Le particelle elementari - Michel Houellebecq - copertina

Le particelle elementari

Michel Houellebecq

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Editore: Bompiani
Edizione: 15
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 316 p., Brossura
  • EAN: 9788845244575
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Michel Djerzinski e Bruno Clément sono fratellastri e sembrano essere accomunati unicamente dall'abbandono della madre. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare e vicino al Nobel. Un uomo che ha dedicato la sua esistenza agli studi scientifici che lo hanno portato all'isolamento e all'impermeabilità a qualunque emozione. Il suo sogno è riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta. Bruno è un insegnante, attirato dal sesso in modo morboso, costretto dalla malattia a entrare e uscire dalle cliniche psichiatriche. Sia la morbosità patologica di Bruno sia l'asettica razionalità di Michel sono il risultato dell'ambiente che li circonda. Due vite parallele destinate a incontrarsi.
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    matteo

    20/03/2015 17:06:40

    C'è tutto quello che deve esserci per poter definire questo libro un capolavoro. Io non l'ho trovato affatto triste, né deprimente. L'ho trovato semplicemente vero. C'è più vita in questo romanzo che in migliaia di stucchevoli romanzi scritti da mediocri autori pompati ingiustamente dalla stampa e dalla critica in generale. Se cercate consolazione nella lettura, questo libro non fa per voi.

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    GIOVANNI

    13/03/2015 12:02:16

    Gran libro molto duro a volte impietoso forse si compiace anche un pò della propria durezza e del proprio cinismo. E'il romanzo della solitudine e del nichilismo come espressione di animi sofferenti ma anche e sopratutto curiosi e soli che cercano sempre di trovare risposte a nuove domande. I 2 protagonisti sono poco più che due disperati che non sanno esprimere l'affettività e l'amore perchè non ne hanno ricevuto o l'hanno ricevuto male. Houellebecq strepitoso nel descrivere scene di perversioni tra locali equivoci dove la morbosità la fa da protagonista. Si, come letto in un giudizio precedente, è meglio leggere questo libro se si è sereni e senza ansie perchè si plana sopra mondi fatti di patologia e dolore profondo.

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    Carlo

    10/02/2015 15:31:45

    Libro terribile e terrifico. Una spietata analisi delle illusioni sessuali ed intellettuali dal '68 in poi. Estrema competenza nel trattare argomenti scientifici.

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    Zap77

    26/02/2014 11:12:44

    Un libro sicuramente singolare dove l'indagine sulla psiche umana viene portata agli estremi ed analizzata attraverso due punti di vista quasi contrapposti ma con un disagio in comune. L'ossessione stravolge la vita di entrambi i protagonisti rendondoli incapaci di amare, di costruire legami duraturi costringendoli al dolore e alla solitudine. Ogni occasione di sottrarsi a questa condizione naufraga inesorabilmente. Il disagio dei protagonisti si allarga ai costumi di una società occidentale anch'essa ossessionata dove l'essere umano fa sempre più fatica a relazzionarsi con gli altri. La narrazione è precisa ed elegante, molto interessanti le analisi biologiche/chimiche di vari elementi usate come chiave di lettura di situazioni emozionali.

