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John Fante

Traduttore: F. Durante
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: XXXI-218 p. , Brossura
  • EAN: 9788806168865

Recensioni dei clienti

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    matteo

    11/07/2014 19.25.18

    Stupefacente!!!! Questo mi viene in mente pensando a questo libro! E il romanzo più bello che abbia mai letto in assoluto!! Signori, questo e un capolavoro che dovrebbe essere collocato tra i più grandi libri di sempre del novecento!! Bandini!! una sorta di don chiscotte moderno (forse anche più divertente, senza essere blasfemo!), che combatte contro le sue paure, (la madre, la sorella, lo zio, il lavoro, la vita! Per non parlare delle fastidiose mosche e dei granchi guerrieri!!) ma ne esce sempre sconfitto! Ateo, miscredente fino all'inverosimile, con un cervello così evoluto tanto da essere convinto di fare la stessa fine di Galileo e Copernico perseguitati dalla chiesa, eppure in realtà più credente di tutti!! Questo libro e il più divertente degli ultimi cento anni!! Bellissimo!!!!!!!

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    Nicola59

    23/04/2014 15.04.44

    Certamente il protagonista non è simpatico e non aiuta nella lettura per chio non è abituato ai libri di John Fante. La scrittura è invece superba e moderna più di certi scrittori di oggi tanto acclamati (es. Hornby)... e pensare che è stato scritto più di 70 anni fa. Il voto relativamente basso (per un estimatore di Fante come me) risente, appunto, del particolare protagonista con cui abbiamo a che fare.

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    Becky

    11/10/2012 13.27.46

    Non posso certo dire che "La strada per Los Angeles" sia fra i miei romanzi preferiti. Il protagonista è un misogino, razzista e presuntuso. Eppure Bandini è così autentico! La pseudo cultura che si costruisce con letture da autodidatta, che nei momenti di sincerità dichiara lui stesso di non capire, è commovente. La rabbia e la frustazione che prova nel voler a tutti i costi trovare le sue vendette che non troverà, sono sentimenti così veri che non è possibile non immedesimarcisi. Ma ad avermi sconvolta è stata la considerazione che questo romanzo è stato scritto tra il 1933 ed il 1936. Non faccio fatica a credere che sia stato tenuto nel cassetto di un editore per cinquant'anni: è un romanzo così 'moderno'!

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    Antonio

    24/05/2012 20.44.28

    Questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1985. Ed è stato scritto da Fante nel 1933. La stesura definitiva è del 1936. E, sì, è il suo primo. Era talmente avanti che ci hanno messo quanto, trent'anni?, per capire cosa diavolo avessero tra le mani. Un capolavoro. Un vero capolavoro. Lo ho bevuto come fosse una bibita, e ho allargato gli occhi per lo stupore. Fante è un fenomeno. E questo libro è bellissimo. Se lo consiglio?, certamente! Ma occhio, non è robetta. É roba tosta. Roba tosta.

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    Luca

    17/02/2012 14.38.16

    Una trama e un intreccio insulsi...peccato ma la giustificazione è che all'epoca della stesura Fante non è certo uno scrittore maturo. Ho fatto l'errore di leggerlo dopo quello che a mio parere è il suo capolavoro, cioè "La confraternita dell'uva". C'è effittivamente un abisso.

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    chiara

    23/08/2011 11.07.59

    Non il migliore di Fante, a tratti insopportabile, l'ho terminato con fatica a differenza di capolavori quali "Chiedi alla polvere" e "A ovest di Roma". Ma non concordo affatto con chi definisce lo scrittore italo americano "privo di talento": Fante è stato uno dei più grandi narratori contemporanei, superiore a Bukowski (che pure adoro), e un libro riuscito a metà non svilisce certo la meraviglia della sua scrittura, quel vortice di rabbia, passione, malinconia, sarcasmo, bellezza e orrore insieme che sprigiona ogni singola sillaba dei suoi romanzi più celebri.

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    MIKARLO

    16/06/2011 14.03.12

    Un brutto libro. Consiglio tuttavia a chi come me ha trovato tale questo libro a non fermarsi qui con John Fante. Fidatevi, vi perdereste un grande prodigio. Con Chiedi alla Polvere e la Confraternita dell'uva si paleserà innanzi a voi uno dei più grandi scrittori del 900.

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    kine

    11/06/2011 18.42.09

    Letto perchè citato da Bukowski, ma effettivamente illeggibile... Dopo un inizio promettente non son riuscito a finirlo... Diciamo che la cosa piu bella del libro è l introduzione di Veronesi... per il resto nebbia

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    luchino

    19/10/2010 23.36.44

    Se avessi letto questo libro prima di aver letto ad esempio la Confraternita dell'uva, penserei che Fante sia, come scrittore, molto sopravvalutato. Certamente vi sono in questo libro molte ripetizioni che si riscontrano anche in altre opere, il lavoro al conservificio, il licenziamento, la voglia di diventare uno scrittore famoso, i rapporti con la madre e la sorella non certo idilliaci. Non non è un libro dei migliori di Fante, e la famosa saga di Arturo Bandini fa un passo indietro quanto ad interesse.

