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I prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania (1945-1947)
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I prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania (1945-1947) - Francesca Somenzari - copertina
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I prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania (1945-1947) Francesca Somenzari
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2011
1 gennaio 2011
176 p., Rilegato
9788871581859

Voce della critica

Sulla copertina di questo succinto, ma accurato, lavoro, spicca la copertina di un pamphlet del War Department statunitense del novembre 1944. È una guida dal titolo What about the German Prisoner. Indirizzata a tutti i comandanti dei campi di prigionieri tedeschi in Germania nelle mani degli Alleati, forniva istruzioni relative all'identificazione dei prigionieri. Divideva questi ultimi in cinque categorie: opportunisti, antinazisti, non nazisti, soldati di professione, veri nazisti. La guida si chiudeva con un chiaro avvertimento: "Occorre ricordare che i più giovani elementi nazisti costituiranno il problema più difficile". Il documento, uno dei tanti preziosi reperti abilmente individuati da Francesca Somenzari nella sua considerevole ricerca condotta in archivi statunitensi, tedeschi e svizzeri (Croce Rossa), va al cuore di questo denso libro che ha come oggetto la ricostruzione della "storia dei prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania". Il libro è costituito di sette svelti capitoli. Essi trascorrono dalla questione dell'enorme massa (circa sette milioni) di Displaced Persons, cioè dall'emergenza profughi, che diventa immediatamente una priorità per i comandi alleati e in particolare per gli statunitensi, a quella dei prigionieri nella difficile transizione della resa incondizionata, al controverso e mutevole atteggiamento statunitense verso la Germania e i tedeschi, alla realtà dei campi. Grazie alla ricca documentazione inedita raccolta, l'autrice fornisce interessanti elementi conoscitivi anzitutto proprio sul complesso "incontro fra Americani e Tedeschi (…) foriero di situazioni imprevedibili, che spesso sfuggono al controllo della alte gerarchie dell'esercito", collocato com'è all'intersezione fra le direttive della propaganda di guerra e la realtà quotidiana del rapporto fra i due popoli in armi, mediato e ridefinito dal contatto diretto fra i militari statunitensi e le donne e i bambini tedeschi. Sarebbe interessante a questo proposito verificare se e in che misura dietro documenti come la guida citata in apertura ci siano gli impulsi, anche indiretti, delle complesse indagini elaborate sul "nemico tedesco" dai francofortese attivi nel Research and Analysis Branch (R&A) dell'Office of Strategic Services (vedi in materia il bel lavoro di Franz Neumann, Herbert Marcuse e Otto Kirchheimer, curato da Raffaele Laudani, Il nemico tedesco. Scritti e rapporti riservati sulla Germania nazista 1943-1945, pp. 560, € 40, il Mulino, Bologna 2012). In secondo luogo Somenzari getta luce sulla vita dei campi di prigionia attraverso un'intensa analisi diretta e comparata. Distingue con chiarezza, mediante le carte della Croce Rossa, fra i campi-transito del Reno, i più duri e tormentati, nei quali prevale una logica "punitiva da tutti i punti di vista" e "le difficilissime condizioni di vita dei prigionieri (…) sembrerebbero una conseguenza di una gestione sbrigativa e frettolosa, per non dire negligente", e quelli permanenti. Propri di una fase, anche se solo di poco, successiva, i secondi sono figli "di una piena stabilizzazione e di un controllo pressochè totale sul territorio" e di "un contesto (…) che permette una gestione pensata e strutturata con più mezzi e più uomini". Di qui, anche attraverso un serrato confronto con i campi di prigionieri più diversi, da quelli nazisti, a quelli sovietici, a quelli statunitensi al di là dell'Atlantico, la conclusione dell'autrice, secondo cui "il trattamento dei prigionieri tedeschi da parte statunitense in Germania – a parte il caso dei campi del Reno – non ha conosciuto particolari eccessi in senso negativo". Ferdinando Fasce

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