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    BARBARA BETTELLI

    22/10/2013 15:41:00

    Per chi ama sociologia, biochimica, bioetica, filosofia, è un vero capolavoro. E' la storia di due fratellastri entrambi abbandonati dalla stessa madre frikkettona; uno è malato di sesso, l'altro è uno scienziato solitario che ha come scopo quello di riprodurre l'uomo senza il sesso (pecora Dolly per intenderci). Le loro storie vengono raccontate in modo parallelo, passando attraverso gli stravolgimenti dei costumi degli anni '70, con le comuni di naturisti, le comunità che si autoregolano e autosostentano, peace & love. C'è molto molto sesso esplicito, una durezza di fondo intensa ad accompagnare solitudini senza via d'uscita reale, e soprattutto c'è molta filosofia e bioetica, tanto da rendere il libro, per quanto oggettivamente bello, in alcuni punti difficilissimo da leggere . Contiene anche una serie di innegabili verità, tutte tristi, che lo rendono adatto soltanto a chi non ha problemi seri di depressione. Inutile dire che non si salva nessuno, ma lo si capisce praticamente a pagina 7. Cit: "Per l'occidentale contemporaneo, anche quando gode di buona salute, il pensiero della morte costituisce una sorta di rumore di fondo che si insinua nel suo cervello man mano che progetti e desideri vanno sfumando. Con l'andar del tempo, la presenza di tale rumore si fa sempre più invadente; la si può paragonare a un brusio sordo, talvolta accompagnato da uno schianto. In altri tempi, il rumore di fondo era costituito dall'attesa del regno del Signore; oggi è costituito dall'attesa della morte. Così è"

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    silvia

    06/01/2013 18:21:22

    Vero capolavoro che prima sconvolge con descrizioni forti e che alla fine commuove per la pochezza e le grandi aspirazioni dell'uomo moderno. assolutamente da leggere!!!

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    Lucio

    08/08/2012 10:48:11

    Leggetelo fino in fondo. Non fermatevi, anche se trovate stucchevoli certe descrizioni di sesso. Si tratta di un atto di accusa spietato e lucido della società occidentale, la quale genera (e poi abbandona) figli affetti da vuota follia edonistiva o da disumana e dogmatica fiducia nella scienza. Narrazione potente, che scolpisce plasticamente nella figura della madre un'intera società (addirittura una civiltà) in dissoluzione: ricca ma improduttiva, alla teorica ricerca di valori e dell'amore puro ma sostanzialmente troia, seguace di ridicoli percorsi di vita alternativi perchè incapace di affrontare con onestà le proprie contraddizioni. Insomma, una genitrice che sa solo abbandonare i propri figli, perchè non sa fornire loro ciò di cui hanno bisogno: verità e amore.

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    Michael Moretta

    01/03/2012 10:02:04

    Degno successore di Estensione del Dominio della Lotta! In questo libro Houellebecq sviluppa al meglio gli argomenti che aveva gettato nel suo primo libro. Anche questo l'ho letto in francese ed anche qui il suo linguaggio mi è piaciuto molto. Leggo con smarrimento, pur rispettandole, le critiche di chi dice che questo è un libro zozzo, o destinato a soddisfare i pruriti di giovani sbarbatelli.....mi chiedo allora cosa possano pensare costoro dei libri del grande Milan Kundera......forse Kundera è un pornografo? Il sesso nei libri di Houellebecq è semplicemente propedeutico a spiegare la grande tensione che vige sempre nell'uomo, tensione verso il piacere sensitivo, istintivo, opposto al desiderio, visto come il male causa di tutti i dolori presenti nell'essere umano. E poi nel libro si parla diffusamente della generazione New Age, che della rivoluzione sessuale ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Bruno si cala totalmente in quel tipo di realtà, le descrizioni degli atti sessuali non sono di certo volgari o superflue.....ci fanno solo capire l'atmosfera del momento. E non siamo ipocriti....il sesso è uno dei motori del mondo! Molto affascinante poi la teoria della creazione di un modello di essere umano sempre uguale a s'è stesso, liberato dal desiderio, dalla vanità, dal narcisismo, e quindi incapace di prevaricazioni, di guerre, di odio e di tutte le brutalità di cui solo noi umani siamo capaci. Sul modo di creare questo modello di essere umano si può certo discutere e dissentire, ma non si può certo dire che non sarebbe bello giungere ad un tale risultato. Houellebecq mi trova anche d'accordo sul superamento ideologico delle tre religioni monoteiste, che devono arrendersi, loro malgrado, all'avvento della scienza ed alle spiegazioni che essa dà della maggior parte dei misteri che hanno fatto la fortuna delle religioni. Un libro che di certo non lascia indifferenti e che fa discutere, ma questo secondo me è un pregio. Il prossimo sarà migliore?

