La strada di Smirne - Antonia Arslan - copertina

La strada di Smirne

Antonia Arslan

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Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 18 febbraio 2009
Pagine: 285 p., Rilegato
  • EAN: 9788817027991
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È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della "Masseria delle allodole". Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all'illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all'esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
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    Massimo F.

    03/09/2012 23:57:58

    Sicuramente encomiabile lo sforzo dell'Arslan nel continuare il percorso della memoria che ricorda l'immane e troppo spesso dimenticata tragedia del genocidio armeno. Le emozioni e le belle immagini non mancano, così come diversi sono i personaggi che si lasciano ricordare: un po' di confusione nella trama ed uno sviluppo narrativo non proprio fluido ridimensionano, però, il valore del libro.

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    B63

    14/05/2012 11:11:43

    Sicuramente Arslan non si smentisce! Ma "La Masseria delle Allodole" mi è piaciuto molto di più.

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    claudio

    22/09/2009 18:18:54

    Voto alto anche per questo secondo libro della Arslan. L'ho letto tutto d'un fiato, immedesimandomi nei vari potagonisti, alcuni già conosciuti precedentemente. Nulla sapevo di Smirne e del suo incendio e questo mi fa essere ancora più vicino agli armeni e ai greci. Bravissima l'autrice, che si è finalmente ripresa dopo la brutta malattia di quest'estate. Le auguro ancora tanta vita e mi augur di poterla ancora leggere.

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    Anna

    09/09/2009 18:00:31

    Un po' più debole del precedente ma la scrittura è sempre magistrale: emoziona senza scadere nel sentimentalismo e sorprende per abilità espressiva e stile scorrevole.

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    monica

    01/05/2009 18:42:54

    Ho letto con emozione e piacere la continuazione del bellissimo "La masseria delle allodole". La scrittrice, che conosco di persona poichè sono stata sua studente all'università, mi ha sempre affascinato per la sua delicata umanità che rispecchia anche nello stile con cui racconta il destino tragico dei superstiti al genocidio armeno. Ultimamente, per quanto mi affanni, non trovo libri che mi incantino e mi affascinino come questi. Ammiro la capacità che hanno alcuni scrittori di narrare (non solo raccontare) e mi cattura la capacità di raccontare così lievemente destini così tragici. Ringrazio la Prof.ssa Arslan di far parte di questa ristretta elitè.

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    MARTY!!!!

    14/03/2009 18:54:15

    ...DOPO LA MASSERIA DELLE ALLODOLE NN AVREI MAI CREDUTO DI EMOZZIONARMI NUOVAMENTE...

Vedi tutte le 6 recensioni cliente

I tre figli del vecchio Hamparzum, Sempad, Yerwant e Zareh, hanno avuto destini diversi. Hanno tutti lasciato l'Anatolia, la regione turca abitata da cristiani e la grande casa di famiglia, la Masseria delle allodole, per seguire il proprio destino. Sempad, il farmacista, subirà in prima persona lo sterminio attuato dal regime turco contro le minoranze cattoliche armene. I suoi figli maschi verranno tutti uccisi (tranne Nubar che si salverà solo perché travestito da donna), mentre le tre figlie femmine, insieme alla loro mamma Shunshanig e alla zia Azniv, si metteranno in viaggio per raggiungere Yerwant in Italia.
Il maggiore della famiglia, medico noto e affermato, vive ormai a Padova da molti anni dove ha sposato una contessa. I suoi due figli, Wart e Khayel, ricevono un'educazione all'occidentale e nulla sanno delle peripezie che in patria ha dovuto sopportare la famiglia di Sempad. Quando le cugine sopravvissute sbarcheranno finalmente a Venezia dopo un rocambolesco viaggio attraverso le isole dell'Egeo, i due mondi, quello agiato e perbenista italiano e quello dei mercanti e dei faccendieri variopinti del Medio Oriente si incontreranno. è dalla posizione privilegiata di una Venezia blindata, alle spalle del promontorio in cui i soldati italiani combattono una lunga guerra di posizione contro gli austriaci, che il dottore armeno e i suoi familiari cercheranno di ripristinare i contatti con la terra natia.
Attraverso lettere recapitate per miracolo e nonostante l'avanzare del conflitto, avranno notizie del fratello minore Zareh, l'unico che continua a vivere in Medio Oriente. Ed è sempre ad Aleppo, in Siria, che si trovano la lamentatrice greca Ismene e il prete ortodosso Isacco, che tanta parte ebbero nella salvezza delle donne della Masseria. Lì i pochi reduci armeni si nascondono come topi per le vie tortuose della città vecchia, mentre i bambini vengono accolti nell'orfanotrofio tedesco. Intanto in Grecia le potenze alleate hanno vinto e i capi del governo dei Giovani Turchi sono in fuga. A Costantinopoli la situazione politica è rovesciata e si prepara un tribunale speciale per i crimini di guerra, mentre a Smirne, la seconda città dell'impero ottomano, gli armeni sognano di fondare il loro Stato sovrano, dopo mille anni di persecuzioni da parte dei musulmani. Sognano. Yerwant, i suoi figli e i suoi nipoti, immaginano una vita normale nella "città degli infedeli", in un posto dove i mercanti fanno affari d'oro e gli stranieri di tutte le razze e le religioni si incrociano e convivono in pace. Una città spensierata e tollerante, proprio come le altre grandi metropoli del Mediterraneo.
Per tre anni i greci vincono sui turchi e gli armeni trovano la pace a Smirne, ma come avvenne a Pompei prima dell'eruzione del Vesuvio, nessuno si accorge che la grande catastrofe deve ancora arrivare.
A distanza di cinque anni Antonia Arslan torna a raccontarci l'epopea della sua famiglia e del suo popolo. Nel primo romanzo La masseria delle allodole - da cui è stato tratto un film dei fratelli Taviani - aveva raccontato il genocidio di un milione e mezzo di armeni in Anatolia, adesso ritorna sulla storia del suo popolo, che viaggia in cerca della terra promessa ma che incontra una nuova delusione. Una storia di uomini alteri e dignitosi, umiliati e trucidati, costretti a mendicare nei mercati di mezza Europa. Un romanzo carico della magia e della ricchezza che l'odio nazionalista e integralista non riuscirà mai ad estirpare dall'animo levantino, fatto di pensieri lucidi e struggenti, come un antico canto funebre.

  • Antonia Arslan Cover

    Scrittrice e saggista italiana di origine armena.Laureata in archeologia, è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova. È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d'appendice (Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra Ottocento e Novecento) e sulla galassia delle scrittrici italiane (Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra '800 e '900).Attraverso l'opera del grande poeta armeno Daniel Varujan — del quale ha tradotto le raccolte II canto del pane e Mari di grano — ha dato voce alla sua identità armena.Ha curato un libretto divulgativo sul genocidio armeno (Metz Yeghèrn, Il genocidio degli Armeni di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti... Approfondisci
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