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Uno dei più grandi romanzi del Novecento – dove i «fatti del mondo e il destino delle persone diventano tutt'uno».
«La portata della storia raccontata da Grossman è immensa, contemporaneamente microscopica e panoramica, ed è proprio in questo approccio che risiede la sua potenza narrativa.» - Roberta Frigeni
Quando Pëtr Vavilov, un giorno del 1942, vede la giovane postina attraversare la strada con un foglio in mano, puntando dritto verso casa sua, sente una stretta al cuore. Sa che l’esercito sta richiamando i riservisti. Il 29 aprile, a Salisburgo, nel loro ennesimo incontro Hitler e Mussolini lo hanno stabilito: il colpo da infliggere alla Russia dev’essere «immane, tremendo e definitivo». Vavilov guarda già con rimpianto alla sua isba e alla sua vita, pur durissima, e con angoscia al distacco dalla moglie e dai figli: «...sentì, non con la mente né col pensiero, ma con gli occhi, la pelle e le ossa, tutta la forza malvagia di un gorgo crudele cui nulla importava di lui, di ciò che amava e voleva. Provò l’orrore che deve provare un pezzo di legno quando di colpo capisce che non sta scivolando lungo rive più o meno alte e frondose per sua volontà, ma perché spinto dalla forza impetuosa e inarginabile dell’acqua». È il fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti: lui, Vavilov, la sua famiglia, e la famiglia degli Šapošnikov – raccolta in un appartamento a Stalingrado per quella che potrebbe essere la loro «ultima riunione» –, e gli altri indimenticabili personaggi di questo romanzo sconfinato, dove si respira l’aria delle grandi epopee. Un fiume che investirà anche i lettori, attraverso pagine che si imprimeranno in loro per sempre. E se Grossman è stato definito «il Tolstoj dell’Unione Sovietica», ora possiamo finalmente aggiungere che Stalingrado, insieme a Vita e destino, è il suo Guerra e pace.
COME COMINCIA
Il 29 aprile del 1942, in un tripudio di bandiere tedesche e italiane, alla stazione di Salisburgo arrivò il treno del dittatore dell'Italia fascista Benito Mussolini.
Dopo la cerimonia di prammatica, Mussolini e i suoi accoliti si diressero al vecchio castello di Klessheim, antica residenza dei principi vescovi del luogo.
Lì, nei grandi saloni freddi riammobiliati di recente con arredi sottratti in Francia, si sarebbe tenuto l'ennesimo incontro fra Hitler e Mussolini, mentre Ribbentrop, Keitel, Jodl e altri collaboratori stretti del Führer si sarebbero confrontati con i ministri che avevano accompagnato il duce: Ciano, il generale Cavallero e Alfieri, l'ambasciatore italiano a Berlino.
I due sedicenti padroni dell'Europa si incontravano ogni volta che Hitler predisponeva una nuova sciagura nella vita dei popoli. Le loro conversazioni a quattr'occhi sulle Alpi al confine fra Austria e Italia portavano puntualmente a un'invasione, a manovre diversive di portata continentale e ad attacchi di fanteria motorizzata con relativo dispiegamento di milioni di uomini. I resoconti anemici che i giornali riservavano agli incontri fra i due dittatori contribuivano a riempire i cuori di un'attesa spasmodica.
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Libro impegnativo, pieno di riflessioni ed enfasi sulla grandezza del popolo sovietico, che purtroppo hanno condizionato la linearità della narrazione.
"Stalingrado" è un romanzo monumentale che racconta l’inizio della battaglia più simbolica della Seconda guerra mondiale attraverso una coralità di voci: soldati, madri, scienziati, burocrati, contadini, ufficiali. Grossman costruisce un affresco epico e profondamente umano, dove la guerra non è solo un evento storico, ma un accadimento che mette a nudo la fragilità e la grandezza delle persone comuni. Grossman lascia emergere le contraddizioni del regime sovietico, la sofferenza civile, la complessità del sacrificio. "Stalingrado" è il preludio necessario a" Vita e destino": un’opera che illumina la resistenza degli individui di fronte alla distruzione. Un romanzo vasto, compassionevole, abissale. Un capolavoro.
Il 29 aprile 1942 Mussolini Hitler s’incontrano alla stazione di Salisburgo. Hitler pianifica grandi conquiste in Europa e in Russia e pertanto reintroduce la leva militare e s’impadronisce dei liberi paesi post-Versailles: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia. Poi, nel giugno 1941, invade la Russia. Qui s’innesta il racconto della famiglia Saposnikov. Quando Pëtr Vavilov, un giorno del 1942, vede la giovane postina attraversare la strada con un foglio in mano, puntando dritto verso casa sua, sente una stretta al cuore. Sa che l’esercito sta richiamando i riservisti. Il 29 aprile, a Salisburgo, nel loro ennesimo incontro Hitler e Mussolini l’hanno stabilito: il colpo da infliggere alla Russia dev’essere "immane, tremendo e definitivo». Vavilov guarda già con rimpianto alla sua isba e alla sua vita, pur durissima, e con angoscia al distacco dalla moglie e dai figli. È il fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti: lui, Vavilov, la sua famiglia, e la famiglia degli Šapošnikov – raccolta in un appartamento a Stalingrado per quella che potrebbe essere la loro «ultima riunione» –, e gli altri indimenticabili personaggi di questo romanzo sconfinato, dove si respira l’aria delle grandi epopee. Il romanzo in realtà è di gran respiro: ben 844 pagine in fitti caratteri nell’edizione della biblioteca Adelphi. Ma ne vale la lettura, anche se la trama è complessa e impegnativa.
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