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Cormac McCarthy

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806223984
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Recensioni dei clienti

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    claudia

    05/01/2017 19.20.42

    Le prime due pagine sono tra le più belle che io abbia mai letto, il resto è magia!

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    Marco

    21/10/2016 16.25.02

    Romanzo fluviale e limaccioso. Narrativa inesorabile come le acque del Tennesse. Cerchi di risalirlo contro corrente, imponendo un ritmo alla lettura, ma alla fine vieni trascinato via dalla prosa arcaica di McCarthy, l'ultimo romanziere medievale del XXI secolo. Biosgna adeguarsi alla tetragona ricchezza linguistica di questo paroliere incallito, un vero e proprio peso massimo delle figure retoriche. Ma è un naufragare necessario e dolce; un requiem suonato a basso volume, di notte. Mi ci sono voluti due mesi e mezzo per leggere Suttree di Cormac McCarthy. Ho attraversato l'inverno con questo volume sottobraccio. Detestandolo, maledicendolo ed infine sperando che non finisse mai. A quelli che non credono nelle corrispondenze e nel destino dedico queste righe. Sono i libri a cercare noi e non viceversa! La storia di quest'uomo che si ferma sulle sponde della propria esistenza guardandosi fluire lontano, mi ha cercato. Mi ha trovato, nello stesso posto. Sul greto dello stesso fiume interiore a guardare i rami spezzati, l'acqua mescolata dagli affluenti che si porta dietro le carcasse degli animali morti, l'acqua pura dei ghiacciai discolti, il brodo pluviale intorpidito dal fango. Prima di ripartire, prima di lasciarsi alle spalle la febbre statica che ci impedisce di guardare più lontano, tutti noi affondiamo i piedi nelle lineari strisce di sabbia aspettando che il lungo inverno passi. Sverniamo sbronzandoci di riflessioni, mangiando carne di tartaruga bollita, rimpinguando una stufa antica e crepata su di una zattera semi affondata.

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    Roberto

    30/07/2016 09.22.29

    A malincuore, in quanto appassionato dei libri di Cormac mcCarthy, anche io devo dare un pessimo giudizio a questo libro. Contrariamente alle mie abitudini, ho interrotto la lettura del libro prima delle 100 pagine. Noioso, per di più spesso senza punteggiatura, si fa fatica ad appassionarsi alla storia.

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    Louis

    09/12/2015 21.46.47

    Intenso, realistico e "drammaticamente" coinvolgente. Un pezzo d'America, vista attraverso gli occhi dei vinti, degli sconfitti, di chi sopravvive ai margini della società. McCarthy ha la, rara e - nel contempo - straordinaria, capacità di evocare "immagini" con le parole. Motivo, quest'ultimo, che rende i suoi scritti delle vere e proprie sceneggiature: vedi "non è un paese per vecchi".

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    Sandro

    12/08/2015 12.59.09

    Opera inarrivabile. Strepitosa, monumentale. Una lezione di scrittura. Uno di quei libri da tenere sul comodino, per rileggerlo a piccole dosi. Che meraviglia ! Che spettacolo letterario ! Che emozione !! Immenso Cormac. Grazie di cuore per questo capolavoro !!!!

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    stefano

    03/04/2015 09.46.55

    Basta leggere l'incipit per comprendere la grandezza di questo gigante della letteratura americana. La storia segue il corso lento, oscuro e limaccioso di un fiume antico quanto il mondo, una dimensione anfibia che regola, con il suo ritmo ed i suoi tempi, il corso delle vite di personaggi stravaganti che l'autore inserisce per dare corpo alla sua opera. Tra istinto di sopravvivenza, dolente rassegnazione, espedienti e ricerca di sé, McCarthy descrive meticolosamente vicende di un mondo a parte, molto americano, acquitrinoso, onirico.

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    luca bidoli

    23/11/2013 21.02.42

    Come sempre, o quasi, dipende. Da un insieme di fattori, tanti, troppi, in una sola volta. Se hai appena fatto all'amore, questo libro, forse, non è per te. Se ti avvicini alla tua morte, tua, nessuno e niente possono o vogliono negartela, allora, forse, è un tuo libro. perché in queste superbe e amare pagine si respira una epica dimessa che sa di stantio, di vecchio, di inutile: quindi assolutamente necessaria. E' un grande libro di un grande scrittore. Chiunque scriva diversamente, una volta tanto voglio e posso essere o fare così l'apodittico o l'allucinato, non sa a che cosa serva realmente la letteratura. E, sinceramente, un po', ma pochino pochino, mi spiace per lui. Si può vivere senza, tranquillamente. Questo è il vero segreto: non cambia nulla. Apparentemente. Luca Bidoli

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    armando

    13/07/2012 21.40.40

    Non riesco ad esprimere a parole le stupende sensazioni che ho provato leggendo "Suttree".Mccarthy ha una classe cristallina,una bravura ineguagliabile.Posso solo dirvi questo:se volete leggere un capolavoro,se siete lettori forti,se siete stufi dei soliti best seller pubblicizzati a destra e a manca che si rivelano schifezze dal punto di vista letterario,allora Suttree è il libro che fa per voi.