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    Massimo Borghesi

    03/10/2011 13:47:34

    Rughe. Mi è sembrato di vedere crescere le rughe all'occidente degli ultimi cinquant'anni. Hippy, sesantottini, new age, psicoterapia, edonismo, sette, pillola, aborto, divorzio, suicidio, tutto corroso dal tempo e dall'individualismo. L'ipotesi risolutiva attiene al controllo genetico. Il tutto dà indubbiamente da pensare, anche se si tratta di giungere poi alla conclusione che Houllebecq sia un po' troppo saccente e reazionario per i miei gusti.

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    vita

    21/09/2011 21:54:46

    E adesso? dopo aver alzato così tanto l'asticella,cosa potrò leggere di più duro e commovente,di più malvagio e appassionante,di più irriverente e pudico,di più ossessivo e odioso?E' esageratamente reale. uno spaccato di una società in decadenza dove i due fratellastri sono attori inconsapevoli,testimoni di un crollo di ideali, valori,principi e sogni.E' un pugno allo stomaco! ma siamo davvero così? Si, forse anche peggio,più cinici!

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    ALESSANDRA

    29/03/2011 16:17:36

    con la mia recensione vorrei alzare la media di questo capolavoro. certi libri devi amarli per quello che sono, crudi, veri, intensissimi. molte persone secondo me, non amano questo autore perchè ci mostra una realtà che non tutti sono disposti a vedere o affrontare. c'è da dire, però, che certi autori o li ami o li odi, non c'è nulla da analizzare o giudicare. .lo consiglio vivamente.

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    Luca Ormelli

    26/11/2009 18:36:00

    Sono 316 le pagine che compongono questo romanzo ma gravi quanto gli elementi chimici più pesanti. Houellebecq scolpisce più che narrare le vicende di due fratellastri nei quali è incisa la dissoluzione programmata ed inarrestata della civiltà occidentale (segnatamente della società francese) durante la seconda metà del XX secolo. E' un essere umano bifronte quello che i due protagonisti vengono a (de)comporre, proiettato chi per eccesso chi per difetto verso l'inesorabilità dell'alienazione e dello zero assoluto emotivo. E' questo un romanzo che parimenti alla grande letteratura esistenzialista dei decenni centrali del Novecento, letteratura alla quale con espliciti rimandi nel testo esso rimanda, assurge a testimonio di un ben preciso momento storico: qui l'apogeo (e ad ogni apogeo sempre segue la caduta) dell'Europa parlamentare degli stati nazionali e della loro socialdemocrazia laddove Sartre e Camus tratteggiavano il tramonto dell'Occidente coloniale ed ancora spavaldamente liberista. E' un romanzo fortemente scorretto, solforico e volutamente sgradevole; in esso l'A. (a mio giudizio alla sua prova migliore insieme con l'esordio di Estensione) raccoglie e si muove con disinvolta acribia attraverso sociologia, filosofia e biochimica molecolare per evidenziare quanto l'uomo d'oggi (si ricordi che il testo è del 98 e la clonazione della pecora Dolly del 96) sia l'artefice e primo responsabile della propria estinzione di dopodomani nel nome di quello scientismo che lungi dall'averci affrancato da ogni escatologia al principio sperimentale ha rivolto il nostro sguardo di eternamente bisognosi di certezze. "Avendo rotto il legame che ci avvinceva all'umanità, noi viviamo." (p. 315). Questo è il messaggio che, dice l'A. con lingua chirurgica, asetticizzante il nostro presente di randagi dello spirito provvede a definire per il nostro futuro. PS editoriale: per essere questa una orgogliosa XIV edizione (onore a Bompiani per aver acquisito profeticamente i diritti di traduzione) l'edizione è scempiata di refusi.

