Traduttore: G. Cillario
Curatore: B. Craveri
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
Pagine: 169 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845924590
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Descrizione
"So che conoscete la duchessa di Duras" disse un giorno Goethe a von Humboldt. "Siete un uomo fortunato! Eppure, ella mi ha fatto tanto male: alla mia età, non bisognerebbe lasciarsi commuovere a tal punto... Esprimetele tutta la mia ammirazione". Pur essendo senz'altro uno dei più prestigiosi, Goethe non era però sicuramente l'unico ammiratore di M.me de Duras: tra i suoi estimatori vi furono Chateaubriand, Hugo, Sainte-Beuve (che vedeva in lei una "sorella" di M.me de Staël). Pubblicato nel 1824, "Ourika" divenne infatti in brevissimo tempo quello che oggi si definirebbe un libro di culto, tant'è che nei magasins de mode andavano a ruba nastri, camicette, cappelli e gioielli "à l'Ourika". Ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, questo breve, intensissimo romanzo conserva tutto il suo fascino sottile - e la vicenda della piccola schiava nera, portata in dono dal governatore del Senegal al maresciallo di Beauvau e destinata a soccombere a un destino che non potrà essere che tragico per aver "infranto l'ordine della natura", per aver concepito "una passione delittuosa", "un amore colpevole" (e forse soprattutto per aver desiderato una impossibile "fusione dei cuori"), ancora ci commuove. "Da un lato" scrive John Fowles "Ourika affonda le radici nel Seicento francese, in Racine, La Rochefoucauld e Mme de La Fayette, mentre dall'altro si protende fino al tempo di Sartre e Camus. E la cartella clinica di un outsider, dell'eterno étranger nella società umana".

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    Stella

    11/05/2010 17:19:41

    Bello, intenso, delicato e commovente è il racconto e la storia della sua autrice. Ourika non è soltanto lo specchio di una società che, nonostante abbia combattuto ed acclamato valori come l'uguaglianza, la libertà e la fratellanza, è una società che emargina ed isola ancora, respinge e schiaccia sempre e rende invisibile chi ha solo un colore di pelle differente. No, Ourika non è solo questo. Con un'incredibile modernità, nel piccolo e brevissimo racconto c'è tutta la disperazione di chi non ha e non potrà avere l'amore di chi ama: "avevo bisogno di ciò che amavo, non immaginavo che chi amavo potesse non aver bisogno di me"... e il dolore di chi è diverso, di chi è e si sente solo: "ci sono esseri da cui si è separati, come nelle fiabe, da muri di cristallo. Ci si vede, ci si parla, ci si avvicina, ma non ci può toccare". Madame Claire Duras de Kersaint fu appassionata e romantica d'indole e disillusa ed infelice nella vita e, forse, è proprio in questa unione di vita e di natura che sta la chiave di lettura della storia e il fascino dell'opera che non ha tempo.

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    camilla

    23/03/2010 07:47:28

    Cosa direbbe, oggi, Goethe, della sofferenza di donne e uomini desolatamente discriminati per questioni di pelle o di culture diverse tra loro (oggi si sa che esiste esclusivamente la razza umana, tra gli umani)se leggere Ourika l'aveva tanto commosso? Il racconto di Ourica di M. de Duras è fresco e appassionato, raffinato e perfetto. E non meno affascinante è la postfazione di Benedetta Craveri, una narrazione anch'essa, preziosa e coinvolgente, capace di avvincere il lettore anche sul piano letterario. Posso solo augurarmi che "Edouard" e "Olivier", gli altri due racconti di M. de Duras a suo tempo tradotti in italiano, possano essere rieditati da Adelphi,(speriamo) con la stessa sapienza di questo bellissimo "Ourika".

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