo un filtro tra la realtà che irrompe attraverso i notiziari e il mondo dell’infanzia, sempre più minacciato. Sull’atteggiamento passivo vince sicuramente il dialogo; rassicurare i bambini di fronte alle loro paure e spiegare loro la realtà col linguaggio appropriato è determinante per evitare il formarsi di ansie e fobie.

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