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    Ant.74

    13/10/2009 08:50:05

    La pretesa di descrivere e raccontare, attraverso il sesso da una parte e l'asettico campo emozionale dall'altro, i cambiamenti che vanno dalla metà degli anni 50 fino ai giorni nostri e oltre, a mio avviso lascia tanti di quei vuoti che il lettore ci si trova disorientato. In altre parole, non si può ridurre prevalentemente ad aspetti sessuali e alla privazione di sentimenti una cultura e un modo di essere, degli hippy prima, e della new age dopo. Ovvio, il libro racconta d'altro, ma quelli sono gli aspetti più marcati.

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    Gianni

    02/08/2009 22:43:37

    Straordinario. La vita, con tutto il dolore che essa comporta. Il libro non nasconde nulla, butta tutto in faccia al lettore e lo lascia esterrefatto per l'estrema crudeltà e realismo di alcune scene. Ma la vita è così, e chiunque si reputi scandalizzato a mio parere sta solo vivendo una vita di menzogne, per giunta sapendolo pure.

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    Giuseppe

    07/05/2009 16:57:54

    A leggere i commenti sembra che questo libro sia o un capolavoro o una fregatura. Per quanto mi riguarda, penso che sia ben scritto e che Houllebecq sia piuttosto abile a mettere in discussione certe questioni di fondo della nostra società occidentale. Inoltre, a livello narrativo, ho trovato interessante come egli sia in grado di incastrare bene storie diverse. Tuttavia, egli ha - a mio parere - due grossi limiti: il primo è quello di volere provocare a tutti i costi. Dunque, in funzione di ciò, la riflessione svolta mi sembra non scendere troppo in profondità. Il secondo, invece, è la scarsità di senso dell'umorismo, cosa che da al libro un tono sentenzioso e un poco "cattedratico". Comunque, nonostante questi limiti, non mi è dispiaciuto.

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    Max

    27/10/2008 23:03:53

    capolavoro, non ci sono critiche. incredibili i commenti di chi si sente scandalizzato dalle scene di sesso. un libro angoscioso, che fa urlare di disperazione perchè tutto quel che è scritto, succede veramente, ficcatevelo in testa. consigliatissimo a chiunque.

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    William Dollace

    06/10/2008 14:16:38

    Con le sue Particelle Elementari Houellebecq sferra il suo attacco nichilista alla piattaforma lucida del conato-culla di una civiltà Occidentale in rotta di collisione con il durissimo asfalto della resa dei conti. Superfici coagulate e razionali si alternano alla follia dell’ossessione spiaccicata. Due fratellastri, Bruno e Michel, riportano, attraverso le loro gesta e i loro pensieri, in diretta-caos, l’approssimarsi della fine morale di ogni inganno della mente. L’orizzonte razionale e logico si presenta colmo di nubi e tempeste socio.logiche in agguato. Galleggia malfermo soltanto il presente, un presente incontrollabile, un barcamenarsi magnifico ed appiccicoso al galleggiante volgare della pulsione e del distacco scientifico assoluto, al tentativo impossibile di amare nelle braccia della morte, al dialogo istantaneo ed inutile con il vuoto che circonda ogni malsano centimetro di corpo.

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    marcos

    23/09/2008 15:54:16

    mi scusino gli altissimi intellettuali scandalizzati, ma il sesso esplicito e ripetuto del libro è volutamente volgarizzato e portato alle estreme conseguenze, allo scopo di simboleggiare l'imbarbarimento dei rapporti umani e l'indifferenza regnante nell'occidente moderno nei confronti dell'altrui individualità. se non si tiene conto del sottotesto si può fare a meno di leggerli, i libri. H. vuole al contrario lanciare un messaggio di recupero dei valori, perciò chiudiamo un occhio sulle derive fantascientifiche e godiamoci un libro che, se non è un capolavoro, quantomeno è denso di riflessioni e capace di "provocare" nel giusto verso.

