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La scorciatoia - Louis Sachar - copertina

La scorciatoia

Louis Sachar

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Traduttore: F. Bonetti
Editore: Piemme
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 14 marzo 2017
Pagine: 184 p., Brossura
  • EAN: 9788856653366

Età di lettura: Da 12 anni

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La scorciatoia

Louis Sachar

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Il bosco è pieno di insidie... non vi si nasconde il lupo cattivo ma un segreto ben più devastante.

«Il bosco era silenzioso. Guardando indietro, Tamaya si chiese se ne sarebbe mai uscita. Poi sentì un rumore. Rami spezzati e passi irregolari, come di qualcuno che avanzasse barcollando.»

Tamaya Dhilwaddi e Marshall Walsh hanno fatto la strada che dalla loro scuola porta a casa almeno un migliaio di volte, fin da quando erano alle elementari. Ed è andato sempre tutto bene, finché Chad Hilligas non comincia a prendere di mira Marshall, rovinandogli la vita. Quindi non è colpa sua se, un giorno, Marshall decide di tagliare per la scorciatoia che passa dal bosco, anche se non dovrebbe nemmeno pensare di farlo. Ma chi vuole essere pestato da un bullo grande e grosso, per di più di fronte a una ragazzina? Nei giorni e nelle settimane successive, a una velocità esponenziale, le conseguenze di quello che è successo nel bosco diventeranno inarrestabili, minacciando la sopravvivenza di ogni specie sulla Terra.
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Il bosco era silenzioso. Guardando indietro, verso la direzione da cui era venuta, Tamaya si domandò se ne sarebbe mai uscita. Poi sentì un rumore. Rami spezzati e passi irregolari, come di qualcuno che avanzasse barcollando, pestando i piedi. Poi quel qualcuno emerse da un groviglio di sterpi. E lei rimase paralizzata.

Il termine tecnico è “scelta di Hobson”. Succede quando devi scegliere tra due opzioni e tutte e due sono particolarmente spiacevoli. È proprio la situazione in cui si trova Tamaya. Da sempre è andata a scuola insieme a Marshall, percorrendo la stessa strada a piedi tutti i giorni, tre chilometri che portano dal loro paesino fino alla prestigiosa Woodbridge Academy, una scuola privata di Heath Cliff, in Pennsylvania. Da sempre è tornata a casa insieme a lui. Sua madre era tranquilla sapendo che la sua bambina, ora in quinta elementare, era sempre in compagnia di un ragazzo di due anni più grande, e le ha fatto promettere che non sarebbe mai andata e tornata da sola. Ma un giorno Marshall decide di cambiare strada: dice di conoscere una scorciatoia che passa per il bosco. Anche se agli studenti è proibito addentrarsi in quell’intrico di rami, la ragazza sceglie di andare con lui.

Tamaya non sa perché Marshall ha deciso all’improvviso di rompere la routine. Non sa perché si comporta in modo strano, perché è più silenzioso del solito e le risponde con toni aggressivi. Non sa che Marshall è stato preso di mira da Chad, il bullo della scuola, e che proprio ora sta fuggendo da lui. Quello che sa è che appena Chad li raggiunge e inizia a prendere a calci il suo amico deve farsi forza e difenderlo: raccoglie uno strano fango e glielo getta in faccia. Poi incita Marshall alla fuga. Solo il giorno successivo si renderà conto di quello che ha combinato: la sua mano è insanguinata e piena di vesciche, e Chad è scomparso. Fare la cosa giusta significa entrare ancora una volta nel bosco proibito.

È uno stile diretto ed essenziale quello di Louis Sachar. Non si perde in tante parole, va dritto al punto, tiene viva l’attenzione. La narrazione principale è alternata da capitoli che riportano le udienze della Commissione del Senato degli Stati Uniti per l’Energia e l’Ambiente: c’è un’indagine in corso, e riguarda la Sunday Farm, uno stabilimento che sorge a pochi chilometri dal bosco e dove si sta lavorando allo sviluppo del Biolene, una nuova forma di energia alternativa. Qual è il rapporto tra questi esperimenti e quel fango peloso che c’è nella foresta? Ma soprattutto, a che pericolo stanno andando incontro i tre ragazzi?

In uno scenario a metà tra X-Files e Stranger Things, Louis Sachar costruisce un’avvincente storia di mistero e amicizia, dove quello che colpisce sono le riflessioni e i rapporti tra i protagonisti, appena entrati nel periodo dell’adolescenza e alle prese con le nuove dinamiche e i cambiamenti tipici di quell’età. Per Tamaya sarà difficile liberarsi di quell’etichetta di “brava bambina” di cui era così felice ma che ora le causa solo prese in giro da parte delle amiche e dei ragazzi più grandi. Mentre Marshall dovrà fare i conti con gli atteggiamenti da bullo di Chad, appena arrivato da un’altra scuola: non sarà facile per lui capire perché sia stato preso di mira; e non sarà facile accettare la distanza dei compagni, che se ne stanno immobili in disparte senza dire nulla, anche se si rendono conto che qualcosa non va. Marshall sarà sempre più solo e isolato, ma quando finalmente riuscirà a entrare in contatto con Chad e a scalfire il suo guscio scoprirà che sono entrambi due anime sole, alla ricerca di qualcuno su cui contare e con cui condividere gioie e scherzi e disavventure. Perché mai come ora avranno bisogno di una persona da chiamare “amico”.

