Nuove storie dalla corte di mio padre

Isaac Bashevis Singer

Traduttore: M. Biondi
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2001
In commercio dal: 16 febbraio 2001
Pagine: 240 p., Brossura
  • EAN: 9788830418943
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Descrizione
Fin dal titolo i ventotto racconti di questo volume costituiscono l'ideale continuazione di quelli contenuti in "Alla corte di mio padre". Anche qui il protagonista è il Beth Din, il tribunale rabbinico presieduto dal padre dello scrittore a Varsavia. Istituzione unica al mondo, il Beth Din pronuncia le proprie sentenze cercando di mettere d'accordo le severe prescrizioni religiose e i problemi, non di rado assai singolari, grotteschi e surreali, che nascono ogni giorno all'interno di una comunità virtuale e variegata come una corte dei miracoli.

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    Fabrizio Porro

    01/11/2013 21:28:57

    Il Beth-Din, una istituzione ormai scomparsa, era l'antico tribunale rabbinico: il luogo nel quale si cercava di coniugare la Legge della Torah scritta, e della Torah orale o Talmud, con la vita di tutti i giorni. A Varsavia, ai primi del Novecento, il Beth-Din era presieduto dal padre di un grande scrittore, Isaac B. Singer. Il Beth-Din aveva la sua sede nella casa in cui abitava la famiglia Singer, Via Krochmalna, situata nel ghetto, che con i suoi cortili, i suoi animali domestici, le botteghe, i bordelli, le case di preghiera, si può ben dire appartenga lla storia della letteratura ebraica scritta in yiddish. La porta si spalancava, e , dal buio, entrava in casa chi veniva a chiedere un giudizio. La descrizione del postulante, o dei contendenti, costituisce la prima parte del racconto: mogli, mariti, giovani esaltati, promessi sposi, spose mancate, spose zoppe, anziani coniugi in vista di divorzio, poveri, ricchi. In casa ci sono tre persone: il rabbino, sua moglie e, nascosto dietro i libri per ascoltare non visto, il piccolo Isaac B. Singer. L'esposizione della controversia è il nucleo centrale della narrazione, la storia. Una riflessione finale, del padre, della madre e del fanciullo, o un aggiornamento di li a qualche anno a seguito della sentenza, è l' epilogo. Il modello ripetitivo è fondamentale: il lettore ha l'impressione di assistere a una celebrazione liturgica eterna. D-o è buono, molto buono. Gli uomini sono molto fragili, peccatori, imperfetti. Così D-o, poiché è inquieto con gli uomini, tarda a mandare loro il Mashiach (il Messia promesso). Però, nell' attesa, non rinuncia a guardare gli uomini dall'alto, a scrutare tutte le loro debolezze e, magari, a dettare qualche parola di saggezza o di perdono. Insomma, D-o è lontano ma anche vicino alla sua creatura di fango: la condanna e la protegge. In quest'ambiguità della misericordia e della lontananza, nella penombra morale, è nascosta una luce pura e infinitamente saggia.

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