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    Mario

    03/06/2008 16:15:02

    Sconsiglio vivamente la lettura di questo libro: tempo perso! L'ho letto d'un fiato perchè non riesco a lasciare i libri a metà, ma presagendo già dove sarebbe andato a parare: nella pura fantascienza. Premesso che nessuno dei temi del romanzo mi ha spiazzato o urtato troppo, considero questo libro un polpettone, un'accozzaglia di ingredienti che presi singolarmente sembrerebbero anche buoni: sono precisamente gli ingredienti della ricetta magica del best seller, del "come si fa a VENDER libri?" cioè -citazioni filosofico-socio-scientifiche per accendere il cervello, sesso a "go-go" per solleticare le parti basse e poi buoni sentimenti, spunti splatter per colpire duro allo stomaco e poi due battute per sorridere e indorare la pillola, per arrivare infine alla scivolata nella fantascienza, l'evasione finale... senza ovviamente dimenticare il motto "ricordati che devi morire". Ingredienti che di fatto (fateci attenzione!) vengono usati industrialmente dagli editori come gli additivi chimici che si usano ad insaporire i cibi: nelle giuste dosi ben calibrate si apprezzano perchè imbrogliano il palato. Nessuno se ne accorge. Sono additivi che servono a vender libri: ma palesato e capito l'"imbroglio chimico" si cercherà solo di arrivare presto all'ultima pagina. Qui gli ingredienti per scrivere cinque romanzi decenti sono stati versati e mischiati incautamente in un unico libro indecente, che definirei "cartone insaporito". Tra i libri della collezione Urania non avrebbe sfigurato, ma tra i romanzi d'attualità si riduce a un brutto polpettone. Bocciato.

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    Sire

    13/05/2008 16:19:04

    Mi piacerebbe sapere quale sia l'alta letteratura a cui qualcuno è abituato,potrei dire "Tre metri sopra il cielo" e "Ho voglia di te"...Tralasciando facili ironie su sommelier di alta letteratura,Houellebecq non può che essere elogiato. "Le particelle elementari" è un libro crudo,intelligente,cinico,prepotentemente imbevuto di cultura e di riflessioni filosofiche proprie del miglior Dostoevskij(forse qui esagero).In poche parole,eccezionale,da leggere e rileggere ancora.

Vedi tutte le 73 recensioni cliente


Houellebecq, Michel, Le particelle elementari, Bompiani, 1999
Houellebecq, Michel, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000
recensioni di Vin‡on, P. L'Indice del 2000, n. 04

