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Pete Dexter

Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: 308 p. , Brossura
  • EAN: 9788806168599

Recensioni dei clienti

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    lhl

    09/01/2015 12.15.08

    scorrevole e struggente la trama, bellissimi e struggentissimi i quattro protagonisti. Alcuni altri personaggi valgono, i comprimari, troppi, un po' meno. Alcune storie/episodi, sembrano buttate lì e potrebbero non esserci, altre sono fantastiche. L'ho trovato altalenante, un poco debole nella fase centrale dove c'era di che perdersi per strada. Molto ben dipinto per tre quarti, quando le strade dei quattro si dividono e poi si reintrecciano inesorabilmente e drammaticamente. Ma affascinante e creatore di phatos, corposo e sanguigno, arrogante e neorealista nelle giuste misure. Da leggere.

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    Alessandro Valgimigli

    06/01/2013 18.47.53

    Pete Dexter sa scrivere, accidenti se sa scrivere. Voglio dire, ha stile. Certo i personaggi potevano essere descritti in modo più approfondito, forse essere meno monocorde, ma alla fine va bene così. Il libro ha ritmo, trama e ambientazioni giuste. Train è il primo libro di Dexter che leggo e probabilmente non sarà l'ultimo. Anzi, se qualcuno mi suggerisce un altro titolo interessante mi fa una cortesia.

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    Ennio

    30/08/2005 22.40.12

    Protagonista è l’america degli anni ’50. Un’america che sta cambiando pelle. Ma anche un’america che vive nella paura. Train è prima un caddie e poi un grande talento del golf. Packard è un ex combattente, sempre in cerca di quella tensione che la vita civile non può più dargli. E’ il gioco, le scommesse e le folli situazioni in cui cerca di cacciarsi a dargli quel surrogato di vita che cerca. Entra come ex-combattente in modo quasi automatico nella polizia, ed è proprio in una delle sue azioni che conoscerà la donna di cui si innamorerà e che sposerà. La vita di Packard e di Train finiranno per intrecciarsi più volte dando luogo ad un libro-sceneggiatura cinematrogafica molto avvincente. I fili conduttori che sembrano prevalere sono la paura ed il razzismo, sia nella forma esplicita che in quella celata, sotterranea. In fondo la stessa sorgente. Dexter è un ottimo raccontatore, anche se di matrice tutta americana.

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    NemoAlias

    02/03/2005 09.42.24

    Bel libro. Sinceramente il mondo del golf, non mi interessa molto, ma la cruda descrizione della società di quel particolare contesto mi ha appassionato. Notevole anche la scelta dei personaggi e l'intreccio delle loro storie. La fine... lascia l'amaro in bocca.

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    GIANLUCA NEGRINI

    01/03/2005 14.20.49

    Una storia cruda, tesa, tanto realistica da sembrare vera. Quello che succede fa rivoltare lo stomaco per la tensione e la violenza che accompagna tutte le pagine del libro. Il punto di vista del narratore fotografa come un grandangolo l’ambiente in cui si svolgono le azioni (l’America classista degli anni ’50) e come un obiettivo macro evidenzia il carattere dei personaggi. Dexter è un narratore di gran razza, capace di portarti per mano nei meandri angoscianti del razzismo americano, ti fa percepire la violenza come una lama gelata appoggiata sul collo. Al centro della vicenda uno stupro e un omicidio perpetrati selvaggiamente da una coppia di sbandati di colore. Ne segue la vendetta privata dell’ambiguo poliziotto Mr. Packard. Train, un adolescente nero, intelligente e sensibile, lavora come raccoglipalle in un club esclusivo per giocatori di golf. La vita per lui, nero, in un ambiente per bianchi facoltosi non è facile, ma la quotidianità lo forgia e gli tempra il carattere. Un maledetto giorno, nel corso di una partita, assiste alla morte accidentale di un suo collega, capendo sempre di più come la realtà per i neri sia difficile e iniqua. Un forte tensione razziale trasuda dalle pagine del romanzo. Il ritmo è incalzante, certe scene danno la nausea. Lo stupro di una donna giovane e avvenente, perpetrato da due neri che lavorano al golf club, è l’apice della storia. Da quel momento niente è più come prima. Tutto precipita verso un baratro per finire in un tragico epilogo. Train perde il posto di lavoro. Tutti i neri vengono allontanati dal prestigioso club. Il rischio dello scandalo è enorme. Train si lega ad un compagno che ne condivide la sorte. Nel frattempo trova un altro posto di lavoro, ma, dopo poco, si ritrova di nuovo senza impiego. Packard entra prepotentemente nella sua vita. Il poliziotto, che nel frattempo sposa la donna vittima dello stupro, diventa il suo tutore. Lo spinge a credere nelle sue capacità di valente giocatore di golf. Il finale è tragico, maledetto, inquietante.