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    Cristina

    21/06/2010 11.35.52

    Ho letto diverse recensioni prima e durante la lettura di questo libro. Ora che l’ho finito resto ancora sconcertata nel rileggerne alcune. Mi chiedo come sia possibile non amare questo giovane Arturo Bandini. Io lo trovo un personaggio meraviglioso. Reale. Vivo. Di una umanità spaventosa. Al di là di ogni conformismo e luogo comune. Possibile che non ve ne siate accorti? Spiace anche a me leggere che qualcuno non abbia capito la profondità di questo giovane alle prese con la presunzione dei suoi diciotto anni e la forza dei suoi sogni. Diventare un grande scrittore. Possibile che non abbiate sentito la rabbia e l’impotenza figlie di una povertà che annienta e che Fante conosce benissimo. Possibile che Arturo non vi abbia trasmesso quella sua voglia di cambiare le cose. Di ribellarsi con le unghie e con i denti alla propria condizione. Possibile che non abbiate sentito sulla vostra pelle il suo nervoso per la derisione e l’incomprensione. Quel suo senso di non appartenenza e inadeguatezza che Fante sa descrivere magistralmente. Possibile che non vi siate inteneriti per la sua capacità e umiltà di accettare il compromesso di lavorare al conservificio.. Possibile che non abbiate percepito quell’umanità che non si può e non si deve mostrare. Ma che c’è ed emerge strepitosa nella sua continua introspezione. Nelle lunghe autocritiche e conversazioni con se stesso. Nelle sue ammissioni e omissioni. Nel suo cercare violentemente un modo per emergere. Possibile che non abbiate condiviso anche per un solo istante quel suo nascosto desiderio di condannare il mondo ad un buio eterno per riportare parità e giustizia laddove miseria e povertà condannano senza concedere riscatto. Fante merita 5. Perché non delude mai. Mai.

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    Davide

    28/04/2010 01.08.22

    Beh, mi dispiace che qualcuno non abbia compreso realmente il personaggio, forse bisognerebbe andare un po' più in là. Io mi sono innamorato sin dalle prime pagine, la scrittura rispecchia persino il carattere del protagonista, ritmo incalzante, semplice ed accessibile, scorrevole, sinceramente volgare: è una bomba ad orologeria questo Bandini! L'unica "pecca" è la violenza sugli animali, ma siamo negli anni trenta o sbaglio? una certa sensibilità a riguardo era abbastanza rara e poi fa parte del carattere del personaggio, è coerente, ma spero sempre che certe descrizioni siano finzione.

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    Chiara.m.

    11/03/2010 08.39.36

    Adoro Fante.Amo i suoi libri per quella loro malinconia che ti accompagna per tutta la lettura e per quel suo farti sorridere anche se in realtà vorresti piangere. Purtroppo non posso dire la stessa cosa di questo :non mi è piaciuto,non lo rileggerei. Il protagonista è insopportabile,in certi momenti è così odioso,così immaturo che hai voglia di chiudere il libro e di lasciarlo a se stesso.Poi però ti ricordi che ami Fante e allora continui sino alla fine.E poi pensi che forse è giusto,forse ci deve essere un romanzo così su Arturo B.perchè rispecchia la disperazione(la stessa che c'è in "Fame" di Knut) che sicuramente ha provato Fante agli inizi della sua carriera...è proprio quella disperazione unita alla poverta e all'essere un dago che gli hanno permesso di dare vita agli altri suoi memorabili romanzi.

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    paolo

    31/08/2009 14.57.18

    L'esempio perfetto del caso letterario postumo costruito su un autore privo di talento ma "spendibile" al tempo dell'arte usa e getta. La strada per Los Angeles è il romanzo che ogni aspirante autore grafomane ha scritto: la cronaca in diretta di tutti i suoi pensieri, importanti e originali per chi li partorisce (l'aspirante scittore si sente sempre portatore di una sesibilità superiore), mortalmente noiosi ed inutili per chi legge. Il narcisimo esibito ed ingenuo che dovrebbe rendere simpatico un personaggio incomprensibile, senza un carattere, senza elementi di riconoscibilità che non siano la stupidità elevata al rango di tratto nobiliare e l'arroganza fine a se stessa. Brutto.

