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Ragione & sentimento

Stefania Bertola

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2017
Pagine: 224 p., Brossura
  • EAN: 9788806228514
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Le prime righe del romanzo

– Anche la Jaguar!!!
Maria Cristina vedova Cerrato lancia un urlo di autentico dolore. La Jaguar no. Comprata da neanche due mesi. Regalo del marito per i suoi cinquantatre anni.
– Mi spiace. Ma purtroppo…
Il notaio Galimberti è uno specialista in puntini. Quando una sua frase finisce con i puntini, i puntini si sentono. E nella professione di notaio, i puntini servono. Impossibile sbrigare testamenti e altre questioni ereditarie senza aver sempre a portata di mano una confezione King Size di puntini. Ma con questa storia della Fregatura Cerrato, il povero Galimberti rischia di esaurire la scorta.
Eppure è semplice. Si tratta di un disastro di tipo lineare, senza contorcimenti: il professor Gianandrea Cerrato, valente avvocato penalista che nel corso di un’instancabile carriera aveva difeso e sottratto alla giusta pena delinquenti di ogni specie compresi un paio di assassini, era purtroppo un signore assai amante del gioco, e in questa attività aveva convogliato la maggior parte dei suoi introiti. Moglie e figlie non erano al corrente, ma lo stavano diventando, al corrente, grazie al dottor Galimberti, che si premuniva di fornire loro una scrupolosa serie di informazioni, tutte pessime.
L’ultimo grido di dolore della vedova è stato provocato da una domanda della figlia maggiore, Eleonora.
– Debiti?
Eleonora rappresenta l’unica luce nell’orizzonte dell’affaticato notaio. Eleonora non piange, fa domande sensate, e prende appunti. È quindi un garbato piacere informarla che sí, debiti ce ne sono, ma sarà un gioco da ragazzi estinguerli, basterà vendere tutto ciò che di bello e buono è rimasto in casa. A partire dalle auto, una passioncella del defunto.faticato notaio. Eleonora non piange, fa domande sensate, e prende appunti. È quindi un garbato piacere informarla che sí, debiti ce ne sono, ma sarà un gioco da ragazzi estinguerli, basterà vendere tutto ciò che di bello e buono è rimasto in casa. A partire dalle auto, una passioncella del defunto.
– Anche la Jaguar!!
Mentre la vedova piange, con l’attiva collaborazione della secondogenita Marianna (alla terzogenita Margherita, in quanto quattordicenne, è stata risparmiata la seduta psichiatrica dal notaio), Eleonora e il notaio si guardano. A chi tocca, la prossima mossa? Dopo un breve pari e dispari mentale, tocca al dottor Galimberti.
– Ehm… signora Maria Cristina, si faccia forza… coraggio. Pensi alle sue figlie…
– Ehhh… mi restano soltanto loro… e la nostra casa!
– Ecco… quanto alla casa… lei ricorderà che purtroppo il commendator Cerrato l’ha lasciata al nipote, dandone al povero Gianandrea soltanto l’usufrutto.
– Nooooo! La casa noooo! Non mi dica questo, la pregooo!
– Mamma, lo sapevi benissimo. Ne abbiamo parlato mille volte –. Eleonora non sbuffa proprio, non si sbuffa alla propria mamma in lacrime, ma si sente che lo sbuffo è lí lí.
– Ma io credevo… – Maria Cristina lascia la frase in sospeso prendendo in prestito dal notaio una manciata di puntini, ma se anche la completasse non sarebbe di grande utilità, visto che piú o meno suonerebbe cosí: «Ma io credevo che la Fata di Cenerentola con un colpo di bacchetta magica avesse annullato quello stupido, stupido testamento del nonno, buaaaahh ahh ahh!» e giú lacrime.
Eh sí, il commendator Cerrato, padre di Gianandrea, e proprietario della vanagloriosa «Villa dei Lillà» tra Chieri e Pecetto, aveva avuto una netta predilezione per suo nipote Edoardo, figlio di Gianandrea e della sua prima moglie, la signora Andreina, perita in giovane età a causa della malaria presa in Africa durante una gita di piacere sulle orme di Hemingway. Rimasto solo con un figlio di nove anni, Gianandrea si era affrettato a sposare una cugina di terzo grado, Maria Cristina, che occhieggiava già da un pezzo. Si trattava di ragazza di ottima famiglia, una Incisa impoverita, e dunque non se ne parlava di portarsela a letto a vanvera, ma una volta vedovo, oplà, matrimonio e figlie a ripetizione.
L’anziano commendatore, però, non aveva mai apprezzato Maria Cristina quanto Andreina, né le tre nipotine quanto l’erede maschio del nome dei Cerrato, nome che peraltro non aveva particolari meriti per cui fosse impellente tramandarlo. Ma tant’è, aveva fatto questo testamento, e ora che Gianandrea era morto, la villa era di Edoardo, e di conseguenza di Rossana e del piccolo Samuele, sei anni, prezioso frutto di quel faticoso matrimonio.

Recensioni dei clienti

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    Maria Iacobeli Scotti

    30/05/2017 15.22.42

    Libro gradevole di una scrittrice di cui ho letto praticamente tutto. Nata a Torino come me, Capricorno come me (ma è irrilevante), in un dicembre due anni dopo di me, che sono nata peraltro in gennaio. Forse qualche tono sotto gli altri suoi libri pervasi comunque tutti da ragazze "deragliate". Tuttavia, a meno che sia voluta l'errata localizzazione, Nairobi e Malyndi sono in Kenya e non in Nigeria.

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    Ritochka

    15/05/2017 19.39.16

    Romanzetto leggero e senza pretese. Una Torino contemporanea, popolata di personaggi variegati. Alcuni incisi non necessari. Si legge con facilità ma non è certo un capolavoro. Per chi vuole evadere, senza alcun impegno.

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    Francesca

    14/03/2017 14.47.53

    Cosa succederebbe se le eroine di ragione e sentimento vivessero ai giorni nostri? È quello che racconta la Bertola in questo libro carinissimo dalla scrittura leggera e frizzante, che come suo solito non manca di strappare qualche sorriso. Consigliato per chi vuole trascorrere le ore in una lettura leggera

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    Cristina

    14/02/2017 13.59.52

    Una cocente delusione , un'aspettativa frustrata , niente a che fare con i romanzi precedenti della medesima autrice : poco ritmo , scarsa inventiva , lento e banale .

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