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    Gianmarco

    07/05/2016 10:48:26

    Non mi stupisce che la produzione di Derrida, soprattutto nelle sue prime battute, sia ad oggi incommensurabilmente sottovalutata rispetto ad autori più o meno esplicitamente affini. Lo stile è estremamente complesso, e i risultati tutt'altro che prevedibili. In questa raccolta di saggi, perlopiù pubblicati su riviste di settore nei primi anni '60, Derrida smembra progressivamente tutti quegli approcci filosofici che avevano preteso di oltrepassare la tradizione della metafisica conservandone il linguaggio. Ma per linguaggio non ci si riferisce in questo caso ad un sistema definito di valori simbolici, quanto piuttosto alla materializzazione di una traccia rilevabile solo nella sua inevitabile deformazione espressiva. L'errore filosofico del XX secolo, a questo pare alludere Derrida con una certa ridondanza, è soprattutto quello di avere combattuto il logos abusando ancora una volta di quello stesso logos, della sua pretesa chiarificatrice, della sua irriducibile distanza e alterità rispetto al corpo. Libro fondamentale, che risulta indigesto, in particolare, a chi vede in una qualche forma di nichilismo, di scientismo o di fenomenologismo una fuoriuscita dalla tradizione.

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Non è improprio considerare questo libro di Derrida come un vero classico dei nostri anni: uscito in Francia nel 1967, e comparso nella versione italiana (quella che qui si ristampa) nel 1971, il libro ha aperto prospettive inedite, ha proposto temi per discussioni intense e appassionate, ha determinato sviluppi culturali in aree che sembravano estranee alle idee di Derrida (valga la fortuna del «decostruzionismo» a dimostrarlo). La creatività del testo, il modo di discutere con Foucault come con Lévi-Strauss indicando aperture e ipotesi, l'incrociare fenomenologia, strutturalismo e letteratura, le pagine su Artaud e Bataille, l'esame delle idee di Nietzsche, Freud e Heidegger, ma anche le ricognizioni da Platone a Descartes a Hegel, hanno costituito uno stimolo decisivo e hanno proposto uno stile (e una scrittura) che hanno inciso profondamente, e continuano a suggestionare non solo un pubblico di specialisti. Nella sua introduzione Gianni Vattimo traccia un profilo del filosofo di grande perspicuità, e fa il punto della fortuna de La scrittura e la differenza nel pensiero piú recente. Di Jacques Derrida (EI-Biar, Algeria, 1930; docente fino al 1984 all'Ecole Superieure di Parigi), Einaudi ha pubblicato un'importante prefazione alla raccolta di Artaud, Il teatro e il suo doppio (1968), e Margini della filosofia (1997). Tra le sue opere tradotte in italiano vanno ricordate Della gramma-tologia (Milano 1967); Posizioni (Verona 1975); La voce e il fenomeno (Milano 1984); La disseminazione (Milano 1989); Donare il tempo (Milano 1996) e Limitedlnc. (Milano 1997).

Derrida e l'oltrepassamento della metafisica di Gianni Vattimo. Introduzione. Forza e significazione. - Cogito e storia della follia. - Edmond Jabès e la interrogazione del libro. - Violenza e metafisica. Saggio sul pensiero di Emmanuel Levinas. - «Genesi e struttura» e la fenomenologia. - Artaud: la parole soufflée. - Freud e la scena della scrittura. - Il teatro della crudeltà e la chiusura della rappresentazione. - Dall'economia ristretta all'economia generale. Un hegelismo senza riserve. - La struttura, il segno e il gioco nel discorso delle scienze umane. - Ellissi. - Indice dei nomi.