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    maurizio crispi

    14/02/2005 20.45.19

    Dirò la verità: all'inizio, ho fatto difficoltà a procedere nella lettura di questo romanzo; poi, improvvisamente, c'è stato come uno scatto e la vicenda si è vivacizzata con l'ingresso nella scena di Norah, con il brutale incidente che subisce e con l'intervento salvifico di Packard. In contemporanea si sviluppa la vicenda di Train che, dopo aver proceduto per la sua strada, incontra anche lui Packard. Sembra quasi che Packard sia un catalizzatore di eventi, ma che poi in definitiva non gliene importi più di tanto. Packard provoca l'avvio di catene di eventi per il semplice gusto di lasciarli accadere, quasi fosse una sorta di deus-ex-machina. La storia procede da circa metà in avanti per stacchi continui, come in un montaggio cinematografico. Alla fine, da lettori, si rimane piuttosto straniti: ci si rende conto che non c'è un vero centro narrativo, anzi arrivando all'ultima pagina, viene spontaneo chiedersi: "Ma dov'è stata la storia?" In effetti, è come se questo romanzo non fosse altro in realtà che l'assemblaggio non del tutto perfezionato di bozzetti di personaggi e di situazioni che, a tratti, presi isolatamente brillano di luce propria, perchè riescono ad essere tesi e scattanti, incisivi. Ma queste qualità si perdono per strada e si diluiscono, perchè i fili mossi e avviati non vengono mai riunificati in modo soddisfacente, lasciando sempre qualcosa in sospeso. Indubbiamente, alla fine, si rimane un po' delusi, come se si fosse stati un po' presi in giro da un autore sornione e strafottente. Tanta strada, per niente...

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    Lorenzo Berti

    09/02/2005 10.35.03

    P. 293: "come se tutti i nodi stessero venendo al pettine". No, niente da fare, i nodi non vengono al pettine, mai (moda del momento? Donnie Darko docet?). Come se l'autore avesse messo troppa carne al fuoco, e alla fine si ritrovasse con pezzi rimasti crudi qua e là. Non è un noir, non è un romanzo di formazione, non è un poliziesco, non è un affresco di un periodo o di un paese. Ma questo non sarebbe necessariamente un male: non importa certo cosa sia, questo romanzo; dove lo si possa classificare. Si può anche dire che sia piacevole (ma Irving è un'altra cosa, per dirne solo uno...), e mediamente teso (e Ellroy è un'altra cosa ancora!) ma ci sono troppi episodi che restano in sospeso, apparendo (ecco caso mai la magagna) del tutto gratuiti. Potrebbero esserci o meno i due psicopatici sulla macchina (Carl e la cicciona), Hollingsworth e la sua vicenda, il tirapiedi di Melrose English. E anche alcune situazioni o caratteri non sono molto approfonditi o inseriti in un disegno: Mr Cooper e la moglie, la figura di Packard (che non si sa chi sia - e se la cosa potrebbe in teoria essere avvincente... beh, nel caso non è molto riuscita!), il delitto di Train (non si sa perché poi, quello, non lo cerca più nessuno), in cosa consista effettivamente lo scandalo alla Brookline e perché Sweet e l'altro cerchino effettivamente il colpo sulla barca, ecc. Un sacco di personaggi appoggiati lì, e buonanotte. Inoltre, il capitolo introduttivo su Packard... il lettore si dovrebbe ricordare del suo "amico" Albert Cassidy, poi? Insomma, se non si vuol dare uno sguardo d'insieme a trama e personaggi (se, insomma, si guarda come "una mappa sismica, in cui un'iniziale esplosione di violenza si ripercuote in altre esplosioni" - come le azzeccatissime parole in seconda di copertina, dal New York Times) può andare. Ma, questo, non è certo un grande romanzo. Vediamo i prossimi, magari...

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    Piercarlo

    07/02/2005 16.05.49

    Un libro sorprendente sia in negativo che in positivo. Affascinante lo spaccato del mondo del golf degli anni 50 come rappresentazione del razzismo americano. I personaggi sono descritti con incantevole realismo anche se alcune volte si ha l'impressione che la trama sia creata più per stupire che per la volontà di seguire un filo logico. Il finale è deludente (come avviene ormai troppo sovente ! ) e troppo crudo. Comunque da leggere.

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    charlie

    03/12/2004 20.33.55

    Bello, bello, bello. E fa venire voglia di leggere subito qualsiasi altra cosa abbia scritto Dexter.

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    Francesco Pazienza

    09/11/2004 00.04.20

    Bel libro, non conoscevo l' autore, ho letto le recensioni di Ammaniti (che ci prende) e di Pincio (che ci prende un po' meno, cita Ellroy e fa arditi paragoni, ma gli vorrei chiedere: "Il grande nulla l' hai letto?" Io penso di no, altrimenti non scriveresti certe cose). Comunque funziona bene, i personaggi sono originalissimi; pallose invece le descrizioni troppo minuziose del gioco del golf. Comunque leggerò anche i prossimi, a partire da Paris Trout.

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    Andrea

    02/11/2004 10.04.07

    Bello. Pete Dexter è una piacevole sorpresa e questo Train ti prende alla gola fin dall'inizio. Belli, potenti e perduti sono tutti i personaggi (Plural, il negro cieco è grandioso). Il finale, come spesso succede, può non essere all'altezza del resto. Ma Train rimane comunque un bel romanzo sulla solitudine umana e sulle difficoltà di comunicare tra di noi. Da scoprire.

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    Luca Dello Iacovo

    30/10/2004 21.05.31

    Immediato e struggente, Dexter racconta l'America degli anni 50 in modo disincantato. Illuminante.

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