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Anno edizione: 2022
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"Stalingrado" è un romanzo monumentale che racconta l’inizio della battaglia più simbolica della Seconda guerra mondiale attraverso una coralità di voci: soldati, madri, scienziati, burocrati, contadini, ufficiali. Grossman costruisce un affresco epico e profondamente umano, dove la guerra non è solo un evento storico, ma un accadimento che mette a nudo la fragilità e la grandezza delle persone comuni. Grossman lascia emergere le contraddizioni del regime sovietico, la sofferenza civile, la complessità del sacrificio. "Stalingrado" è il preludio necessario a" Vita e destino": un’opera che illumina la resistenza degli individui di fronte alla distruzione. Un romanzo vasto, compassionevole, abissale. Un capolavoro.
Il 29 aprile 1942 Mussolini Hitler s’incontrano alla stazione di Salisburgo. Hitler pianifica grandi conquiste in Europa e in Russia e pertanto reintroduce la leva militare e s’impadronisce dei liberi paesi post-Versailles: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia. Poi, nel giugno 1941, invade la Russia. Qui s’innesta il racconto della famiglia Saposnikov. Quando Pëtr Vavilov, un giorno del 1942, vede la giovane postina attraversare la strada con un foglio in mano, puntando dritto verso casa sua, sente una stretta al cuore. Sa che l’esercito sta richiamando i riservisti. Il 29 aprile, a Salisburgo, nel loro ennesimo incontro Hitler e Mussolini l’hanno stabilito: il colpo da infliggere alla Russia dev’essere "immane, tremendo e definitivo». Vavilov guarda già con rimpianto alla sua isba e alla sua vita, pur durissima, e con angoscia al distacco dalla moglie e dai figli. È il fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti: lui, Vavilov, la sua famiglia, e la famiglia degli Šapošnikov – raccolta in un appartamento a Stalingrado per quella che potrebbe essere la loro «ultima riunione» –, e gli altri indimenticabili personaggi di questo romanzo sconfinato, dove si respira l’aria delle grandi epopee. Il romanzo in realtà è di gran respiro: ben 844 pagine in fitti caratteri nell’edizione della biblioteca Adelphi. Ma ne vale la lettura, anche se la trama è complessa e impegnativa.
Opera monumentale. La descrizione della guerra vista dal popolo comune e non certo dalla parte dell’esercito o della nobiltà. È l’operaio, il minatore, il fisico, la casalinga, il chirurgo, il kolchoziano con tutte le loro emozioni, le loro fragilità e sentimenti a dare la portata umana e reale della tragedia che ha sconvolto l’Europa nel 1940. Pochissime pagine sono dedicate a Hitler (forse 10 su 900); nessuna a Stalin. È evidente che Grossman ha vissuto in primissima linea, come corrispondente di Stella Rossa, la battaglia di Stalingrado. Era infatti forse l’unico giornalista sulla sponda destra del Volga (quella massacrata dai tedeschi) da cui ha potuto prendere atto del massacro subito dall‘ Armata Rossa pur di essere fedele all’ordine di Stalin “nessun passo indietro”. Il titolo della prima pubblicazione dell’opera voluta dal regime era “per una giusta causa”. Titolo sempre rinnegato da Grossman ma, a mio modesto parere, molto più calzante e adatto in quanto le vite russe sacrificate per contrastare l’avanzata nazista sono state una giustissima causa. Quello che emerge dal libro è esattamente questo: una presa d’atto del popolo sovietico che la difesa della libertà è sempre una giusta causa. Nessun passo indietro appunto. Alcuni passaggi sono strazianti come le pagine dedicate all’ orfanatrofio di Stalingrado e le descrizioni umane ed emotive della sparuta divisione russa sacrificatasi per la difesa della stazione di Stalingrado pur di non fare un passo indietro. Libro nel complesso molto impegnativo per la mole, la densità delle descrizioni e la quantità impressionante di personaggi. Molti di questi verranno ripresi nella seconda parte della dilogia “Vita e destino” opera questa ben più nota e famosa. Complimenti a Claudia Zonghetti per la traduzione.
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