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    ladybrett

    08/01/2009 07.52.23

    di fante, a mio avviso, si può leggere di meglio. vale comunque la pena di preservare un buon giudizio riguardo il tratteggio del personaggio di arturo, in questo caso meno (molto meno) romantico e malinconico di come lo troveremo in altri capitoli, ma indubbiamente geniale, sbrigliato, imprendibile, pazzo. alcuni passaggi mettono il sorriso sulle labbra. personalmente trovo amareggiante la troppa violenza sugli animali presente ed esplicita, che lascia in bocca un cattivo sapore.

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    Trixter

    17/10/2008 15.38.56

    Di sicuro un buon libro, ma definire quest'opera di Fante un capolavoro assoluto mi sembra davvero eccessivo. Il problema del romanzo è che non ha trama ed è, spesso e volentieri, ripetitivo e noiosetto. Il protagonista è tratteggiato già nelle prime pagine, per cui tutto ciò che esprime e rivela nel prosieguo del testo è decisamente poco sorprendente. Di sicuro Bandini è un bel personaggio, carismatico ed affascinante, e la scrittura di Fante molto scorrevole e fantasiosa (soprattutto per la varietà di vocaboli che, a tratti, l'autore dispiega nel libro). Nel complesso, una bella sorpresa ma non certo eccezionale.

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    Marv

    19/05/2008 19.13.46

    Che libro!Dalla prima all'ultima pagina solo verità su verità,per la finzione non c'è posto nel panorama fantiano.E quel Bandini,quell'Arturo Bandini,che personaggio.Irriverente,provocatorio,maschilista,colto,romantico,filosofo.Chi più ne ha più ne metta.E quelle pagine che scorrono lisce come l'olio?E quella forza che sprigiona ogni singola parola?Capolavoro assoluto, di uno dei più grandi di sempre.

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    Skyler

    07/05/2008 17.29.09

    Non lo consiglio. Per niente. Ho smesso di leggero dopo più di metà libro perchè altrimenti avrei preso a testate il protagonista, spocchioso, borioso, finto intellettuale buono a nulla. Non riesco finire libri dove il protagonista proprio non lo sopporto. Un po' come uscire più volte con persone che non tolleri, alla fine non ce l'ho più fatta. E un po' mi spiace perchè Fante scrive bene e perchè avevo letto tante belle recensioni di questo e altri suoi libri. Ma spiacente: Voto 1 Non lo consiglio a nessuno come libro.

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    claudio arzani (arzy)

    21/03/2007 01.36.54

    Arturo Gabriel Bandini, italoamericano, si affaccia alla vita adulta con un carico di determinazione basato su alcune profonde convinzioni: l’essere meraviglioso amante come comprovato dalle decine di avventure con le donnine che ammiccanti gli sorridono dalle patinate pagine di Play boy; di avere poco a che fare con i miseri lavori manuali che, per mantenere madre e sorella, gli procura uno zio non certo campione di simpatia; di meritare ben altri orizzonti ed in particolare d’essere riconosciuto per quello che innegabilmente è, uno scrittore a suo dire a dir poco geniale. Il mondo? Ansioso nell’attesa del suo arrivo, della diffusione del suo primo libro che la sorella avrà l’ardire di definire stupido. Guai, attraversargli la strada: un branco di granchi pagherà il fio del malfatto. Arturo si scatena e, senza pietà, ne fa impietosa strage: nemmeno la bellissima Principessa granchia verrà risparmiata ed il suo nome diventa leggenda sussurrato con timore per tutte le generazioni di granchi a divenire. Un pazzo, attaccabrighe, megalomane, antipatico, menzognero, privo di qualsiasi senso morale eppure incapace di avvicinare una donna in carne ed ossa. Urticante. Eppure monumento alla capacità di credere in sé stessi perseguendo alla morte l’obiettivo dato. Senza mollare di fronte al primo innegabile fallimento, passando dall’esaltazione per l’aver scritto di getto il primo romanzo, alla disperazione dopo la prima attenta lettura che non supera le prime farraginose pagine, arrivando infine in breve all’idea del romanzo a seguire. Con un particolare curioso. “La strada per Los Angeles” è il primo romanzo scritto da John Fante, a ventiquattro anni, nel 1933, commissionato dall’editore Knopf con tempo dato sette mesi per scriverlo. Invece John impiegherà tre anni, per concluderlo e, a quel punto, Knopf lo considererà eccessivo, inadatto ai tempi. Devono passare cinquantanni, un mondo che più che cambiare letteralmente si rivolta, si ribalta, si stravolge e finalmente il romanzo vede la luce, nel 1985. Postumo.

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    Annalisa

    04/02/2007 11.43.49

    Attaccabrighe,ribelle,megalomane, sprezzante e perennemente in lite con tutti. E' Arturo Bandini. Bel libro e bel personaggio!

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    rolando

    29/09/2006 15.31.38

    Un personaggio che non annoia mai, ribelle, inconcludente e a tratti geniale. Le avventure di A.Bandini sono magicamente supportate da una prosa sprintosa e piacevole. J.Fante non delude mai.

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