Le particelle elementari è la storia di due fratelli uterini e delle loro esistenze divergenti, ma al tempo stesso ha l'ambizione di essere la storia della seconda metà del Novecento e quella di una "mutazione metafisica", pronosticata per il futuro prossimo.
Bruno Clément - il fratello maggiore - è cresciuto tra le umiliazioni inflittegli dai coetanei, e ha sviluppato un desiderio sessuale insaziabile e tutte le condizioni per non riuscire a soddisfarlo. La sua vicenda ha come sfondo il periodo che va dalla liberalizzazione sessuale degli anni sessanta alla New Age degli anni novanta; ed è su questo fronte che Houellebecq si è guadagnato una prima serie di antipatie. Il ritratto che egli fa dei movimenti di contestazione è infatti assai poco allineato: il Sessantotto - con quanto ne è seguito - figura nel romanzo come il trionfo dell'industria del divertimento e del tempo libero, come un'apologia della gioventù di marca edonistica; e la liberalizzazione sessuale vi viene descritta come uno strumento del sistema capitalistico per indurre modelli massificati di comportamento e di consumo. Houellebecq si è difeso obiettando che le critiche al suo romanzo nascono dal fatto che la generazione dei sessantottini è proprio quella che oggi occupa i posti chiave nel mondo dei media. La destra, d'altra parte, non ha perso l'occasione per strumentalizzare il "caso Houellebecq", dando del libro una lettura tendenziosa e delirante (qui da noi Piero Vassallo su "Il Tempo" del 25 settembre 1999). Pochi, invece, si sono soffermati sulle estreme conseguenze alle quali Houellebecq ha portato la sua visione della Storia, vale a dire sull'idea secondo cui la "distruzione progressiva dei valori morali" avrebbe portato - come un "processo logico e ineluttabile" - dalla ricerca dei godimenti sessuali ai "ben più ampi godimenti della crudeltà" sperimentati da Charles Manson e Famiglia; e quindi sul fatto che i serial killer degli anni novanta sarebbero "i figli naturali degli hippy degli anni sessanta".
All'origine di una seconda serie di accuse - questa volta di pornografia - sta il fatto che le vicende di Bruno siano letteralmente infarcite da tutta una serie di descrizioni esplicite e dettagliate di atti sessuali (onanistici, di coppia e di gruppo). Ma anche in questo caso l'autore ha voluto difendersi: in primo luogo sostenendo che è paradossale che da un lato lo si accusi di essere un pornografo e dall'altro un puritano moralista (mentre è vero che gli riescono bene entrambe le cose), e in secondo luogo sostenendo che quelle descrizioni siano tutt'altro che eccitanti (il che è vero solo in parte, e sicuramente non vale per il periodo felice che Bruno trascorre con Christiane nel corso della seconda parte del romanzo). Per quanto riguarda invece le accuse di misoginia e di razzismo, se è vero che Bruno non si risparmia nessuna scorrettezza possibile nei confronti di donne, negri e altre categorie protette, l'ambiguità tra le opinioni del personaggio, quelle del narratore e quelle dell'autore sembra piuttosto una scelta funzionale a un atteggiamento molto à la page.
Michel Djerzinski - il fratello minore - è un biologo molecolare, che sin dall'adolescenza si è confinato in un'esistenza separata e consacrata alla conoscenza. Scoprirà il modo di riscrivere il codice genetico umano e di dare vita a una nuova specie, creata dall'uomo "a sua immagine e somiglianza" e affrancata dalla riproduzione sessuale e dalla morte. E se, con la vicenda di Bruno, Houellebecq si propone di raccontare la storia del passaggio epocale segnato dall'avvento della pillola contraccettiva e del divorzio, con quella di Michel racconta di un passaggio a cui attribuisce l'importanza della nascita del cristianesimo e di quella della scienza moderna.
Negli anni settanta del Ventunesimo secolo, l'anonimo narratore ci racconta degli studi condotti da Djerzinski tra il 2000 e il 2009, e del lavoro condotto da Frédéric Hubczejak a partire dalle sue ricerche. Il risultato è che la Terra di quegli anni risulta un mondo nuovo - popolato dalla nuova specie, immune da egoismo, crudeltà e violenza -, in cui rimangono solo alcuni esemplari dell'"antica razza", inesorabilmente destinata all'estinzione. E dico "mondo nuovo" non a caso, perché il romanzo di Aldous Huxley verrebbe in mente anche se Bruno non ne parlasse al fratello. Ciò che sorprende, piuttosto, è il fatto che Houellebecq muova alla società occidentale le stesse critiche che, nel 1932, già le muoveva Huxley (il quale denunciava la felicità obbligatoria, la sessualità non solo liberata ma addirittura imposta, la rimozione