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    Gorgo

    26/09/2013 21:01:37

    L. non è autore di libri per ragazzi! Passione per l'uomo: per i tanti tipi d'uomo, yankee, "mezzosangue", indiani; audaci, bramosi d'arricchirsi; eroi silenziosi, costretti dal bisogno; ma anche vigliacchi, pigri egoisti e meschini ("In un paese lontano"). Qui si nota pure la "passione per la morte" di L., che è in realtà per la vita: come affrontare la morte, come reagiscono corpo e mente? E particolari psicologici, dettagli realistici sono impressionanti. I racconti più efficaci sono storie di agonie, eppure di vita: agonie annunciate, ineluttabili, ma contro cui si lotta con tutte le proprie forze e il cui esito perciò non è scontato. Coscienza della forza inarrestabile della Natura, della Storia ma anche residua, estrema fiducia nell'uomo, nelle sue capacità: resistenza, intelligenza e consapevolezza dei propri limiti ("Farsi un fuoco", memorabile). Ambiente descritto sempre lo stesso, ma sempre diversi fulcro della narrazione, personaggi centrali, tema. E specialmente struttura del testo: racconti con finale rivelatore, quelli con finale a sorpresa ma tema esplicito fin dalle prime righe ("Bâtard") ecc. Che qui è affascinante: il piacere di fare del male, e una paradossale, mutua dipendenza in un totalizzante rapporto di odio; e uno dei due è un cane! Ecco altro elemento caratterizzante, ed educativo: l'uso di punti di vista sempre diversi, che riscattano le convinzioni eurocentriche e un po' razziste dei primi racconti: gli indiani inizialmente primitivi, dalla comprensione limitata, diventano protagonisti di epos della vendetta, di lotte disperate ma coerenti contro lo stesso uomo bianco. La mentalità di L. pare quella materialista, darwiniana della sua epoca, ma è critica, drammatica, mai assolutoria; e la sua arte scopre punti di vista insospettati, livelli di realtà più profondi. In "Bâtard" la malvagità del cane sembra eredità genetica, poi si rivela frutto d'una lunga, distorta relazione con un uomo, dell'educazione alla violenza, delle torture subite.

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    Maurizio

    23/01/2012 16:57:16

    Sempre difficile commentare il disuguale Jack London, talvolta eccessivo, talvolta sciatto e noioso, talvolta nitido e lucido, come l'aria fredda del Grande Nord che descrive in molti suoi racconti (ne ha scritti circa 180). Belle le traduzioni del volume, che hanno il compito improbo di rendere nella nostra lingua lo stile non facile dell'Autore. Secondo me, comunque, basterebbe aver scritto "Farsi un fuoco", l'ultimo dei racconti presentati, per rimanere a pieno diritto nella storia della letteratura mondiale. In una ventina di pagine splendide e' narrata la vicenda dell'anonimo cercatore d'oro che, da solo, attraversa i ghiacci del territorio dello Yukon per tornare la sera al campo dove lo attendono i suoi compagni di avventura. Lo lessi la prima volta tanti anni fa, in un libro che mio padre aveva comperato negli anni 40: l'antologia di scrittori statunitensi "Americana" curata da Elio Vittorini. Assolutamente da non perdere sono i racconti dei mari del Sud, ambientati nelle isole del Pacifico. Un bel passo avanti a "Zanna Bianca".

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Il volume contiene i seguenti racconti: All'uomo sulla pista/ Il silenzio bianco/ In un paese lontano/ La saggezza della pista/ Una figlia dell'Aurora/ Un'Odissea del Nord/ Il Dio dei suoi padri/ La legge della vita/ La Lega degli Anziani/ Bâtard/ Amore della vita/ L'astuzia di Porportuk/ Farsi un fuoco.