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    Giorgio

    19/07/2011 15.29.15

    Capolavoro.

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    juri

    19/07/2011 11.31.01

    la scrittura assoluta. occorre molta pazienza per entrare nel libro, una manciata di pagine per volta, ma senza che sia dato accorgersene ad un certo punto ci si ritrova ad aver superato un invisibile punto di non ritorno e da quel momento occorre molta forza per sopportare l'idea che il libro, purtroppo, prima o poi finirà. un romanzo di categoria superiore. quanto vorrei poter abbracciare Cormac e stringerlo forte, ma forte, ma forte.

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    Novecento

    07/06/2011 16.32.15

    Ho letto tanto del Maestro McCarthy e devo dire che "Suttree" è il suo miglior libro. Stiamo parlando di alta letteratura. Agli antipodi di Roth per modo di scrivere, geniale nelle sue descrizioni. Neanche una riga di quello che pensa Suttreee, ma il lettore già lo sa. E' come se riuscissi a capire ed immergerti nel personaggio grazie all'atmosfera descritta. Sensazioni che solo il buon Cormac riesce a donare...

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    Angelo

    02/06/2011 15.02.12

    Magari all'inizio si fatica ad apprezzare lo stile ed il linguaggio usato. Poi però McCarthy ti fa entrare nella vicenda, ti fa accomodare in prima fila. Non solo un grande romanzo, ma anche quasi un trattato di sociologia dell'emarginazione. Grande libro che rimane nella mente e nel cuore.

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    Nicola Coppola

    30/04/2011 10.38.07

    Non un romanzo a tutto tondo, con inizio, trama e finale, magari ad effetto. Bensì uno squarcio di vita. Un protagonista il cui passato viene solo accennato. Una serie di coprotagonisti che incrociano la sua strada, in un mondo di derelitti più o meno ai margini. Una completa immersione in ambienti sordidi e malsani, con un mondo "normale" che è proprio lì, a portata di mano, eppure è come se non esistesse, salvo che per il suo aspetto repressivo, poliziesco (e come non provare simpatia per Ab, negro di mezz'età precocemente invecchiato, perennemente e letteralmente in lotta con i poliziotti?). E poi la descrittività di McCarthy, le sue metafore, le similitudini. Le sinestesie, la capacità di mescolare le percezioni e far percepire l'odore o il suono di una visione. La descrizione dei deliri del protagonista, in un paio di occasioni, in cui anche a chi legge sembra di perdersi. Un romanzo che resta nel cuore e nella mente.

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    lucioluc

    03/04/2011 09.01.13

    Virtuosistico, barocco, ridondante ma con classe. Il più classico scrittore vivente (come DeLillo è il più moderno) ha centrato un libro in cui trama e drammaturgia sono quasi assenti e la forma la fa da padrone, poca materia narrata ma potentissima macchina narrante (grazie anche alla magnifica traduzione). Io personalmente preferisco il McCarthy più asciutto dalla Trilogia alla Strada (Oltre il confine è per me il suo capolavoro).

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    diamonddave

    10/01/2011 15.00.25

    Romanzo di caratura elevatissima, il più bello letto sino ad ora di Cormac McCarthy, inclusi i tre componenti la "Trilogia della Frontiera": raggiunge vette poetiche di rara bellezza. Il prologo, che io ho visto come un riassunto dell'intero romanzo, una specie di nucleo interno che tutto racchiude, è semplicemente incantevole e superlativo: questo, ed il romanzo tutto, nelle descrizioni, nell'utilizzo di parole come magistrali colpi di pennello, nei passaggi filosofici, nelle digressioni, e soprattutto nel raccontarci la storia di Cornelius Buddy Suttree, negletto dalla famiglia, ribelle e paria per scelta, un po' sfortunato e un po' debosciato, finalmente ci rende un McCarthy che lascia una porta aperta sulla speranza. Un romanzo per me deve far riflettere e costringere alla ricerca di un significato: se poi è anche scritto bene come questo ... Leggetelo ed innamoratevi di questo "Cristo" debosciato e dei debosciati.