dell'invecchiamento e della decadenza fisica), ma ciò nonostante trasformi quella che per l'autore di Il mondo nuovo era un'inquietante utopia negativa in una sorta di panacea universale. Il che ha fatto scaturire una terza serie di critiche, che vanno dall'accusa di difendere le tesi dell'eugenismo a quella di rispolverare il mito nazista della purezza della razza. In effetti sarà anche vero, come dice Bruno, che "sotto tutti i punti di vista - controllo genetico, lotta contro l'invecchiamento, ottimizzazione del tempo libero - per noi Il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui inutilmente, di raggiungere"; ma è vero solo perché ci siamo già dentro, solo perché siamo già condizionati a pensare che le cose stiano in questo modo.
Si sarà capito che Le particelle elementari non si limita a raccontare una storia, e aspira al contrario a essere un romanzo enciclopedico, in cui i materiali propriamente narrativi si alternano a considerazioni di storia, filosofia, sociologia, economia, fisica, biologia, etologia, ecc. Ma l'operazione non è completamente riuscita, e rivela in molti punti un che di posticcio; mentre le pagine migliori sono proprio quelle in cui Houellebecq racconta e basta, magari alla maniera dei romanzieri dell'Ottocento.
Il gioco di combinare saggio e romanzo funziona bene, invece, nel precedente romanzo, Estensione del dominio della lotta, che grazie al successo delle Particelle elementari esce ora anche in Italia: la metà delle pagine, ma a densità raddoppiata, scandite da una scrittura chirurgica e asciutta.
Il titolo fa riferimento alla tesi centrale del libro: il domino della lotta è il contrario del domino della norma (non nel senso del "normale" ma in quello del "normativo") e la sua estensione è il passaggio - in campo economico e in campo sessuale - al liberalismo incontrollato: "Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. (...) In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In una situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine".
I temi, dunque, sono già in gran parte quelli del romanzo successivo; l'impressione, anzi, è proprio quella che Houellebecq abbia poi voluto, con Le particelle elementari, alzare semplicemente la posta. Il protagonista è questa volta uno squallido trentenne, ingegnere di una software house, che viene spedito in una plumbea provincia per tenere dei corsi di formazione su un sistema informatico di cui non frega niente a nessuno. Lo affianca Raphaël Tisserand, un collega venticinquenne e bruttissimo che il successo e il denaro non possono riscattare sul piano del sesso e della seduzione. Dopo l'ultimo tentativo di rimorchiare una diciassettenne in discoteca le cose potrebbero andare molto male, ma andranno male lo stesso.
Ha detto benissimo Tibor Fischer, che ha definito Estensione del dominio della lotta come Lo straniero "per la generazione del computer". Il romanzo di Houellebecq, infatti, ha più di una cosa in comune con quello di Albert Camus, non solo nell'atmosfera ma anche nella vicenda. La differenza, semmai, è che mentre Mersault ci dice di se stesso soltanto quello che potrebbe dire anche una terza persona - facendoci venire il sospetto che non abbia affatto pensieri propri -, mentre il protagonista e narratore di questo romanzo ha un mucchio di idee, e anche molto chiare
Altri hanno detto - altrettanto giustamente - che Lo straniero, La nausea e La noia sono già stati scritti, e molto tempo fa. È vero, ma di fronte alle blandizie dei ventenni e trentenni di tanta letteratura "giovane" contemporanea, il ritratto che Houellebecq fa della sua generazione risulta veramente duro e impietoso; e quando la lezione non è servita occorre ripeterla, ancora una volta.
  • Michel Houellebecq Cover

    Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono familiare (a sei anni, viene affidato alla nonna paterna della quale ha preso il cognome come pseudonimo e con lei vive a Dicy, poi a Crécy-la-Chapelle) e dalla vita di collegio, ha scoperto il proprio maestro in H.P. Lovecraft («Non partecipo mai a quanto mi circonda, sono sempre fuori posto»), al quale ha dedicato la sua prima opera, la biografia H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (H.P. Lovercraft. Contre le monde, contre la vie, 1991). Dopo la raccolta di versi La ricerca della felicità (La Poursuite du Bonheur, 1992), ha pubblicato il suo primo romanzo, Estensione del dominio della lotta (Extension du domaine de la lutte, 1994), radicale denuncia della miseria affettiva dell’uomo... Approfondisci
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