Recensione di Mauro Ciusani

Le prime pagine del libro

Martedì, 2 novembre

11.55 a.m.

La Woodridge Academy, scuola privata di Heath Cliff, Pennsylvania, era stata in passato la residenza di William Heath, personaggio a cui la cittadina doveva il suo nome. Ora, i quattro piani in pietra di quell’edificio marrone e nero, abitato dal 1891 al 1917 soltanto da William Heath, sua moglie e le loro tre figlie, erano diventati una scuola per trecento studenti.
Tamaya Dhilwaddi era in quinta e la sua classe, al quarto piano, era stata la camera da letto della più piccola delle sorelle Heath. L’asilo occupava l’area delle vecchie stalle.
La mensa era originariamente una grande sala da ballo dove coppie in abiti eleganti sorseggiavano champagne e danzavano accompagnate dalla musica di un’orchestra. Dal soffitto pendevano ancora lampadari di cristallo, ma ora nella sala aleggiava costantemente un odore stantio di maccheroni al formaggio. Duecentottantanove ragazzini, dai cinque ai quattordici anni, si riempivano la bocca di patatine, si tiravano le caccole, rovesciavano il latte e strillavano senza una ragione apparente.
Tamaya non strillava, ma sussultava silenziosamente coprendosi la bocca con la mano.
– Ha una barba lunghissima, – diceva uno dei ragazzi – tutta chiazzata di sangue.
– Ed è senza denti – aggiungeva un altro ragazzo.
Erano studenti delle medie. Tamaya era emozionata dal fatto di parlare con loro, anche se, fino a quel momento, era stata troppo nervosa per dire qualcosa. Sedeva al centro di un lungo tavolo, e mangiava insieme alle sue amiche Monica, Hope e Summer. Le gambe di uno dei ragazzi più grandi erano a pochi centimetri di distanza dalle sue.
– Quel tipo non può masticare il cibo – disse il primo ragazzo – e così sono i suoi cani a masticarlo per lui. Poi lo sputano e lui lo mangia.
– È disgustoso! – esclamò Monica, ma dal modo in cui le brillavano gli occhi mentre parlava, Tamaya si rese conto che la sua migliore amica era emozionata quanto lei nel ricevere l’attenzione degli studenti più grandi.
I ragazzi avevano raccontato loro di un eremita pazzo che viveva nel bosco. Tamaya non credeva nemmeno alla metà di quanto dicevano. Sapeva che ai ragazzi piaceva darsi delle arie, ma era comunque divertente dar loro corda.
– Però non sono proprio cani – disse il ragazzo seduto di fianco a Tamaya. – Sono più simili ai lupi! Grossi e neri, con enormi zanne e occhi rossi che brillano.
Tamaya scrollò le spalle.
La Woodridge Academy era circondata da chilometri di boschi e colline rocciose.
Tutte le mattine, Tamaya andava a scuola a piedi insieme a Marshall Walsh, uno studente del settimo anno che viveva a tre case di distanza dalla sua, sul lato opposto del viale alberato. Dovevano camminare quasi tre chilometri, ma il tragitto sarebbe stato molto più breve se non avessero dovuto compiere un lungo giro attorno al bosco.
– E allora cosa mangia? – domandò Summer.
Il ragazzo accanto a Tamaya fece spallucce. – Qualsiasi cosa i lupi gli portino – disse. – Scoiattoli, topi, persone. Non gli importa, purché sia cibo!
Il ragazzo diede un gran morso al suo panino al tonno e fece un’imitazione dell’eremita, tirando in dentro le labbra per sembrare senza denti. Apriva e chiudeva la bocca in modo esagerato, mostrando a Tamaya il cibo mezzo masticato.
– Ma che buzzurro! – esclamò Summer che stava di fianco a Tamaya dall’altra parte.
Tutti i ragazzi risero.
Summer era la più carina tra le amiche di Tamaya, aveva capelli biondi come il grano e occhi blu-cielo. Tamaya pensò che se i ragazzi più grandi si erano messi a parlare con loro era soprattutto per lei. I ragazzi facevano sempre gli sciocchi con Summer.
Gli occhi di Tamaya erano scuri, così come i capelli che le arrivavano a metà del collo. Li aveva sempre avuti molto più lunghi, ma tre giorni prima dell’inizio della scuola, quando era ancora a Philadelphia con suo padre, aveva preso la drastica decisione di tagliarli. Suo padre l’aveva portata da un parrucchiere molto elegante che probabilmente non poteva permettersi. Immediatamente dopo averli tagliati se ne era pentita, ma quando era tornata a Heath Cliff tutti gli amici le avevano detto che aveva un aspetto molto più maturo e raffinato.

  • Louis Sachar Cover

    è uno dei massimi autori americani per ragazzi. Con il suo romanzo più famoso Buchi nel deserto ha vinto, fra gli altri, la Newbery Medal, il National Book Award for Young People, il premio Andersen e il premio Cento. Approfondisci
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