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    Luca

    04/01/2011 11.59.37

    Un'opera che non lascia indifferenti. L'autore sceglie una via tortuosa per raccontare le vicende di Suttree e la percorre in una carrozza, come pochi sanno fare. A mio avviso, nonostante la mancanza di una vera e propria trama organica, i pochi cenni dedicati alle vicende personali del protagonista e l'attenzione quasi maniacali per le sequenze descrittive, il romanzo acquisisce una propria identità proprio grazie a tutto quello che non dice. La narrazione, a prima vista organizzata come una sorta di palcoscenico calcato da maschere negative e prive di spessore umano, raggiunge elevate vette di lirismo proprio laddove costringe il lettore ad ingoiare tutta la sporcizia prodotta dalle parole di McCarthy. E' un lbro che si annusa, che lascia filtrare ogni immiagine, ogni odore malsano come se ci trovassimo tra le strade di Knoxville in compagnia dei derelitti che la abitano. E'un romanzo che lascia sconcertati di fronte alla "normalità" dell'inadeguatezza della storia narrata ed è dura non prendere le difese di Harrogate o di Ab Jones, uomini senza alcuna speranza ma che in qualche modo vivono di un'accettazione quasi religiosa delle rispettive esperienze di vita e percorrono una strada che mano a mano si trasforma inesorabilmente in un vicolo cieco. McCarthy è un maestro e nonostante la lettura di questo romanzo non sia, come dire, canonica e certamente non facile, Suttree merita di essere considerato un classico immortale della letteratura sin da ora.

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    Claudio 78

    02/11/2010 16.57.55

    Bhe! che dire....che Mcarty sia un grande scrittore nessuno puo' dubitarlo,considero anche La strada uno dei libri piu' belli mai letti, ma come si fa a dire che Suttre e' un bel libro? addirittura l'opera omnia di Mcarty! Ma dai...lento, noioso, senza colpi di scena e inutilmente troppo descrittivo fino all'ultimo particolare, lasciatemelo dire, Mcarty questa l'hai proprio toppata!

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    Alessio

    15/10/2010 13.04.41

    Sono stupito. Realmente. Ho aperto questa pagina di commenti con la certezza di non trovarne o di trovare critiche importanti ad un libro che non mi è piaciuto affatto. Ho provato comunque a darmi delle spiegazioni. Ho provato a trovarci qualcosa di buono. Nulla. Mai letto nulla di più noioso e presuntuoso. Talmente illegibile da portarmi fino alla fine. Posso dare un solo consiglio: Se vi capita vicino, scappate.

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    Federico

    05/07/2010 13.03.49

    Un affresco monumentale, un capolavoro che trasmette emozioni straordinarie partendo da una materia prima di infima qualità, i vari zotici, barboni, ubriaconi,prostitute e personaggi vari che popolano il libro. Alcune figure come quella del violentatore d'angurie al secolo Gene Harrogate o del gigantesco nero Ab Jones in lotta contro l'odio razziale sono delineate in maniera straordinaria. Prosa ricchissima,descrizioni dettagliate,punteggiatura difficile,riflessioni che si inseriscono e si fondono con la narrazione: non è un libro per tutti, ma i veri lettori non possono non leggerlo!

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    hollis

    12/05/2010 16.54.15

    ..un libro per chi ha peli sullo stomaco, e spessi. il segmento di biografia di suttre che mccarthy narra è privo di qualsiasi possibilità di riscatto. il sottofondo sociale di suttre e dei suoi amici è privo di qualsiasi presa di coscienza (politica o sociale). una vita ai margini per volontà quasi autodistruttiva del protagonista stesso, ma senza che l'autodistruzione sia scelta morale o folle. è così e basta, e si potrebbe parlare di un "nichilismo incompiuto". a suttre accadono tante cose, ma nessuna che possa giustificare un senso, una qualche relazione con un orizzonte progettuale. da contraltare alla desolazione la scrittura di mccarthy che narra con una capacità lirica unica e al tempo stesso capace di non cadere mai in nessuna forma di manierismo, o autocompiacimento letterario. mccarthy scrive bene, molto bene. e qui, in questo duro e difficile romanzo, da il meglio di sè stesso. una volta terminato il libro si tira un sospiro di sollievo, ma si è poi anche convinti di aver approcciato qualcosa che rimarrà per sempre. qualcosa di sincero e scritto senza prendere in giro il lettore (altra grande capacità di mccarthy). infine. le pagine introduttive al romanzo valgono mille libri di autori pseudo scrittori che fanno dello stile il loro unico carattere. questo libro, a mio avviso, è un'opera d'arte. voto 5.

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